Isopyrum thalictroides

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Isopiro comune
Isopyrum thalictroides1.JPG
Isopyrum thalictroides
Classificazione Cronquist
Dominio Eukaryota
Regno Plantae
Superdivisione Spermatophyta
Divisione Magnoliophyta
Classe Magnoliopsida
Sottoclasse Magnoliidae
Ordine Ranunculales
Famiglia Ranunculaceae
Sottofamiglia Thalictroideae
Tribù Isopyreae
Genere Isopyrum
Specie I. thalictroides
Classificazione APG
Regno Plantae
(clade) Angiosperme
(clade) Eudicotiledoni
Ordine Ranunculales
Famiglia Ranunculaceae
Nomenclatura binomiale
Isopyrum thalictroides
L., 1753
Sinonimi

Isopyrum album Dulac (1867)
Isopyrum aquilegioides L. (1753)
Thalictrella thalictroides (L.) E. Nardi (1993)

Nomi comuni

(DE) Wiesenrauten-Muschelblümchen
(FR) Isopyre faux pigamom

L' Isopiro comune (nome scientifico Isopyrum thalictroides L., 1753) è una piccola pianta dai delicati fiori bianchi appartenente alla famiglia delle Ranunculaceae.

Etimologia[modifica | modifica wikitesto]

Il nome generico (Isopyrum) deriva dal greco antico ed è composto da due radici: isos (= simile) e pyrum (= frumento), quindi simile al frumento. Infatti i semi della pianta possono essere scambiati con quelli del grano[1]. Il nome specifico (thalictroides) indica una certa somiglianza delle foglie di questa pianta con le specie del genere Thalictrum.
Il binomio scientifico attualmente accettato (Isopyrum thalictroides) è stato proposto da Carl von Linné (1707 – 1778) biologo e scrittore svedese, considerato il padre della moderna classificazione scientifica degli organismi viventi, nella pubblicazione Species Plantarum del 1753.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Descrizione delle parti della pianta
Il portamento

Sono piante erbacee perenni la cui altezza varia da 10 a 30 cm. La forma biologica di questa pianta è geofita rizomatosa (G rhiz), ossia sono piante perenni erbacee che portano le gemme in posizione sotterranea. Durante la stagione avversa non presentano organi aerei e le gemme si trovano in organi sotterranei chiamati rizomi, dei fusti sotterranei dai quali, ogni anno, si dipartono radici e fusti aerei. La pianta ha un aspetto gracile.

Radici[modifica | modifica wikitesto]

L'apparato radicale è secondario da rizoma e si presenta sotto forma di densi fascette di radici ingrossate.

Fusto[modifica | modifica wikitesto]

  • Parte ipogea: la parte sotterranea consiste in un rizoma biancastro e strisciante.
  • Parte epigea: la parte aerea è di tipo erbaceo e si sviluppa con un portamento eretto e per un lungo tratto è di aspetto nudo. La sezione è cilindrica. Tutto il fusto è sparsamente pubescente; alla base sono presenti delle squame membranose.

Foglie[modifica | modifica wikitesto]

Le foglie
  • Foglie basali: le foglie basali si sviluppano in verticilli con un lungo picciolo. Sono in numero di 2 o 3. La forma della foglia è bi-ternata, ossia divisa completamente in tre segmenti, a loro volta divisi in tre segmenti più piccoli. In tutto si hanno 9 segmenti sessili o brevemente picciolati (1 – 3 mm). I segmenti terminali sono 3 - 4 dentati (o lobati) in modo grossolano (la loro forma è ovalo-cuneiforme). La lamina ha una consistenza molle e il colore è glauco. Lunghezza del picciolo: 5 – 10 cm. Dimensione di un segmento: larghezza 10 mm; lunghezza 15 mm.
  • Foglie cauline: le foglie cauline (in genere 2) sono simili a quelle radicali, ma gradualmente decrescenti. Alla base del picciolo è presente una piccola orecchietta tipo stipola ovato-sfrangiata. Dimensioni delle stipole: larghezza 3 mm; lunghezza 4 mm. Lunghezza del picciolo: 1 – 2 cm. Lunghezza dei segmenti: 1 – 2 cm.

Infiorescenza[modifica | modifica wikitesto]

Infiorescenza

L'infiorescenza si compone di alcuni fiori terminali. Alla base del peduncolo sono presenti delle brattee di tipo fogliare. Lunghezza del peduncolo: 2 cm.

Fiore[modifica | modifica wikitesto]

Questi fiori sono considerati fiori arcaici, o perlomeno derivati da fiori più arcaici dalla struttura aciclica. Il perianzio è formato da un solo verticillo di elementi più o meno indifferenziati (fiori apoclamidati), i quali hanno una funzione di protezione e sono chiamati tepali o sepali (la distinzione dei due termini in questo caso è ambigua e quindi soggettiva). I petali veri e propri sono ridotti o mancanti; in questo fiore la corolla è praticamente assente[2]. I fiori sono attinomorfi, pentameri (a 5 elementi), ermafroditi e dialisepalo. Diametro dei fiori: 1 – 2 cm.

  • Formula fiorale: per questa pianta viene indicata la seguente formula fiorale:
* K 5, C 5, A molti, G 2 (supero)[3]
  • Calice: il calice è composto da cinque grandi sepali ovali di tipo corollino (o petaloide); sono larghi quanto sono lunghi, la forma è quindi largamente ellittica o sub-rotonda. Sono caduchi. Il colore è bianco con sfumature rosee. Dimensione dei sepali: larghezza 6 mm; lunghezza 9 mm.
  • Corolla: i petali sono cinque, molto piccoli, quasi atrofizzati e sono simili a dei minuscoli cornetti bilabiati e con funzioni nettarifere. Lunghezza dei petali nettariferi: 1 – 1,5 mm.
  • Androceo: gli stami (a disposizione spiralata) sono molto numerosi (20 - 30), bilobi e colorati di giallo.
  • Gineceo: l'ovario è supero e “apocarpo” (derivato da carpelli indipendenti). I carpelli sono 2 (raramente di più), sono sessili e disposti in modo spiralato anche questi, ma indipendenti tra di loro. Ogni carpello si sviluppa in un frutto indipendente contenente diversi semi. Insieme i carpelli formano un fascetta di follicoli.
  • Fioritura: fra marzo e maggio.

Frutti[modifica | modifica wikitesto]

I frutto è del tipo a follicolo libero con un becco apicale. In genere sono presenti due follicoli per fiore. La forma di questo frutto è ovato-compressa. I semi sono piccoli e rugosi.

Riproduzione[modifica | modifica wikitesto]

  • Impollinazione: l'impollinazione è garantita soprattutto da diversi insetti, come api e vespe in quanto sono piante nettarifere (impollinazione entomogama).
  • Riproduzione: la fecondazione avviene sia tramite l'impollinazione dei fiori (vedi sopra), ma anche per divisione del piede (propagazione tipicamente orticola).

Distribuzione e habitat[modifica | modifica wikitesto]

Distribuzione della pianta (Distribuzione regionale[4] – Distribuzione alpina[5])
  • Distribuzione altitudinale: sui rilievi queste piante si possono trovare da 20 fino a 500 m s.l.m.; frequentano quindi il piano vegetazionale collinare.

Fitosociologia[modifica | modifica wikitesto]

Dal punto di vista fitosociologico la specie di questa voce appartiene alla seguente comunità vegetale[6]:

Formazione: delle comunità forestali
Classe: Carpino-Fagetea
Ordine: Fagetalia sylvaticae
Alleanza: Carpinion betuli

Sistematica[modifica | modifica wikitesto]

Il genere Isopyrum comprende circa una ventina di specie (una sola spontanee dei territori italiani – quella di questa voce) distribuite soprattutto nelle zone temperate dell'emisfero Boreale. La famiglia delle Ranunculaceae invece comprende oltre 2000 specie distribuite su circa 47 generi[7] (2500 specie e 58 generi secondo altre fonti[8]).
Il numero cromosomico di I. thalictroides è: 2n = 14[9]

Descrizione sottospecie italiane[modifica | modifica wikitesto]

In Italia negli Appennini è presente la sottospecie insignis Gibelli & Pirotta: si differenzia dal tipo base per un numero maggiore di carpelli, per la forma dei segmenti fogliari (sono cordato-reniformi) e per i petali più grandi.

Specie simili[modifica | modifica wikitesto]

Questa pianta può essere confusa sia con le “aquilegie” che con i “thalictrum” (in particolare Thalictrum minus): ma sempre con scapi sterili (senza fiori) in quanto le foglie sono simili ma non i fiori. Viceversa i fiori possono essere scambiati per quelli di un Anemone nemorosa o Anemone trifolia (si distinguono in realtà dalle foglie meno lobate ma più acute).

Usi[modifica | modifica wikitesto]

Avvertenza
Le informazioni riportate non sono consigli medici e potrebbero non essere accurate. I contenuti hanno solo fine illustrativo e non sostituiscono il parere medico: leggi le avvertenze.

Farmacia[modifica | modifica wikitesto]

La pianta è velenosa per la presenza di alcaloidi di vario tipo. Ultimamente sono stati intrapresi alcuni studi[10] in quanto si è visto che gli alcaloidi di questa pianta potrebbero essere validi nel trattamento della malattia Plasmodium falciparum.

Giardinaggio[modifica | modifica wikitesto]

L'impiego principale dell'isopiro comune è nel giardinaggio, specialmente in quello alpino e roccioso. Si ottengo dei buoni effetti creando con questi fiori dei tappeti erbosi. Si possono moltiplicare per seme o divisione delle radici.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Motta, Vol. 2 - p. 556
  2. ^ Pignatti, vol.1 - p. 277
  3. ^ Tavole di Botanica sistematica. URL consultato il 1º ottobre 2010.
  4. ^ Checklist of the Italian Vascular Flora, p. 115
  5. ^ Flora Alpina, p. 128
  6. ^ Flora Alpina, vol. 1 - pag. 128
  7. ^ Botanica Sistematica, p. 327
  8. ^ Strasburger, p. 817
  9. ^ Tropicos Database. URL consultato il 2 ottobre 2010.
  10. ^ ALEXIS VALENTIN, FRANC¸OISE BENOIT-VICAL, CLAUDE MOULIS, EDOUARD STANISLAS, MICHE`LE MALLIE´, ISABELLE FOURASTE, AND JEAN-MARIE BASTIDE, In Vitro Antimalarial Activity of Penduline, a Bisbenzylisoquinoline from Isopyrum thalictroides in ANTIMICROBIAL AGENTS AND CHEMOTHERAPY, Oct. 1997, p. 2305–2307.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Giacomo Nicolini, Enciclopedia Botanica Motta. Volume secondo, Milano, Federico Motta Editore, 1960, p. 556.
  • Sandro Pignatti, Flora d'Italia. Volume primo, Bologna, Edagricole, 1982, p. 284, ISBN 88-506-2449-2.
  • D.Aeschimann, K.Lauber, D.M.Moser, J-P. Theurillat, Flora Alpina. Volume primo, Bologna, Zanichelli, 2004, p. 128.
  • 1996 Alfio Musmarra, Dizionario di botanica, Bologna, Edagricole.
  • Eduard Strasburger, Trattato di Botanica. Volume 2, Roma, Antonio Delfino Editore, 2007, p. 817, ISBN 88-7287-344-4.
  • Judd-Campbell-Kellogg-Stevens-Donoghue, Botanica Sistematica - Un approccio filogenetico, Padova, Piccin Nuova Libraria, 2007, p. 327, ISBN 978-88-299-1824-9.
  • F.Conti, G. Abbate, A.Alessandrini, C.Blasi, An annotated checklist of the Italian Vascular Flora, Roma, Palombi Editore, 2005, p. 115, ISBN 88-7621-458-5.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]