Rubino Ventura

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Il Generale Ventura, dipinto a olio

Rubino (Jean Baptiste) Ventura (Finale Emilia, 25 maggio 1794Lardenne, 3 aprile 1858) è stato un generale italiano alle dipendenze del Maharaja di Lahore Ranjit Singh, poi francese.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Nacque al Finale di Modena (oggi Finale Emilia) da Gavriel (mercante ebreo) e Vittoria Massarani. Il cognome Ventura deriva da Buonaventura, in ebraico Mazal Tov. Un cognome ebraico-sefardita che viene dalla Spagna in seguito all'espulsione degli ebrei nel 1492.[1]

All'età di 20 anni Rubino Ventura si arruolò come volontario nell'Armata d'Italia guidata dal Viceré Eugenio di Beauharnais. Dopo la caduta di Napoleone ritornò al Finale.

Nel 1817, perseguitato dalle autorità locali per le sue idee rivoluzionarie e le sue simpatie per Napoleone, dovette fuggire dal Finale a causa di una discussione tra lui ed un membro della polizia reazionaria del Duca di Modena Francesco IV.

Andò prima a Trieste e poi a Costantinopoli, dove fu per un periodo commerciante di navi.

Avendo saputo che la Persia cercava i servizi di soldati europei, ottenne l'incarico di ufficiale e aiutò a addestrare l'esercito dello Shah seguendo i metodi militari europei. Ottenne presto il grado di colonnello nell'esercito del principe Mohamed Ali Mirza, figlio dello Shah.

Al servizio di questi e di suo fratello, il principe Ali Abbas Mirza, c'erano anche alcuni ufficiali inglesi che erano decisamente ostili ai francesi, come fu classificato Ventura per aver combattuto nell'armata napoleonica; a causa della mutata situazione politica furono tutti licenziati.

Al servizio del re di Lahore[modifica | modifica sorgente]

Viaggiò verso est e finì a Lahore con Jean-François Allard nel 1822. Presero servizio presso il Maharaja Ranjit Singh , re di Lahore provarono presto il loro valore.

Nel marzo dell'anno successivo sia Allard che Ventura comandarono le truppe del Maharaja nella battaglia di Nowshera, dove sconfissero l'esercito afgano e conquistarono Peshawar.

In seguito ad una ribellione in Afghanistan, Ventura comandò varie campagne difficili e allargò notevolmente i confini del regno di Lahore.

Insieme a Jean-Francois Allard, Paolo Avitabile e Claude Auguste Court, Ventura formò un gruppo di ufficiali europei responsabili per la modernizzazione dell'esercito dei Sikh e l'addestramento e il comando della Fauj-i-Khas, la brigata su modello europeo di cui Ventura era il comandante.

“Giovanni Battista Ventura … riorganizzò la fanteria in un esercito formidabile che comprendeva i Gurkha, i Pathan, i Biharis e gli Oorya” ."[2]

Ventura fu molto stimato dal Maharaja, ed oltre al grado di Generale fu nominato “kazi” (ossia giudice supremo), e governatore di Lahore. Salì rapidamente di grado nella corte (Darbar) e divenne di fatto il comandante in capo dell'esercito.

Ventura sposò una a Ludhiana Anna Moses, una signora di origine armena da cui ebbe una figlia, Victorine, ma desiderò sempre tornare al suo paese d'origine. Nel 1838 andò in missione diplomatica a Parigi e Londra ma fu richiamato a Lahore prima di avere il tempo di visitare la sua famiglia in Italia.

Uomo colto ed eclettico, si dedicò all'archeologia, e nel 1830 fu il primo in assoluto ad esplorare uno stupa, quello di Manikyala, dove recuperò numerose monete e reliquie, alcune delle quali sono oggi in mostra al British Museum nella King Edward the 7th Gallery.

Alla morte di Ranjit Singh, Ventura prese parte alla lotta di successione, e rimase al servizio del nuovo Maharaja, Sher Singh, sostenendolo nella sua lotta contro la fazione dei fratelli Dogra.

Da European Adventurers of Northern India, di Charles Grey, Lahore, 1929

Il ritorno in Europa[modifica | modifica sorgente]

Dopo l'assassinio di Sher Singh nel settembre 1843, Ventura lasciò il Punjab portando la sua fortuna con sé e si trasferì in Francia. In un primo tempo visse insieme a sua figlia Victorine a Parigi, dove il re Luigi Filippo gli conferì l'onorificenza di Grand'Ufficiale della Legion d'onore e il titolo di conte di Mandy.

A Parigi regalò al re Luigi Filippo una serie di antiche monete greche che aveva dissotterrato e che dimostravano la marcia attraverso l'Afganistan e la Battriana di Alessandro Magno.

Nei suoi ultimi anni di vita perse parte della sua fortuna in imprese commerciali senza successo. Secondo Flaminio Servi, Ventura si battezzò verso la fine della sua vita. Morì nel suo castello di Mandy situato a Lardenne (vicino a Tolosa) il 3 aprile1858, e fu sepolto nel piccolo cimitero di quella località.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Vedi Cognomi ebraici Ventura, Bollettino della Comunità Ebraica di Milano, n.2, febbraio 2012
  2. ^ Major Pearse, Hugh; Ranjit Singh and his white officers nel libro di Alexander Gardner, The Fall of Sikh Empire, National Book Shop, Delhi, India, 1898, 1999, isbn=81-7116-231-

Fonti[modifica | modifica sorgente]

  • Balboni, Maria Pia, “Ventura. Dal ghetto del Finale alla corte di Lahore”, Pagine VIII-212, Aedes Muratoriana, Modena, 1993;
  • Notizie Storiche e Biografiche del Generale Rubino Ventura, Finalese, Esposte da un Suo Concittadino, Finale (Emilia), 1882;
  • F. Servi, in Corriere Israelitico, x. 47 et seq.;
  • idem, in Vessillo Israelitico, xxxi. 308 et seq.;

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