Accidia
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L'accidia è l'avversione all'operare mista a noia e indifferenza. L'etimologia classica del termine lo fa derivare dal greco: a (alfa privativo = senza) + kédion (= cura), sinonimo di indolenza.
Nell'antica Grecia il termine acedia indicava, letteralmente, la mancanza di dolore, l'indifferenza e quindi la tristezza e la malinconia. Il termine fu ripreso in età medievale, quale concetto teologico indicante il torpore malinconico che prendeva coloro che erano dediti a vita contemplativa.
Il significato del termine è oggi vago, ma resta fortemente connotato, nelle culture cristiane, di implicazioni moralistiche e negative. Nel cattolicesimo l'accidia è uno dei sette peccati capitali ed è costituito dall'indolenza nell'operare il bene.
Indice |
[modifica] Lessico
Jacopone da Todi ne descriveva così gli effetti:
| « L'Accidia una freddura, ce reca senza mesura, posta 'n estrema paura, co la mente alienata » |
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Dante, che nel Convivio sembra considerarla un "vizio per difetto dell'ira", nel VII canto della Commedia pone gli accidiosi nella palude Stigia, insieme con gli iracondi, mentre nel Purgatorio li colloca nel IV girone (Canto XVII), a correre frettolosamente per la cornice, gridando esempi di sollecitudine e di accidia punita.
Nel lessico contemporaneo il lemma accidia / accidioso:
- è usato come sinonimo di noia e vita depressa;
- indica lo scoraggiamento, l'abbattimento e la stanchezza guardati dall'angolo visuale di chi pensa che si debba sempre fare, desiderare, meritare, conquistare qualcosa (punto di vista che è tipico soprattutto del giudicante, ma può essere anche fatto proprio dal portatore del sentimento, quando se ne ritrae disgustato e spaventato);
- rinvia, più che a questioni etiche, a questioni psicologiche, indicanti un'anomalia della volontà,
- è correntemente considerato, piuttosto che un peccato, un sintomo di depressione.
Banalizzato, accidioso indica anche semplicemente una personalità particolarmente incline all'ozio, che è considerato un peccato capitale anche dalla moderna società desacralizzata, in quanto il soggetto che ne è colpito produce e consuma meno di quanto "dovrebbe", e si configura, da questo punto di vista, come un individuo socialmente pericoloso, in quanto attore ed esempio di disordine.
[modifica] Iconografia
I simboli che rappresentano l'accidia sono normalmente un uomo addormentato (che quindi non pecca, ma neppure pratica la fede) o lavori eseguiti a metà.
La più famosa rappresentazione di questo stato d'animo è la Melencholia, di Dürer, che lo collega alla tristezza, ma anche al calcolo, alla riflessione, all'ozio creativo.
[modifica] Bibliografia
- Sergio Benvenuto, Accidia. La passione dell'indifferenza, Il Mulino, 2008.
- AA.VV., L’accidia, Giulio Perrone Editore (LAB), Roma 2009.
- Wendy Wasserstein, Accidia, Raffaello Cortina, 2006

