Pokémon shock

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La sede di TV Tokyo, la rete televisiva giapponese coinvolta nel Pokemon Shock

Pokémon shock (ポケモンショック Pokémon Shokku?), o Pokémon panic, è il nome attribuito dalla stampa giapponese alle conseguenze provocate della messa in onda del trentottesimo episodio dell'anime Pokémon, Soldato Elettrico Porygon (でんのうせんしポリゴン Dennō Senshi Porigon?, letteralmente "Soldato Computer Porygon", internazionalmente noto come "Electric Soldier Porygon"), trasmesso il 16 dicembre 1997 su TV Tokyo ed altre emittenti televisive giapponesi.

La visione dell'episodio, mai più ritrasmesso in seguito, causò una serie di convulsioni e di crisi epilettiche in un gran numero di telespettatori, dei quali 685 furono portati in ospedale in ambulanza e 150 furono ricoverati con differenti prognosi, che andavano da un solo giorno fino ad oltre due settimane. Alcune persone furono inoltre colpite da epilessia in seguito alla trasmissione della scena incriminata da parte dei telegiornali.[1]

Trama dell'episodio[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Episodi di Pocket Monsters#Soldato Elettrico Porygon.

Ash, Misty, Brock e Pikachu entrano nel cyberspazio per recuperare un prototipo rubato del Pokémon Porygon, utilizzando un secondo esemplare del Porygon stesso. Per scongiurare l'attacco del sistema di sicurezza, Pikachu, utilizzando la mossa Tuonoshock, distrugge i missili che si dirigevano verso i ragazzi, dando così modo ai protagonisti e ad entrambi i Porygon di uscire dal computer attraverso un portale.

Trasmissione televisiva e controversia[modifica | modifica wikitesto]

L'episodio fu trasmesso in Giappone da più di 37 stazioni televisive il 16 dicembre 1997 alle ore 18:30[2], e fu visto da circa 26,9 milioni di famiglie[3].

Pochi minuti prima del termine dell'episodio, durante la scena in cui Pikachu ferma i missili con la mossa Tuonoshock, viene rappresentata nell'animazione una grande esplosione mediante un'alternanza rapida di luci rosse e blu[4] lampeggianti ad una frequenza di 12 Hz, per una durata circa 4 secondi quasi a tutto schermo, e successivamente per altri 2 secondi a tutto schermo[5][6].

Subito dopo aver visto questa scena, molti telespettatori iniziarono ad accusare disturbi della vista, cefalea, vertigini e nausea[4][7], ed alcuni anche cecità temporanea, convulsioni e perdita di conoscenza[4].

Si stima che, in tutto il Giappone, circa 12 000 telespettatori abbiano avuto dei disturbi durante la visione dell'episodio[4][8], e in ogni caso 685 bambini (310 maschi e 375 femmine) furono portati in ospedale in ambulanza nei momenti immediatamente successivi alla trasmissione[4][9][1].

Sebbene molte delle vittime abbiano iniziato a sentirsi meglio già durante il trasporto in ospedale, per più di 150 di loro fu disposto il ricovero[4][9], e due di questi rimasero ricoverati per più di due settimane[9].

La scena dell'esplosione fu pure incautamente ritrasmessa da un telegiornale, causando qualche ulteriore episodio di convulsioni[7].

In ogni caso, solo ad una piccola parte dei bambini ricoverati fu diagnosticata l'epilessia fotosensibile[10], mentre studi successivi dimostrarono che circa il 5-10% dei bambini portati in ospedale non aveva in realtà sintomi che ne giustificassero del tutto il ricovero[6] e, in ogni caso, la maggior parte dei 103 pazienti seguiti dai medici dopo il ricovero, non ebbe più, negli anni successivi, alcun episodio di convulsioni epilettiche[11].

Conseguenze[modifica | modifica wikitesto]

La notizia dell'incidente, che fu chiamato dalla stampa "Pokémon shock" (ポケモンショック, Pokemon Shokku)[12], ebbe ampia risonanza nei media giapponesi: le stazioni televisive che avevano trasmesso l'episodio si scusarono pubblicamente e sospesero la serie televisiva a tempo indeterminato[4], tutti i video dei Pokémon furono immediatamente ritirati dalla vendita[4] e le azioni della Nintendo, che tuttora produce i giochi su cui si basa la serie animata, persero il 5% alla Borsa di Tokyo[4][13], nonostante l'allora presidente dell'azienda, Hiroshi Yamauchi, avesse pubblicamente dichiarato che la Nintendo non avesse alcuna colpa per quanto fosse accaduto[13][14].

La trasmissione televisiva di Pokémon rimase bloccata per ben 4 mesi, e la serie fu di nuovo messa in onda, con una sigla iniziale rinnovata, solo il 16 aprile 1998, riprendendo dall'episodio successivo, il trentanovesimo: "Addio Pikachu!"[15][16][3].

"Soldato elettrico Porygon" non fu invece più ritrasmesso né immesso nel mercato home-video, nemmeno con eventuali modifiche della scena in questione.[nota 1] L'episodio non fu mai doppiato o distribuito in altre lingue, con la sola eccezione degli Stati Uniti, dove la 4Kids Entertainment lo adattò modificando la scena del "Pokémon shock", riducendo la frequenza e la durata della luce lampeggiante, ma decise in seguito di non trasmettere mai, in ogni caso, quell'episodio[17].

Per evitare che un simile incidente potesse capitare di nuovo in futuro, furono stabilite delle linee guida per le serie animate[9][18], in particolare:

  • Le immagini non possono lampeggiare più velocemente di 3 volte al secondo se contengono il colore rosso, o più di 5 volte al secondo se non contengono il colore rosso.[nota 2]
  • Il lampeggio delle immagini non può durare per più di due secondi.[nota 3]
  • Strisce, vortici e cerchi concentrici non possono essere visualizzati a tutto schermo.

Impatto culturale[modifica | modifica wikitesto]

Il "Pokémon shock" è stato più volte citato nella cultura popolare, per esempio:

Note[modifica | modifica wikitesto]

Note
  1. ^ La semplice eliminazione della scena non era possibile perché avrebbe compromesso la comprensione dell'intero episodio.
  2. ^ Durante la scena del "Pokémon shock", lo schermo lampeggiava 12 volte al secondo.
  3. ^ Durante la scena del "Pokémon shock", lo schermo lampeggiava rosso-blu per 6 secondi complessivi.
Fonti
  1. ^ a b Epilessia da cartoon: 650 bimbi in ospedale in la Repubblica, 18 dicembre 1997, p. 27.
  2. ^ (EN) Wudunn Sheryl, TV Cartoon's Flashes Send 700 Japanese Into Seizures in The New York Times, 18 dicembre 1997. URL consultato il 19 ottobre 2008.
  3. ^ a b (JA) ポケモン騒動を検証する, TVアニメ資料館. URL consultato il 2 novembre 2008 (archiviato dall'url originale il 13 gennaio 2008).
  4. ^ a b c d e f g h i (EN) Benjamin Radford, Pokémon Panic of 1997, Skeptical Inquirer, maggio-giugno 2001. URL consultato il 2 novembre 2008 (archiviato dall'url originale il 25 gennaio 2002).
  5. ^ (EN) Wudunn Sheryl, TV Cartoon's Flashes Send 700 Japanese Into Seizures in The New York Times, 18 dicembre 1997. URL consultato il 21 novembre 2008.
  6. ^ a b Takeo Takahashi e Yasuo Tsukahara, Pocket Monster incident and low luminance visual stimuli in Pediatrics International, vol. 40, nº 6, Blackwell Science Asia, 1998, pp. 631–637, DOI:10.1111/j.1442-200X.1998.tb02006.x, ISSN 1328-8067, OCLC 40953034. URL consultato il 2 novembre 2008.
  7. ^ a b (EN) Japanese cartoon triggers seizures in hundreds of children in Reuters, 17 dicembre 1997. URL consultato il 29 settembre 2007.
  8. ^ Radford B, Bartholomew R, Pokémon contagion: photosensitive epilepsy or mass psychogenic illness? in South Med J, vol. 94, nº 2, 2001, pp. 197–204, PMID 11235034.
  9. ^ a b c d (EN) Pokémon on the Brain, Neuroscience For Kids, 11 marzo 2000. URL consultato il 21 novembre 2008.
  10. ^ (EN) Fits to Be Tried, Snopes.com. URL consultato il 21 novembre 2008.
  11. ^ Y Ishiguro, H Takada, K Watanabe, A Okumura, K Aso e T Ishikawa, A Follow-up Survey on Seizures Induced by Animated Cartoon TV Program "Pocket Monster" in Epilepsia, vol. 45, nº 4, Copenhagen: E. Munksgaard, aprile 2004, pp. 377–383, DOI:10.1111/j.0013-9580.2004.18903.x, ISSN 0013-9580, OCLC 1568121, PMID 15030500. URL consultato il 2 novembre 2008.
  12. ^ Spyros Papapetros, On the Animation of the Inorganic: Life in Movement in the Art and Architecture of Modernism, 1892–1944, University of California, Berkeley, 2001, OCLC 51930122.
  13. ^ a b (EN) Popular TV cartoon blamed for mass seizures in Asahi Shimbun, 17 dicembre 2008.
  14. ^ (EN) Pocket Monsters Seizures News Coverage, Virtualpet.com. URL consultato il 3 novembre 2008.
  15. ^ (EN) 10th Anniversary of Pokémon in Japan, Anime News Network, 27 marzo 2007. URL consultato il 18 ottobre 2008.
  16. ^ a b c (EN) Robert Hamilton, Empire of Kitsch: Japan as Represented in Western Pop Media, Bad Subjects, aprile 2002. URL consultato il 18 ottobre 2008.
  17. ^ (EN) The Pokémon Anime —Censorship, Psypokes.com. URL consultato il 3 novembre 2008.
  18. ^ (EN) Animated Program Image Effect Production Guidelines, TV Tokyo. URL consultato il 21 novembre 2008.
  19. ^ Electic Soldier Porygon dei Rexedog su www.sonicbids.com
  20. ^ (EN) Vinay Menon, Records: The biggest load of ... in Toronto Star, 25 agosto 2004. URL consultato il 18 ottobre 2008.
  21. ^ (EN) Tim Clodfelter, Record Book Focused on the Gamers in Winston-Salem Journal, 17 aprile 2008, p. 1. URL consultato il 18 ottobre 2008.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • (EN) Pokémon panic in Chambers Dictionary of the Unexplained, Londra, Chambers Harrap, 2007.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]