Jan Karski

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Statua di Jan Karski a Tel Aviv

Jan Kozielewski, più noto come Jan Karski (Łódź, 24 giugno 1914Washington, 13 luglio 2000), [1] militare polacco, durante la seconda guerra mondiale è stato un esponente dell'Armia Krajowa (Esercito Nazionale), il principale gruppo polacco di resistenza al nazismo, incaricato di far conoscere la situazione del suo paese all'estero e soprattutto la realtà dei campi di sterminio. Per la sua opera è stato insignito del titolo di Giusto tra le nazioni.

Alla sua memoria è stato intitolato un premio.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nel gennaio 1939 era impiegato al ministero polacco per gli affari esterni. Durante la campagna del settembre 1939 fu fatto prigioniero dai sovietici che poi lo consegnarono ai tedeschi.

Nel novembre del 1939 riuscì, però, ad evadere durante un trasferimento e, giunto a Varsavia si unì alla resistenza. A partire dal gennaio 1940 partecipò a missioni di collegamento con il governo polacco in esilio in Francia.

Fatto prigioniero dalla Gestapo in Slovacchia nel giugno 1940, la resistenza lo fece nuovamente evadere dall'ospedale di Nowy Sącz. Successivamente ha partecipato alle attività dell'ufficio di propaganda ed informazione dell'Armia Krajowa (AK – la maggiore organizzazione di resistenza armata polacca durante l'occupazione nazista).

Nell'estate 1942 fu inviato in missione a Londra per aggiornare il generale Władysław Sikorski (primo ministro) e i rappresentanti dei partiti politici in esilio sulla situazione in Polonia.

Di nuovo in Polonia, si infiltrò due volte nel ghetto di Varsavia e raccolse anche informazioni sui campi di concentramento ed i campi di sterminio tedeschi.

Nell'autunno 1942 parte per una nuova missione diplomatica in Gran Bretagna e negli Stati Uniti per riferire sullo sterminio degli ebrei da parte dei nazisti sul territorio della Polonia occupata. Il Rapporto Karski è, quindi, inviato dal generale Sikorski ai governi britannico ed americano con la richiesta di aiuto per gli ebrei polacchi. Questo rapporto, presentato innanztitutto all Governo polacco in esilio a Londra parla di "un centro di folgorazione installato nel campo di Belzec".[2] Nella sua opera "Story of a Secret State" (pag. 349-51), però, descrive un evento di sterminio mediante l'utilizzo di calce viva[3].

Nel 1943, Karski poté incontrare il ministro degli esteri britannico Anthony Eden ed il presidente degli Stati Uniti Roosevelt, come pure i principali esponenti delle comunità ebraiche dei due paesi. Ai suoi racconti, gran parte di loro ebbero una reazione di incredulità simile a quella di Felix Frankfurter, giudice della Corte Suprema degli Stati Uniti, lui stesso ebreo, che gli disse:

(EN)
« Mr. Karski, a man like me talking to a man like you must be totally frank. So I must say: I am unable to believe you. »
(IT)
« Signor Karski, un uomo come me che parla con un uomo come lei deve essere del tutto sincero. Così io devo ammettere: non riesco proprio a crederle. »
(E. Thomas Wood e Stanislaw M. Jankowski, Karski: How One Man Tried to Stop the Holocaust, John Wiley & Sons, Inc., 1994)

Presentò il suo rapporto anche a politici, vescovi, giornalisti ed artisti, ma nessuno si interessò veramente a quanto diceva.

Nel 1944 ha scritto La mia testimonianza davanti al mondo: storia di uno stato segreto dedicato allo stato clandestino polacco.

Dopo la guerra rimase negli Stati Uniti dove ha lavorato per quarant'anni all'Università di Georgetown di Washington in qualità di insegnante in scienze politiche. Nel 1982, fu riconosciuto Giusto tra le nazioni.

Fu uno dei protagonisti del documentario di Claude Lanzmann, Shoah, in cui rilasciò una lunga intervista su ciò che vide nel Ghetto di Varsavia e che raccontò agli Alleati per informarli della situazione degli ebrei polacchi durante la guerra.

La figura di Jan Karski colpì lo scrittore francese Yannick Haenel che racconta l'eccezionale vicenda nel libro "Il testimone inascoltato".

Opere[modifica | modifica wikitesto]

  • Jan Karski, La mia testimonianza davanti al mondo : storia di uno stato segreto, a cura di Luca Bernardini, Adelphi [2001], 2013, ISBN 978-88-459-2734-8.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ alcuni riportano, erroneamente, la data del di nascita del 24 aprile che Karski usò in un suo falso documento durante la guerra[senza fonte]
  2. ^ Come si falsifica la storia, op. cit., pag. 27
  3. ^ Idem, pag. 26

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • E. Thomas Wood & Stanisław M. Jankowski, Karski: How One Man Tried to Stop the Holocaust, John Wiley & Sons Inc., 1994, p. 316, ISBN 0-471-01856-2.
  • C. Mattogno, Come si falsifica la storia: Saul Friedlander e il <<rapporto>> Gerstein, Sentinella d'Italia, 1988.

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