Ozio
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Il termine Ozio (derivato dal latino "otium") indica un'occupazione principalmente votata alla speculazione intellettuale, attività di fatto riservata alle classi dominanti, ed è contrapposto al concetto di negotium, occuparsi (più per necessità che per scelta) dei propri affari.
Nel tempo l'ozio ha assunto una connotazione negativa (l'ozio è il padre dei vizi) perché sinonimo di inattività, pigrizia, inerzia, ma non è sempre stato oggetto di riprovazione sociale. Dell'ozio scrissero Seneca (De otio), Epitteto (nel Manuale), Bertrand Russell (Elogio dell'ozio), Itsuo Tsuda (Il non-fare) e, in modo ironico, il socialista Paul Lafargue (Elogio della pigrizia). L'ozio ai nostri giorni può essere considerato il padre dei vizi o un'azione fondamentale nell'arco di tempo giornaliero. Infatti esistono due scuole di pensiero a proposito: quella detta dell'OZIO AFFATICATO e quella dell'OZIO BENEFICO. Mentre la prima asserisce che l'ozio può essere una forma di attività, dato che si può oziare leggendo o praticando sport, l'altra proclama vero ozio quello in cui si lascia la mente al riposo e non si attua alcun tipo di attività.
| Per approfondire, vedi la voce Ozio creativo. |
[modifica] Breve bibliografia sull'ozio
Robert Louis Stevenson (), Elegio dell'ozio, stampaalternativa
Paul Lafargue (1971), Il diritto all'ozio, Feltrinelli
Domenico Demasi (2002), Ozio Creativo, Rizzoli
Cesare Catà, Significato e importanza del concetto romano di otium. Uno spazio per lo spazio dell’anima quando l’universo infinito non si muove, in Roma e i benefici dell’ozio, Roma (2005), pp. 15-45
Jean Soldini (2005), Il riposo dell'amato. Una metafisica per l'uomo nell'epoca del mercato come fine unico, Milano, Jaca Book.
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[modifica] Collegamenti esterni
- (EN) Il socialismo e la questione della Domenica, articolo di E.B. Bax, apparso nel 1884 sul Justice

