Yehuda Ha-Levi

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Scultura di Yehuda HaLevi in Israele

Yehuda Ben Šmu'el Ha-Levi (Tudela, 1075 o 1085[1]Il Cairo, 1141) rabbino di origine sefardita, fu filosofo, teologo, medico e poeta; era soprannominato il Cantore di Sion. Fu autore del Kuzari e lascia 800 poemi, tra cui le Odi di Sion.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Assai giovane, percorre la Spagna, in preda ai devastanti conflitti tra cristiani e musulmani Almoravidi. Studia in al-Andalus e si mette in luce per una sua vittoria in un certame poetico a Cordova. Incontra poi a Granada i poeti sefarditi Moise ibn Ezra e Abraham ibn Ezra, ai quali si legherà d'una amicizia che durerà tutta la vita.

Le persecuzioni degli Almoravidi disperdono i poeti di Granada[2]. Yehuda Ha-Levi riprende allora i suoi viaggi e si reca presso il vizir ebreo Meir ibn Kamniel a Siviglia e il Maestro talmudico Joseph ibn Migash a Lucena. Pratica la medicina a Toledo, allora tornata cristiana, che lascia nel 1109 col suo amico Abraham ibn Ezra. Proseguono insieme i loro viaggi attraverso la Spagna musulmana (Cordova) e Nordafrica.

Partigiano del ritorno a Sion, Yehuda Ha-Levi arriva ad Alessandria d'Egitto, poi al Cairo, dove muore nel 1141, prima d'aver potuto imbarcarsi alla volta della Palestina. La leggenda lo fa morire alle porte di Gerusalemme sotto gli zoccoli d'un cavallo.[3]

Opera[modifica | modifica wikitesto]

Infastidito dall'attrazione che esercitavano il Cristianesimo, l'Islam e la filosofia anche sul popolo ebraico, compose verso il 1140, alla fine della sua vita, il suo capolavoro, redatto in lingua araba: il Kitāb al-ḥujja wa l-dalīl fī nuṣr al-dīn al-dhalīl, in italiano "Il libro dell'argomentazione e della prova in difesa della religione disprezzata", più noto sotto il titolo che gli dette il suo traduttore Samuel ibn Tibbon, il Kuzari[4] in risposta alle domande di un Caraita, egli dirà, ispirandosi alla conversione al Giudaismo del re dei Cazari e dei suoi sudditi quattro secoli prima.

È anche autore di elegie, radunate sotto il titolo di "Sionidi" ("Zion ha-lo Tish'ali"), alcune delle quali sono riprese nella liturgia tradizionale del 9 av, che commemora la caduta del Tempio di Gerusalemme[5].

L'insegnamento di Yehudah haLevì unisce soprattutto la "scienza mistica ebraica", nella fede ebraica in Dio mettendo in correlazione gran parte dei principi della tradizione ebraica, talvolta con "anima profonda" e di studio della Torah e dell'estasi, anche dell'ascetismo, permessa nell'ebraismo; il Khuzarì, per esempio, è invece opera razionale profonda ma anche immersa in alcuni misteri della Qabbalah, pur se espressi appunto secondo un metodo di analisi razionale e non "segreto", esplicito e non necessariamente soggetto ad ermeneutica mistica.

Testi in italiano[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Jewish Encyclopaedia, s.v. «Judah Ha-Levi» Richard Gottheil, Max Schloessinger e Isaac Broydé, 1906.
  2. ^ In cui la presenza di ebrei etra tanto cospicua e caratterizzante sotto il profilo culturale da essere chiamata Gharnāṭa al-Yahūd, "Granada degli ebrei".
  3. ^ (ES) Simon Dubnow, pp. 396-399.
  4. ^ Se ne trova una traduzione inglese della prima parte sulla Jewish Virtual Library.
  5. ^ (EN) Ha-Levi», Richard Gottheil, Max Schloessinger e Isaac Broydé, in: Jewish Encyclopedia, 1906

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Simon Dubnow, Manual de la Historia Judía (in spagnolo), Buenos Aires, Editorial Sigal, 1977.
  • Masha Itzhaki, Flore Abergel (trad.), Juda Halévi: d'Espagne à Jérusalem: (1075?-1141), Parigi, Albin Michel, 1997, collezione Présences du judaïsme. ISBN 978-2-226-08920-5

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF: 56620997