The Dead - Gente di Dublino

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The Dead - Gente di Dublino
Dead-1987-Huston.png
Una scena del film
Titolo originale The Dead
Paese di produzione Gran Bretagna, Stati Uniti, Irlanda
Anno 1987
Durata 83 min
Colore colore
Audio sonoro
Genere drammatico
Regia John Huston
Soggetto James Joyce (racconto)
Sceneggiatura Tony Huston
Produttore Wieland Schulz-Keil, Chris Sievernich
Produttore esecutivo William J. Quigley
Casa di produzione Vestron Pictures, Zenith, Channel 4, Liffey Films
Fotografia Fred Murphy
Montaggio Roberto Silvi
Musiche Alex North
Scenografia Stephen Grimes (con la collaborazione di Dennis Washington)
Costumi Dorothy Jeakins
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani
Premi

The Dead - Gente di Dublino (The Dead) è un film del 1987 diretto da John Huston, tratto dal racconto di James Joyce The Dead, contenuto nella raccolta Gente di Dublino (Dubliners).

Si tratta dell'ultimo film realizzato da Huston, scomparso il giorno prima dell'inizio della 44ª Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia dove il film fu presentato fuori concorso.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Dublino, giorno dell'Epifania del 1904.

Come da lunga tradizione, nel periodo natalizio le due sorelle nubili Kate e Julie Morkan, con la nipote Mary Jane, organizzano, nella loro casa di Usher's Island, una serata per riunire amici e parenti.

Mary Jane, che è insegnante di musica, ha invitato le sue allieve, Miss O'Callaghan, Miss Furlong e Miss Higgins e alcuni giovanotti, Mr. Bergin e Mr. Kerrigan. L’anziano e galante Mr. Browne omaggia le zie con delicati mazzetti di fiori. Sono presenti anche Mr. Grace e il tenore Bartell D'Arcy, altre allieve e altri giovani uomini, la vecchia madre di Freddy Malins, insieme col figlio. La presenza di Freddy, che ha il vizio di bere e interviene spesso con discorsi fuori luogo, preoccupa le zie che attendono con ansia l’arrivo del nipote Gabriel con la moglie Gretta, che le aiuteranno nell'intrattenere gli ospiti.

La festa inizia con un valzer suonato al pianoforte da Miss Daly. Al piano esegue una sonata anche Mary Jane. Mister Grace recita dei versi e zia Julia canta una romanza. Al ballo dei lanceri, Gabriel balla con Miss Molly Ivors, una fervente nazionalista che porta appuntata sulla camicetta bianca una spilla con emblema irlandese e relativo motto: lo rimprovera di scrivere articoli letterari per un giornale inglese, accusandolo di essere anglofilo.

La cena si apre con il tradizionale taglio dell'oca arrosto affidato a Gabriel. Lo accompagnano prosciutto, arrosto e patate. Il pudding brulé viene servito da Gretta. Alla conclusione della serata Gabriel prende la parola per pronunciare il tradizionale discorso augurale. Mentre gli ospiti incominciano ad uscire e vengono chiamate le carrozze, Gretta si attarda sulla scala, intenta ad ascoltare una musica che proviene dalle stanze superiori. Bartell D'Arcy canta una canzone popolare irlandese.

In albergo, Gabriel, vedendo la moglie assorta e triste, le chiede il motivo del suo turbamento, e Gretta gli racconta che molti anni prima, quando trascorreva le vacanze a Galway dalla nonna, un ragazzo di diciassette anni, Michael Furey, innamorato di lei, le cantava spesso proprio quella canzone. Giunto l’autunno, il giorno prima che partisse per il collegio, pur gravemente malato, era accorso nel suo giardino, sotto la pioggia per rivederla ancora una volta. Dopo una settimana morì. Sopraffatta dall’emozione scoppia in singhiozzi e poi spossata si addormenta.

Gabriel guarda fuori dalla finestra della stanza. La neve ha ripreso a cadere. Pensa al suo rapporto con la moglie e alla distanza fra i sogni romantici e la realtà. Pensa alle persone care già scomparse e alle zie che presto se ne andranno pure loro. La neve avvolge pian piano ogni cosa.

Produzione[modifica | modifica wikitesto]

Soggetto[modifica | modifica wikitesto]

John Huston porta sul grande schermo The dead (I morti), l’ultimo racconto della raccolta Dubliners (Gente di Dublino) di James Joyce, che egli aveva sempre considerato un capolavoro letterario.

Il film rappresenta anche un omaggio all’Irlanda, paese di origine della sua famiglia e suo paese d'adozione: aveva ottenuto la cittadinanza nel 1964 e aveva vissuto per una quindicina d'anni nella contea di Galway, dove aveva acquistato una casa, Saint Clerans House, nei pressi di Craughwell.[1]

Sceneggiatura[modifica | modifica wikitesto]

Scrive Franco Marcoaldi su Repubblica, 9 luglio 2011, in occasione di un passaggio del film in televisione:

« A firmare la sceneggiatura è il figlio del regista, Tony Huston, mentre la figlia Anjelica ne è l'interprete femminile. E anche questo è un segno del destino, visto che i due furono chiamati a condividere l'ultimo lavoro del padre, morto pochi mesi dopo aver concluso un'opera proprio sulla morte. Come se il vecchio Huston, avvertendo di essere prossimo al trapasso, avesse deciso di farsi accompagnare fin sulla soglia dai propri familiari. »
(Franco Marcoaldi, Le avventure di uno spettatore inquieto: Huston nel regno delle ombre (quasi) vive)

Cast[modifica | modifica wikitesto]

Il regista si circonda di "una straordinaria troupe di vecchi attori del teatro irlandese" (Claude Beylie, p. 276).

Riprese[modifica | modifica wikitesto]

Scrive Pauline Kael:

« Huston ha diretto il film, a ottant'anni, da una sedia a rotelle, guardando attraverso la macchina fotografica, con i tubi dell'ossigeno al naso, costretto a far uso del respiratore per un enfisema polmonare.[...]

La maggior parte del tempo, ha dovuto seguire gli attori su un monitor al di fuori del set e utilizzare un microfono per comunicare con il cast. Eppure ha dimostrato di saper esplorare aree drammatiche in cui non si era mai inoltrato prima [...] e mai prima aveva diretto i suoi attori in modo così intuitivo, così musicale. »

(Pauline Kael, Hooked, pp. 402-406)

Struttura del film[modifica | modifica wikitesto]

Il ricevimento si sviluppa fra conversazioni, recitazione di poesie, discorso augurale, musiche suonate al piano, balli e canzoni.

Musica e canzoni[modifica | modifica wikitesto]

  • la melodia irlandese del compositore Thomas Moore suonata al pianoforte da Miss Daly;
  • la sonata eseguita da Mary Jane, il Rondò Brillante op. 62 di Carl Maria von Weber;
  • il ballo dei lanceri;
  • la romanza Arrayed for the Bridal, (nel doppiaggio italiano del film Ornata per le nozze), versione inglese di George Linley della polonaise dal titolo Son vergin vezzosa da I Puritani, Atto Primo, Scena Ottava, di Vincenzo Bellini, cantata da zia Julia.
(EN)

« Arrayed for the bridal,
In beauty behold her
A white wreath entwineth
A forehead more fair
I envy the zephyrs that softly enfold her
Enfold her. »

(IT)

« Ornata per le nozze
In tutta la sua bellezza
Una ghirlanda bianca incorona
Una fronte ancora più pura
Invidio il tulle che dolcemente la avvolge
La avvolge »

(Arrangiamento di George Linley di una romanza da I Puritani di Vincenzo Bellini, Atto I, Scena VIII.)

Il contenuto della romanza contrasta con la realtà esistenziale di zia Julia, nubile e anziana.

  • la canzone The Lass of Aughrim, (La fanciulla di Aughrim), che il tenore Bartell D'Arcy intona mentre gli invitati stanno lasciando la casa. Si tratta di una canzone popolare di cui esistono numerose versioni. Racconta di una fanciulla, sedotta da un Lord e abbandonata con un figlio. Disperata si reca al castello di lui e invoca di essere accolta. La madre del Lord, imitandone la voce, la caccia via. La fanciulla allora sale su un'imbarcazione che prende il largo e si annega in mare.

Nel film il pezzo presentato è una parte del dialogo alla porta del castello, fra la ragazza e la madre del Lord.

La madre del Lord, dall'interno e imitando la voce del figlio:

(EN)

« If you'll be the lass of Aughrim
As I am taking you mean to be
Tell me the first token
That passed between you and me. »

(IT)

« Se tu sei la fanciulla di Aughrim
Come sento che pretendi di essere
Dimmi il primo pegno
Che è stato scambiato fra me e te. »

(Prima strofa.)

La fanciulla:

(EN)

« O don’t you remember
That night on yon lean hill
When we both met together
Which I am sorry now to tell. »

(IT)

« O non ricordi
Quella notte sulla collina
Quando ci incontrammo
Una notte che io ora rimpiango. »

(Seconda strofa. Canzone popolare irlandese, The Lass of Aughrim)

Il ritornello è riportato nel racconto, dallo stesso Joyce:

(EN)

« O, the rain falls on my heavy lokcs
And the dew wets my skin,
My babe lies cold within my arms;
But none will let me in.. »

(IT)

« Oh, la pioggia cade sui miei riccioli grevi
e la rugiada si posa sulla mia pelle,
gelido giace il mio bambino... »

(Ritornello The Lass of Aughrim in James Joyce, The dead, p. 102.)

You Tube, Sequenza di The Lass of Augrim

Poesia[modifica | modifica wikitesto]

Al racconto di James Joyce, Tony Huston ha aggiunto il personaggio di Mister Grace che recita un brano del poema anonimo irlandese del XVIII secolo, Donal Óg, (Il giovane Donal), tradotto dal gaelico da Lady Isabella Augusta Gregory.[2] Nel film al brano è dato il titolo Broken vows, (Promesse tradite). Il tema è l'inganno in amore. L'ultima strofa recita:

(EN)

« You have taken the east from me; you have taken the west from me;

you have taken what is before me and what is behind me;

you have taken the moon, you have taken the sun from me;

and my fear is great that you have taken God from me! »

(IT)

« Mi hai tolto l’est, mi hai tolto l’ovest;

mi hai tolto il futuro, mi hai tolto il passato;

mi hai tolto la luna, mi hai tolto il sole;

e la mia paura è grande: mi hai tolto Dio! »

(Lady Isabella Augusta Gregory, da Donal Óg.)

Discorso augurale[modifica | modifica wikitesto]

Il compito di pronunciare il discorso di ringraziamento e di chiusura del ricevimento è affidato, come ogni anno, a Gabriel. Più di una volta è sorpreso dalla macchina da presa a ripassare gli appunti su un foglietto. Il suo discorso verte su alcuni punti:

  • il valore dell' ospitalità nella tradizione irlandese,
  • una certa insensibilità nelle nuove generazioni
  • il ricordo dei famosi cantanti del passato scomparsi;
  • la dedizione alla musica delle padrone di casa, definite le tre Grazie del mondo musicale di Dublino, the Three Graces of the Dublin musical world,
  • un ironico accenno a se stesso come Paride,
  • l'augurio finale

La critica[modifica | modifica wikitesto]

Paolo Mereghetti:

"...il testamento spirituale di John Huston".

Anne-Marie Baron:

"...una meditazione dolce-amara sulla vita, sulla morte, sulla vecchiaia."[3]

Claude Beylie:

« La scena della festa scivola lenta, prevista nella sua ritualità, ma il ricordo la rompe, esaltato da alcune esibizioni: dalla poesia, dal canto, dalla musica e insomma dall'arte. È lì che si annida il dolore, nel comune compianto che è l'arte e nella risonanza che arte e memoria sollecitano. Nel dialogo di ciascuno con i propri morti, che sono quanto non potrà mai più tornare, quanto non si è vissuto, o è durato troppo poco, o non si è voluto vivere. »
(Claude Beylie, I capolavori del cinema, p. 276.)

Confronto fra racconto e film[modifica | modifica wikitesto]

Il critico Mario Sesti ci offre un'approfondita analisi del rapporto fra racconto e film:

« The Dead è un capolavoro di fedeltà al testo, o meglio uno straordinario modello di lucidità e strategie nel passaggio dalla letteratura al cinema. In realtà il testo di Joyce (accarezzato anche da progetti di Antonioni) sembra a prima vista quasi un testo ideale per riduzioni cinematografiche-teatrali: si svolge in una rigorosa unità di spazi e l'uso del discorso libero indiretto, alternato al ricorso calibrato ma continuo ai dialoghi, non sembra presentare drammatici problemi di trasposizione come spesso invece accade alla letteratura contemporanea.[...] Anche per chi conosce piuttosto bene il racconto, è molto difficile notare le aggiunte, le dilatazioni, i prestiti illeciti, perché essi sono praticati in quella sfera intermedia che potremmo chiamare “immaginario” del testo che non appartiene più semplicemente al testo ma al lavoro che il lettore vi ha prodotto con la sua lettura e il deposito di scena che esso ha generato nella memoria del lettore stesso. »
(Mario Sesti, Cineforum, n. 270, dicembre 1987)

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Il finale trasferisce fedelmente in immagini le parole conclusive del racconto di Joyce:

(EN)

« Yes, the newspapers were right: snow was general all over Ireland.
It was falling on every part of the dark central plain, on the treeless hills, falling softly upon the Bog of Allen and, farther westward, softly falling into the dark mutinous Shannon waves.
It was falling, too, upon every part of the lonely churchyard on the hill where Michael Furey lay buried.
It lay thickly drifted on the crooked crosses and headstones, on the spears of the little gate, on the barren thorns.
His soul swooned slowly as he heard the snow falling faintly through the universe and faintly falling, like the descent of their last end, upon all the living and the dead. »

(IT)

« Si, i giornali avevano ragione: la neve cadeva su tutta l’Irlanda.

Cadeva in ogni parte della buia pianura centrale, sulle nude colline, cadeva lievemente sulla torbiera di Allen e, più a ovest, sulle scure e tumultuose acque dello Shannon.

E cadeva, anche, su ogni punto del solitario cimitero sulla collina dove Michael Furey giaceva sepolto.
S’ammucchiava fitta sulle croci contorte e sulle lapidi, sulle punte del cancelletto, sui roveti spogli.
La sua anima svaniva lentamente nel sonno mentre ascoltava la neve cadere lievemente sull’universo e lievemente cadere, come la discesa della loro ultima fine, su tutti i vivi e i morti. »

(James Joyce, The dead, p. 132.)

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Il film ha ricevuto due candidature ai Premi Oscar 1988, per la miglior sceneggiatura non originale e i migliori costumi.

Ha vinto due Independent Spirit Awards 1988, per il miglior regista e la miglior attrice non protagonista ad Anjelica Huston, e un premio speciale al Tokyo International Film Festival.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ John Huston, An Open Book, biografia del regista pubblicata nel 1980 e tradotta e pubblicata in Italia col titolo Cinque mogli e sessanta film, da Editori Riuniti, 1985.
  2. ^ http://www.simonhuggins.com/uricon/classic/anon/donal_og.htm
  3. ^ Anne-Marie Baron, Cinéma 88, n°424, Gennaio 1988.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • James Joyce, The Dead, Mondadori, Milano 1993. (edizione con testo a fronte). ISBN 88-04-37057-2
  • Morando Morandini, John Huston, Il Castoro Cinema, 1995.
  • Pauline Kael, Hooked, London, Boyars, 1990. ISBN 0-7145-2903-6
  • Paolo Mereghetti, Dizionario dei Film, Baldini-Castoldi, Milano 1993. ISBN 88-8598-897-0
  • Goffredo Fofi, I grandi registi della storia del cinema, Donzelli, 2008.
  • Claude Beylie, I capolavori del cinema, Vallardi, Milano. ISBN 88-11-92332-8
  • John Huston, Cinque mogli e sessanta film, Editori Riuniti, 1985.
  • Francesco Casetti, Federico di Chio, Analisi del film, Bompiani, Milano 2007.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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