Talk Talk

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Talk Talk
Paese d'origine Regno Unito Regno Unito
Genere Synth pop[1]
New wave[1]
New romantic[1]
Post-rock[1]
Alternative rock[1]
Rock progressivo
Jazz
Periodo di attività 19811992
Etichetta EMI, Polydor
Album pubblicati 16
Studio 5
Live 1
Raccolte 10

I Talk Talk sono stati un gruppo musicale britannico di genere synthpop, New wave e New romantic fondato da Mark David Hollis (cantante, chitarrista, pianista e compositore, nato il 4 gennaio 1955 a Tottenham, Londra), rimasto in attività dal 1981 al 1992.

Il gruppo è noto al grande pubblico essenzialmente per classici del synth-pop quali It's My Life e Such a Shame, pur sperimentando, negli anni successivi al raggiungimento della notorietà altre sonorità, mischiando elementi di musica jazz e classica, fino a diventare degli esponenti del movimento post-rock.[1][2][3]

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Gli esordi[modifica | modifica sorgente]

Il gruppo si formò a Londra nel 1981 dalle ceneri dei Reaction, duo punk composto da Mark Hollis e dal fratello Ed, che nel 1979 era comparso con un pezzo in una compilation dell'etichetta discografica Beggars Banquet, grazie all'unione dei due insieme a Paul Webb al basso (nato il 16 gennaio 1962) e Lee Harris (nato il 20 luglio 1962) alla batteria. Il fratello di Hollis lasciò la band poco tempo dopo, venendo sostituito dal tastierista Simon Brenner.[1]

Dopo un'iniziale fiducia della Island Records che aveva permesso loro di produrre alcuni demo, i Talk Talk ottennero un contratto con la EMI, etichetta discografica per la quale realizzarono il primo album The Party's Over, prodotto da Colin Thurston, già produttore dei Duran Duran, gruppo del quale nel 1982 aprivano i concerti durante il tour britannico.

Dal disco furono estratti i singoli Today e Talk Talk, caratterizzati dalla corrente synth-pop, dominate da tastiere e synth. In seguito, Brenner e il produttore Thurston abbandonarono il progetto; ciò portò il gruppo ad essere composto essenzialmente dai tre elementi storici ai quali si aggiunse un quarto componente, Tim-Friese Greene, produttore, tastierista e compositore.

It's My Life e The Colour of Spring, il successo[modifica | modifica sorgente]

Successivamente alla pubblicazione del singolo My Foolish Friend, i Talk Talk pubblicarono il loro secondo album, It's My Life, scritto durante il 1983 uscito per la EMI nel 1984. L'omonimo singolo It's My Life e il successivo Such a Shame (ispirato al libro L'uomo dei dadi, in originale The Dice Man, scritto da Luke Rhinehart, pseudonimo di George Cockcroft) riscossero un successo inferiore alle aspettative in Gran Bretagna,[4] ma consentirono al gruppo di entrare nelle classifiche degli Stati Uniti[5] e di spopolare nell'Europa continentale.[6][7] In questo periodo il gruppo si avvalse anche dell'aiuto di alcuni turnisti. Anche l'estetica del gruppo ebbe una rilevanza, grazie ai video di Tim Pope, particolarmente noti in Italia, e alle copertine disegnate da James Marsh.

Dopo due anni di concerti e lavoro in studio, venne pubblicato 1986 The Colour of Spring, il loro terzo album. Il disco rappresentò l'inizio della trasformazione per il gruppo: conteneva infatti sia elementi del pop elettronico dei primi due album, sia elementi del rock-jazz dei lavori seguenti. La famiglia degli strumentisti si era allargata e prendevano parte alle incisioni anche nomi prestigiosi: Steve Winwood all'organo, David Rhodes alla chitarra, Morris Pert alle percussioni. I brani più famosi tratti da questo disco furono Living in Another World, trascinata dalla batteria di Harris e dall'organo di Winwood, e Life's What You Make It, il primo singolo, che portò il gruppo come ospite al Festival di Sanremo 1986 in Italia. I brani April 5th e Chameleon Day spiccavano nell'intero disco a causa della contaminazione jazz che li contraddistingueva. Hollis in quell'occasione cantava con un filo di voce, da crooner estemporaneo, totalmente estraneo agli stilemi dell'epoca.

Il disco risultò essere il più venduto del gruppo, promosso anche da un grosso tour finanziato dalla loro etichetta discografica, la EMI.[1]

Cambio di stile: Spirit of Eden[modifica | modifica sorgente]

Durante il 1987, il gruppo tornò al lavoro per la composizione e l'incisione del suo quarto album. Durante questa fase, Hollis comunicò all'etichetta discografica EMI l'intenzione di voler pubblicare il disco senza alcuna promozione, né tramite singoli né attraverso concerti dal vivo.[1] All'uscita dell'album, intitolato Spirit of Eden, il successo commerciale fu solo tiepido nonostante i consensi da parte della critica, che aveva ben accolto il disco composto da tracce lunghe e lontane dagli standard pop del periodo, orientandosi prevalentemente verso il genere jazz sperimentale.[1]

Scontenta dei risultati di vendita del lavoro, la EMI ritoccò appositamente una delle tracce del disco, I Believe in You, creandone una versione maggiormente assimilabile al grande pubblico e più radiofonica, all'insaputa e contro il volere del gruppo, che comunque non ottenne grande successo.[8] In seguito a ciò, il gruppo citò in giudizio la EMI, che fece altrettanto con il complesso poiché, a suo dire, non aveva rispettato i termini del contratto.[1]

Il rapporto tra il gruppo e l'etichetta si deteriorò, portando alla cessazione del loro contratto, non prima della pubblicazione della prima raccolta del complesso, Natural History - The Very Best of, il loro album di maggior successo commerciale in Regno Unito dove raggiunse la terza posizione in classifica,[9] e di un album di remix, History Revisited - The Remixes, dal successo moderato.[10] Le due raccolte sono state pubblicate rispettivamente nel 1990 e nel 1991.

Passaggio alla Polydor, l'ultimo disco e lo scioglimento[modifica | modifica sorgente]

Successivamente alla scissione tra il gruppo e l'etichetta che aveva portato i Talk Talk al successo, il complesso firmò un contratto con la Polydor.[1] Nello stesso periodo, tuttavia, Webb abbandonò la formazione lasciando registrare a Hollis, Harris e Friese-Greene il quinto disco di inediti insieme ad altri strumentisti.

Pubblicato nel 1991 con il titolo Laughing Stock, il loro quinto album, che segnò il definitivo passaggio del gruppo al genere post rock, del quale si è rivelato essere un precursore,[1] non riscosse il successo dei precedenti dischi.[11]

Il gruppo si sciolse nel 1992, permettendo ai componenti di intraprendere carriere alternative.

Attività dei componenti dopo l'attività del gruppo e le ristampe[modifica | modifica sorgente]

Dopo lo scioglimento dei Talk Talk, Harris e Webb si sono riuniti dando vita a un altro gruppo musicale, gli 'O'Rang, mentre Mark Hollis, dopo alcuni anni di silenzio, ha prodotto nel 1998 un album omonimo col quale ha proseguito la sua carriera, per poi ritirarsi definitivamente dal mondo della musica. Friese-Greene ha continuato a produrre con lo pseudonimo di Heligoland, perennemente legato alla sperimentazione.

Anche successivamente allo scioglimento del complesso, le etichette discografiche con le quali hanno lavorato hanno ristampato anche su formato compact disc i dischi del gruppo e pubblicato un disco registrato dal vivo durante gli anni ottanta, London 1986, e ulteriori raccolte dei loro principali successi.

Formazione[modifica | modifica sorgente]

Discografia[modifica | modifica sorgente]

Album studio[modifica | modifica sorgente]

Album live[modifica | modifica sorgente]

Raccolte[modifica | modifica sorgente]

Singoli[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c d e f g h i j k l m (EN) Biografia dei Talk Talk su allmusic.com. URL consultato il 02-11-2010.
  2. ^ http://www.scaruffi.com/vol4/talktalk.html
  3. ^ http://www.ondarock.it/rockedintorni/talktalk.htm
  4. ^ Scheda dei singoli dei Talk Talk su chartstats.com. URL consultato il 02-11-2010.
  5. ^ I singoli dei Talk Talk nella classifica Billboard su allmusic.com. URL consultato il 02-11-2010.
  6. ^ Such a Shame su italiancharts.com. URL consultato il 02-11-2010.
  7. ^ It's My Life su italiancharts.com. URL consultato il 02-11-2010.
  8. ^ Believe in You su italiancharts.com. URL consultato il 19-11-2010.
  9. ^ Natural History - The Very Best of su chartstats.com. URL consultato il 19-11-2010.
  10. ^ History Revisited - The Remixes su chartstats.com. URL consultato il 19-11-2010.
  11. ^ Laughing Stock su chartstats.com. URL consultato il 19-11-2010.
  12. ^ (EN) Colonna sonora del film First Born in Discogs. URL consultato il 25 gennaio 2014.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]