Sonata per pianoforte n. 1 (Beethoven)

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Sonata per pianoforte n. 1
Sonata 1 1.png
Battute iniziali del primo movimento della Sonata.
Compositore Ludwig van Beethoven
Tonalità Fa minore
Tipo di composizione Sonata
Numero d'opera Op. 2 N°. 1
Epoca di composizione 17931795
Pubblicazione Artaria, Vienna1796
Dedica Joseph Haydn
Durata media 19 minuti
Organico

La Sonata per pianoforte n. 1 di Ludwig van Beethoven venne composta nel 1795 e pubblicata l'anno successivo assieme alle altre due sonate della medesima opera. L'autore – da poco giunto a Vienna – decise di dedicarle a Joseph Haydn, suo maestro in quel periodo.

Battute iniziali del secondo movimento della Sonata.

Non si tratta della prima sonata in assoluto: già tredici anni prima Beethoven scrisse le Kurfǜrstensonaten WoO 47.

Parte del materiale tematico che ritroviamo nell'Opera 2 vide la luce alcuni anni addietro.[1]

Battute iniziali del terzo movimento della Sonata.

Struttura[modifica | modifica wikitesto]

La sonata n. 1, come le altre della medesima Opera 2, è articolata in 4 movimenti.

  1. Allegro
  2. Adagio
  3. Minuetto: Allegretto
  4. Prestissimo

Il tema principale dell'Adagio fu già utilizzato da Beethoven nel quartetto WoO 36 n. 3, composto all'età di quattordici anni.

Battute iniziali del quarto movimento della Sonata.
Aiuto
Primo movimento - Allegro (info file)
Interpretazione di Artur Schnabel del 1935

Secondo Movimento - Adagio (info file)
Interpretazione di Artur Schnabel del 1935

Terzo movimento - Minuetto: Allegretto (info file)
Interpretazione di Artur Schnabel del 1935

Quarto movimento - Prestissimo (info file)
Interpretazione di Artur Schnabel del 1935

Analisi del Primo movimento[modifica | modifica wikitesto]

La struttura formale di questo primo movimento è quella classica della forma-sonata: esposizione del primo tema e del secondo tema, sviluppo, e ripresa dei due temi.[2] Il tempo indicato è Allegro.

Esposizione del primo tema[modifica | modifica wikitesto]

Appare subito il primo tema, fresco e giovanile,[3] esposto in otto battute [bb. 1-8]. Consiste in un razzo di Mannheim, ossia un arpeggio di 6 note di un quarto sulla tonica (fa minore) con una anacrusi sul quinto grado (do) [bb. 1-3]. Questo inciso di 6 note si conclude con una terzina in sedicesimi [b. 3]. La scala di 6 note viene quindi ripetuta sulla dominante (do maggiore settima) [bb. 4-5]. A battuta 6 si ritorna alla tonica e con una breve cadenza il tema termina sulla dominante [b. 9]. Il punto coronato (una pausa prolungabile a piacere) alla fine del tema, è un “elemento drammatico”[4] che mette ancor più in risalto l'arco espressivo di questo tema.

Beethoven Sonata piano no1 mov1 01.JPG

In questo tema, specialmente l'arpeggio ascendente iniziale, più di qualche critico ha visto una certa analogia con il tema iniziale dell'ultimo movimento (Allegro assai) della Sinfonia in sol minore di Mozart qui sotto riportato (solamente la parte degli archi).[5]

Mozart Sinfonia in sol minore.JPG

In realtà questo tema Beethoven l'aveva già ideato molti anni prima per un quartetto con pianoforte, prima ancora della sinfonia mozartiana.[6]
Le battute seguenti [bb. 9-15] riprendono alcuni elementi del tema: la scala iniziale e la terzina, quest'ultima trattata quasi in canone su una discesa accordale di quarte; si forma così la codetta al tema. Alla fine delle quattro battute accordali [bb.12-15] si raggiunge la tonalità relativa maggiore (la b maggiore).

Beethoven Sonata piano no1 mov1 02.JPG

Seguono 6 battute [bb.16-21] di transizione e preparazione al secondo tema (o ponte modulante) durante le quali il tessuto armonico e sonoro si inspessisce fino all'entrata del secondo tema.

Esposizione del secondo tema[modifica | modifica wikitesto]

Il secondo tema inizia con una scala discendente ripetuta identicamente per altre due volte nella tonalità di la b maggiore come vuole la tradizione (tonalità relativa maggiore della tonalità del tema iniziale).[6] Questo tema è simmetrico al primo e risulta una espressione naturale discendente della prima idea[4]. Per tutta la presentazione del tema, la mano sinistra insiste su quartine in crome basate sulla nota mi b (pedale di dominante - sarà un elemento molto importante nel successivo sviluppo).

Beethoven Sonata piano no1 mov1 03.JPG

Questo secondo tema a confronto con il primo non appare come un mondo completamente diverso e contrastante, ma invece sono uno la catarsi dell'altro quasi alla ricerca di una sintesi.[3] Un altro elemento che lo accomuna al primo tema è la sua colorazione cromatica tipica e caratteristica del modo minore.[6]
La codetta del secondo tema [bb. 27-42] è basata interamente sulle quartine dell'accompagnamento che ora passano anche alla mano destra (in realtà sono quartine sincopate in quanto mancano della prima croma). Il ritmo frenetico di questa fase si blocca di colpo per dar luogo alla coda dell'esposizione, sempre in la b maggiore[6] (viene così impostata la tonalità d'avvio dello sviluppo), che chiude questa prima parte del movimento [bb. 42-49].

Beethoven Sonata piano no1 mov1 04.JPG

Questo episodio di chiusura dell'esposizione può essere considerato un altro “elemento drammatico”, logica conseguenza del punto coronato alla fine del primo tema (a batt. 9), accentuato ancor di più dalle dissonanze del sincopato della mano sinistra.[4]

Sviluppo[modifica | modifica wikitesto]

Segue il ritornello dell'esposizione e quindi si entra nello sviluppo. Viene subito introdotto il primo tema lievemente variato (l'inciso della terzina viene ripetuto due volte) nella tonalità di la b maggiore (relativa maggiore di fa minore) [bb. 49-55]. La seconda ripetizione di questa parte si conclude con un tono più basso (sol b maggiore settima).

Beethoven Sonata piano no1 mov1 05.JPG

La tensione creata dalla settima (la nota mi naturale (non alterata) contenuta nell'accordo di sol b maggiore settima) con l'appoggio di uno “sforzando” evidenzia al massimo l'entrata, nello sviluppo, del secondo tema nella tonalità di fa maggiore (non dimentichiamoci che la tonalità d'impianto è fa minore) [bb. 56 e seg.].

Beethoven Sonata piano no1 mov1 06.JPG

Ed è proprio il secondo tema che decisamente prevale in questo sviluppo, soprattutto con la continua e insistente quartina[4]. Quando poi il tema “passa” alla mano sinistra, è la mano destra che riprende le quartine [bb.68 e seg,].

Beethoven Sonata piano no1 mov1 07.JPG

La coda dello sviluppo incomincia a battuta 75: da questo momento il tema non si fa più sentire e il tutto si risolve in una serie continua di progressioni parallele[7] [bb.74 e seg.].

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La vera e propria preparazione al ritorno del tema fondamentale (Ripresa) inizia a battuta 94. Su un pianissimo (pp) la mano sinistra inizia con due battute di semiminime ribattute sulla nota do. Quindi a battute alterne le semiminime diventano intervalli ora consonanti ora dissonati (intervallo di mezzo tono). Mentre la mano destra propone, prima sottovoce e poi in crescendo, le terzine in sedicesimi del tema principale [bb. 94-101].

Beethoven Sonata piano no1 mov1 09.JPG

Ripresa[modifica | modifica wikitesto]

A battuta 102 ritorna il primo tema nella tonalità di fa minore. Non è cambiato nulla rispetto all'Esposizione. Anche la codetta al tema è identica o pochissimo variata. Sono invece cambiate le battute di collegamento (e preparazione) all'entrata del secondo tema: ora sono molto più brevi (3 battute al posto di 6). Il secondo tema viene ora esposto nella tonalità di do maggiore (la dominate rispetto all'impianto tonale di base).

Beethoven Sonata piano no1 mov1 11.JPG

A parte la tonalità tutta la struttura di questo secondo tema viene comunque riconfermata in questa ripresa. Le figurazioni finali [bb. 42-49] che nell'Esposizione potevano essere considerate come “coda all'esposizione”, ora qui diventano “coda finale del movimento”. A queste seguono 7 battute conclusive di accordi [bb. 147-153] per riportare la tonalità di fa minore con una classica e conclusiva cadenza settima di dominate/tonica[8] .

Beethoven Sonata piano no1 mov1 10.JPG

Analisi del Secondo movimento[modifica | modifica wikitesto]

Il secondo movimento, in tempo “Adagio”, ha una tipica struttura di un lied tripartito.[4] In realtà, altri critici musicali[7], vedono in questo movimento una forma di cavatina (un'esposizione e una ripresa di sonata senza sviluppo).
Nella prima parte Beethoven espone il tema nella tonalità di fa maggiore che si chiude con una consueta cadenza settima di dominatetonica [bb. 1-9]:

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Il tema, presentato nelle classiche 8 battute[9], viene ri-esposto in modo variato e a battuta 17 conclude decisamente sulla tonica (fa maggiore).[7]
Nella seconda parte il tema viene liberamente sviluppato in uno stile di un'aria d'opera con le tradizionali fioriture [bb. 17-32].[7] Questo sviluppo impostato nella tonalità relativa minore (re minore)[7] inizia con l'inciso iniziale del tema sovrapposto ad una serie di terze di biscrome (in gruppi di terzine) creando un momento molto espressivo:[10]

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La terza parte (con il ritorno del tema) inizia a battuta 33. In realtà anche questa parte si può considerare un libero sviluppo del tema. Il finale si chiude con la consueta cadenza settima di dominatetonica[8]

Beethoven Sonata piano no1 mov2 03.JPG

Analisi del Terzo movimento[modifica | modifica wikitesto]

Il terzo movimento è in forma di minuetto. Sia il minuetto che il trio sono nello schema ortodosso classico in tre fasi[7]. La struttura è la seguente: Esposizione del minuetto (con ritornello), Sviluppo del minuetto (con ritornello), Esposizione del trio (con ritornello), Sviluppo del trio (con ritornello) e ripresa senza ritornelli del minuetto[11]. Il tempo indicato è “Allegretto” (in tre quarti). Questo minuetto è ancora semplice tuttavia se eseguito ad un tempo più veloce appare subito spiritualmente legato ai tipici scherzi beethoveniani[10].

Minuetto[modifica | modifica wikitesto]

Il tema (dolce ed espressivo) viene esposto subito nella tonalità di fa minore e consiste di una frase quadrata di 8 misure[9][bb.1-9]:

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La codetta del tema presenta nel finale 4 misure (“inciso di coda”) che ritorneranno spesso nel corso dello sviluppo del minuetto [bb. 12-15]:

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Lo sviluppo è impostato sulla dominante (do) e si snoda per 26 misure. L'inciso della coda del tema compare due volte: a battuta 22 e a battuta 37 a chiusura dello sviluppo stesso a cui seguono due battute di cadenza (dominante – tonica):

Beethoven Sonata piano no1 mov3 03.JPG

Trio[modifica | modifica wikitesto]

La tonalità d'avvio del trio è fa maggiore e viene presentato in 11 misure [bb.43-53]:

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L'esposizione del tema del trio si chiude nella dominante (do), preparazione allo sviluppo del trio. Lo sviluppo parte con le prime cinque battute sostenute da un pedale di dominante. Nelle ultime otto battute, dopo una modulazione alla tonica (fa maggiore) [bb. 67-69], viene ripresentato il tema del trio per chiudere alla tonica.
Alla fine come di consueto si ripete integralmente (senza variazioni) il minuetto senza però i ritornelli.

Analisi del Quarto movimento[modifica | modifica wikitesto]

Anche il quarto movimento, come il minuetto, è strutturato in tre fasi[7]: presentazione dei temi (con ritornello), parte cantabile centrale e ripresa delle varie idee. La tonalità è quella iniziale: fa minore e il tempo indicato è Prestissimo. I primi temi di quest'ultimo movimento sembrano vorticosi e spediti, in realtà, quello che emerge alla fine è una musica chiara e assolutamente melodica [10].

Parte prima[modifica | modifica wikitesto]

Viene presentato subito un primo tema composto da tre frasi. Prima frase nella tonica (fa minore) [bb. 2-6]:

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Seconda frase [bb.6-10]. Questa seconda frase termina modulando alla dominante (do maggiore). Nella zona centrale della frase alcune battute sono impostate sulla tonalità tonalità relativa maggiore (la b maggiore).

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Terza frase [bb. 10-14]. In questa terza frase si passa rapidamente dalla dominate alla tonica per chiudere appunto in fa minore.

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Segue quindi una ripetizione della prima frase con il tema innalzato di un tono: sol (sopratonica) [bb.14-20]. Una lunga coda basata soprattutto sulle terzine di crome chiude questo periodo [bb. 21-34]. Le terzine passano alla mano sinistra, mentre la destra propone quello che può essere considerato la vera realizzazione del primo disegno melodico [10]. Questo tema è esposto alla dominante (do minore) [bb.35-50]:

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Questa prima parte si chiude con il ritorno della prima frase del tema iniziale esposto inizialmente alla dominante (do minore) per poi modulare nella chiusura al fa minore (tonica) [bb.51-58].
Il ritornello ripropone ovviamente tutto il materiale fin qui esposto con la differenza che la seconda chiusura modula al mi b settima per preparare la prossima ambientazione tonale (la b maggiore) [bb.59-61].

Parte seconda[modifica | modifica wikitesto]

Questa seconda parte è un intermezzo lirico nel quale viene proposta un'aria tipica per melodramma [12]. Questo tema viene esposto nella tonalità relativa maggiore (la b maggiore):

Beethoven Sonata piano no1 mov4 05.JPG

Questo tema è organizzato in una prima frase [bb.62-71], in una seconda frase [bb.72-72] e in due codette [bb.81-85] e [bb.85-89]. Segue un breve sviluppo di questo tema fino a battuta 112 dove s'insinuano gli accordi della prima frase del tema iniziale del movimento [12]. I due elementi tematici (il tema iniziale e quello melodico) dialogano brevemente fino a battuta 122 dove subentra una coda a questa seconda parte, ma anche la preparazione all'ri-entrata vera e propria del tema iniziale.

Parte terza[modifica | modifica wikitesto]

A battuta 141 riparte alla tonica (fa minore) il tema iniziale con le sue tre frasi. Viene riproposto il primo disegno melodico (quello a battuta 35 e seguenti) ma questa volta (come vuole la tradizione – anche se questa non è propriamente un tempo in forma-sonata[12] - in effetti lo sviluppo è costituito da un nuovo materiale tematico) nella tonalità della tonica (e non della dominante come la prima volta). Il ritorno poi del tema iniziale chiude il movimento e l'intera sonata con una classica cadenza plagale (dal quarto grado al primo grado).[13]

Beethoven Sonata piano no1 mov4 06.JPG

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Giovanni Guanti, Invito all'ascolto di Beethoven, Milano, Mursia, 1995, p. 327, ISBN 88-425-1647-3.
  2. ^ Nielsen 1961, op. cit., pag. 250
  3. ^ a b Scuderi 1985, op. cit., pag. 32
  4. ^ a b c d e Scuderi 1985, op. cit., pag. 33
  5. ^ Scuderi 1985, op. cit., pag. 30
  6. ^ a b c d Rosen 2008, op. cit., pag. 139
  7. ^ a b c d e f g Rosen 2008, op. cit., pag. 140
  8. ^ a b Karolyi 1969, op. cit., pag. 95
  9. ^ a b Chiaramello 1985, op. cit., pag. 22
  10. ^ a b c d Scuderi 1985, op. cit., pag. 34
  11. ^ Nielsen 1961, op. cit., pag. 181
  12. ^ a b c Scuderi 1985, op. cit., pag. 35
  13. ^ Karolyi 1969, op. cit., pag. 91

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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