Extra Ecclesiam nulla salus

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Extra Ecclesiam nulla salus ("Al di fuori della Chiesa non v'è salvezza") è una celebre frase latina, attribuita impropriamente a san Cipriano. L'espressione corretta contenuta in Cipriano (Epistola 72 a papa Stefano) è la seguente: Salus extra ecclesiam non est. Nella lettera al papa Cipriano, vescovo di Cartagine, che comunicava i risultati del concilio riunitosi nella stessa Cartagine nel 256, sosteneva la necessità di impartire nuovamente agli eretici pentiti (a coloro che virtualmente si collocavano al di fuori della Chiesa ma che vi volevano rientrare) il sacramento battesimale, contro la posizione del vescovo di Roma (di cui non ci è pervenuta la risposta, anche se le fonti riferiscono che questi avesse fatto appello al rispetto della tradizione, contro la novità ciprianea)[1], sostenitore invece della semplice imposizione delle mani.

Versione alternativa della locuzione è Nulla salus extra ecclesiam. L'espressione definisce la necessità del fedele che voglia guadagnare la salvezza nella vita eterna, di restare in seno alla Chiesa cristiana, in altri termini, affermando che non vi può essere prospettiva di redenzione al di fuori della chiesa universale.

Interpretazioni[modifica | modifica wikitesto]

La sentenza è sempre stata discussa in modo controverso. Se vuole dire che tutti coloro che non, per mezzo del battesimo e della fede, fanno parte della Una Sancta Catholica et Apostolica Ecclesia (Simbolo niceno-costantinopolitano) - i pagani - siano automaticamente esclusi dalla salute eterna e dal regno di Dio, essa non è mai stata adottata dal magistero ecclesiastico; anzi la dottrina delle numerose vie speciali e nascoste verso la salvezza è rimasta in vigore.

La convinzione invece che la salvezza degli uomini sia il senso e la meta delle opere e del sacrificio di Cristo e la ragione di esistenza della Chiesa è gran consenso della teologia cattolica e non-cattolica. In questa prospettiva, lo stato "normale" di ogni uomo dopo il primo peccato è la mancanza di salute, cioè la separazione irreparabile da Dio, fonte di ogni bene, e la dominanza del male la cui forza distruttiva si fa vedere ogni giorno e conduce alle morte temporale ed eterna.

Riconciliazione e salvezza per ogni individuo e per l'intera umanità, secondo la fede cristiana, risalgono esclusivamente dall' atto di amore di Cristo la cui somma è la croce. Questo atto di sacrificio si continua fino alla fine dei tempi nella parola e nei sacramenti della Chiesa. La realtà efficace del Vangelo e dei sacramenti, la presenza plenaria di Cristo risorto, secondo la dottrina cattolica, si trova solo dentro la Chiesa che è basata senza rottura sulla fede ed i sacramenti ricevuti dagli apostoli - cioè dentro la Chiesa cattolica. In modo oggettivo vale dunque: Solo nella Chiesa viene offerta la salvezza completa.

Sul lato soggettivo invece, sul campo delle biografie religiose e della vita cristiana ed umana, c'è la possibilità di "perdizione" in mezzo alla Chiesa nonché di salvezza fuori. Nondimeno, nella misura in cui qualcuno ha riconosciuto Cristo da mediatore universale della salute, egli è obbligato ad ubbidire alla propria coscienza anche nelle sue relazioni alla Chiesa; altrimenti si escluderebbe per propria decisione dalla salvezza.

Magistero della Chiesa cattolica[modifica | modifica wikitesto]

Il Catechismo del Concilio di Trento[modifica | modifica wikitesto]

L'articolo 114 sulla cattolicità della Chiesa sintetizza:

« Quanti vogliono conseguire la salute eterna devono aderire alla Chiesa, non diversamente da coloro che, per non perire nel diluvio, entrarono nell'arca »
(Catechismo del Concilio di Trento)

La condanna dell'indifferentismo nel Sillabo[modifica | modifica wikitesto]

Il Sillabo di papa Pio IX (8 dicembre 1854) contiene un'esplicita condanna di quattro proposizioni (XV-XVIII) che sono espressione dell'indifferentismo.

Nel dettaglio:

  • la proposizione XV condanna il soggettivismo razionalistico
  • la proposizione XVI condanna la negazione del dogma Extra ecclesiam nulla salus
  • la proposizione XVII condanna un'attenuazione dello stesso dogma
  • la proposizione XVIII condanna la negazione del dogma in relazione al protestantesimo

All'indifferentismo è associato il latitudinarismo, una dottrina indifferentista che attribuisce l'appartenenza religiosa soltanto in base alla provenienza geografica dell'individuo.

Catechismo di Pio X[modifica | modifica wikitesto]

Il Catechismo di Pio X del 1905 riafferma il dogma agli articoli 169, 171 e 172.

In particolare l'articolo 169 riprende un'immagine del Catechismo del Concilio di Trento e recita:

« No, fuori della Chiesa Cattolica, Apostolica, Romana nessuno può salvarsi, come niuno poté salvarsi dal diluvio fuori dell'Arca di Noè, che era figura di questa Chiesa »
(Catechismo di Pio X)

Concilio Vaticano II[modifica | modifica wikitesto]

Il Concilio Vaticano II ribadisce la posizione cattolica nella costituzione dogmatica Lumen Gentium (capitolo 4) e nel decreto Unitatis redintegratio (capitolo 3).

«Il santo Concilio [...] basandosi sulla sacra Scrittura e sulla Tradizione, insegna che questa Chiesa peregrinante è necessaria alla salvezza» (Lumen gentium, 14).

Catechismo della Chiesa Cattolica[modifica | modifica wikitesto]

Il Catechismo della Chiesa Cattolica del 1992 tratta di quest'argomento negli articoli 816, 819 e 846-848.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Karl Baus; H. Jedin, Storia della Chiesa, Volume 1. URL consultato il 5 gennaio 2013.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]