Via Paolo Fabbri 43
| Via Paolo Fabbri 43 | ||
|---|---|---|
| Artista | Francesco Guccini | |
| Tipo album | Studio | |
| Pubblicazione | 1976 | |
| Durata | 33 min : 42 s | |
| Dischi | 1 | |
| Tracce | 6 | |
| Genere | Folk Blues Pop |
|
| Etichetta | EMI Italiana 3C064-18188 | |
| Francesco Guccini – cronologia | ||
| Album precedente | Album successivo | |
| Stanze di vita quotidiana (1974) | Amerigo (1978) | |
Via Paolo Fabbri 43 (1976) è il settimo album di Francesco Guccini.
Via Paolo Fabbri 43, oltre ad essere il titolo di una canzone e dell'album, è l'indirizzo di quella che all'epoca in cui il disco fu pubblicato era l'abitazione di Guccini. La via è intitolata all'antifascista e partigiano Paolo Fabbri. Il cantautore trascorre ancora parte del suo tempo nella casa bolognese, sebbene usi ritirarsi sempre più frequentemente nell'altra abitazione che ha a Pàvana, presso Sambuca Pistoiese.
Indice |
[modifica] Tracce
- Piccola storia ignobile - 6:55
- Canzone di notte n. 2 - 4:59
- L'avvelenata - 4:41
- Via Paolo Fabbri 43 - 8:15
- Canzone quasi d'amore - 4:13
- Il pensionato - 4:26
Tutte le canzoni sono di Francesco Guccini
[modifica] Cover
Nel 2006 i Folkabbestia hanno realizzato una reinterpretazione di L'avvelenata nel loro album 25-60-38. Breve saggio sulla canzone italiana. Nel 2009 Luca Carboni ha realizzato una reinterpretazione di L'avvelenata nel suo album Musiche ribelli.
[modifica] Le canzoni
[modifica] Piccola storia ignobile
«Piccola storia ignobile è una canzone sull'aborto. Era tanto che ci pensavo, avevo timore di dire cose non giuste, e non ho inventato allora un tema ed una storia, ma ho messo assieme tante storie che mi hanno raccontato cercando di ricavarne una storia tipica, esemplare.»[1]
[modifica] Canzone di notte n. 2
In questa canzone Guccini, nel "vestire una risata" si oppone ad ogni forma di potere che scelga di imporsi con la violenza e il ricatto morale. Dalle parole dell'autore: «Una canzone notturna, cioè pensata di notte e che contiene, mi accorgo, molti miei tic notturni, come il vino e gli amici. Questo non è un luogo comune, ma un tipo di ambiente e di vita, e soprattutto una certa Bologna.»[1]
[modifica] L'avvelenata
| Per approfondire, vedi la voce L'avvelenata. |
[modifica] Via Paolo Fabbri 43
È una canzone che ci mostra un Guccini in presa diretta, senza il filtro della memoria, o del racconto di storie altrui, con un tono fortemente caustico e divertito. Sulla canzone dice «un gioco, una risata, una presa in giro, una canzone piena di cose e di scherzi, e l'ironia è soprattutto su di me, sui miei "se fossi, se facessi" che a volte forse sono solo scuse per non essere e non fare. La canzone vuole essere un invito a essere di più e a fare di più.»[1]
[modifica] Canzone quasi d'amore
Anche questa è per così dire un'invettiva: Guccini rivendica infatti nella canzone il diritto di non dover "cercare parole che non trovo", rivendica la scelta di non dover dire "cose vecchie con il vestito nuovo", non nasconde di saper raccontare solo "il vuoto che al solito ho di dentro". Nelle note di introduzione al disco dice: «non è una canzone d'amore, è un cercare di prendere coscienza del fare una canzone, del come e perché si usano certi temi ricorrenti piuttosto che altri, del come e perché si usano certe parole invece che altre».[1]
[modifica] Il pensionato
«Il pensionato è uno dei miei soliti ritratti di diversi, di emarginati perché ultimi residui di una cultura che sta scomparendo.»[1]
[modifica] La critica al cantautorato italiano
Nella canzone Via Paolo Fabbri 43 è contenuta anche una frecciata polemica verso alcuni colleghi - in particolare Antonello Venditti, Francesco De Gregori, Fabrizio De André - attraverso la citazione del nome dei personaggi femminili di loro canzoni: Lilly (la piccola infelice), Alice e Marinella:
- «La piccola infelice [Lilly] si è incontrata con Alice / ad un summit per il canto popolare. / Marinella non c'era, fa la vita in balera, / ed ha altro per la testa a cui pensare».
Molti anni dopo, quando De André era già scomparso, in un'intervista Guccini preciserà: «Quella su Fabrizio era una battuta amabile, e lui lo sapeva. Nulla di serio. Sulle altre due frecciatine, la cattiveria era, come dire, molto più sentita».
Ma non è certo l'unica attenzione che Guccini dedica nell'album ai suoi colleghi. Ne L'Avvelenata scrive:
- «Colleghi cantautori, eletta schiera, / che si vende alla sera, per un po' di milioni, / voi che siete capaci, fate bene / a aver le tasche piene, e non solo i coglioni».
E poi, nel 2000, replicherà in Addio:
- «Io, non artista, solo piccolo baccelliere, / perché, per colpa d'altri, vada come vada, / a volte mi vergogno di fare il mio mestiere».
[modifica] Musicisti
- Ellade Bandini - batteria
- Francesco Guccini - chitarra acustica
- Riccardo Grigolo - armonica a bocca
- Deborah Kooperman - chitarra, banjo
- Massimo Luca - chitarra classica
- Alfredo Mancini - armonica a bocca
- Giorgio Massini - chitarra elettrica, flauto dolce, dulcimer
- Maurizio Preti - percussioni
- Ares Tavolazzi - contrabbasso, basso elettrico
- Vince Tempera - tastiere acustiche, elettriche, elettroniche
- Maurizio Vandelli - chitarra, tastiere
[modifica] Note
- Esiste un libro pubblicato dalla casa editrice No Reply che parla dell'album: il libro si chiama "Via Paolo Fabbri 43", pubblicato nel 2008, l'autore è Marco Rossari.
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