Gente di Dublino

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Gente di Dublino
Titolo originale Dubliners
Jamesjoyce tuohy-ohne.jpg
ritratto di Joyce
Autore James Joyce
1ª ed. originale 1914
Genere racconti
Lingua originale inglese

Gente di Dublino (Dubliners) è una raccolta di 15 racconti scritta da James Joyce (con lo pseudonimo di Stephen Daedalus) pubblicata originariamente da Grant Richards nel 1914, dopo essere stata rifiutata da molte case editrici.[1][2] La maggior parte dei racconti viene scritta da Joyce fra il 1904 e il 1905, nel 1906 vengono aggiunti I due galanti e Una piccola nube, mentre il racconto più famoso, I morti, è del 1907.

I protagonisti del libro sono persone di Dublino, di cui vengono narrate le storie di vita quotidiana. A dispetto della banalità del soggetto, il libro vuole focalizzare la propria attenzione su due aspetti, comuni a tutti i racconti: la paralisi[3] e la fuga.[4] La prima è principalmente una paralisi morale, causata dalla politica e dalla religione dell'epoca. La fuga è conseguenza della paralisi, nel momento in cui i protagonisti comprendono la propria condizione. La fuga, tuttavia, è destinata a fallire sempre. Le storie inoltre seguono una sequenza tematica e possono essere suddivise in quattro sezioni, una per ogni fase della vita: l'infanzia (Le sorelle, Un incontro, Arabia); l'adolescenza (Eveline, Dopo la corsa, I due galanti, Pensione di famiglia); la maturità (Una piccola nube, Rivalsa, Polvere, Un caso pietoso); la vita pubblica (Il giorno dell'Edera, Una madre, La grazia).[4][5] Alla fine è presente un epilogo, I morti, dal quale è stato tratto un film per la regia di John Huston nel 1987.

Stile[modifica | modifica sorgente]

Lo stile di Gente di Dublino è realistico[4]: la descrizione dei paesaggi naturali è concisa ma dettagliata; è presente un'abbondanza di dettagli, anche non essenziali, che non hanno propriamente uno scopo descrittivo ma spesso un significato più profondo. Per esempio l'accurata descrizione della casa del prete in Le sorelle è simbolo dell'incapacità sia fisica che morale di padre Flynn. Questo vuol dire che come in Gustave Flaubert o Émile Zola il realismo e naturalismo sono combinati con tratti simbolistici, e questo si nota non solo nel fatto che i dettagli esterni hanno spesso un doppio significato, ma anche dall'uso dell'epifania[4]: questa è una tecnica di Joyce in cui un insignificante particolare o un gesto, o perfino una situazione banale portano un personaggio ad una visione spirituale con cui comprende se stesso e ciò che lo circonda. Joyce pensava che la sua funzione come scrittore fosse quella di portare il lettore oltre i soliti aspetti della vita, e mostrarne il loro significato profondo, quindi spesso l'epifania era la chiave della storia stessa: alcuni episodi descritti, apparentemente non influenti o importanti, sono essenziali nella vita del protagonista e sono un emblema del loro contesto sociale e storico.

Joyce abbandona la tecnica del narratore onnisciente e non usa mai un singolo punto di vista: ce ne sono tanti quanti sono i personaggi. Inoltre usa spesso il "discorso diretto" anche per i pensieri dei personaggi, in questo modo, presentandoli senza l'interferenza del narratore, permette al lettore una conoscenza diretta del personaggio.

Temi[modifica | modifica sorgente]

In Gente di Dublino Joyce vuole mostrare la caduta dei valori morali, legati alla religione, alla politica e alla cultura di Dublino. Tutti gli abitanti di Dublino sono "spiritualmente deboli", hanno paura degli altri abitanti e sono in qualche modo schiavi della loro cultura, della loro vita familiare e politica ma soprattutto della loro vita religiosa. In realtà, ciò che Joyce tiene a mostrare non è tanto questa situazione di debolezza, quanto il modo in cui questa si riveli alle "vittime" di questa "paralisi" morale (Joyce ne parla come "Paralysis"). Quindi diventare consapevoli di questa situazione è proprio il punto di svolta di ogni storia: conoscere se stessi è alla base della morale, se non la morale stessa. Ad ogni modo, pur se l'obiettivo di Joyce sembra prevalentemente morale, Joyce non si comporta mai come un educatore dando istruzioni su come superare questa situazione, anzi il tema principale dell'opera è l'impossibilità di uscire da questa condizione di "paralisi". Ergo la "fuga" da questa situazione e il conseguente fallimento di questa fuga è un altro tema dell'opera.

Traduzioni italiane[modifica | modifica sorgente]

La prima edizione dell'intera raccolta in italiano si deve alla Dall'Oglio che nella collana "I corvi", serie scarlatta n. 5, la fa uscire nel 1933 a cura di Annie e Adriano Lami. Diversi anni dopo Einaudi pubblica ne "I coralli" la traduzione di Franca Cancogni (anche in tutte le ristampe e in collane successive). Questa traduzione passa anche nelle stampe della Mondadori, almeno fino al 1987, quando viene sostituita dalla traduzione di Attilio Brilli. La traduzione di Margherita Ghirardi Minoja per la "BUR" di Rizzoli esce nel 1961 (al n. 1701-1703 della prima serie, con il titolo Dublinesi); in edizioni successive prende il titolo più noto e si avvale di introduzione e note di Attilio Brilli. Nel 1970 esce la traduzione di Maria Pia Balboni per la Fabbri, poi passata anche alla Gulliver (nel 1986 e nel 1995) e alla Bompiani (nei "Tascabili", solo nel 1988). Anche alcune ristampe Fabbri si avvalgono di note del Brilli. Nel 1974 la Newton Compton pubblica la traduzione di Marina Emo Capodilista, ripresa in diverse collane (anche con Ritratto dell'artista da giovane e con una introduzione che parla di questo romanzo di Mario Praz). Nel 1976 esce la traduzione presso la collana "I grandi libri" n. 147 di Garzanti di Marco Papi, poi rivista da Emilio Tadini e con introduzione di Nemi D'Agostino (dal 1989). Questa stessa traduzione esce anche a cura di Aldo Tropea presso La Nuova Italia nel 1989. Anche la Gherardo Casini di Roma pubblica una nuova traduzione nel 1988, a cura di Massimo Marani, in un volume della serie "I grandi maestri" che contiene anche Ritratto dell'artista da giovane. Nel 1993 e nel 1995 escono due edizioni presso la Demetra di Bussolengo con introduzione e traduzione di Francesco Franconeri e il sottotitolo non joyciano di Passioni e storie di gente comune. Nel 1994 anche Feltrinelli esce con una nuova traduzione, affidata a Daniele Benati che vi mette anche, a modo di introduzione, un breve saggio di Italo Svevo, nella collana di tascabili "Universale Economica" (al n. 2107). Anche la Guaraldi nel 1995 pubblica una nuova traduzione (di Gian Luca Guerneri).

Trasposizione cinematografica[modifica | modifica sorgente]

Nel 1987 John Huston dirige il suo ultimo film The Dead - Gente di Dublino, tratto dal racconto di James Joyce.

Racconti[modifica | modifica sorgente]

Edizioni[modifica | modifica sorgente]

  • James Joyce, Gente di Dublino, traduzione di Annie e Adriano Lami, collana «I corvi» (poi anche ed. De Agostini), Milano, Dall'Oglio, 1933, pp. 301.
  • James Joyce, Gente di Dublino, traduzione di Franca Cancogni, collana «I coralli» (poi anche "Oscar Mondadori" fino al 1987 e nei "Meridiani"), Torino, Einaudi, 1949, pp. 271, ISBN 88-06-39180-1.
  • James Joyce, Gente di Dublino, traduzione di Margherita Ghirardi Minoja, collana «BUR» (nelle prime ed. con il titolo Dublinesi), Milano, Rizzoli, 1961, pp. 250, ISBN 88-17-15103-3.
  • James Joyce, Gente di Dublino, traduzione di Maria Pia Balboni, collana «I grandi della letteratura» (poi ed. Gulliver e con il titolo I dublinesi ed. Bompiani), Milano, Fratelli Fabbri, 1970, pp. 254.
  • James Joyce, Gente di Dublino, traduzione di Marina Emo Capodilista, collana «Universale tascabile», Roma, Newton Compton, 1974, pp. 202, ISBN 88-7983-588-2.
  • James Joyce, Gente di Dublino, traduzione di Marco Papi e Emilio Tadini, collana «I grandi libri», Milano, Garzanti, 1978, pp. 212, ISBN 88-11-58147-8.
  • James Joyce, Gente di Dublino, traduzione di Attilio Brilli, collana «Oscar Mondadori», Milano, Arnoldo Mondadori, 1988, pp. 208, ISBN 978-88-04-44831-0.
  • James Joyce, Gente di Dublino, traduzione di Massimo Marani, collana «I grandi maestri», Roma, Gherardo Casini, 1988.
  • James Joyce, Gente di Dublino, traduzione di Francesco Franconeri, collana «Acquarelli», Bussolengo, Demetra, 1993, ISBN 88-7122-375-6.
  • James Joyce, Gente di Dublino, traduzione di Daniele Benati, collana «UEF», Milano, Feltrinelli, 1994, ISBN 978-88-07-82107-3.
  • James Joyce, Gente di Dublino, traduzione di Gian Luca Guerneri, collana «Ennesima», Rimini, Guaraldi, 1995, ISBN 88-8049-015-X.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Daniele Benati, "Una storia curiosa", in James Joyce, Gente di Dublino, Milano, Giangiacomo Feltrinelli Editore, 2005.
  2. ^ Morton D. Zabel (a cura di), op. cit., p. 13.
  3. ^ Giovanni Casoli, op. cit., p. 645.
  4. ^ a b c d Gabriele Bugelli, Gente di Dublino "Dubliners" di J. Joyce, La Biblioteca della Maremma. URL consultato il 20 giugno 2011.
  5. ^ Giovanni Casoli, op. cit., p. 645.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Morton D. Zabel (a cura di), Antologia della critica americana del novecento, Roma, Edizioni di Storia e Letteratura, 1957.
  • Giovanni Casoli, Novecento letterario italiano ed europeo. Autori e testi scelti, Roma, Città Nuova Editrice, 2002.

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