Poetica di Stalin

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Stalin nel 1912

Prima di diventare un rivoluzionario bolscevico e il dominatore incontrastato dell'Unione Sovietica, Josif Stalin fu un promettente poeta amatoriale.

Opera[modifica | modifica wikitesto]

Come a tutti i bambini georgiani dell'epoca, a Iosif Vissarionovič Džugašvili - che sarebbe poi stato soprannominato Stalin, cioè l'uomo d'acciaio - venne inculcata l'epica nazionale, rappresentata soprattutto dal poema Il cavaliere in pelle di pantera. Da ragazzino, Iosif conosceva l'opera a memoria e leggeva con passione le altre poesie popolari del tempo, in particolare quelle di Rafael Eristavi, Akaki Tsereteli e - una volta imparato il russo - Nikolaj Alekseevič Nekrasov[1].

Al seminario ortodosso di Tiflis, dove venne accettato nel 1894, Stalin lesse le traduzioni di Goethe e Shakespeare e recitò Walt Whitman; in questa fase, iniziò a scrivere poesia romantiche in georgiano. Nel 1895, all'età di 17 anni, le opere di Stalin impressionarono il noto poeta Ilia Chavchavadze, che ne pubblicò cinque nel suo giornale Iveria, attribbuendo al poeta in erba lo pseudonimo Soselo[1].

Una di queste poesie, Mattina, conteneva questi versi:

"Il bocciolo rosa si è aperto,
rivolto al pallido blu viola
e agitato da una brezza leggera,
il giglio della valle si è piegato sopra l'erba.
L'allodola ha cantato nel blu scuro,
volando più alto rispetto alle nuvole
e il dolce suono dell'usignolo.
Ha cantato una canzone per i bambini dai cespugli.
Fiore, oh mia Georgia!
Regni la pace nella mia terra natale!
E possiate voi, amici, rendere nuova
la nostra Patria con lo studio!"[2]

Una volta entrato nel Partito Bolscevico, Stalin smise di scrivere poesie ("ci voleva troppo tempo", disse a un amico) ma ancora nel 1907 usava il suo prestigio come Soselo per ottenere da un ammiratore le informazioni di cui aveva bisogno per una rapina in banca. Durante le Grandi Purghe, curò la traduzione in russo de Il cavaliere in pelle di pantera (da un intellettuale georgiano uscito dal carcere per lo scopo) e con competenza tradusse egli stesso alcuni distici[1].

Stalin ha pubblicato tutti i suoi lavori in forma anonima, senza mai riconoscerli pubblicamente: quando nel 1949, in occasione del suo 70º compleanno, Lavrenti Beria chiamò al suo seguito Boris Pasternak ed altri importanti traduttori al fine di preparare un'edizione completa delle fatiche letterarie di Stalin, il dittatore sovietico bloccò l'iniziativa[1].

Ricezione[modifica | modifica wikitesto]

Un biografo di Stalin, Simon Sebag Montefiore, osservò che le poesie contenute in Iveria "furono molto lette e molto ammirate. Sono diventate dei classici georgiani, seppur minori, e vennero pubblicate in antologie ed insegnate agli scolari fino al 1970. La vicenda non riguardò il culto della personalità di Stalin, visto che esse risultavano come opere di un anonimo". Montefiore scrive anche che "Stalin non era un Puškin georgiano. Più che nell'immaginario romantico - in parte a quello del celebre autore russo - la loro bellezza sta nel ritmo e nel linguaggio"[1].

Robert Service, un altro biografo di Stalin, descrisse le poesie come "abbastanza conformi alle poesie romantiche del primo XIX secolo" e come "molto convenzionali, (...) molto standardizzate e piuttosto auto-indulgenti"[3]. Le poesie di Stalin sono state tradotte in inglese da Donald Rayfield mentre in Italia furono pubblicate nel 1999 sotto la supervisione di Gianroberto Scarcia.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • G. Scarcia (a cura di), Soselo Stalin Poeta, Pasian di Prato, Campanotto, 1999.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e Simon Sebag Montefiore, Before the terror in The Guardian, 19 maggio 2007. URL consultato il 12 aprile 2011.
  2. ^ Poesia di Stalin
  3. ^ Suzanne Merkelson, Bad Politics, Worse Prose in Foreign Policy, 8 aprile 2011. URL consultato il 12 aprile 2011.