Moschea della Koutoubia

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Moschea della Koutoubia
Moschea della Koutoubia
Stato Marocco Marocco
Località Blason.Marrakech.pngMarrakech
Religione Islam
Stile architettonico Architettura islamica
Inizio costruzione 1120
Completamento 1196

La Moschea della Koutoubia, in in arabo: جامع الكتبية, Jāmiʿ al-Kutubiyya, è il principale edificio religioso della città di Marrakesh, in Marocco.

Rappresenta uno degli esempio più compiuti dell'architettura islamica almohade [1] .

Nomenclatura[modifica | modifica wikitesto]

Il suo nome deriva dalla parola "kutub", dei Librai, e sembra indicasse il fatto che in questo luogo, o nei dintorni, fosse presente un suq di venditori di libri sacri o che vi erano scrivani che prestavano servizio agli analfabeti.

Storia e architettura[modifica | modifica wikitesto]

Veduta dell'interno
Moschea della Kutubiyya

La Kutubiyya, venne iniziata dalla dinastia berbera degli Almohadi intorno al 1120, e in seguito fortemente rimaneggiata fra il 1158 e il 1162 per volere dell'emiro Abd al-Mu'min che la trasformò in uno degli edifici più caratteristici dell'architettura almohade.

La moschea si presenta, secondo la planimetria tradizionale derivante dalla Grande moschea di Qayrawan, che costruita a partire dal 670 è la più antica dell'Islam e divenne modello per tutti gli edifici religiosi seguenti.

Si compone di un grande cortile porticato aperto davanti alla sala di preghiera e disposti secondo l'asse di direzione della qibla. La Sala di preghiera, è una delle più vaste dell'occidente musulmano, misura 90 metri di larghezza per 60 m di lunghezza, atta ad accogliere fino a venti mila fedeli. La sala è divisa da numerosi pilastri bianchi in 17 navate perpendicolari al muro del mihrab. La navata centrale e quella trasversale (lungo il muro del mihrab) sono di dimensioni maggiori e danno all'insieme l'effetto della tipica pianta a "T".

Gli Almohadi, di madhhab malikita, prediligevano un'architettura assai austera e, con la sua sobrietà, la Kutubiyya ne rifletteva l'ideologia. Infatti, anche se gli archi, retti dai pilastri, si presentano rialzati o polilobati, restano comunque spogli di decorazioni.
Eccezione fa il ricco minbar del 1137, disegnato dal maestro al-Hajj Yaʿish di Malaga. Alto 3,90 metri e lungo 3,5 m venne realizzato a Cordova per un'altra moschea, in legno di Sandalo, ebano, avorio e incisioni in argento. La sua fattura e decorazione ad intarsio richiese un minuzioso lavoro di sette anni, è considerato uno dei capolavori dell'arte andalusa secondo lo Stile moresco. Come la maggior parte di quelli dell'occidente islamico, anche il minbar della Kutubiyya è mobile (su ruote).

Accompagna la moschea il celebre minareto, simbolo stesso dell'edificio, e uno dei più belli e antichi del mondo islamico.

Tutto l'edificio venne restaurato, con rispetto dell'originale, nel 1990, sotto l'autorità del ministero della Cultura marocchino.

Il minareto[modifica | modifica wikitesto]

Il minareto
Particolare del minareto

Il celebre minareto è più antico della moschea, ma venne completato più tardi, solo nel 1196; dunque si presenta più decorato.

Costruito in arenaria di Gueliz secondo la caratteristica pianta quadrata, tipica dell'occidente islamico; con i suoi 69 metri d'altezza e 12,80 metri per lato, si presenta estremamente proporzionato, tanto da servire come modello per erigere la Giralda di Siviglia e la Torre di Hassan di Rabat. All'interno ospita sei sale sovrapposte contornate da una leggera rampa atta alla salita degli asini caricati dei materiali di costruzione. In cima una piattaforma con balaustra merlata fa da base al lanternone di 16 metri d'altezza, sormontato da quattro grandi sfere decrescenti (la più grande dal diametro di 6 metri) in rame dorato simboleggiando la Kutubiyya con le altre moschee più importanti dell'Islam: la Masjid al-Haram di La Mecca, Moschea del Profeta di Medina e la Moschea della Roccia di Gerusalemme. La fine decorazione, diversa in ogni lato del minareto, è costituita dai tipici archi intrecciati (sebka), da rilievi, stucchi, pitture, maioliche verdi e azzurre.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Note e referenze[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Marocco Guida T.C.I. 2010