Zarah Leander
Zarah Leander (Karlstad, 15 marzo 1907 – Danderyd, 23 giugno 1981) è stata una cantante e attrice svedese.
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Biografia[modifica]
Il suo vero nome era Zarah Stina Hedberg: rivelò precoci capacità nello studio del pianoforte e del violino e a sei anni si esibì per la prima volta su un palcoscenico. Dal 1922 al 1924 visse a Riga, apprese molto bene la lingua tedesca e lavorò da segretaria; sposata con Nils Leander nel 1926, ebbe due figli nel 1927 e nel 1929. Nel 1929 prese parte, come cantante dilettante, in una tournée allestita dall’importante produttore e intrattenitore Ernst Rolf, lanciando la canzone Vill sé né it stjärna (Vuoi vedere una stella?), che per diversi anni fu il suo brano più richiesto.
Nel 1930 si esibì a Stoccolma, dove incise il suo primo disco, comprendente anche una canzone interpretata da Marlene Dietrich, e per la prima volta ebbe una piccola parte in un film; il successo le arrise tuttavia nel 1931, con l'interpretazione di Hanna Glavari nell'operetta di Franz Lehár La vedova allegra. Divorziata, intraprese una carriera di notevole successo, sia come cantante che come attrice, ricevendo anche offerte di lavoro da Hollywood, ma preferì continuare a lavorare in Europa.
Nel 1936, con la prima teatrale viennese di Axel an der Himmelstür - una parodia di Hollywood e anche di Marlene Dietrich, che aveva lasciato la Germania dopo l’avvento al potere di Hitler - ottenne il suo primo successo internazionale, replicato con il film austriaco Premiere, in cui recitava la parte di una cantante di successo.
Firmato un contratto molto vantaggioso con la casa cinematografica berlinese UFA, fu apprezzata dal ministro del Terzo Reich, Joseph Goebbels, particolarmente nel film Nemico della Germania, ma anche negli altri dieci film che interpretò, nei quali venivano propagandati i consueti temi cari al regime. La Leander tuttavia, a differenza di altre attrici, ad esempio Olga Čechova, evitò di frequentare i gerarchi e le manifestazioni pubbliche del partito nazista. Nei film, Zarah Leander interpretò sostanzialmente sempre lo stesso ruolo – che ella diceva essere proprio della sua personalità – di donna indipendente, bella, appassionata e fatale.
Nel 1942, nel pieno di una guerra sempre più tragica, interpretò con la sua tipica voce profonda da androgina, i due maggiori successi della sua carriera di cantante, Davon geht die Welt nicht unter e Ich weiß, es wird einmal ein Wunder gescheh'n, due canzoni che, per il messaggio di speranza e di sopravvivenza contenuto, colpirono profondamente i tedeschi, ormai avviati alla disfatta, tanto da essere indicate ad esempio di una propaganda particolarmente efficace. A testimonianza del successo ottenuto in Germania come cantante la stessa Leander, nelle sue Memorie, sostiene che i suoi maggiori introiti economici furono costituiti, più che dal pur principesco contratto cinematografico con la UFA, dai diritti percepiti con le sue canzoni.
Il suo ultimo film del periodo di guerra, Damals, interpretato insieme con Rossano Brazzi, uscì in Germania il 3 marzo 1943. Dopo che la sua villa, nel berlinese sobborgo alla moda di Grunewald, fu distrutta da un bombardamento, respinse le sollecitazioni ad assumere la cittadinanza tedesca, ruppe il contratto con la UFA, e fece rientro in Svezia, stabilendosi a Lönö, non lontano da Stoccolma. L'opinione pubblica svedese, benché il paese si fosse mantenuto neutrale, non aveva mai nascosto le sue simpatie per gli Alleati e la Leander venne guardata inizialmente con diffidenza ma, poco a poco, ella riuscì a ottenere maggior considerazione dai suoi concittadini. Nel dopoguerra, partecipò ancora ad alcuni film e si esibì in tournée in Germania e in Austria, senza tuttavia riguadagnare la popolarità della quale aveva goduto negli anni precedenti. Nel 1975 ricopre il ruolo di Madame Armfeldt nella prima produzione austriaca del musical di Sondheim A Little Night Music. Nel 1978 ricopre lo stesso ruolo a Stoccolma.
Nel 2003, all'Opera di Värmland, teatro della città natale di Karlstad, dove Zarah iniziò la sua carriera, fu inaugurato a sua memoria un busto di bronzo.
Filmografia parziale[modifica]
Attrice[modifica]
- Dantes Mysterier, regia di Paul Merzbach (1931)
- Falska Millionären, regia di André Berthomieu e Paul Merzbach 1931
- Äktenskapsleken, regia di Ragnar Hyltén-Cavallius (1935)
- Serata tragica (Premiere), regia di Géza von Bolváry (1937)
- La prigioniera di Sydney o La prigioniera del destino (Zu neuen Ufern), regia di Douglas Sirk (1937)
- Habanera (La Habanera), regia di Douglas Sirk (1937)
- Casa paterna (Heimat), regia di Carl Froelich (1938)
- La volpe azzurra (Der Blaufuchs), regia di Viktor Tourjansky (1938)
- Una inebriante notte di ballo (Es war eine rauschende Ballnacht), regia di Carl Froelich (1939)
- 1939 – Das Lied der Wüste
- 1940 – Das Herz der Königin
- Per la sua felicità (Der Weg ins Freie), regia di Rolf Hansen (1941)
- 1942 – Die große Liebe
- L'accusata (Damals), regia di Rolf Hansen (1943)
- 1950 – Gabriela
- 1952 – Cuba Cabana
- Ave Maria, regia di Alfred Braun (1954)
- 1954 – Bei Dir war es immer so schön
- 1959 – Der blaue Nachtfalter
- 1964 – Das Blaue vom Himmel (telefilm)
- Come imparai ad amare le donne, regia di Luciano Salce (1966)
Operette e musical[modifica]
- 1931 Franz Lehár, La vedova allegra
- 1936 Ralph Benatzky, Axel an der Himmelstür
- 1958 Ernst Nebhut e Peter Kreuder, Madame Scandaleuse
- 1960 Oscar Straus, Eine Frau, die weiß, was sie will
- 1964 Karl Farkas e Peter Kreuder, Lady aus Paris
- 1968 Peter Thomas, Ika Schafheitlin e Helmuth Gauer, Wodka für die Königin
- 1975 Stephen Sondheim e Hugh Wheeler, Das Lächeln einer Sommernacht
Bibliografia[modifica]
- Cinzia Romani, Le dive del terzo Reich, Gremese editore, Roma maggio 1981
- Paul Seiler, Zarah Leander. Ein Kultbuch, Reinbek 1985 ISBN 3-499-15497-8
- Cornelia Zumkeller, Zarah Leander. Ihre Filme – ihr Leben, München 1988 ISBN 3-453-02623-3
- Ulrike Sanders Zarah Leander – Kann denn Schlager Sünde sein?, Köln 1988 ISBN 3-7609-5251-8
- Paul Seiler, Zarah Leander. Ich bin eine Stimme, Berlin 1997 ISBN 3-548-35711-3
- Micaela Jary, Ich weiß, es wird einmal ein Wunder gescheh'n. Das Leben der Zarah Leander, Berlin 2001 ISBN 3-7466-1751-0
- Guido Knopp, Hitlers Frauen und Marlene, München 2001 ISBN 3-570-00362-0
- Antje Ascheid, Hitler's Heroines. Stardom and Womanhood in Nazi Cinema, Philadelphia 2003 ISBN 1-56639-984-X
- Jutta Jacobi, Zarah Leander. Das Leben einer Diva, Hamburg 2006 ISBN 978-3-455-50010-3
- Christian Blees, Zarah Leander – Stimme der Sehnsucht Freiburg 2007 ISBN 978-3-89964-229-2
Autobiografia[modifica]
- Es war so wunderbar. Mein Leben, Hamburg 1973 ISBN 3-455-04090-X
Altri progetti[modifica]
Commons contiene immagini o altri file su Zarah Leander
Collegamenti esterni[modifica]
- (EN) Scheda su Zarah Leander dell'Internet Movie Database
- (SV) Blog su Zarah Leander
- (SV) Zarah Leander in un video del 1977
- (EN) Foto e bibliografia Virtual History
- Scheda su Enciclopedia Treccani
Controllo di autorità VIAF: 51879117 LCCN: n80093401