Pascalina

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Un esemplare di Pascalina, realizzata da Blaise Pascal nel 1652.

La pascalina è stato uno strumento di calcolo precursore della moderna calcolatrice, inventato nel 1642 dal matematico e filosofo francese Blaise Pascal. Essa consente di addizionare e sottrarre fino a dodici cifre, tenendo però conto del riporto. È considerato il primo strumento meccanico di calcolo inventato, anche se in seguito la prima calcolatrice moderna è stata considerata quella di Wilhelm Schickard.

La sua notorietà fu notevolmente amplificata dall'accurata descrizione contenuta nella Grand Encyclopédie di Diderot e d'Alembert,[1] che la rese il punto di riferimento per la realizzazione di molte calcolatrici successive.

Cenni storici[modifica | modifica wikitesto]

L’invenzione risale al 1642 per opera del celebre matematico e filosofo Blaise Pascal, figlio di Étienne Pascal che era un intendente di finanza in carico a Rouen. Il padre era costretto a frequenti e lunghi calcoli pertanto il diciannovenne Blaise, già brillante matematico, lavorò all’invenzione per aiutare il padre nello svolgimento della sua professione. Il giovane Blaise Pascal si ispirò all’addizionatore di Shickard e dopo alcuni prototipi trovò un abile artigiano che la costruì nel 1645 per presentarla a Pierre Seguire, cancelliere del cardinale Richelieu, che lo incoraggiò a migliorare la sua invenzione. [2] Nel 1649 Luigi XIV concesse a Blaise Pascal l’esclusiva per la produzione e la commercializzazione della Pascaline ed egli, contrariamente a Schickard, avviò una articolata pubblicizzazione in tutta l’Europa mediante la corrispondenza epistolare con molti letterati e studiosi di sua conoscenza, facendo realizzare da un orologiaio di Rouen una produzione di circa una cinquantina di esemplari in varie dimensioni tra cui alcuni modelli senza calcolo decimale per calcolare pesi e misure. Blaise Pascal non mancò di far dono della sua invenzione ai più eminenti personaggi europei come la regina Cristina di Svezia e Maria Luisa Gonzaga, regina di Polonia. Inoltre, tramite il fisico olandese Christiaan Huygens, un modello raggiunse anche Londra, dove fu presentato alla Royal Society e dove ottenne le lodi di Robert Hooke, che dal principio si riteneva scettico, mentre altri due esemplari raggiunsero addirittura la lontana Cina.[3]

Il successo della pascalina ebbe un arresto conseguentemente alla crisi mistica che colse Blaise Pascal e che lo vide affermarsi maggiormente come filosofo. Tuttavia nel 1652 la pascalina apparì per la prima volta sul periodico Muse Historique, mentre nel 1779 ebbe una menzione anche nella Grande Encyclopédie di Diderot.

La pascalina lasciò una significativa eredità tecnologica; attrezzature sostanzialmente simili, anche se più perfezionate, continueranno ad essere costruite fino agli anni '60 del Novecento. Ai giorni nostri sono sopravvissuti soltanto nove esemplari originali, custoditi in musei o facenti parte di collezioni private.


Caratteristiche[modifica | modifica wikitesto]

Un esemplare di ‘’Addometer model B’’
L'addizionatrice esadecimale dell'IBM.

La pascalina operava calcoli sia in base decimale che nell'unità monetaria dell'epoca, la Lire, che era formata da venti soldi, a loro volta formati da dodici denari.

L’innovazione più importante della pascalina era il suo meccanismo di riporto, che consentiva una certa affidabilità dei calcoli, anche quando si doveva propagare su più ruote successive, come nella somma "9999 + 1". Tuttavia il meccanismo ideato impediva la reversibilità del movimento e la sottrazione poteva essere eseguita solo ricorrendo al trucco della "somma con il complemento". 
 Tecnicamente, facendo riferimento alla versione decimale, la pascalina era composta da una serie di ruote dentate indicanti le unità, le decine, le centinaia e così via, e ognuna era divisa in dieci settori, dallo 0 al 9, corrispondenti alle cifre del sistema decimale. Nella versione finanziaria le prime ruote a destra avevano un numero di settori diverso.

Le ultime macchine costruite ispirandosi alla pascalina furono delle addizionatrici tascabili (circa 30×6×1,5 cm), come l'Addometer, molto diffuse nella prima metà del Novecento, soprattutto negli Stati Uniti.[4][5] Negli anni sessanta IBM fece realizzare per i propri ingegneri un'addizionatrice di plastica simile a queste ultime, ma che operava in base esadecimale. Questa permetteva di eseguire in modo semplice ed economico i calcoli necessari nella progettazione e programmazione dei primi calcolatori elettronici.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Enciclopedia, o dizionario ragionato delle scienze, delle arti e dei mestieri, ordinato da Diderot e d'Alembert
  2. ^ Numeri in movimento. Attività per apprendere l'aritmetica con la pascalina. p. 22.
  3. ^ http://www.museoscienza.org/approfondimenti/documenti/macchina_poleni/storia6.asp
  4. ^ Sito di D. Bölter
  5. ^ Google Drive Viewer

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Enciclopedia, o dizionario ragionato delle scienze, delle arti e dei mestieri, ordinato da Diderot e d'Alembert, a cura di Paolo Casini, Laterza, Roma-Bari 1968, 2ª ed. 2003.
  • D'Alembert, Diderot, La filosofia dell'Encyclopédie, a cura di Paolo Casini, Bari, Laterza, 1966.
  • Michela Maschietto, Ketty Savioli, Numeri in movimento. Attività per apprendere l'aritmetica con la pascalina. Centro Studi Erickson (collana Artefatti intelligenti)</ref>

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

matematica Portale Matematica: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di matematica