Bicicletta a scatto fisso

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La bicicletta a scatto fisso è una bicicletta che ha la particolarità di avere un solo rapporto possibile e nessun meccanismo di ruota libera, per cui la pedalata è solidale con il movimento della ruota posteriore. Non è perciò possibile pedalare a vuoto all'indietro, né smettere di pedalare, a meno che non si voglia rallentare bruscamente l'andatura.

Funzionamento e caratteristiche[modifica | modifica sorgente]

Scatto fisso con mozzo flip-flop

Si tratta del primo tipo di bicicletta inventato, nel quale la trasmissione ha presa diretta con la ruota posteriore tramite la catena. Solo in seguito fu ampiamente diffuso il meccanismo della ruota libera, con il quale è possibile pedalare all'indietro senza ostacolare l'avanzamento del mezzo.

Vi è appunto la particolarità di avere un solo rapporto, con una singola corona ed un solo pignone. Il ciclista dovrà perciò, in ogni situazione, regolare la propria cadenza di pedalata in maniera da avanzare alla velocità desiderata. Proprio la caratteristica della trasmissione diretta permette anche di rallentare solo agendo sui pedali: per questo motivo molti preferiscono montare solo il freno anteriore o addirittura nessuno dei due. L'assenza di dispositivi indipendenti di frenatura è però vietata in Italia (si veda infra).

Per questo motivo le biciclette a scatto fisso sono le più leggere che si possono realizzare: sono prive di tutto il sistema di cavi, guaine, comandi e parti del cambio e molto frequentemente anche dei freni. Possono essere bici estremamente essenziali, costituite solamente dal telaio e dalla forcella, dal manubrio, dalle ruote e dalla trasmissione costituita appunto da un unico rapporto.

La scelta del rapporto[modifica | modifica sorgente]

Dal momento che è possibile montare un solo ed unico rapporto, questo deve essere scelto in maniera accurata per essere adatto ad ogni occasione. In particolare un rapporto lungo favorirà la marcia a velocità sostenute, in rettilineo o in discesa, tuttavia risulterà molto difficile da spingere in situazioni quali l’ambiente urbano o in presenza di salite. D’altro canto un rapporto dal ridotto sviluppo metrico sarà favorevole in situazioni di accelerazione, partenze e rilanci, ma con questo non si potranno raggiungere velocità elevate.

È necessario perciò raggiungere un giusto compromesso, che è molto soggettivo sia per l’ambiente in cui si va ad utilizzare la bicicletta, sia per le caratteristiche del ciclista stesso. Usualmente risultano particolarmente vantaggiosi, in quanto riescono a raggiungere un buon compromesso, quei rapporti che sviluppano all’incirca 5 – 5,5 metri per pedalata (che corrispondono grossomodo al 42-18/16, che sono infatti gli usuali rapporti nelle bici Single Speed).

Utilizzo[modifica | modifica sorgente]

Un particolare utilizzo agonistico della bici a scatto fisso è quello della pista: nei velodromi non sono infatti necessari i freni e la propulsione umana svolge il duplice ruolo di motore e freno (triplice se includiamo anche quello di cambio di velocità), dal momento che si gira tutti nello stesso verso. Inoltre il meccanismo a scatto fisso presenta un rendimento meccanico maggiore di un sistema dotato di cambio, in quanto vi sono meno componenti e meno attriti in cui si possa dissipare potenza, fattore non secondario quando si voglia sviluppare velocità molto elevate per periodi relativamente brevi.

Va ricordato anche che per l'utilizzo agonistico in pista, si usavano ingranaggi di moltiplica e di pignone più robusti per cui i rapporti tipici 52/14 e 50/14 e 48/14 come numero di denti, erano sostituiti dagli equivalenti 26/7 e 25/7 e 24/7 come numero di denti, distribuiti sulle stesse circonferenze e quindi più robusti e più adatti a resistere alle coppie elevate applicate in quegli sforzi intensi e brevi tipici delle gare di sprint/velocità (passo Humber o "skip-tooth").

Un altro utilizzo a livello agonistico delle bici a scatto fisso si ha nella preparazione invernale della stagione ciclistica. Nei primi mesi dell’anno infatti, molti preparatori consigliano di effettuare un buon numero di chilometri nell’arco di alcune settimane (fino a qualche migliaia) con lo scatto fisso, utilizzando un rapporto piuttosto agile e puntando a percorrere più che altro lunghe distanze piuttosto che pensare a sviluppare elevate velocità. Lo scatto fisso permette di ottenere quella che in gergo è detta "pedalata rotonda", cioè la più redditizia possibile e stilisticamente perfetta, peraltro raggiungibile in maniera stabile solo con anni di esercizio.

Negli ultimi anni dagli Stati Uniti si è diffuso un uso urbano delle biciclette a scatto fisso a partire dai bike messenger. Questi prediligono la bici a scatto fisso per la sua leggerezza ed agilità, che la rendono un mezzo ideale per districarsi nel traffico delle città più o meno grandi. Pregi non secondari sono inoltre la sua composizione spartana: riducendo all’essenziale il numero di parti, vi sono meno componenti che possono essere soggette a furti, e allo stesso tempo è richiesta una manutenzione molto meno impegnativa di una bici tradizionale. Anche in Italia sta iniziando a diffondersi l’uso urbano di questo tipo di bici, sebbene l'uso di biciclette senza dispositivi autonomi di frenatura sia contro la legge, in quanto in contrasto con l'art. 68, comma 1, lettera a del Codice della Strada.

Conversione[modifica | modifica sorgente]

Ogni bicicletta è teoricamente convertibile in una a scatto fisso (chiamata anche, con un anglismo recentemente entrato nel gergo, "fixed"). Basta disporre di un mozzo filettato (di quelli che si usavano un tempo nelle bici sia da corsa che da passeggio) e di un pignone fisso. Occorre montare il pignone fisso sul mozzo della ruota e regolare poi la lunghezza della catena affinché questa sia in tensione una volta che la ruota sia montata. Resta però un problema: usando di fatto la pedalata come mezzo frenante si impone al pignone una forza contraria a quella del senso di avvitatura, il che tende a farlo svitare abbastanza rapidamente. Il problema viene ovviato ricorrendo a mozzi a doppia filettatura (chiamati di fatto anche "mozzi da pista"): su quella interna si fissa il pignone, su quella esterna, che si svolge in senso opposto, si avvita un anello di sicurezza. In caso di filettatura singola si può incollare con apposite colle per metallo (frenafiletti) il pignone e assicurare poi con un anello di sicurezza. Il risultato è però controverso e di fatto la sicurezza può risultarne diminuita. Di recente alcuni appassionati hanno iniziato a usare pignoni con 6 fori montati su mozzi per freno a disco opportunamente rispaziati, ottenendo un risultato assolutamente affidabile. Particolarmente agevoli da "fissare" sono quei telai che hanno gli attacchi per la ruota posteriore come sulle bici da pista, cioè con forcellini rivolti verso il retro (orizzontali). L'operazione è tuttavia agevole anche nelle bici con i forcellini obliqui (che permettono perciò la regolazione della ruota e il corretto tensionamento della catena), mentre è molto difficile in quelli con forcellini verticali (telai da corsa recenti). In quest'ultimo caso è necessario riuscire a trovare un combinazione pignone-corona che permetta la corretta tensionatura della catena. Si possono usare anche tensionatori (tendicatena) che alcune case producono appositamente, ma in questo caso si perde, almeno in parte, l'azione diretta fra pedali e ruota, oltre ad avere dei problemi in caso di contropedalata.

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