Sillabo

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Papa Pio IX

Il Syllabus complectens praecipuos nostrae aetatis errores (in italiano Elenco contenente i principali errori del nostro tempo, chiamato per antonomasia Sillabo) è un elenco di ottanta proposizioni che papa Pio IX pubblicò insieme all'enciclica Quanta cura nella ricorrenza della solennità dell'Immacolata Concezione, l'8 dicembre 1864.

Nel Sillabo sono condannati il liberalismo, le vecchie eresie riproposte nelle idee del tempo, l'ateismo, il comunismo, il socialismo, l'indifferentismo ed altre proposizioni relative alla Chiesa ed alla società civile (tra cui il matrimonio civile[1]).

Genesi[modifica | modifica wikitesto]

L'idea di pubblicare un elenco di errori da condannare in blocco non era nuova[2] e precede di molti anni la stesura del Sillabo (fu proposta già nel 1849 dall'arcivescovo di Spoleto, il futuro papa Leone XIII[3]).

Juan Donoso Cortés, politico e scrittore spagnolo

L'incarico di preparare una bozza di studio fu affidato ad un laico, Juan Donoso Cortés (1809-1853), un liberale che si era convertito al cattolicesimo[4]. Donoso Cortés, incaricato nel 1852 dal cardinale Raffaele Fornari di vagliare la possibile pubblicazione di una condanna degli errori del loro tempo, sosteneva che un errore politico o sociale origina necessariamente da un errore teologico e pertanto la condanna del liberalismo non poteva non partire dalla condanna di vecchie eresie così come si vedevano rinascere nel liberalismo e nel socialismo[5] Per esempio sosteneva che la negazione del peccato originale, oltre ad implicare l'inutilità dell'aiuto soprannaturale dei sacramenti, implica ultimamente che l'uomo può operare solo il bene.

Nel 1860 il vescovo di Perpignano Philippe Gerbet pubblicò una sua lettera pastorale "Sugli errori del tempo presente", contenente una lista di 85 errori del "protestantesimo sociale", dalla quale Pio IX prese il modello per il Sillabo. Nel 1862 Pio IX affidò una prima lista di 61 errori, redatta in latino, a circa trecento vescovi, dai quali ottenne un consenso praticamente unanime. Tra il luglio e l'ottobre dello stesso anno, la lista divenne pubblica (fu per esempio proposta sul Mediatore, giornale fondato dal sacerdote lucchese Carlo Passaglia, docente presso l'Università Romana).

Valore giuridico[modifica | modifica wikitesto]

In termini giuridici il Sillabo non è vincolante, poiché si presenta come un elenco di proposizioni allegato all'enciclica Quanta cura, ma sprovvisto tanto dell'indicazione dell'autorità che lo promulga quanto della dichiarazione esplicita di condanna. Per questo molti lo hanno definito come un «parere di un avvocato pieno di citazioni del Codice»[6].

Secondo il parere di molti teologi e studiosi[7], il Sillabo è comunque una definizione ex cathedra, e pertanto considerabile nell'ambito dell'infallibilità del Papa in termini di fede e di morale, al pari della Quanta cura; altri teologi[8] esprimono una posizione meno netta, derivando l'infallibilità dal consenso praticamente unanime dell'episcopato cattolico.

Forma del Sillabo[modifica | modifica wikitesto]

Il Sillabo contiene cinque gruppi di proposizioni. Ogni proposizione riporta la citazione di un precedente documento pontificio in cui l'errore era già stato condannato. Il Sillabo quindi non espone una dottrina originale, ma ribadisce sinteticamente e senza spiegazioni posizioni già espresse dal Magistero.

Nel primo gruppo (sette proposizioni) sono condannati panteismo, naturalismo e razionalismo assoluto. Nel secondo gruppo (sette proposizioni) si condanna il razionalismo moderato e la confusione tra natura e ragione.

Il terzo gruppo (quattro proposizioni) condanna l'idea relativista dell'uguaglianza di tutte le religioni (indifferentismo). In particolare, la proposizione XV, condanna l'ipotesi che l'uomo possa scegliersi la «religione che, col lume della ragione, reputi vera».

Un breve paragrafo intermedio ricorda, senza ulteriori citazioni, che sono già state condannate dalla Chiesa le «pestilenze» del socialismo, del comunismo[9], delle società segrete, società clerico-liberali (cioè il "liberalismo cattolico") e le società bibliche.

Seguono poi la condanna di venti errori sull'autorità del Papa, sulla Chiesa e i suoi diritti, e ventuno errori relativi alla società civile. La proposizione XXXIX condanna l'idea che «lo Stato in quanto origine e fonte di tutti i diritti, gode del privilegio di un diritto senza confini». La proposizione XL condanna l'idea che «la dottrina della Chiesa cattolica è contraria al bene ed agli interessi della umana società». C'è quindi una sezione di nove proposizioni errate sulla morale naturale e cristiana, fra cui la condanna dell'idea che «l'autorità non è altro che la somma del numero e delle forze materiali» (proposizione LX) e l'idea che «il negare obbedienza, anzi il ribellarsi ai Principi legittimi, è cosa logica» (proposizione LXIII). Seguono dieci proposizioni a proposito del matrimonio cristiano.

La breccia di Porta Pia in una foto dell'epoca

C'è quindi una breve sezione di due sole proposizioni a condannare gli errori relativi al diritto del Papa ad essere sovrano temporale dello Stato Pontificio: la proposizione LXXVI condanna l'idea che «l'abolizione del civile impero posseduto dalla Sede apostolica gioverebbe moltissimo alla libertà ed alla prosperità della Chiesa». Pochi anni dopo, con la Breccia di Porta Pia nel 1870 e la definitiva distruzione dello Stato Pontificio, si aprirà infatti la questione romana che durerà fino al 1929 con la firma dei Patti Lateranensi; fino alla sua morte, papa Pio IX continuò a definirsi "prigioniero dello stato italiano", coerentemente con la proposizione LXXVI.

Ci sono infine dieci proposizioni a condannare gli errori relativi al liberalismo. C'è anzitutto la condanna dell'ingerenza politica in campo religioso (proposizione LXXVII: «in questa nostra età non conviene più che la religione cattolica si ritenga come l'unica religione dello Stato, esclusi tutti gli altri culti, quali che si vogliano»; la società dell'epoca era ancora per grandissima parte cattolica). C'è poi la proposizione conclusiva in cui si condanna l'influenza del contesto culturale in campo religioso (proposizione LXXX: «il Romano Pontefice può e deve riconciliarsi e venire a composizione col progresso, col liberalismo e con la moderna civiltà»).

Reazioni al Sillabo[modifica | modifica wikitesto]

Al momento della pubblicazione del Sillabo, il Regno d'Italia stava terminando l'unificazione della penisola ed aveva già annesso parte dello Stato pontificio. I protagonisti del Risorgimento erano stati tutti scomunicati ed il Regno stava sopprimendo diversi ordini religiosi e secolarizzando i beni ecclesiastici[10]. Erano diffusi testi "demitizzatori" (come la Vita di Gesù di Ernest Renan[11]) e parte dello stesso mondo cattolico anteponeva le idee liberali alla dottrina della Chiesa[12]. A queste circostanze si sommava la delusione dei liberali (che avevano gradito ed applaudito l'elezione di Pio IX credendolo un "papa liberale").

Nei primi giorni del gennaio 1865, prima il governo francese e poi quello italiano proibirono la lettura pubblica del Sillabo[13]; parte della stampa italiana ed estera criticò papa Pio IX e la pubblicazione del Sillabo (di cui si occuperanno perfino giornali a carattere economico, come il settimanale inglese The Weekly Chronicle and Register).

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ La proposizione LXVI condanna l'idea che «il Sacramento del matrimonio non è che una cosa accessoria al contratto, e da questo separabile, e lo stesso Sacramento è riposto nella sola benedizione nuziale». La proposizione LXXIV condanna l'idea che «le cause matrimoniali e gli sponsali di loro natura appartengono al foro civile».
  2. ^ Per esempio la Chiesa aveva in precedenza pubblicato liste simili, condannando 45 proposizioni di John Wyclif, 30 proposizioni di Jan Hus, 41 proposizioni di Lutero, 68 proposizioni del molinismo, 101 proposizioni del giansenismo, etc.
  3. ^ Giovanni Spadolini, L'opposizione cattolica da Porta Pia al '98, Le Monnier, Firenze, 1972, pp. 18-19.
  4. ^ Rino Cammilleri, Juan Donoso Cortés: il padre del Sillabo, Marietti, 1998.
  5. ^ Donoso Cortés aveva precedentemente dato alle stampe un suo Saggio sul Cattolicesimo, sul Liberalismo e sul Socialismo, il cui primo capitolo si intitolava "Come ogni grande questione politica dipende da una fondamentale questione teologica".
  6. ^ Gianni Vannoni (a cura di), Sillabo, Cantagalli editore, 1977, p. 23.
  7. ^ Tra cui Franzelin, Mazzella, Schrader, Dumas, Scheeben, Pascal, Rinaldi (cfr. Justo Collantes, La fede della Chiesa cattolica. Le idee e gli uomini nei documenti dottrinali del Magistero, Libreria Editrice Vaticana, 1993).
  8. ^ Come il gesuita Lucien Choupin. Cfr. ibidem.
  9. ^ «Ed è ancor più singolare che il Papa condanni "socialismo" e "comunismo" non come dottrine economiche e neppure politiche, ma come concezioni della famiglia, come visioni della morale domestica antitetiche a quella cristiana, come strumento "per ingannare e corrompere l'improvvida gioventù", staccandola dal dominio della Chiesa e subordinandola ai soli interessi della vita sociale. Il vero nemico di tutto il Sillabo è infatti il liberalismo» (Giovanni Spadolini, L'opposizione cattolica da Porta Pia al '98, Le Monnier, Firenze, 1972, pp. 18-19).
  10. ^ Antonio Socci, La Chiesa e la questione risorgimentale italiana, in Franco Cardini (a cura di), Processi alla Chiesa, Piemme, 1995, pagg. 424-426.
  11. ^ Lo stesso Renan ammise che «il Sillabo venne a dimostrare che, effettivamente, liberalismo e cattolicesimo sono inconciliabili» (cfr. Rino Cammilleri, Elogio del Sillabo, Arnoldo Mondadori Editore, 1994.
  12. ^ Per esempio, in una lettera a C. Dalmazzo, il sacerdote Vincenzo Gioberti scriveva: «Stimo assai più i Turchi [musulmani] che amano le riforme e i miglioramenti, dei cristiani che le ripulsano... Stimerei più un diavolo riformatore che un angelo retrogrado» (citata in Roberto De Mattei, Pio IX. Con il testo integrale del Sillabo, Piemme, 2001, p. 27.
  13. ^ Giovanni Spadolini, L'opposizione cattolica da Porta Pia al '98, Le Monnier, Firenze, 1972, pp. 42-43. In questo stesso testo sono raccolte numerose vignette satiriche pubblicate all'epoca contro Pio IX ed il Sillabo.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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