Chiesa di Santa Maria dell'Anima

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Coordinate: 41°54′00″N 12°28′18″E / 41.9°N 12.471667°E41.9; 12.471667

Santa Maria del'Anima
Esterno
Esterno
Stato Italia Italia
Regione Lazio
Località Roma
Religione cattolica
Titolare Maria
Diocesi Diocesi di Roma
Consacrazione 1542
Stile architettonico rinascimentale
Inizio costruzione XVI secolo
Sito web (DE) Sito ufficiale

Santa Maria dell'Anima è una delle chiese di Roma. Fondata nel XIV secolo come oratorio dell'ospizio dei tedeschi, da secoli è la chiesa nazionale della comunità tedesca di Roma (Kirche der deutschsprachigen katholischen Gemeinde in Rom)[1].

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Fu deciso di ricostruire la chiesa trecentesca in occasione del giubileo del 1500, ma la nuova fu consacrata solo nel 1542.

La fondazione di Santa Maria dell'Anima, confraternita di cui faceva parte dal 1489 Johannes Burckardt (lo stesso del palazzetto del Burcardo a Largo di Torre Argentina), che poi ne divenne prevosto avviando i lavori della nuova chiesa, voleva una chiesa nello stile dell'Europa settentrionale, con le navate laterali della stessa altezza di quella centrale. Dello spirito gotico è rimasta in effetti l'altezza dei pilastri che sostengono le quattro campate, la profondità delle 8 cappelle laterali, e anche il campanile (peraltro attribuito al Bramante). La facciata di Andrea Sansovino fu però edificata in stile prettamente rinascimentale italiano e fu completata da Giuliano da Sangallo, e la dedica fu preservata con l'esecuzione di un affresco nella cupola rappresentante la Vergine che salva le anime.

Monumento funerario di papa Adriano VI

L'istituzione, vera e propria chiesa nazionale dei tedeschi a Roma (che in origine erano costituiti dalle tre comunità tedesca, olandese e fiamminga), si legò sempre più strettamente agli Asburgo d'Austria, la cui aquila bicipite ricorre frequente nel programma figurativo. Le sue entrate erano costituite da elemosine, lasciti testamentari e rendite di proprietà immobiliari nella zona, che costituivano un ingente patrimonio, e venivano affittate preferibilmente a tedeschi.

Durante l'occupazione napoleonica Santa Maria dell'Anima fu saccheggiata e la sacrestia utilizzata come stalla. Nel 1859 venne istituito il seminario a fianco alla chiesa, e la fondazione (era stato Innocenzo VII nel 1406 a costituirla, ponendo l'ospizio dei pellegrini germanici sotto la protezione papale) è ancora oggi istituzione pontificia.

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Il cortile
Sarcofago romano nel cortile

Tra le opere conservate vi sono:

  • Sacra conversazione con i santi Marco e Giacomo (1521-22), pala d'altare di Giulio Romano, raffigurante una madonna col bambino in conversazione con i santi Marco e Giacomo, patroni, per omonimia, del committente Jacob Fugger e dei due Markus Fugger - morti entrambi in Roma - al cui sepolcro la cappella era dedicata, il fratello maggiore Markus canonico di Augsburg (morto nel 1478), e il nipote, Markus protonotario apostolico, morto nel 1511. La pala era stata dipinta, in origine, per la cappella (detta anche "di S. Marco") che Jakob, detto "il Ricco", aveva fatto erigere per i suoi congiunti in S. Maria dell'Anima. Essendo considerata opera tra le più importanti della chiesa, fu spostata all'altar maggiore a fine Seicento per risparmiarle ulteriori danneggiamenti conseguenti alle inondazioni del Tevere, come era già avvenuto nel 1598 e nel 1682. In tempi moderni è stata ulteriormente restaurata nel 2007.
  • Monumento funebre di papa Adriano VI (ultimo papa non italiano prima di Giovanni Paolo II[2]), con contributo di Baldassarre Peruzzi, commissionato dal cardinale Willem van Enkevoirt per l'ultimo papa tedesco (nato a Utrecht) prima del terzo millennio.
  • Deposizione (1550), di Francesco Salviati, nella cosiddetta "Cappella del margravio", voluta dal cardinale Alberto di Brandeburgo (1490-1545) arcivescovo di Magonza e grande avversario di Lutero. Interessante l'ornamentazione a grottesche delle pareti laterali, sul modello degli affreschi romani della Domus Aurea allora di gran moda.
  • Miracoli di san Bennone e Martirio di san Lamberto (1618), di Carlo Saraceni.
  • Una copia della Pietà di Michelangelo realizzata dal Lorenzetto, cognato di Giulio Romano.

Perdute sono la Natività di Cristo e la Circoncisione del veronese Marcantonio Bassetti (che fu attivo a Roma al fianco di Carlo Saraceni).

Dal fondo si accede ad un piccolo, delizioso cortile da cui si accede all'Ospizio germanico, fitto di reperti antichi.

Organi a canne[modifica | modifica wikitesto]

Posto su cantoria nel transetto, l'organo è un Gerhard Hradetzky del 1990 dotato di 20 registri reali. È dotato di due manuali di 58 note e pedaliera, trasmissione integralmente meccanica.

Di seguito la disposizione fonica:

Prima tastiera - Grand'Organo
Principale 8'
Voce umana 8'
Ottava 4'
Duodecima 2.2/3'
Quintadecima 2'
Due di ripieno 1'-2/3'
Tre di ripieno 2/3'-1/2'-1/3'
Flauto in ottava 4'
Cornetta 1.3/5'
Tromba 8'
Seconda tastiera - Espressivo
Flauto aperto 8'
Violetta 4'
Ottavino 2'
Decimanona 1.1/3'
Ripieno 1'
Cornetto 2.2/3-1.3/5'
Pedale
Contrabbassi 16'
Ottava di contrabbassi 8'
Tromboni 16'

Dello stesso costruttore e dello stesso anno anche l'organo corale, dotato di una tastiera e quattro registri reali:

Manuale
Principale 8'
Ottava 4'
Quintadecima 2'
Flauto in ottava 4'

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Santa Messa e beatificazione del servo di Dio Clemens August Graf von Galen
  2. ^ Luciano Zeppegno e Roberto Mattonelli, La chiese di Roma, p. 129

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Luciano Zeppegno e Roberto Mattonelli, La chiese di Roma, Roma, Newton Compton Editore, 1996, ISBN 88-7983-238-7

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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