Rivolta della notte di San Giorgio

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Possedimenti della Livonia medievale

La Rivolta della notte di San Giorgio del 1343–1346 (in lingua estone Jüriöö ülestõus), è stato un tentativo fallito, da parte della popolazione indigena estone, nel Ducato di Estonia, nel Vescovado di Ösel-Wiek e nei territori insulari dello Stato Monastico dei Cavalieri Teutonici, di annientare i governanti danesi e tedeschi ed i proprietari terrieri che avevano conquistato il paese nel XIII secolo durante la crociata livoniana, e di eliminare la religione cristiana. Dopo il successo iniziale, la rivolta si concluse con l'invasione dei cavalieri dell'Ordine Teutonico. Nel 1346 il Ducato di Estonia venne venduto per 19.000 Köln marchi dal Re di Danimarca all'Ordine Teutonico. Il passaggio di sovranità dalla Danimarca allo Stato dell'Ordine Teutonico ebbe luogo il 1º novembre 1346.

Antefatto[modifica | modifica sorgente]

Con la conquista di Ösel (Saaremaa) da parte dell'Ordine di Livonia nel 1261, l'Estonia fu completamente soggiogata dai Crociati del Nord di Germania e Danimarca. I nuovi governanti imposero imposte e tasse anche se la popolazione indigena mantenne i diritti individuali, come il diritto di portare armi. L'oppressione divenne più dura poiché la nuova classe dominante iniziò a costruire case padronali in tutto il paese. Il peso dei dazi per i maestri laici fu raddoppiato dalla repressione religiosa e dalle esigenze economiche imposte dalla Chiesa. L'area divenne pertanto politicamente instabile. Le province estoni di Harria (Harju) e Vironia (Viru) erano state conquistate dalla Danimarca, ma dal XIV secolo il potere del regno si era indebolito. La provincia in Estonia si andò dividendo tra il partito filo-danese, guidato dal vescovo Olaf di Reval e il partito filo-tedesco guidato dal capitano Marquard Breide. L'80% dei vassalli danesi nel ducato di Estonia erano tedeschi della Westfalia, il 18% erano dani e il 2% estoni.[1]

Inizio della rivolta[modifica | modifica sorgente]

Padise Abbey.

La notte di San Giorgio (23 aprile) del 1343, venne dato un segnale, per mezzo dell'appiccamento di un fuoco ad una casa su una collina, per un attacco coordinato sugli stranieri ad Harria. Il piano era di uccidere "tutti i tedeschi con le loro mogli ed i loro figli. E così avvenne, perché cominciarono ad uccidere le vergini, le donne, i servi, le ancelle, i nobili e i popolani, giovani e vecchi. Tutti coloro che erano di sangue tedesco, doveva morire"[2] Secondo le Cronache Rimate della Giovane Livonia, dopo l'abiura al cristianesimo, le forze ribelli attraversarono tutta la provincia di Harria, bruciando tutte le residenze della nobiltà e uccisero tutti i tedeschi caduti nelle loro mani. Tra l'altro, bruciarono l'abbazia cistercense Padise e massacrarono i 28 monaci che non erano riusciti a fuggire. La cronaca aggiunge che tutte le donne tedesche o i bambini che erano stati risparmiati dagli uomini vennero uccisi dalle donne che procedettero poi a bruciare tutte le chiese e le capanne dei monaci.

Dopo il successo iniziale, gli estoni elessero quattro re tra di loro. I re insieme con l'esercito ribelle procedettero all'assedio della Reval (Tallinn) con una forza din 10.000 uomini. Nella prima battaglia sotto Tallinn gli estoni ebbero la meglio sui cavalieri. Tuttavia, i capi della rivolta erano preoccupati dal fatto che una volta che tedeschi e danesi si fossero ripresi dallo shock iniziale, il governo estone avrebbe potuto non essere in grado di resistere agli attacchi combinati dei loro nemici. Quindi inviarono una delegazione ai balivi svedesi di Åbo e Viborg per far loro sapere che erano stati uccisi i tedeschi di Harria. Segnalarono anche che l'esercito estone aveva posto l'assedio su Reval, ma erano disposti a consegnare la città danese al re di Svezia se gli svedesi avessero inviato aiuti. I balivi promosero di formare un esercito e navigare verso l'Estonia.[2]

Espansione della ribellione[modifica | modifica sorgente]

Pochi giorni dopo, gli estoni della provincia di Rotalia (Lääne) abiurarono al cristianesimo e uccisero tutti i tedeschi che potevano trovare. Dopo che la campagna fu saldamente nelle mani estoni, l'esercito ribelle assedio la città di Hapsal (Haapsalu), la capitale del Vescovado di Ösel-Wiek. Secondo la versione delle Cronache Rimate della Giovane Livonia, 1.800 tedeschi vennero uccisi a Läänemaa.[3] Secondo le versioni di Wartberge e Russow, il numero di vittime oscillanti fra 1.800 e 2.000 era da riferirsi ai dati di Harria e Vironia sommati.[4]

Assassinio dei quattro re[modifica | modifica sorgente]

Rovine del Castello di Paide

Subito dopo il massacro i sopravvissuti terrorizzati iniziarono a giungere al castello di Weissenstein (Paide). Il comandante del castello immediatamente inviò una lettera al maestro dell'Ordine di Livonia chiedendo consiglio su come affrontare la situazione. Burchard von Dreileben, il Maestro di Livonia, inviò un Fratello agli estoni "che conosceva la loro lingua e che sapeva" (forse un membro etnico estone dell'ordine) che chiese loro di inviare una delegazione a Weissenstein a spiegare le ragioni che li avevano condotti alla rinuncia del cristianesimo e all'uccisione di tutti i tedeschi. Promise anche che vi era l'intenzione di riparare i torti del passato e stabilire buone relazioni con gli estoni.[5]

Gli estoni inviarono i loro quattro re a Weissenstein accompagnati da tre scudieri e consentirono che il vescovo di Reval passasse attraverso il territorio in mano ai ribelli per partecipare ai negoziati. Tra i molti alti membri dell'Ordine di Livonia che erano venuti a Paide erano il Maestro di Livonia Burchard von Dreileben, i Komtur di Fellin (Viljandi) e Riga, il Vogt di Jervia (Järva), e molti altri. Il gran numero di cavalieri che giunsero ai negoziati indica che il vero scopo della riunione era quello di neutralizzare i re estoni e poi di attaccare l'esercito ribelle senza guida. Anche dopo che era stata dichiarata la tregua i cavalieri dell'ordine attaccarono un accampamento di 500 estoni a Ravila.

Il 4 maggio, le due parti iniziarono i colloqui. Il Maestro di Livonia fu il portavoce dei tedeschi alla conferenza. I re estoni so offersero di diventare vassalli dell'Ordine di Livonia, a condizione che non avrebbero avuto signori su di loro. Il maestro chiese loro di sapere perché avessero ucciso così tante persone, tra cui i 28 monaci di Padise. La risposta che ricevette fu che i tedeschi meritavano di essere uccisi anche se erano alti soltanto sessanta centimetri. Il maestro dell'ordine, Burchard von Dreileben, disse che la risposta era oltraggiosa, ma dichiarò che i quattro re ed i loro cortigiani, restassero impuniti e potessero mantenere la loro libertà personale, comunque, finché il signore non fosse tornato dalla campagna contro l'esercito estone, ai re non doveva essere permesso di lasciare il castello di Weissenstein. I quattro re, ai quali era stato concesso un lasciapassare, in base al codice d'onore medievale, vennero così oltraggiati. Chiesero di essere liberati in modo che potessero condividere il loro destino con il loro esercito, ma inutilmente.

Quando la delegazione estone venne scortata ai loro alloggi, fu improvvisamente attaccata dai loro ospiti tedeschi nel cortile del castello. Nella lotta che ne derivò i quattro re ed i loro scudieri vennero tutti uccisi a calci. La cronaca addossa l'incidente agli stessi inviati, dicendo che uno di loro tentò di uccidere il Vogt di Järva che era stato incaricato di soddisfare le esigenze degli inviati estoni. Molti storici respingono questa spiegazione dicendo che le trattative erano solo uno stratagemma per uccidere i capi della rivolta, e che la versione ufficiale dell'incidente fu un tentativo piuttosto inetto per giustificare l'assassinio di rappresentanti diplomatici da parte dei cavalieri teutonici.[6]

Fine della ribellione nell'Estonia continentale[modifica | modifica sorgente]

Battaglia di Kanavere[modifica | modifica sorgente]

Un grande esercito guidato dal Maestro dell'Ordine, procedette immediatamente verso Reval, alla ricerca di unità più piccole e coinvolgendo estoni incontrati lungo la strada. Una forza più grande estone che era stato inviato per bloccare preventivamente i cavalieri, venne intercettata dalla cavalleria tedesca. Nella battaglia che ne seguì di Kanavere l'11 maggio 1343, gli estoni fecero una ritirata tattica nella palude Kanavere. Dal momento che i cavalieri non erano in grado di impiegare la loro cavalleria pesante nella palude, smontarono e continuarono a combattere a piedi. La palude non era molto grande e le forze numericamente superiori dell'Ordine furono in grado di circondarla completamente. La battaglia si concluse con una vittoria tedesca. Le perdite estoni ammontarono a 1.600 uomini.

Battaglia di Warhill[modifica | modifica sorgente]

Dopo la battaglia di Kanavere, Burchard von Dreileben, il Maestro dell'Ordine, volle evitare di incontrare la forza principale dell'esercito estone, strategicamente accampata vicino ad una grande palude, in un'altra battaglia in cui la cavalleria pesante dell'Ordine avrebbe perduto la sua superiorità tattica. Perciò egli decise di utilizzare l'inganno e inviò i Vogt di Wenden (Cēsis) e Treyden (Turaida) con il pretesto dei negoziati di pace con gli estoni, apparentemente d'accordo con l'idea di vassallaggio senza padroni. Gli estoni accettato l'offerta e gli inviati tornarono all'accampamento dell'esercito tedesco. Von Dreileben, nel frattempo, aveva due schierato due squadroni di cavalleria tra la palude e il campo estone. Dopo che gli inviati avevano consegnato l'accettazione dei termini proposti dall'Ordine, il Maestro e i cavalieri, concordando sul fatto che i tedeschi uccisi dovevano essere vendicati e che gli estoni non meritavano alcuna pietà. Il 14 maggio 1343, i tedeschi attaccarono e gli estoni iniziarono la loro ritirata verso la palude. A causa della cavalleria tedesca, non furono in grado di completare questa manovra e nella battaglia che ne seguì 3.000 estoni vennero uccisi. Secondo le cronache, gli estoni che avevano finto di essere morti in battaglia, cercarono di uccidere i tedeschi anche dopo la fine della stessa. IL luogo della battaglia divenne noto come Sõjamäe, o Warhill, ma ora è un sottodistretto di Lasnamäe, Tallinn.

All'indomani della battaglia di Warhill[modifica | modifica sorgente]

Il Maestro dell'Ordine ed i magistrati di Tallinn appresero da un disertore tedesco catturato che agli estoni erano stati promessi aiuti militari dalla Svezia, che aveva recentemente conquistato diversi territori danesi in Scandinavia. Le forze svedesi avevano previsto l'arrivo in Estonia in cinque giorni. I sudditi del re danese a Tallinn, gravemente indeboliti dopo la carneficina di Harju e Viru, e timorosi delle intenzioni svedesi, sottomisero i domini danesi a Tallinn in Estonia sotto la protezione dell'Ordine. Dopo una promessa di compensazione il Maestro dell'Ordine accettò di fornire a Reval e Wesenberg (Rakvere) guarnigioni tedesche.

IL balivo di Viborg arrivò con un grande esercito, il 18 maggio e quello di Åbo il giorno successivo. Dopo aver scoperto che la roccaforte danese era nelle mani dell'Ordine e dell'esercito estone del tutto sconfitto, gli svedesi si accontentarono di effettuare dei saccheggi intorno a Reval prima di salpare di nuovo verso la Finlandia.

Gli estoni avevano anche cercato di trovare alleati anche in Russia. Due inviati erano stati mandati da Harria a Pskov per informare i russi del massacro dei tedeschi ad Harria e Vironia e la fine imminente dellOrdine. Gli inviati suggerirono che i russi avrebbero potuto voler saccheggiare i domini tedeschi dell'Estonia meridionale. Il 26 maggio 1343, il Vescovato di Dorpat (Tartu) subì un'intrusione tardiva da parte di 5.000 Pskovians. Tuttavia, poiché la ribellione in Estonia era già stata in gran parte schiacciata, l'Ordine fu in grado di radunare abbastanza truppe e con qualche sforzo mise in disfatta i russi saccheggiatori, uccidendo circa 1.000 di loro.

Nel frattempo, il Maestro aveva guidato la principale forza dell'Ordine in Rotalia al fine di rompere l'assedio di Hapsal. Gli estoni si ritirarono dalla città senza combattere, ancora una volta rifugiandosi nelle paludi.

Presto l'Ordine di Livonia ricevette più truppe dall'Ordine Teutonico di Prussia. All'inizio dell'inverno il Maestro dell'Ordine di Livonia tornò con questi rinforzi ad Harria e domò la resistenza residua. Le ultime roccaforti estoni di Harria a cadere furono Varbola e Loone (Lohu). Sulla scia della sanguinosa repressione della rivolta, Harria venne descritta come una "terra arida e desolata".

Il cronista Bartolomeo Hoeneke racconta una storia secondo la quale alcuni estoni cercarono di far entrare all'interno del castello di Fellin dei guerrieri armati nascondendoli in sacchi di grano. La trama non riuscì in quanto una madre fece una soffiata al comandante dell'Ordine in cambio della vita di suo figlio. Questo racconto, probabilmente apocrifo, ha ispirato diversi scrittori.

Dopo aver perso Reval e Wesenberg per opera dell'Ordine di Livonia nel 1343, la Danimarca gravemente indebolita perse anche Narva nel 1345. Allora il re Valdemaro IV, nel 1346, cedette il Ducato di Estonia all'Ordine Teutonico per 19.000 marchi d'argento (4 tonnellate di argento). Altri 6.000 marchi vennero pagati al Margravio di Brandeburgo. Un'altra conseguenza della Rivolta nella Notte di San Giorgio è stata la scomparsa dei resti di nobiltà pre-cristiana estone nel nord-Estonia.

Rivolta ad Ösel[modifica | modifica sorgente]

Il 24 luglio 1344, un giorno prima del giorno di San Giacomo, gli oseliani ad Ösel (nelle isole di Saaremaa e Muhumaa) rinnegarono il cristianesimo, uccisero tutti i tedeschi, e annegarono i sacerdoti in mare. Lo stesso giorno si radunarono intorno al Castello dell'Ordine di Livonia a Pöide. Il castello si arrese dopo otto giorni di assedio. Al Vogt del castello con la sua guarnigione di cavalieri di Livonia, così come a tutti gli altri tedeschi nel castello, venne promesso il libero passaggio. Indipendentemente da ciò, tutti i difensori del castello sono stati uccisi dopo che avevano attraversato la porta di accesso.

Saaremaa e Muhumaa rimasero in mano estone fino all'inverno. Non appena il mare tra le isole e il continente si fu congelato, il Maestro dell'Ordine con nuovi rinforzi giunti dalla Prussia, attraversò il mare e invase Saaremaa. L'esercito tedesco saccheggiò e bruciò tutti i villaggi in cui si era imbattuto durante l'assedio e infine mise sotto assedio la Rocca di Purtsa, una delle più grandi roccaforti estoni sull'isola. Nell'inverno del 1344, un giorno prima del Martedì grasso, i cavalieri penetrarono nella la roccaforte dopo aver abbattuto uno dei bastioni. Secondo Wigand di Marburgo, 2.000 persone vennero uccise nella fortezza. I tedeschi persero soltanto 500 uomini. Il re Oeselian Vesse fu catturato, torturato e poi giustiziato. Tuttavia, Saaremaa rimase libera e fermamente anti-cristiana, appena l'esercito tedesco venne costretto ad attraversare di nuovo il mare verso il continente prima che il ghiaccio marino si sciogliesse in primavera e la strada diventasse impercorribile per i rinforzi di ritorno dalla Prussia.

Nell'inverno del 1345 l'esercito cristiano tornò a Saaremaa devastando i distretti settentrionali con saccheggi e incendi per otto giorni. Alla fine gli oseliani chiesero la pace. Le due parti raggiunsero un accordo e l'esercito dell'Ordine di Livonia lasciò Saaremaa dopo che gli oseliani avevano accettato con riluttanza di restituire gli ostaggi e abbattere la fortezza di Maasilinn. La ribellione ad Ösel durava da due anni. Con la resa condizionale di Ösel, la rivolta della notte di San Giorgio era definitivamente terminata.

In letteratura[modifica | modifica sorgente]

La Rivolta della notte di San Giogio ha ispirato diversi romanzi storici di scrittori estoni, come Eduard Bornhöhe con il suo Tasuja (Il vendicatore). L'Unione Sovietica provò ad usare l'anniversario della rivolta nel 1943 per cercare di mettere gli estoni contro i tedeschi.

La rivolta è anche un soggetto popolare per il dibattito tra gli storici e gli scrittori estoni. Alcuni, come Edgar V. Saks e lo scrittore Uku Masing hanno sostenuto, sulla base di documenti contemporanei, che contrariamente alle affermazioni presenti nelle cronache, la rivolta non è stata una lotta contro il cristianesimo, ma solo contro l'Ordine di Livonia e che i crimini attribuiti agli insorti vennero effettivamente realizzati dall'Ordine. Alcuni vedono ciò come una continuazione della lotta tra l'Ordine e la Santa Sede. Altri respingono le conclusioni, come parziali e antistoriche.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Niels Skyum-Nielsen, Danish Medieval History & Saxo Grammaticus, Museum Tusculanum Press, 1981, p. 118. ISBN 8788073300.
  2. ^ a b Vahtre, Sulev (ed.). 1960. Bartholomäus Hoeneke: Liivimaa noorem riimkroonika. p. 79. Tallinn: Eesti Riiklik Kirjastus.
  3. ^ Vahtre, Sulev (ed.). 1960. Bartholomäus Hoeneke: Liivimaa noorem riimkroonika. p. 79, 107. Tallinn: Eesti Riiklik Kirjastus.
  4. ^ Vahtre, Sulev (ed.). 1960. Bartholomäus Hoeneke: Liivimaa noorem riimkroonika. p. 79, 107, 123. Tallinn: Eesti Riiklik Kirjastus.
  5. ^ Vahtre, Sulev (ed.). 1960. Bartholomäus Hoeneke: Liivimaa noorem riimkroonika. p. 81. Tallinn: Eesti Riiklik Kirjastus.
  6. ^ Schiemann, Theodor. 1887. Russland, Polen und Livland bis ins 17. Jahrhundert. II Bd. Berlin: G.Grote.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Niels Skyum-Nielsen, Danish Medieval History & Saxo Grammaticus, Museum Tusculanum Press, 1981. ISBN 8788073300.