Abū Yūsuf Yaʿqūb al-Mansur

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Abū Yūsuf Yaʿqūb al-Manṣūr (in arabo: ابو يوسف يعقوب المنصور, noto anche col nome Moulay Ya'qub; 1160Marrakech, 23 gennaio 1199) è stato un califfo almohade.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Abū Yūsuf Yaʿqūb regnò tra il 1184 e il 1199 sull'impero almohade (comprendente il Maghreb e la Spagna islamica). Durante il suo mandato fiorirono il commercio, l'architettura, la filosofia e le scienze.

Succedette al padre Abu Ya'qub Yusuf I nel 1184. Nella battaglia di Alarcos, il 18 luglio 1195, sconfisse i castigliani. Dopo la vittoria, ha preso il titolo di al-Manṣūr bi-llāh ("il reso vittorioso da Dio"). La battaglia è raccontata nel 1326 dallo storico Abū Muḥammad Ṣāliḥ ibn b. ʿAbd al-Ḥalīm di Granada nel suo Rawḍ al-Kirṭās ("Il giardino delle [pagine] di carta", storia dei governanti del Marocco),[1] che numerosi studiosi attribuiscono tuttavia a Abū l-Ḥasan ʿAlī ibn Abī Zarʿ al-Fāsī.

Durante il suo regno, ha intrapreso diversi progetti importanti. Ha costruito le moschee al-Kutubiyya e al-Manṣūriyya a Marrakesh e una Kasba, accessibile dalla Bāb Agnaou e dalla Bāb Ksiba nella parte meridionale della medina.
Fu protettore del filosofo Averroè, che tenne nelle sua corte a Marrakesh.

Provò a far erigere quella che doveva essere la più grande moschea del mondo a Rabat. Tuttavia, la costruzione della moschea fu bloccata a causa della sua morte. Solo la prima parte della moschea fu completata, tra cui la Torre di Hassan. Inoltre tra il 1220 e 1221 fece costruire la Torre del Oro e la Giralda a Siviglia in al-Andalus (Spagna islamica).

Morì a Marrakesh nel centro del Marocco e gli succedette il figlio Muhammad al-Nasir.

Immagini[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Traduzione francese di A. Beaumier (1860).

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • E. Levi-Provençal, Un recueil de lettres officielles almohades I. Trente-sept lettres officielles almohades.
  • Ulrich Haarmann, Storia del mondo arabo, CH Beck, München, 2001
  • Stephan e Nandy Ronart, Enciclopedia del mondo arabo, Artemis Verlag, 1972

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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