Bartleby lo scrivano: una storia di Wall Street

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Bartleby lo scrivano
Titolo originale Bartleby, the Scrivener
Autore Herman Melville
1ª ed. originale 1853
Genere Racconto
Lingua originale inglese
Ambientazione New York
Protagonisti Titolare di uno studio legale (non è menzionato il nome)
Altri personaggi Turkey (Tacchino), Nippers (Chele), Ginger Nut (Zenzero)

Bartleby lo scrivano: una storia di Wall Street (titolo originale Bartleby the Scrivener) è un racconto di Herman Melville. Esso fu per la prima volta pubblicato anonimo, in due parti, sulla rivista Putnam's Magazine nel 1853, e fu poi incluso nella raccolta The Piazza Tales nel 1856 con qualche piccola variante testuale. A quanto pare l'opera fu ispirata a Melville dalla lettura di Emerson, tanto che sono stati trovati dei paralleli con il saggio di Emerson Il trascendentalista. Il racconto è stato adattato per lo schermo due volte: nel 1970, con Paul Scofield, e nel 2001, con Crispin Glover.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Il narratore è il titolare di uno studio legale di Wall Street a New York. Egli svolge "un lavoro discreto fra i titoli, le obbligazioni, le ipoteche di uomini abbienti", e si descrive come "una persona eminentemente cauta e fidata". Egli ha tre dipendenti: Turkey (Tacchino) e Nippers (Chele), scrivani, e il fattorino Ginger Nut (Zenzero). Tacchino, un anziano inglese, è un modello di efficienza al mattino, ma diventa insolente e pasticcione dopo pranzo; Nippers invece, un giovanotto ambizioso, è inquieto e irritabile al mattino, ma lavora bene al pomeriggio. Il narratore, pur notando queste eccentricità, accetta di buon grado i suoi dipendenti e, con l'ampliarsi dell'attività, decide di assumere un terzo scrivano. Risponde all'annuncio Bartleby, che si presenta in ufficio come una figura "pallidamente linda, penosamente decorosa, irrimediabilmente squallida!".

In principio Bartleby esegue diligentemente il lavoro di copista, ma si rifiuta di svolgere altri compiti, sconcertando il suo principale con la risposta "Preferirei di no" (in altre traduzioni italiane "Avrei preferenza di no", in originale "I would prefer not to"). Più tardi smette di lavorare del tutto, fornendo come unica spiegazione la medesima frase. (C'è da notare che in realtà Bartleby non rifiuta mai, dice solo che preferirebbe di no. A un certo punto, quando il principale gli domanda incollerito "Non vuole andare?", egli sottolinea "Preferisco di no.")

Il narratore, combattuto tra la pietà e l'esasperazione, scopre che Bartleby non ha né casa né amici, e vive nello studio. Non avendo il coraggio di licenziarlo, ma irritato dalla sua "signorile nonchalance cadaverica", cerca di persuaderlo a riprendere il lavoro, o almeno a fornire spiegazioni. Bartleby non fa altro che ripetere il suo mantra, al che il narratore si vede costretto a licenziarlo. L'ormai ex impiegato continua ad aggirarsi nello studio, finché l'avvocato non decide di trasferire altrove la sua attività per sfuggire a quell'inquietante presenza.

I nuovi inquilini, però, protestano, e il narratore va a parlare ancora con Bartleby, offrendogli somme di denaro e invitandolo persino a trasferirsi a casa sua. "No, preferirei non fare cambiamenti.", è la risposta. I nuovi inquilini fanno così arrestare Bartleby per vagabondaggio.

Quando il narratore si reca a fargli visita alle Tombe, la prigione di New York, Bartleby lo accoglie con "La conosco, e non ho nulla da dirle". Egli tuttavia cerca di confortarlo, dando del denaro al vivandiere perché gli offra dei pasti migliori. Ciononostante, Bartleby "preferisce non" mangiare, e si lascia morire di inedia. La narrazione si chiude con una riflessione dell'avvocato, che essendo venuto a sapere che Bartleby aveva in precedenza lavorato all'ufficio delle lettere smarrite di Washington, ipotizza che il maneggiare queste lettere morte lo abbia condotto alla depressione e al suo bizzarro comportamento.

Fortuna[modifica | modifica wikitesto]

"Bartleby lo scrivano" è uno dei racconti più famosi della letteratura nordamericana. È considerato un precursore della letteratura esistenzialista e dell'assurdo anche se non ebbe fortuna all'epoca della pubblicazione. "Bartleby" anticipa molti temi dell'opera di Franz Kafka, in particolare Il Processo. Albert Camus cita Melville come una delle sue principali influenze in una lettera a Liselotte Dieckmann che fu pubblicata sulla French Review nel 1998. Una celebre lettura del personaggio di "Bartleby" viene data in "Bartleby, la formula della creazione", testo[1] scritto da Gilles Deleuze e Giorgio Agamben.

Interpretazioni della critica[modifica | modifica wikitesto]

Numerosi critici hanno cercato di interpretare il contenuto del testo, in particolar modo durante il XX secolo, generando anche la cosiddetta "the Bartleby Industry", una massiccia produzione di articoli su Bartleby a scopo della carriera universitaria. Sono state trovate nel testo allusioni cristiane secondo i critici occidentali, in particolar modo il commento di H. Bruce Franklin ebbe molta attenzione per la scoperta che il racconto segue fedelmente un passo del Vangelo di San Matteo, e il quietismo buddista secondo quelli orientali.

Altri hanno cercato di capire da quali fonti l'autore prese l'ispirazione per la stesura: secondo alcuni dagli scritti di Charles Lamb, secondo altri da un articolo del New York Times pubblicato nel febbraio del 1853 dove è presente la testimonianza d'un avvocato riguardo ad un suo strano copista. Spesso l'interpretazione è stata quella del rapporto con il padre e altre volte, invece, Melville avrebbe cercato di imitare lo stile di Charles Dickens poiché fu invidioso del suo successo secondo alcuni critici. La critica è stata la più varia nel corso del secolo, passando da un estremo all'altro, ma più in generale tutti si soffermano sull'aspetto psicologico della vicenda, dell'isolamento del personaggio e, alcune volte, si interpreta anche una critica alla società[2].

Film/Documentari[modifica | modifica wikitesto]

In teatro[modifica | modifica wikitesto]

  • Nel 2001, un adattamento teatrale di "Bartleby", dovuto a Tonino Bozzi, è stato messo in scena dal Teatro di Genova.
  • Nel 2005 un adattamento teatrale ad opera di Larry M. Lane viene messo in scena al Blue Heron Theatre di New York. Lo spettacolo è prodotto da Ardelle Striker, diretto da Alessandro Fabrizi e interpretato nei due ruoli principali da Gerry Bamman e Marco Quaglia. Di questa produzione il New York Times scrive: "This rendition of Bartleby is a gem" (New York Times, 9 novembre 2005)
  • Nel 2008, "Bartleby lo scrivano, una storia di Wall Street" è stato messo in scena dalla compagnia Aria Teatro, con un adattamento di Marzia Todero e l'interpretazione di Alberto Dall'Abaco, Denis Fontanari e Christian Renzicchi, regia di Irene Lamponi e Chiara Benedetti.
  • Nel 2009, lo scrittore francese Daniel Pennac legge il testo al Teatro Pépinière Opéra di Parigi. Regia di François Duval. Daniel Pennac ha letto Bartleby anche al Teatro Argentina nel 2010. Bartleby en coulisses è il documentario sulla preparazione dello spettacolo, regia di Jérémie Carboni (Zerkalo production).

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Bartleby, la formula della creazione - Gilles Deleuze, Giorgio Agamben - traduzione di Stefano Verdicchio - Quodlibet pubblicazioni
  2. ^ Herman Melville, Interpretazioni di Bartleby in Gianni Celati (a cura di), Bartleby lo scrivano, 17ª ed., Giangiacomo Feltrinelli Editore [1853], 1991, pp. 85-110, ISBN 978-88-07-82005-2.

Principali traduzioni italiane[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Gilles Deleuze, Giorgio Agamben, "Bartleby, la formula della creazione" (Quodlibet, Macerata 1993)
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