Buspirone

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Buspirone
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Caratteristiche generali
Formula bruta o molecolare C21H31N5O2
Massa molecolare (u) 385.50314 g/mol
Numero CAS [36505-84-7]
Codice ATC N05BE01
PubChem 2477
DrugBank APRD00222
Dati farmacocinetici
Emivita 2-3 ore
Indicazioni di sicurezza
Simboli di rischio chimico
tossicità acuta

pericolo

Frasi H 301
Consigli P 301+310 [1]

Buspirone è una molecola dotata di proprietà psicoattive ed ansiolitiche, appartenente alla classe degli azapironi. Per le sue proprietà farmacologiche viene utilizzato per trattare i disturbi d'ansia generalizzata. In Italia il medicinale è venduto dalla società farmaceutica Bristol-Myers Squibb con il nome commerciale di Buspar, nella forma farmaceutica di compresse da 5 e 10 mg.

Nel 1986 la Bristol-Myers Squibb ottenne l'approvazione dalla Food and Drug Administration per la commercializzazione negli Stati Uniti. In quel paese il brevetto è scaduto da tempo (precisamente dal 2001) e buspirone è venduto da numerose società come medicinale equivalente.

Farmacodinamica[modifica | modifica wikitesto]

Buspirone è una molecola che presenta una attività ansiolitica selettiva. Il farmaco è privo di effetto anticonvulsivante e miorilassante e si dimostra dotato di scarso effetto sedativo. Buspirone è capostipite di una classe di farmaci antiansia definiti azapironi. Il farmaco non è correlato né chimicamente né farmacologicamente alle benzodiazepine, ai barbiturici o ad altre sostanze psicotrope. Nei pazienti trattati con buspirone, non si evidenzia sedazione o riduzione delle capacità di eseguire prestazioni che richiedano attenzione, come ad esempio la capacità di guidare autoveicoli. Buspirone ha un meccanismo d’azione sostanzialmente differente da quello delle benzodiazepine. È infatti un agonista parziale dei recettori della serotonina di tipo 5-HT1A mentre non interagisce direttamente con i recettori delle benzodiazepine e del GABA. Il farmaco inoltre, funziona come antagonista D2 presinaptico della dopamina, nonché come un parziale agonista del recettore α1.

Farmacocinetica[modifica | modifica wikitesto]

Dopo somministrazione orale buspirone è assorbito in modo quasi completo dal tratto gastrointestinale. La molecola subisce un marcato effetto di primo passaggio (nel torrente ematico solo il 4% circa è infatti la quota di farmaco immodificata). La contemporanea assunzione di cibo ritarda l'assorbimento intestinale. La concentrazione plasmatica massima (Cmax pari a circa 1-6 ng/ml) viene raggiunta entro 60-90 minuti (Tmax). La concentrazione plasmatica di equilibrio viene raggiunta entro due giorni. Il legame con le proteine plasmatiche è pari a circa il 95%. Studi in volontari sani hanno dimostrato che l'emivita farmacologica di buspirone varia da 2 a 11 ore (valori da 2 a 33 ore). A seguito dell'assunzione di una singola dose una quota variabile dal 30 al 63% viene escreta nelle urine entro 24 ore. L'escrezione fecale è inferiore e va dal 18 al 38% della medesima dose. Il metabolismo di buspirone è mediato dal citocromo P450 3A4 (CYP3A4) ed è prevalentemente ossidativo a dar luogo a diversi metaboliti idrossiderivati e ad un metabolita farmacologicamente attivo: 1-pirimidinilpiperazina. Quest'ultimo metbolita sembra possedere approssimativamente il 25% dell'attività del buspirone.

Usi clinici[modifica | modifica wikitesto]

Buspirone trova utilizzo nel trattamento dell'ansia generalizzata. Rispetto alle benzodiazepine, non deprime le capacità intellettive.

Buspirone viene anche utilizzato in soggetti affetti da sindrome depressiva, in associazione ad un farmaco inibitore selettivo del reuptake della serotonina (SSRI), potenziandone gli effetti. In Italia il farmaco non è approvato per quest'ultima indicazione. Esistono però diversi studi che dimostrano come la terapia di associazione possa essere estremamente efficace e molti clinici vi ricorrono (trattamento di tipo off-label).[2][3]

Effetti collaterali[modifica | modifica wikitesto]

Buspirone ai dosaggi usuali è generalmente ben tollerato. Gli effetti avversi tendono eventualmente a presentarsi nei primi giorni di trattamento e si interrompono spontaneamente in breve tempo. Fra gli effetti collaterali riscontrati con maggiore frequenza si segnalano cefalea, vertigine, sensazione di testa leggera, parestesia, diarrea, nausea, vomito, eccitazione e sudorazione, agitazione ed altri disturbi a livello gastrointestinale. Sono relativamente frequenti anche insonnia, diminuzione della capacità di concentrazione, depressione, confusione, visione sfocata, congestione nasale, gola irritata, secchezza delle fauci, tinnito, torpore, incoordinamento, tremori. Occasionalmente sono stati segnalati sintomi extrapiramidali, discinesie, distonie, rigidità muscolare a ruota dentata, andatura atassica, depersonalizzazione, disturbi della memoria, labilità emotiva, allucinazioni, psicosi, convulsioni. Per questi ultimi disturbi è difficile distinguere la quota correlata all'utilizzo del farmaco da quella associata al quadro ansioso di fondo. Infine durante la terapia con buspirone si sottolinea la possibilità di insorgenza di ritenzione urinaria e galattorrea nelle donne, nonché a seguito di una stimolazione dose-dipendente della secrezione della prolattina la possibilità di irregolarità mestruali e, nel maschio, di disturbi sessuali.

Controindicazioni[modifica | modifica wikitesto]

Il farmaco è controindicato nei soggetti con ipersensibilità nota al principio attivo oppure ad uno qualsiasi degli eccipienti. È anche controindicato nei soggetti affetti da grave insufficienza epatica e renale. Buspirone non deve essere utilizzato in associazione a farmaci IMAO, per il possibile verificarsi di crisi di tipo ipertensivo, nelle donne in stato di gravidanza o durante il periodo dell'allattamento.[4]

Dosi terapeutiche[modifica | modifica wikitesto]

Nei soggetti adulti la dose consigliata è di 15 mg al giorno, suddivisa in due o tre dosi. Il dosaggio può essere gradualmente incrementato, 5 mg ogni 2-3 giorni, sulla base della risposta del paziente, fino a raggiungere la dose terapeutica ottimale. Il dosaggio massimo, che è bene non superare, è pari a 60 mg al giorno, sempre frazionato in 2-3 somministrazioni.

In corso di trattamento di pazienti anziani, oppure affetti da insufficienza renale o epatica, il medico dovrà attentamente valutare la possibilità e l'opportunità di una riduzione dei dosaggi.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Sigma Aldrich; rev. del 05.11.2012, riferita al cloridrato
  2. ^ Trivedi MH, Fava M, Wisniewski SR, Thase ME, Quitkin F, Warden D, Ritz L, Nierenberg AA, Lebowitz BD, Biggs MM, Luther JF, Shores-Wilson K, Rush AJ, Medication augmentation after the failure of SSRIs for depression in N. Engl. J. Med., vol. 354, nº 12, Mar 2006, pp. 1243–52, DOI:10.1056/NEJMoa052964, PMID 16554526.
  3. ^ Appelberg BG, Syvälahti EK, Koskinen TE, Mehtonen OP, Muhonen TT, Naukkarinen HH, Patients with severe depression may benefit from buspirone augmentation of selective serotonin reuptake inhibitors and in a Class of Drugs called Benzodiazepines and effects similar if not identical to Alprazelam,Lorazepam etc. : results from a placebo-controlled, randomized, double-blind, placebo wash-in study in J Clin Psychiatry, vol. 62, nº 6, Giu 2001, pp. 448–52, DOI:10.4088/JCP.v62n0608, PMID 11465522.
  4. ^ Geddes, John; Gelder, Michael G.; Mayou, Richard, Psychiatry, Oxford University Press, Oxford (Oxfordshire), 2005, p. 237, ISBN 0-19-852863-9.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Giovanni Biggio, Le benzodiazepine: dalle molecole alla pratica clinica, Lavis, Springer, 2000, ISBN 978-88-470-0086-5.

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