Catalogo stellare

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Un catalogo stellare è un catalogo astronomico che elenca le stelle. In astronomia, molte stelle sono nominate semplicemente con un numero di catalogo. Esistono moltissimi cataloghi stellari che sono stati prodotti per i più disparati propositi negli anni e questo articolo descrive solo parte dei più usati. Molti dei cataloghi recenti sono disponibili in formato elettronico e possono essere scaricati gratuitamente dal sito della NASA e altri siti specifici.

Cataloghi storici[modifica | modifica wikitesto]

Il primo catalogo stellare fu fatto da Gan De, un astronomo cinese nel IV secolo a.C.[1] All'incirca nel III secolo a.C. gli astronomi alessandrini Timocari e Aristillo crearono il primo catalogo stellare del mondo occidentale. Oltre 150 anni dopo, Ipparco confrontò il suo catalogo con quello stilato da Timocari e scoprì che la longitudine delle stelle era cambiata nel tempo, da cui dedusse la prima stima della precessione degli equinozi.

Nel II secolo Tolomeo pubblicò, come parte del suo Almagesto, un catalogo stellare che contava 1022 stelle visibili da Alessandria, e fu per oltre un millennio il catalogo di riferimento per gli astronomi del mondo occidentale ed arabo. Il catalogo di Tolomeo si basava quasi interamente su quello di Ipparco del II secolo prima di Cristo.

Cataloghi di Bayer e Flamsteed[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Nomenclatura di Bayer e Nomenclatura di Flamsteed.

Due sistemi introdotti in cataloghi storici vengono ancora usati al giorno d'oggi. Il primo sistema è dovuto a Bayer che con il suo Uranometria per le stelle brillanti fu il primo a coprire l'intera sfera celeste; queste stelle sono catalogate con una lettera greca seguita dal genitivo della costellazione in cui esse giacciono; ad esempio Alpha Centauri (Toliman) o Gamma Cygni (Sadr). La lettera Alpha viene utilizzata per la stella più luminosa della costellazione (salvo errori), e via via seguono le altre.
Il problema principale del sistema di Bayer era la limitazione del numero delle lettere nell'alfabeto greco (24). Soprattutto nel caso di costellazioni che coprivano un largo campo celeste (ad es. Nave Argo) era facile infatti avere più stelle da catalogare che lettere a disposizione. Bayer estese allora il numero massimo a 67 considerando anche le lettere romane minuscole (dalla "a" alla "z") e maiuscole (dalla "A" alla "Z").
Alcune di queste designazioni sono ancora esistenti. Vale la pena menzionare tuttavia che il sistema servì come punto di partenza per la catalogazione delle stelle variabili, che inizia con la lettera "R" fino alla "Z". Successivamente, viene eseguito un "raddoppio" delle consonanti, per cui alla variabile "Z" seguono le variabili "RR", "RS, "RT"..."RZ"; il ciclo successivo riprende con "SS" (e non con "SR") e via fino a "SZ", quindi "TT"-"TZ", "UU"-"UZ"...fino a "ZZ". Successivamente, si arriva a "AA"-"AZ" e via, seguendo lo stesso schema. Dopo l'esaurirsi di queste lettere doppie ("QZ"), si usa indicare le stelle variabili con la stringa "V" seguita da un numero (V390, V545, V1207, etc).

Il secondo sistema è invece dovuto a John Flamsteed (Historia coelestis Britannica, pubblicato nel 1712 da Edmond Halley senza la sua approvazione).[2] Egli mantenne la regola del genitivo della costellazione per la parte finale dei nomi del suo catalogo ma decise di usare i numeri invece delle lettere greche. Ad es. 61 Cygni e 47 Ursae Majoris. A differenza del catalogo di Bayer, i numeri di Flamsteed partono dalla stella più occidentale, e crescono man mano che aumentano i valori di Ascensione retta; inoltre, le stelle poste a sud della declinazione media -30 non riportano il numero di Flamsteed.

Con l'aumentare del numero di stelle osservate questi due sistemi non sono stati quasi più utilizzati. Oggi si preferisce utilizzare il nome del catalogo seguito dal numero della stella in quel particolare catalogo.

Cataloghi di posizione[modifica | modifica wikitesto]

I cataloghi di posizione contengono solitamente le posizioni di stelle standard, di lune e pianeti, il giorno giuliano, il tempo siderale e altre caratteristiche. Essi sono la base degli almanacchi, una volta utilizzati solo per la navigazione, ora anche per scopi astrofisici.

Tra i cataloghi di posizione sono da ricordare:

  • Il catalogo BS (catalogue of Bright Stars), successore del Catalogo HR, edito a Yale nel 1982, importante per le stelle di riferimento, ma che arriva fino alla magnitudine 6.5.
  • Il catalogo dell'Argelander (BD oppure DM), noto anche con il nome Bonner Durchmusterung, edito a Bonn nel 1863: esso è un catalogo per puntamenti in cui vengono indicate le posizioni al 1850 e le correzioni da apportare. Contiene più di 300000 tra le stelle più brillanti di magnitudine 9.5 da -1° a 89°.
  • I cataloghi fondamentali, che danno posizioni accuratissime di un numero limitato di stelle.

Cataloghi di tipo spettrale[modifica | modifica wikitesto]

Uno dei più famosi cataloghi basati sul tipo spettrale è l'Henry Draper Catalogue o catalogo HD (Harvard, che riporta le posizioni al 1900. Solitamente infatti si riportano nelle pubblicazioni almeno due indicazioni, una di posizione e una, se presente, proprio dal catalogo HD.

Oltre a questo vi sono ovviamente altri cataloghi di questa tipologia utilizzati, tra cui il General Catalogue (GC), che riporta le posizioni al 1950, il catalogo Gliese, che si occupa solo delle stelle entro i 25 parsec dal Sole e il General Catalogue of Variable Stars.

Cataloghi nebulari[modifica | modifica wikitesto]

Gli oggetti nebulari apparentemente presenti nella nostra e in altre galassie sono catalogati separatamente nei cosiddetti cataloghi nebulari. Tra di essi i principali sono il catalogo di Messier e il New General Catalogue.

Cataloghi per le osservazioni tramite satelliti artificiali[modifica | modifica wikitesto]

L'utilizzo di satelliti artificiali ha permesso di ottenere delle misurazioni più precise delle posizioni dei corpi celesti, permettendo così la realizzazione di nuovi cataloghi. Uno dei più recenti cataloghi di questo tipo è quello basato sulle misure del satellite Catalogo Hipparcos, ovvero il catalogo di Tycho-1, pubblicato nel 1997.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ [1] Gan De. Crónicas del Bambú. (365 a.C.).
  2. ^ Naming Astronomical Objects, International Astronomical Union (IAU). URL consultato il 19 dicembre 2011.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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