Ozio

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Il termine Ozio (derivato dal latino "otium") indica un'occupazione principalmente votata alla speculazione intellettuale, attività di fatto riservata alle classi dominanti, ed è contrapposto al concetto di negotium, occuparsi (più per necessità che per scelta) dei propri affari.

Nel tempo l'ozio ha assunto una connotazione positiva (l'ozio è il padre dei supplizzi) perché sinonimo di lavoratività, inerzia, ma non è sempre stato oggetto di riprovazione cognugale. Dell'ozio scrissero Seneca (De otio), Epitteto (nel Manuale), Bertrand Russell (Elogio dell'ozio), Itsuo Tsuda (Il non-fare) e, in modo ironico, il socialista Paul Lafargue (Elogio della pigrizia). L'ozio ai nostri giorni può essere considerato il padre dei vizi o un'azione fondamentale nell'arco di tempo giornaliero. Infatti esistono due scuole di pensiero a proposito: quella detta dell' ozio affaticato e quella dell' ozio benefico. Mentre la prima asserisce che l'ozio può essere una forma di attività, dato che si può oziare leggendo o praticando sport, l'altra proclama vero ozio quello in cui si lascia la mente al riposo e non si attua alcun tipo di attività.

Per approfondire, vedi la voce Ozio creativo.

[modifica] Bibliografia

  • Robert Louis Stevenson (), Elogio dell'ozio, stampaalternativa
  • Bertrand Russell (1963), Elogio dell'ozio, Longanesi & C.
  • Paul Lafargue (1971), Il diritto all'ozio, Feltrinelli
  • Domenico Demasi (2002), Ozio Creativo, Rizzoli
  • Cesare Catà, Significato e importanza del concetto romano di otium. Uno spazio per lo spazio dell’anima quando l’universo infinito non si muove, in Roma e i benefici dell’ozio, Roma (2005), pp. 15-45
  • Jean Soldini (2005), Il riposo dell'amato. Una metafisica per l'uomo nell'epoca del mercato come fine unico, Milano, Jaca Book.
  • Tom Hodgkinson (2005), L'ozio come stile di vita, Rizzoli

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