Sonata per pianoforte n. 32 (Beethoven)
| Sonata per pianoforte n. 32 | |
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Le prime battute della sonata Op. 111 |
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| Compositore | Ludwig van Beethoven |
| Tonalità | Do minore |
| Tipo di composizione | sonata |
| Numero d'opera | Op. 111 |
| Epoca di composizione | 1821- primavera 1822 |
| Pubblicazione | Schlesinger, Berlino-Parigi — 1822 |
| Dedica | Arciduca Rodolfo Giovanni d'Asburgo-Lorena |
| Durata media | 25 minuti |
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La sonata per pianoforte n. 32 in Do minore, Op. 111, è l’ultima sonata per pianoforte composta da Ludwig van Beethoven. Fu una delle sue ultime composizioni per piano insieme alle Variazioni Diabelli in Do maggiore, Op. 120 (1823) e alle due raccolte di bagatelle Op. 119 (1822) e Op. 126 (1824). Scritta tra il 1821 e il 1822, questa sonata, come le altre dell’ultimo periodo beethoveniano, contiene diversi elementi fugati ed è tecnicamente molto impegnativa.
Essendo una delle composizioni più famose del "tardo periodo" di Beethoven, è registrata ed eseguita molto spesso. Il pianista Robert Taub l’ha definita "Un’opera di ineguagliabile espressione e trascendenza … il trionfo dell’ordine sul caos, dell’ottimismo sull’angoscia."[1]. Celebri poi sono le pagine che lo scrittore Thomas Mann dedicò soprattutto al secondo movimento della sonata, la cosiddetta 'Arietta', nelle pagine del suo romanzo Doktor Faustus del 1947; l'interpretazione di Mann risulta influenzata da Theodor Adorno.
Indice |
[modifica] Struttura
L’opera è formata da due movimenti, in ampio contrasto tra loro:
- Maestoso — Allegro con brio ed appassionato
- Arietta: Adagio molto semplice e cantabile
[modifica] Analisi del primo movimento: Maestoso — Allegro con brio ed appassionato
[modifica] Introduzione
Il primo movimento, come molti altri lavori di Beethoven composti in Do minore, è burrascoso e appassionato. Come possiamo vedere dalla prima battuta dell’introduzione, sono presenti molti accordi di settima diminuita:
[modifica] Esposizione
Il primo tema (A1) del primo gruppo tematico (A), caratterizzato da una geniale semplicità tipica di tutti i capolavori beethoveniani, è esposto una prima volta in fortissimo e in ottave nel registro grave, poi è ripetuto piano nel registro acuto.
Esso riappare una terza volta, leggermente variato, alla mano destra, come soggetto di una fuga molto anticonvenzionale. A questo punto viene riproposto dalla mano sinistra, come controsoggetto della fuga, e può essere considerato il secondo tema (A2) del primo gruppo tematico (A) della forma sonata: un motivo di sette crome (sol - do - si - do - fa - mi ♭ - do), che viene incessantemente ripreso e sviluppato da entrambe le voci, e accresce sensibilmente la tensione drammatica.
Ma la fuga presto si interrompe, dopo appena tredici misure, per lasciar posto a quello che la terminologia della forma sonata chiama secondo gruppo tematico (B). In realtà non si tratta di un vero e proprio gruppo, perché comprende un unico tema, estremamente breve, che con la sua calma contrasta con l'impetuosità del primo gruppo tematico (A). C'è da sottolineare come questo tema non sia presentato alla relativa maggiore, come prevedevano i canoni della forma sonata, ma al sesto grado, il la ♭ maggiore, tonalità verso cui la fuga si era abilmente avvicinata. Dopo l'esposizione del tema B, la fuga riprende tutto il suo vigore e inizia a sviluppare il suo soggetto (A1), facendolo passare da una voce all'altra nell'arco di alcune battute. Presto arriva il momento di concludere l'esposizione, e Beethoven, secondo il suo solito, lo fa costruendo una coda partendo da un elemento già visto: si tratta infatti del tema B, inverso e ripreso forte.
[modifica] Sviluppo
Dopo un breve richiamo, sotto forma cromatica, del tema A1, la fuga procede verso lo sviluppo e aumenta di complessità. Dopo una decina di misure dove sviluppa il tema A1 (il soggetto) in modo polifonico, si interrompe per lasciare il posto a uno sviluppo armonico del medesimo, che sei misure più tardi porta alla Ripresa.
[modifica] Ripresa
Le riprese di Beethoven sono molto raramente convenzionali; vale a dire che esse sono di rado delle copie in extenso dell'esposizione. Pur non contravvenendo ai canoni della forma sonata, la ripresa del primo movimento di questa sonata riserva delle sorprese - anche se con un'esposizione così particolare non si poteva fare altrimenti.
Apparendo direttamente alla tonica, fortissimo e per ottave parallele, il tema A1 è presentato un'altra volta brevemente sviluppato, per portare il pezzo in fa minore, la sottodominante, tonalità in cui è riesposto l'inizio della fuga (e quindi il suo soggetto A1 e il relativo controsoggetto A2). Il tema B è poi ripreso in do maggiore e rappresenta l'unico elemento convenzionale di questa ripresa. Meno usuale è lo sviluppo che improvvisamente ci riporta il tema B, che dopo diverse modulazioni conduce nuovamente il pezzo alla sottodominante. La tonica, tuttavia, riprende rapidamente il sopravvento, e la fine dell'esposizione viene presentata in do minore. In altre parole, l'aver scritto la coda del primo movimento in fa minore ha permesso a Beethoven di terminare il pezzo in do maggiore, e annunciare così il secondo movimento.
[modifica] Storia
Beethoven elaborò il piano delle sue ultime tre sonate per pianoforte op. 109, 110 e 111 nell'estate del 1820, mentre lavorava alla Missa Solemnis. Come per altri lavori di questa vastità, anche la composizione dell'Op.111 fu lunga e difficile, e Beethoven prese ispirazione da molto più lontano di quanto si possa credere. Sebbene i primi abbozzi di questa sonata risalgano al 1819, il famoso primo tema del primo movimento faceva parte di un quaderno di appunti risalente al 1801-1802, quando Beethoven stava lavorando alla Seconda Sinfonia.[1] Inoltre, lo studio di questi quaderni di appunti rivela che inizialmente Beethoven pianificava una sonata in tre movimenti, molto diversa da quella che conosciamo oggi: è solo in seguito che il tema iniziale del primo movimento divenne il Quartetto per archi N.13, e quello che avrebbe dovuto essere il tema dell'adagio – una lenta melodia in La bemolle maggiore – venne abbandonato. Solo il tema pianificato per il terzo movimento venne effettivamente impiegato per il primo movimento. [2] Anche il secondo movimento offre una considerabile ricerca tematica; le bozze relative a questo pezzo sembrano indicare che, non appena questo prese forma, Beethoven abbandonò l'idea di un terzo movimento, visto che alla fine la sonata corrispondeva al suo ideale. [3]
[modifica] Eredità dell’opera
Chopin ammirava molto questa sonata. In due dei suoi lavori — la Sonata n. 2 e lo Studio del rivoluzionario — si ispirò rispettivamente all’inizio e alla fine del primo movimento della sonata.
Di seguito le prime tre battute della Sonata n. 2, op. 35 di Chopin. Si noti l’analogia con le prime battute del primo movimento della Sonata Op. 111 di Beethoven:
Misure 150-152 della Sonata Op.111:
Misure 77-81 dello Studio in Do minore di Chopin. Ancora una volta, le somiglianze con l'opera di Beethoven sono evidentissime:
[modifica] File Audio
[modifica] Note
- ^ Zwei Skizzenbücher von B. aus den Jahren 1801 bis 1803, Breitkopf, p. 19 and 14 - cited by R. Rolland, in Beethoven: Les grandes époques créatrices: Le chant de la résurrection - Sablier editions, Paris, 1937, p. 517
- ^ Rolland R, Beethoven: Les grandes époques créatrices: Le chant de la résurrection - Sablier editions, Paris, 1937, p. 518-520
- ^ Rolland R, Beethoven: Les grandes époques créatrices: Le chant de la résurrection - Sablier editions, Paris, 1937, p. 513.
[modifica] Bibliografia
- Giovanni Guanti, Invito all'ascolto di Beethoven, Milano, Mursia, 1995. ISBN 88-425-1647-3
[modifica] Voci correlate
[modifica] Collegamenti esterni
[modifica] Audio
- (EN) Ascolta la sonata sul sito Pianosociety.com
- (EN) L'interpretazione di Daniel Veesey
- Registrazione della sonata da parte di Alberto Cobo
[modifica] Spartiti
- Piano Sonata No. 32: Spartiti liberi su International Music Score Library Project.
- (EN) Spartito della sonata su Musopen.com
- (EN) Indiana University School of Music
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