Augusto di Prima Porta
| Augusto di Prima Porta | |
|---|---|
| Autore | sconosciuto |
| Data | 8 a.C. circa |
| Materiale | marmo |
| Dimensioni | 204 cm |
| Ubicazione | Musei Vaticani, Città del Vaticano |
L'Augusto di Prima Porta, nota anche come Augusto loricato (dalla lorìca, la corazza in pelle dei legionari) è una statua romana che ritrae l'imperatore Augusto. Alta 2,04 metri, è realizzata in marmo ed è attualmente conservata nei Musei Vaticani, nella Città del Vaticano. Venne ritrovata nella villa di Livia, l'abitazione di Livia Drusilla, moglie di Augusto, a Prima Porta.
Indice |
[modifica] Storia
Una datazione basata sulla lettura della corazza vuole la statua scolpita subito dopo la restituzione delle insegne romane da parte dei Parti nel 19 a.C.
Più probabilmente la statua venne però concepita verso l'8 a.C., al termine della campagne di "pacificazione" nelle province di Tiberio e mentre Augusto si trovava in Gallia (da ciò l'abito militare). In questo senso la statua verrebbe a essere interpretata come un manifesto in sostegno di Tiberio, del quale si celebrano le imprese sia in oriente (coi Parti) che in occidente (con le province). Oltre al consueto luogo comune del Sol inteso come Apollo, da identificare con l'imperatore stesso, vi si può percepire anche una polemica sotterranea con Gaio e Lucio Cesare, allora astri nascenti. In questo senso è anche un indizio la sua collocazione nella villa suburbana di Livia.
[modifica] Descrizione
La statua dell'imperatore è raffigurata in piedi, con il braccio destro alzato e il gesto di attirare l'attenzione: si tratta della posa con cui si richiedeva il silenzio prima dell'adlocutio (incitamento all'esercito prima della battaglia).
La figura indossa la corazza che è decorata riccamente, al di sotto della quale porta la tunica corta militare. Un paludamentum (tunica che veniva indossata da un generale romano quando comandava un esercito) gli avvolge i fianchi, ricadendo mollemente sulla mano sinistra, con un panneggio particolarmente elaborato. Nella stessa mano impugna la lancia. Il capo e i piedi sono nudi (non indossa quindi né l'elmo né i calzari). Sulla gamba destra è riportato un putto: Eros, a cavallo di un delfino. Eros era figlio di Venere e il delfino è un omaggio a Venere, simboleggia infatti la nascita della dea avvenuta dall'acqua.
L'imperatore è ritratto, almeno nel volto, nelle sue reali fattezze, anche se idealizzate nella celebrazione della sua carica.
[modifica] La corazza
La corazza imperiale era tipicamente in pelle con inserti in metallo. È scolpita come aderente, facendo risaltare il fisico atletico, che ricorda le sculture greche di eroi.
Grande importanza simbolica hanno i rilievi che la decorano, con particolare riferimento alla storia contemporanea e all'ideologia di Augusto. Vi sono raffigurati:
- In alto una personificazione del Caelum
- Sotto di esso vola la quadriga del Sol
- Precedono la quadriga l'Aurora e il Phosphorus
- Al centro vi è la scena di re Fraate IV dei Parti che restituisce le insegne dei Romani prese ai romani durante la sconfitta di Crasso; il generale romano che le riceve, con ai piedi un cane, è forse Tiberio
- Al lati si trovano le personificazioni di due province vinte, la Germania e la Pannonia, dove era intervenuto Tiberio tra il 12 e l'8 a.C.
- Sotto di esse si trovano due Vittorie alate
- In basso, semisdraiata, si trova la Tellus
[modifica] Stile
La statua può essere considerata il prototipo delle statue loricate imperiali romane, prodotte fino al tardo impero.
La statua riprende la corrente neoattica tipica dell'epoca, ispirandosi abbastanza fedelmente all'atteggiamento equilibrato del Doriforo di Policleto, adattandolo però all'arte romana. Il soggetto non è più nudo, ma la corazza aderente permette di mantenere una linea di continuità con la scultura greca, che ritraeva unicamente personaggi immaginari dalle proporzioni corporee armoniche e ben definite. A differenza dell'opera greca però storia e mitologia non coincidono: è tipico anzi dell'arte romana il soggetto più puramente storico.
Centrale è la simbologia dei rilievi sulla corazza, eseguiti con perizia e paragonabili a opere vicine, come l'ara di Domizio Enobarbo o la stessa Ara Pacis. Anche la statua è opera di uno o più artisti di quella cerchia. Una certa durezza è presente nel volto, con un taglio esatto ma freddamente idealizzato dei tratti somatici e della capigliatura.
[modifica] Bibliografia
- Ranuccio Bianchi Bandinelli e Mario Torelli, L'arte dell'antichità classica, Etruria-Roma, Utet, Torino 1976.
[modifica] Voci correlate
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