Atena Parthenos

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Coordinate: 37°58′17.58″N 23°43′36.87″E / 37.971549°N 23.726907°E37.971549; 23.726907

Atena Parthenos
Autore Fidia
Data 438 a.C.
Materiale oro, avorio e pietre preziose
Dimensioni circa 1200 cm 
Ubicazione scomparsa, Atene
Una scultura votiva rinvenuta nei pressi della scuola di Varvakeion riflette il tipo dell'Athena Parthenos restaurata: periodo romano, II secolo d.C. (Museo archeologico nazionale di Atene).

La statua crisoelefantina raffigurante Atena Parthenos (“vergine”) fu scolpita da Fidia nel 438 a.C., anno in cui raggiunse il culmine della sua fama. Fu collocata nella parte anteriore del Partenone, il tempio posto all'entrata dell'Acropoli di Atene che proprio da essa prese il nome.

Era alta 12 metri; di essa rimangono solo delle copie in scala molto ridotta e qualche raffigurazione su gemma. Si tramanda che la statua fosse di dimensioni talmente colossali che per la sua costruzione occorsero 1000 chilogrammi d'oro.

Dalle piccole copie sopravvissute è possibile ricostruire l'aspetto della statua: sul braccio destro della dea, sostenuto da una colonnetta, si trovava la Nike, che simboleggiava le molte vittorie conseguite, mentre il sinistro reggeva una lancia e poggiava su uno scudo, ornato sul lato esterno dalle scene di una centauromachia e su quello interno da una gigantomachia. Tale scudo aveva un diametro di quattro metri, e nascondeva il serpente Erittonio, sacro ad Atena. I sandali rappresentavano scene di amazzonomachia. La dea indossava il peplo, contraddistinto da pieghe profonde, chiuso con una decorazione che rappresentava Medusa, e l'egida, l'armatura che spesso è presente nelle sue raffigurazioni, ornata al centro dalla testa di una Gorgone. Sopra la testa si trova un elmo crestato con un cavallo raffigurato sopra di esso. Sui tre cimieri si trovano anche una sfinge, che rappresenta la grande sapienza degli Egizi, e dei grifi alati. Su una copia dell'Atena Parthenos è stata ritrovata la firma di uno scultore di nome Antioco.

Dell'Atena Parthenos parla Pausania, scrittore greco, nel primo libro della sua Periegesis.

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