Sonata per pianoforte n. 31 (Beethoven)

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Sonata per pianoforte n. 31
Compositore Ludwig van Beethoven
Tonalità La bemolle maggiore
Tipo di composizione sonata
Numero d'opera Op. 110
Epoca di composizione 1821 – Primavera 1822
Pubblicazione vari editori, Parigi — agosto 1822
Dedica nessuna
Durata media 20 minuti
Organico

La sonata per pianoforte n. 31 fu composta parallelamente alla successiva Op. 111 e costituisce la penultima dell'intero ciclo di Sonate per pianoforte scritto da Beethoven nel corso della sua vita.

L'Op. 110 non reca alcuna dedica, cosa abbastanza particolare viste le proporzioni del lavoro e per il fatto che, in una lettera del 1º maggio 1822 inviata all'editore Schlesinger, si legge:

Quanto alla seconda Sonata in La bemolle, ho stabilito di dedicarla a qualcuno e presto le farò avere i particolari in proposito.[1]

Ma in tutte le edizioni che furono stampate (Schlesinger, Parigi-Berlino; Steiner, Artaria, Mechetti e Cappi, Vienna; Boosey, Chappel e Clementi, Londra) non compare la dedica. Per tali motivi e per l'intenso carattere "personale" che caratterizza la sonata, alcuni sostengono che Beethoven volle implicitamente dedicarla a sé stesso.[2]

Sempre in una lettera, inviata questa volta a Antonie Brentano il 12 novembre 1821, si lamentava del tempo che gli sottraevano questa e le compagne Op. 109 e Op.111, arrivando a definirle addirittura dei "lavori da pagnotta" (Brotarbaiten). Pur essendo un giudizio ingiustamente duro nei confronti di tali opere, esso nasce dal fatto che la loro composizione si sovrappose a quella della Messa Solenne Op. 123, alla quale Beethoven dedicò anima e corpo.

Struttura[modifica | modifica sorgente]

L'opera 110 è suddivisa in 3 movimenti:

  1. Moderato cantabile, molto espressivo
  2. Molto allegro (in Fa minore)
  3. Adagio, ma non troppo (in Si bemolle minore) — Fuga: Allegro ma non troppo

La sonata si apre con il Moderato cantabile, molto espressivo a cui segue l'Allegro molto, dalle sonorità forti.

Nelle intenzioni dell'autore il terzo movimento doveva avere una semplice struttura tripartita, composto dalla fuga, successivamente dall'Arioso dolente, infine, dalla ripresa della prima. In seguito però decise di anteporre l'Arioso e, quindi, un breve recitativo iniziale. Secondo le indicazioni di Alfred Brendel la struttura finale può essere suddivisa in 6 parti:

  • Recitativo
  • Arioso dolente
  • Prima Fuga
  • Arioso dolente
  • Inversione della Fuga
  • Conclusione
Il tema della Fuga presente nel 3° movimento, subito dopo la prima apparizione dell'Arioso dolente

Nelle prime nove battute dell'Adagio, le indicazioni di movimento cambiano ben sette volte: Adagio ma non troppo, Recitativo, più Adagio, Andante, Adagio, meno Adagio, Adagio. Anche i consigli di esecuzione sono numerosi (cantabile, ritardando, ecc.).

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Giovanni Guanti, Invito all'ascolto di Beethoven, Milano, Mursia, 1995, p. 380, ISBN 88-425-1647-3.
  2. ^ Giovanni Guanti, Invito all'ascolto di Beethoven, Milano, Mursia, 1995, pp. 380-381, ISBN 88-425-1647-3.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Giovanni Guanti, Invito all'ascolto di Beethoven, Milano, Mursia, 1995, ISBN 88-425-1647-3.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Audio[modifica | modifica sorgente]

Spartiti[modifica | modifica sorgente]

musica classica Portale Musica classica: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di musica classica