Pantografo (trasporti)

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Modello di pantografo classico
Esempio di pantografo (monobraccio Faiveley)

Si definisce pantografo quell'organo che permette, sui veicoli ferroviari, la captazione dell'energia elettrica da una linea aerea soprastante allo scopo di alimentarne le apparecchiature come i motori, il riscaldamento elettrico, il condizionamento e tutti gli eventuali dispositivi ausiliari di bordo.[senza fonte]

Viene utilizzato principalmente dalle locomotive elettriche ferroviarie e tranviarie ma trova impiego anche negli apparecchi mobili di preriscaldamento e precondizionamento dei vagoni viaggiatori e in alcune ferrovie estere anche per le attrezzature di alcune vetture ristorante.

È composto da un parallelogramma a bracci snodabili che nel vertice superiore sorregge un pattino denominato strisciante realizzato con materiali resistenti agli agenti atmosferici, con basso coefficiente d'attrito e con buona conducibilità elettrica; nel tempo si sono succeduti vari tipi di materiali, in genere leghe a base di rame; oggi si cerca si utilizzare striscianti in grafite e rame sinterizzati, poiché risulta più semplice la manutenzione del pantografo rispetto a quella della catenaria.[senza fonte]

Viene montato sul tetto dei veicoli ferroviari su un telaio isolato e collegato, mediante cavo ad alto isolamento, a dei dispositivi di protezione contro le sovratensioni accidentali e quindi ai circuiti di utilizzazione di bordo.[senza fonte]

Nei mezzi di trazione ferroviaria, in genere, vengono montati due pantografi[senza fonte]. Questo per evitare che, in caso di guasto del pantografo in uso, il treno venga immobilizzato: dunque è sufficiente escludere il pantografo guasto dal circuito facendolo abbassare e sostituirlo per l'alimentazione con l'altro pantografo facendolo sollevare. In Italia viene prescritto l'uso normale del pantografo posteriore rispetto al verso di marcia; se fosse utilizzato quello anteriore, in caso di rottura dello stesso i frammenti potrebbero mettere fuori uso anche quello incontrato subito dopo. [senza fonte]

Dagli ultimi anni del XX secolo vengono costruiti sempre più mezzi di trazione interoperabili, adatti cioè alla circolazione su reti alimentate con tensioni e correnti differenti, con caratteristiche costruttive della catenaria diverse o con differente sagoma limite elettrica; ciò ha comportato la necessità di dotare le locomotive e gli elettrotreni di un numero maggiore di pantografi, anche tre o quattro, adatti all'uso specifico di ogni singola variante.

Nel corso degli anni si sono succeduti diversi tipi di pantografi[mera tautologia] sempre più perfezionati ed affidabili[senza fonte]. Si parte dagli anni trenta con i pantografi di tipo 32[Linguaggio colloquiale, informazioni errate e peraltro localistiche] passando negli anni ai pantografi di tipo 42 e 52 (presenti su quasi tutte le locomotive delle Ferrovie dello Stato), 52AV, ATR90 (presente sulle E.402B e ETR 500 monotensione) ed ATR95, monobraccio, questi ultimi utilizzati di recente sulle E.404 degli elettrotreni ETR 500 e sui TAF di Trenitalia[senza fonte] e sono in corso di installazione sui TSR di FerrovieNord[Linguaggio non enciclopedico e recentista, informazione non corretta]

Prendono il nome di "pantografi" anche i dispositivi di captazione asimmetrici, come il tipo Faiveley, meno diffuso in Italia ma comunque di largo uso.[non chiaro]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Michele Manzo, Il nuovo pantografo tipo 52 F.S., in Ingegneria ferroviaria, 18 (1963), n. 9, pp. 787-801

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