Duomo di Alba

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Cattedrale di San Lorenzo
Facciata
Facciata
Stato Italia Italia
Regione Piemonte
Località Alba
Religione Cristiana cattolica di rito romano
Diocesi Diocesi di Alba
Stile architettonico romanico, gotico
Inizio costruzione XV secolo
Completamento XIX secolo

La cattedrale di San Lorenzo è il principale luogo di culto cattolico di Alba, chiesa madre dell'omonima diocesi.

Storia[modifica | modifica sorgente]

L'attuale cattedrale di San Lorenzo fu costruita tra il 1486 e il 1517 per volere del vescovo di Alba Andrea Novelli: prendendo possesso della diocesi, nel 1483, aveva notato lo stato di forte degrado in cui versava la cattedrale e ne promosse la ricostruzione. Dell'antica chiesa, già esistente nell'XI secolo, furono mantenuti soltanto il campanile, i tre portali e il portico della facciata e la cripta; le altre parti, pericolanti, vennero abbattute.

Nel 1577 e nel 1584, la cattedrale ha ricevuto la visita apostolica del vescovo di Bergamo Gerolamo Regazzoni prima, poi dell'arcivescovo di Amalfi Giulio Rossino; entrambi indicarono degli interventi da fare necessariamente per adeguare la chiesa, ed in particolare il suo presbiterio, ai dettami del Concilio di Trento. Nel 1626, in seguito a due terremoti, crolla la volta a crociera della navata centrale, che viene sostituita nel 1652.

Nel corso dei secoli XVIII e XIX, la cattedrale fu oggetto di restauri di consolidamento e dotata di nuovi altari e cappelle, fra cui l'altare dedicato a san Teobaldo e quello del Santissimo Sacramento. Nel 1878 venne terminata la facciata e, nel 1870, al posto della monofora centrale, vi viene aperto un grande rosone circolare.

A partire dal 1871, viene realizzato, da diversi artisti, l'apparato decorativo ad affresco delle volte e delle pareti.

Tra il 2007 e il 2009, è stato realizzato il nuovo presbiterio ai piedi della scalinata che conduce a quello antico.

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

Esterno[modifica | modifica sorgente]

Esterno dell'abside e campanile

La cattedrale di San Lorenzo sorge nel centro storico di Alba, in piazza Risorgimento.

L'imponente edificio in stile gotico è caratterizzato di mattoncini rossi del paramento murario. Prospetta sulla piazza con l'alta facciata a salienti, suddivisa in tre sezioni da pilastri a pianta quadrata in corrispondenza delle tre navate interne. Nella parte inferiore, la facciata presenta il pronao, con arcate a sesto acuto. Mentre nelle due sezioni laterali si aprono due monofore gotiche gemelle, in quella centrale vi è l'ampio rosone circolare, del 1870.

La facciata è decorata da quattro bassorilievi raffiguranti i simboli dei quattro evangelisti: da sinistra, l'angelo di Matteo, il leone di Marco, il bue di Luca e l'aquila di Giovanni. Al disotto del rosone, invece, vi è una statua di San Lorenzo Martire. Queste sculture, realizzate nel 1878, sono opera dello scultore milanese Luigi Cocchio.

Alla sinistra dell'abside, vi è l'alta torre campanaria, risalente al XIII secolo e modificata nel 1477. In essa si aprono quattro ordini di finestre: dal basso, un ordine di monofore, due ordini bifore e un ordine di quadrifore (soltanto le due aperture centrali, però, sono aperte). La copertura è tramite una cuspide in mattoni a pianta ottagonale.

In stile gotico - lombardo ha subito parecchie rimaneggiamenti che ne hanno alterato l'impianto originale.

Interno[modifica | modifica sorgente]

L'interno della chiesa è scandito in tre alte navate di quattro campate ciascuna, con profondo transetto in corrispondenza della quarta campata. Le navate, coperte con volta a crociera dipinta a cielo stellato, sono suddivise da arcate a sesto acuto poggianti su pilastri polistili bicromatici.

Lungo le navate laterali, si aprono sei cappelle, tre per lato. Tra queste, la prima a sinistra è il battistero, con fonte battesimale in marmo scuro di recente costruzione (2007).

Interno

Fra le opere più importanti custodite nella chiesa, vi è la Lastra tombale del vescovo Andrea Novelli, opera dello scultore Antonio Carloni[1]. Dello stesso autore è l'altare di San Teobaldo, realizzato tra il 1514 e il 1517. Questo è costituito dall'altare propriamente detto, da una predella, dalla pala e dalla cimasa.

Nella terza campata della navata centrale, ai piedi della scalinata che conduce al presbiterio tridentino, rialzato rispetto al resto della chiesa per la presenza della sottostante cripta, vi è il nuovo presbiterio, realizzato fra il 2007 e il 2009 per volere dell'allora vescovo di Alba Sebastiano Dho. In stile moderno, è costituito dall'altare a pianta quadrata, affiancato a sinistra dall'ambone e e a destra dalla nuova cattedra.

Nell'abside maggiore, ai lati dell'altare barocco, vi sono gli stalli lignei del coro, del XVI secolo, in totale 34. Sulla sinistra, la coeva cattedra vescovile con baldacchino

Il coro[modifica | modifica sorgente]

IL vescovo Adrea Novelli arrivò ad Alba nel 1484, trova il duomo in pessimo stato. Egli rinnova i decori interni, nel 1512 commissiona un nuovo coro all’ebanista Bernardino Fossati. Bernardino lo fa’ per sostituire quello esistente realizzato da Urbino de Surso de Papia nel 1429. Il coro è un’opera di ebanisteria costituito da trentacinque scanni intarsiati, disposti a semicerchio su due file. Al centro è presente lo stallo episcopale, sormontato dal baldacchino e fiancheggiato da vari stalli minori (17 per parte). Un motivo decorativo scorre sui baldacchini e sui dossali di alcuni stalli minori. Esso rappresenta l’immagine di un castello che era un’architettura tipica di quel luogo; questo motivo era tradizionalmente iconografico degli intarsiatori rinascimentali. Un’elegante voluta, che separa i sedili l’uno dall’altro, ha dei motivi vegetali che si sviluppa partire dal posa braccio. I dossali degli stalli più esterni assumono un particolare pregio e bellezza artistica. Ogni uno di essi è racchiuso in una cornice con motivi geometrici. Nei dossali si alternano due tipologie di soggetti: gli scorci urbani e oggetti della liturgia. lo scultore promuove un nuovo panorama urbano per la città di Alba, di impianto medievale, inventando nuovi scorci architettonici. Lungo il semicerchio ci sono trentacinque raffigurazioni, che sono tutte diverse tra loro, e che richiamano disegni prospettici della tradizione rinascimentale . Bernardino usa per gli intarsi legni differenti, in modo da creare delicate sfumature cromatiche dalle tonalità calde. Con essi scolpiscono vari soggetti :strumenti musicali, libri rilegati, oggetti di culto, il calice rovesciato, i simboli della Passione, coppe ricolme di frutta, paesi arroccati con colline. <<il coro rappresenta nella cattedrale un capolavoro di intaglio ligneo, una vera e propria architettura nell’architettura>> di Giovanni Romano.Nell architettura cristiana il coro è la zona destinata ai cantori, e in seguito riservata ai prelati o ai membri della comunità che officia la funzione religiosa. Fino al XIII sec il coro si trovava nella navata centrale, nel Rinascimento si trovava, invece, all’estremità opposta all’ingresso e attorno o ai lati dell’altare maggiore. Il coro è costituito da un recinto in pietra o legno. Se era in legno, si scolpiva per farlo diventare l‘arredo più prezioso del tempio. all’interno ci sono gli stalli, i quali venivano occupati dai sacerdoti. I primi esempi di cori provengono dall’ambito del monachesimo, nelle grandi abbazie si potevano usare anche più cori. È stato un elemento fondamentale del teatro dell’antica Grecia. Nel periodo ellenistico il coro perse la sua importanza, perciò fu diminuito il suo spazio.

Organo a canne[modifica | modifica sorgente]

Sulla cantoria in controfacciata, entro una cassa lignea in stile neogotico, si trova l'organo a canne, costruito nel 1871 dai Fratelli Lingiardi di Pavia, seguendo l'impostazione fonico-strutturale dell'"Organo orchestra" caratteristico della casa pavese a due manuali con cassa armonica. Successivamente riformato e ricostruito da Carlo Vegezzi Bossi di Torino nel 1912, modificato da Francesco Vegezzi Bossi di Centallo negli anni '30 ed elettrificato da Angelo Rosaguta di Genova-Recco nel 1986. Attualmente (2012), la consolle originaria è ancora presente in tribuna, presenta due ,manuali di 58 note ciascuna ed una pedaliera piana-parallela di 27 ed è a trasmissione tubolare, il somiere maestro del G.O, parte del pedale e relativo canneggio sono ancora di Lingiardi mentre l'espressivo con relativo canneggio sono di Vegezzi-Bossi. È presente una seconda consolla mobile presso la navata di sinistra e collegata elettricamente allo strumento. Di seguito, la sua disposizione fonica:

Prima tastiera - Grand'Organo
Principale 16'
Principale I 8'
Principale II 8'
Flauto Traverso 8'
Dulciana 8'
Unda maris 8'
Ottava I 4'
Ottava II 4'
Flauto Ottaviante 4'
Duodecima 2.2/3'
Decimaquinta 2'
Ripieno 6 file
Cornetto 3 file
Tromba 16'
Tromba 8'
Seconda tastiera - Espressivo
Principale Dulcan 8'
Bordone 8'
Viola Gamba 8'
Ottava eolina 4'
Flauto Armonico 4'
Pienino 3 file
Viola celeste 8'
Concerto Viole 8'
Oboe 8'
Voce corale 8'
Pedale
Contrabbasso 16'
Subbasso 16'
Ottava 8'
Violoncello 8'
Bombarda 16'
Tromba 8'

Curiosità[modifica | modifica sorgente]

Il Duomo di Alba presenta una notevole serie di somiglianze estetico-architettoniche con il coevo Duomo di Chieri: tali somiglianze sono reperibili in parte nella struttura di scuola romanica-gotica, ma soprattutto nelle decorazioni interne; si vedano, per esempio, le decorazioni a bande orizzontali delle pareti e dei pilastri, gli stessi pilastri lobati, il colore blu delle volte a crociera.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Filippo Alizeri, Notizie dei professori del disegno, Genova 1876, 382-383.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Noemi Gabrielli, Sculture di Antonio Carlone ad Alba, in Edorado Arslan (a cura di), Arte e artisti dei laghi lombardi, I, Tipografia Editrice Antonio Noseda, Como 1959, 167-172, tavola XXXII, figure 74-75, 76-77.
  • Silvia A. Colombo, Simonetta Coppa, I Carloni di Scaria, Fidia edizioni d'arte, Lugano 1997, 33.
  • Massimo Bartoletti, Laura Damiani Cabrini, I Carlone di Rovio, Fidia edizioni d'arte, Lugano 1997, 67.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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