Eveline (James Joyce)

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Eveline
Titolo originale Eveline
Autore James Joyce
1ª ed. originale 1914
Genere racconto
Lingua originale inglese
Serie Gente di Dublino
Preceduto da Arabia
Seguito da Dopo la corsa

Eveline è un racconto breve scritto da James Joyce e pubblicato nella raccolta Gente di Dublino.

Trama[modifica | modifica sorgente]

Una ragazza di diciannove anni, Eveline, si affaccia dalla sua finestra. Mentre osserva fuori dalla sua finestra, Eveline fa alcune considerazioni sulla propria vita, sulla madre morta qualche anno prima e su suo fratello più grande Ernest, morto anch'egli. Ricorda la sua infanzia. È terrorizzata dal padre che la maltratta e si sente frustrata dal suo umile lavoro di commessa. Ha progettato quindi di partire con un marinaio di nome Frank per Buenos Aires. Prima di partire tiene in mano due lettere, una per Harry, il fratello ancora vivo, e l'altra per il padre, e si lascia cogliere dai dubbi, in conflitto tra il nido familiare e l’esperienza dell’ignoto. Il ricordo della vita monotona e triste della madre la porta a partire; quando, però, lei e Frank si trovano al porto e la nave è sul punto di partire, Eveline, colta da una rinnovata indecisione, si rifugia nel rito familiare della preghiera, e così reimmessa con questo atto simbolico nella tradizione, rimane immobile e non segue il fidanzato, con una maschera d'indifferenza sul volto. Frank, che ormai si trova sulla nave, prima le grida di andare con lui, poi si vede costretto a partire. La scelta di non partire è dovuta alla promessa fatta alla madre, ormai sul punto di morte, di tenere la casa unita più a lungo possibile, e anche alla paura dell’incertezza del futuro che avrebbe avuto con Frank.

Interpretazione del testo[modifica | modifica sorgente]

Il titolo si riferisce al nome della protagonista del racconto, Eveline. Nelle prime due righe viene delineata l’ambientazione della storia: Eveline è alla finestra di casa sua, infatti la prima parte del racconto si svolge lì. La protagonista inizia a ricordare il suo passato, viene introdotta quindi l’idea di “tempo della memoria”, idea in voga nel periodo modernista che si contrapponeva al tempo cronologico. Attraverso il ricordo viene sottolineata la discrepanza tra passato e presente: il presente appare alla protagonista diverso dal passato, perché ora anche lei, come i suoi fratelli, se ne andrà di lì. Ciò che Eveline ha in mente di fare, cioè fuggire, viene raccontato attraverso la sua coscienza, attraverso ciò che lei pensa mentre si guarda attorno, dentro la sua casa: Eveline è stata infatti per Joyce un banco di prova, dove l’autore ha sperimentato la trascrizione della coscienza, lo "stream of consciousness". La scena successiva viene spezzata dalla prima scena con uno spazio tipografico, che indica un’ellissi: nella nuova scena siamo alla stazione di Northwall e viene descritto Frank, che aspetta Eveline per partire. L’azione, in tutto il testo, è molto limitata, ridotta al minimo. Si ha una continua staticità, che viene ripresa anche nella conclusione, quando Eveline invece di partire rimarrà immobile al porto mentre Frank salirà sulla nave. Questa staticità si trova in tutti i racconti di Gente di Dublino.

Stile[modifica | modifica sorgente]

La narrazione è in terza persona. Si ha una voce narrante anonima, rappresentata dalla coscienza di Eveline. La narrazione è infatti una perfetta rappresentazione delle idee di Eveline, come se fosse lei stessa l’autrice del testo. Nell’ultima parte della storia si trova un’epifania, cioè un momento banale che appare radiante: Frank chiama Eveline ma lei non risponde e si sente un grido di angoscia.

Edizioni[modifica | modifica sorgente]

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