Battaglia dello Stretto di Badung

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Battaglia dello Stretto di Badung
Il cacciatorpediniere olandese Hr. Ms. Piet Hein, affondato durante lo scontro
Il cacciatorpediniere olandese Hr. Ms. Piet Hein, affondato durante lo scontro
Data 18 - 19 febbraio 1942
Luogo Stretto di Badung, Indie Orientali Olandesi
Esito vittoria giapponese
Schieramenti
Comandanti
Effettivi
3 incrociatori leggeri
7 cacciatorpediniere
7 motosiluranti
4 cacciatorpediniere
2 navi da trasporto
Perdite
un cacciatorpediniere affondato e uno danneggiato
un incrociatore danneggiato
3 cacciatorpediniere e una nave da trasporto danneggiati
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La battaglia dello stretto di Badung venne combattuta nella notte tra il 18 e il 19 febbraio 1942 nelle acque dell'omonimo braccio di mare posto tra l'isola di Bali e quella di Nusa Penida, nelle allora Indie orientali olandesi: una squadra navale dell'ABDA Command composta da unità olandesi e statunitensi, sotto il comando del contrammiraglio Karel Doorman, cercò di intercettare le navi giapponesi intente a sbarcare truppe sull'isola di Bali, venendo però respinta nonostante la superiorità numerica e perdendo nell'azione un cacciatorpediniere olandese e subendo danni ad altre unità.

Antefatti[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Campagna delle Indie Olandesi.

Nel febbraio del 1942 le forze giapponesi iniziarono a dilagare verso sud nelle Indie orientali olandesi, travolgendo le difese degli Alleati; dopo aver completato l'occupazione del Borneo e di Celebes, le forze nipponiche puntarono a isolare l'importante isola centrale di Giava, sede delle principali forze Alleate nella regione, accerchiandola dai due lati: il 14 febbraio truppe anfibie e aviotrasportate attaccarono la parte meridionale dell'isola di Sumatra, a ovest di Giava, mentre il 18 febbraio la "4ª Forza d'attacco a sorpresa" del retroammiraglio Kyuji Kubo, composta dall'incrociatore leggero Nagara, sette cacciatorpediniere e due navi da trasporto, sbarcò un battaglione di fanteria della 48ª Divisione sulla costa dell'isola di Bali, a est[1].

L'invasione di Bali, un'azione facile per i giapponesi visto che la guarnigione olandese dell'isola era stata in gran parte inviata a collaborare alla difesa di Giava, non poteva essere ignorata dalle forze dell'ABDA Command: Bali disponeva di un campo d'aviazione da cui i velivoli giapponesi potevano agevolmente attaccare l'importante base navale di Sorebaja. Quello stesso 18 febbraio i sommergibili USS Seawolf (statunitense) e HMS Truant (britannico) tentarono di attaccare il convoglio giapponese ma furono respinti dai cacciatorpediniere di scorta; più tardi, bombardieri Boeing B-17 Flying Fortress statunitensi attaccarono le unità nipponiche, riuscendo a danneggiare gravemente la nave da trasporto Sagami Maru[1]. Preoccupati per la loro posizione esposta, i giapponesi affrettarono le operazioni di sbarco: l'incrociatore Nagara e tre cacciatorpediniere lasciarono subito le acque di Bali, mentre la nave da trasporto Sasago Maru ricevette ordine di salpare non appena recuperati i mezzi anfibi, sotto la scorta dei cacciatorpediniere Asashio e Oshio; la danneggiata Sagami Maru ricevette l'ordine di dirigere verso acque sicure non appena possibile, sotto la protezione dei cacciatorpediniere Arashio e Michishio[2].

Sperando di replicare la fortunata azione di Balikpapan del gennaio precedente, quando un'incursione notturna di cacciatorpediniere statunitensi aveva provocato severe perdite a un convoglio di navi da trasporto giapponesi, il contrammiraglio olandese Karel Doorman, comandante della squadra navale da battaglia dell'ABDA, progettò di attaccare le unità nipponiche nella notte tra il 18 e il 19 febbraio con il grosso delle sue forze. Danni riportati nei precedenti scontri e incombenze minori avevano però ridotto e disperso le forze navali Alleate, obbligando l'ammiraglio a impiegarle in gruppi separati: gli incrociatori leggeri olandesi Hr. Ms. De Ruyter e Hr. Ms. Java, scortati da quattro cacciatorpediniere (due olandesi e due statunitensi, ridotti a tre dopo che lo Hr. Ms. Kortenaer fu costretto a tornare indietro per aver urtato il fondale uscendo dal porto), sarebbero salpati da Tjilatjap, a sud di Giava, mentre l'incrociatore Hr. Ms. Tromp e quattro cacciatorpediniere statunitensi si sarebbero diretti a Bali da Sorebaja[2]; un terzo gruppo, con sette motosiluranti olandesi, si sarebbe aggiunto più tardi[2].

Ordine di battaglia[modifica | modifica sorgente]

Flag of the Netherlands.svg Flag of the United States.svg Forze ABDA[3][1]:

Contrammiraglio Karel Doorman

  • Terzo gruppo

Naval Ensign of Japan.svg Dai-Nippon Teikoku Kaigun[3][1]:
Retroammitaglio Kyuji Kubo

Lo scontro[modifica | modifica sorgente]

Carta dell'isola di Bali; lo stretto di Badung è il braccio di mare che separa Bali dall'isola di Nusa Penida a sud-est

Verso le 21:30 del 18 febbraio le unità del primo gruppo delle forze alleate, guidate dallo stesso ammiraglio Doorman, giunsero in vista della punta meridionale di Bali: il mare era calmo, e la squadra imboccò lo stretto di Badung a una velocità di 27 nodi con i due incrociatori in testa seguiti dai tre cacciatorpediniere[2]. Intorno alle 22:20 le due navi di testa incapparono nella prima unità giapponese, il cacciatorpediniere Asashio, sul lato di babordo: il De Ruyter aveva i cannoni puntati sull'altro lato e non sparò, mentre il Java esitò un attimo in attesa di ordini prima di aprire il fuoco verso le 22:25, dopo aver avvistato anche il secondo cacciatorpediniere Oshio e il trasporto Sasago Maru, a una distanza di circa 2.000 metri[1]. Preso di sorpresa, lo Asashio cercò di individuare la fonte dei colpi che gli piovevano vicino tramite il suo riflettore, ma non riuscì a inquadrare i due incrociatori che procedevano veloci verso nord-est: l'alta velocità e la difficoltà a individuare nell'oscurità bersagli posti contro la massa scura dell'isola di Bali fecero sì che il fuoco del Java risultasse molto impreciso, con solo un colpo messo a segno sulla Sasago Maru[1]; dopo appena pochi minuti dal contatto le unità giapponesi scomparvero alla vista, e i due incrociatori si allontanarono dal luogo dello scontro procedendo verso nord-est.

Circa 5 metri dietro il Java, il cacciatorpediniere olandese Piet Hein guidava la fila delle unità di scorta alleate quando verso le 22:30 incappò nelle unità giapponesi reduci dallo scontro con gli incrociatori: l'unità olandese stese una cortina fumogena (probabilmente per errore[1]), poi aprì il fuoco con i cannoni e lanciò tre siluri verso la nave da trasporto giapponese, ma finì ben presto sotto il fuoco dei cacciatorpediniere Asashio e Oshio e forse anche delle due unità statunitensi che la seguivano, confuse dal fumo; il Piet Hein subì danni alla sala macchine che lo immobilizzarono, e intorno alle 22:40 fu colpito da un siluro Type 93 dello Asashio che ne provocò l'immediato affondamento[2]. I due cacciatorpediniere statunitensi Ford e Pope ingaggiarono un confuso scambio di colpi e salve di siluri con le unità giapponesi senza causare o subire danni, finché verso le 23:10 decisero di allontanarsi procedendo verso sud invece che seguire gli incrociatori di Doorman verso nord; mentre rientravano al loro ancoraggio nell'oscurità, i due cacciatorpediniere giapponesi si scambiarno reciprocamente per unità nemiche e aprirono il fuoco l'uno contro l'altro per alcuni minuti, senza tuttavia colpirsi[1].

Il cacciatorpediniere giapponese Asashio

Il secondo gruppo di navi alleate, con l'incrociatore olandese Tromp preceduto dai quattro cacciatorpediniere statunitensi, arrivò nello stretto verso le 01:00 del 19 febbraio, senza aver ricevuto indicazioni dalle unità del primo gruppo[2]: le navi giapponesi si trovavano ancora nella stessa zona, probabilmente in attesa che la Sasago Maru riparasse i danni riportati nel primo scontro. Ancora una volta le unità alleate ottennero la sorpresa: verso le 01:30 i cacciatorpediniere Stewart, Parrott e Pillsbury, seguiti poi anche dallo Edwards, aprirono il fuoco sull'ancoraggio delle unità nippoiche, ingaggiando un combattimento con lo Asashio e lo Oshio; verso le 01:46 lo Stewart ricette due colpi di cannone che provocarono un morto e un ferito tra l'equipaggio oltre a danni alla sala macchine, mentre il Parrott e il Pillsbury evitarono di poco una collisione nell'oscurità, generando una certa confusione nella formazione statunitense[1]. Intorno alle 02:07, mentre i cacciatorpediniere cercavano di disimpegnarsi manovrando verso est, l'incrociatore Tromp cercò di unirsi allo scontro: ingaggiando un serrato duello a fuoco con i due cacciatorpediniere nipponici, il Tromp fu raggiunto nel giro di sei minuti da 10 o 12 colpi di cannone che provocarono vari danni pur senza riuscire a perforare la corazzatura[2]; all'opposto l'unità olandese piazzò colpi su entrambi i cacciatorpediniere giapponesi, provocando quattro morti sullo Asashio[1] e sette sullo Oshio, che evitò di poco l'esplosione del suo deposito delle munizioni[2]. Il Tromp si disimpegnò cercando di raggiungere i cacciatorpediniere statunitensi che procedevano verso nord-est.

Procedendo verso nord, alle 02:20 le unità statunitensi entrarono in contatto con il secondo gruppo di navi giapponesi, i cacciatorpediniere Arashio e Michishio, in rotta in senso opposto per unirsi ai due compagni: le unità giapponesi aprirono il fuoco sullo Edwards e sul danneggiato Stewart, ma subirono il fuoco di risposta prima del Pillsbury e poi del Tromp, il quale colpì il Michishio provocando gravi danni oltre a 13 morti e 83 feriti[1]; le due formazioni si allontanarono poi reciprocamente procedendo alla massima velocità e il combattimento ebbe termine. La terza formazione di navi alleate, composta dalle motosiluranti olandesi, assistette ai combattimenti sostenuti dal gruppo del Tromp, ma nonostante i suoi tentatvi non riuscì a raggiungere una posizione idonea a lanciare un attacco e si ritirò al sorgere del sole[2].

Conseguenze[modifica | modifica sorgente]

Lo scontro dello stretto di Badung rappresentò un'occasione mancata per le forze dell'ABDA[2]: nonostante la superiorità numerica e l'effetto sorpresa, le navi di Doorman non affondarono nessuna unità giapponese, pur danneggiando tre cacciatorpediniere (il Michishio, in particolare, fu costretto a rientrare in Giappone per le riparazioni) e una nave da trasporto. Di per contro, furono gli Alleati a subire i danni più gravi: oltre alla perdita del Piet Hein, l'incrociatore Tromp fu costretto a lasciare il teatro delle operazioni e a recarsi in Australia per le riparazioni[2]; il danneggiato Stewart fu messo in bacino di carenaggio a Sorebaja, ma l'incalzare dell'avanzata nemica impedì di avviare i lavori di riparazione e l'unità fu autoaffondata il 2 marzo al momento dell'abbandono della città in mano ai giapponesi.

Le operazioni giapponesi a Bali non subirono particolari ritardi a causa della battaglia: la piccola guarnigione di truppe coloniali olandesi capitolò nel giro di pochi giorni e l'aeroporto dell'isola fu catturato intatto.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c d e f g h i j k Battle of Badung Strait in microworks.net. URL consultato il 17 gennaio 2013.
  2. ^ a b c d e f g h i j k The Badung Strait Battle in dutcheastindies.webs.com. URL consultato il 17 gennaio 2013.
  3. ^ a b (EN) Order of Battle - Battle of Badung Strait in navweaps.com. URL consultato il 18 gennaio 2013.