Dimissione dallo stato clericale

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La dimissione dallo stato clericale (amissio status clericalis) è una sanzione disciplinare che viene comminata dalla Chiesa cattolica ai membri del suo clero.

Il presbitero dimesso, oppure il vescovo, oppure il diacono, perde automaticamente i diritti propri dello stato clericale e non è più tenuto ai relativi obblighi. Perde, inoltre, la dignità e i compiti ecclesiastici e rimane escluso dall'esercizio del sacro ministero, né può avere un compito direttivo in ambito pastorale. Non può insegnare nei seminari, e negli altri Istituti dove sono presenti insegnamenti di discipline teologiche.

Nonostante il nome di questa pena canonica sia attualmente "dimissione dallo stato clericale", comunemente continua ad essere utilizzata l'espressione del Codice di diritto canonico del 1917, che parlava di "riduzione allo stato laicale".

Normalmente in questi casi si parla di ex-sacerdote - vescovo- diacono o di ex-prete, sebbene, secondo il canone 290 [1] del Codice di diritto canonico, essendo l'ordinazione un sacramento che conferisce un carattere, la condizione sacerdotale non viene mai perduta: Dopo essere stato validamente ricevuto, l'ordine sacro non può mai essere reso invalido.

Celebri casi di dimissioni temporanee o permanenti[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ canone 290
  2. ^ Il Papa concede la "perdita dello stato clericale" al presidente eletto del Paraguay, Fernando Lugo, già vescovo emerito di San Pedro; da Radio Vaticana del 31/08/2008

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]