Ozio

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Il termine ozio (derivato dal latino otium) indica un'occupazione principalmente votata alla ricerca intellettuale, attività generalmente riservata alle classi dominanti, ed è contrapposto a negotium, termine che indica occuparsi (più per necessità che per scelta) dei propri affari.

Indice

Storia [modifica]

La connotazione originaria di ozio come tempo dedicato ad attività fisiche, intellettuali, artistiche e ludiche voluttuarie ha ceduto nel tempo a un'accezione negativa del termine, come sinomimo di inattività, pigrizia, inerzia, donde il proverbio l'ozio è il padre di tutti i vizi.

Anche nell'accezione negativa, l'ozio non è sempre stato oggetto di riprovazione sociale. Dell'ozio scrissero Aristotele, Agostino (Il lavoro dei monaci), Seneca (De otio), Epitteto (nel Manuale), Bertrand Russell (Elogio dell'ozio), Itsuo Tsuda (Il non-fare) e, in modo ironico, il socialista Paul Lafargue (Elogio della pigrizia).

Bibliografia [modifica]

Voci correlate [modifica]

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