Due anni dopo
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| Due anni dopo | ||
|---|---|---|
| Artista | Francesco Guccini | |
| Tipo album | Studio | |
| Pubblicazione | gennaio 1970 | |
| Durata | 40 min : 44 s | |
| Dischi | 1 | |
| Tracce | 12 | |
| Genere | Pop | |
| Etichetta | EMI, 3C064-17278 | |
| Arrangiamenti | Giorgio Vacchi | |
| Francesco Guccini - cronologia | ||
|---|---|---|
| Album precedente Folk beat n. 1 (1967) |
Album successivo L'isola non trovata (1970) |
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Due anni dopo (1970), è il secondo album di Francesco Guccini che sulla copertina del disco continua a figurare semplicemente come "Francesco".
Indice |
[modifica] Tracce
- Lui e lei - 3:12
- Primavera di Praga - 3:38
- Giorno d'estate - 3:47
- Il compleanno - 3:31
- L'albero ed io - 2:54
- Due anni dopo - 3:43
- La verità - 3:21
- Per quando è tardi - 3:31
- Vedi cara - 4:58
- Ophelia - 2:26
- L'ubriaco - 2:33
- Al trist - 3:41
Tutte le canzoni sono dello stesso Guccini; la chitarra acustica è suonata (oltre che dallo stesso Guccini) da Deborah Kooperman.
[modifica] Le canzoni
[modifica] Lui e lei
Una canzone semplice che parla dell'amore di due giovani che riescono a sconfiggere la routine di tutti i giorni che una lunga storia può comportare.
È una canzone che evidenzia come una vita di coppia perda inevitabilmente la sua poesia per essere inglobata nella noia. Evidenzia infatti come i momenti di pensieri siano pieni di sospiri per poi riempire di silenzi pensieri pieni d'ira.
[modifica] Primavera di Praga
La canzone narra delle rivolte scoppiate a Praga, del giovane Jan Palach che si diede fuoco sulla piazza vecchia (morendo tra le fiamme per difendere la libertà dell'uomo come già era accaduto a Jan Hus, condannato al rogo a Praga 530 anni prima) e della speranza che questa rivolta portò in quanti in occidente militavano nei partiti comunisti.
[modifica] Giorno d'estate
Una giornata tediosa trasformata in una deliziosa poesia, summa della cultura gucciniana non è esente da citazioni ungarettiane e sensismo dannunziano; già incisa due anni prima dai Nomadi.
[modifica] Il compleanno
Dura critica al sistema emotivo borghese e alle sue convenzioni. Descrive una festa di compleanno sottolineando anche i problemi adolescenziali: l'amore.
[modifica] L'albero ed io
Con questa canzone (ispirata ad una poesia di Edgar Lee Masters) Guccini immagina un'ipotetica sepoltura che desidererebbe sotto un grande albero, l'albero è il simbolo della continuità della vita e il pensiero che le sue radici assorbano la salma che vi sta ai piedi sembrano rendergli nuova vita e completa simbiosi con la natura nonché un innalzarsi quasi prepotente verso il cielo e come scrive lo stesso autore "verso quel cielo che chiaman di dio".
[modifica] Due anni dopo
Summa assoluta di un vissuto giovanile deludente: sono gli anni di Modena. In attesa di trasferirsi a Bologna (Canzone omonima nell'album Metropolis) e reduce da Pavana (di cui si narra anche in Radici dall'album omonimo e soprattutto in Amerigo: «Pavana un ricordo lasciato tra i castagni») racconterà tale periodo anche in Piccola Città dall'album Radici. Il testo è di stampo crepuscolare.
[modifica] La verità
Solitarie e malinconiche visioni campestri in una città arsa dalla calura estiva che dal nichilismo risalgono a "cogliere un po' di verità". Quella verità mai totalmente afferrabile, ma sempre quantomeno intuibile sotto la polvere di immagini che ricalcano la quotidianità.
[modifica] Per quando è tardi
Per il ciclo delle canzoni notturne una ballata metropolitana amara trasudante smog, alcool e delusione; anche questa già incisa due anni prima dai Nomadi.
[modifica] Vedi cara
La crisi del rapporto con la futura moglie Roberta è il pretesto per un viaggio introspettivo che ci parla delle gioie taciute e delle lacrime trattenute, suggestiva e profondissima; in seguito a questa crisi e all'innamoramento per una sua allieva americana, Eloise Dunn (alla quale anni dopo dedicherà 100, Pennsylvania, ave), Guccini lascerà per sei mesi l'Italia (e Roberta) per gli Stati Uniti.
[modifica] Ophelia
Ispirandosi ad una poesia di Arthur Rimbaud dallo stesso titolo, descrive la morte del personaggio shakespeariano (Ophelia, nell'Amleto, si annega dopo essere impazzita). Anche questa canzone era già stata interpretata due anni prima dai Nomadi. Canzone dalle parvenze quasi metafisiche, Ophelia è uno dei capolavori di questo album.
[modifica] L'ubriaco
La canzone prelude a pietre miliari come Canzone delle osterie di fuori porta, ballata popolaresca narra con delicatezza la serata di un alcolista.
[modifica] Al trist
Si tratta di una trasposizione in dialetto modenese degli stereotipi del blues degli schiavi afroamericani (il titolo stesso è una possibile traduzione dell'inglese blue, e significa il triste, ma il vocabolo nei dialetti emiliani ha anche la connotazione di incapace, poco atto allo scopo, di cattiva qualità). Gli stilemi del blues originale vengono ricondotti, quasi mai letteralmente ma in modo sostanzialmente corretto e fedele all'originale, agli elementi della cultura contadina e paesana: la primavera secondo il calendario, anche se fuori piove a dirotto; il non potere uscire a spasso con l'amata anche se è domenica perché non si ha il vestito nuovo (il vestito della festa, importantissimo nella tradizione popolare contadina); il padre dell'amata che chiede al protagonista quando avrà intenzione di sposarla; la madre dell'amata che gli comunica che lei era andata via con un (povero) cane che ha più soldi di lui; e infine il protagonista che cammina da solo lungo la strada completamente bagnato come un pulcino per la pioggia.
Della canzone esiste una versione, uscita sempre nel 1970, in genovese cantata da Michele.

