Atena Promachos

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Coordinate: 37°58′18.42″N 23°43′32.75″E / 37.971783°N 23.725764°E37.971783; 23.725764

Atena Promachos
Autore Fidia
Data circa 456 a.C.
Materiale bronzo
Dimensioni circa 900 cm 
Ubicazione scomparsa, Atene
Vista idealizzata dell'Acropolii e di Atena Promachos, ad opera del pittore Leo von Klenze nel 1846. L'artista immaginò la grande statua di Athena Promachos visibile da lontano, impugnante una enorme lancia nella sua mano destra.

L'Atena Promachos (Ἀθηνᾶ Πρόμαχος "Atena che combatte in prima linea") era una colossale statua della dea Atena fusa in bronzo da Fidia intorno al 460 a.C., che sorgeva fra i Propilei e il Partenone nell'Acropoli di Atene.

Atena era la dea della saggezza e dei guerrieri e la protettrice di Atene. La statua era alta circa 7 metri e 60 centimetri e si ergeva su di un basamento alto circa 1 metro e 50, provvisto di decorazioni marmoree. Come si deduce da riproduzioni monetali di epoca romana e dalla descrizione di Pausania, essa rappresentava la dea armata con una lancia appoggiata alla spalla destra e una figura alata, forse una Nike, nella mano corrispondente; uno scudo era imbracciato o appoggiato alla sua sinistra. Pausania (I, 28, 2) descrive quest'ultimo come decorato da una scena di centauromachia eseguita a sbalzo da Mys su disegno di Parrasio.

Rappresentazione di Atena Promachos in un frammento di oinochoe, c. 410 a.C. (Museo dell'Agorà di Atene)

La statua, pagata con il bottino della battaglia di Maratona ed eretta per commemorarne la vittoria, fu collocata in sede nel 456 a.C. circa. Costituisce una delle prime opere di Fidia, già scultore noto in questi anni, tanto da divenire l'artista ufficiale di Atene, il quale scolpì altre due figure di Atena nell'Acropoli: l'enorme effigie in oro e avorio ("crisoelefantina") di Atena Parthenos nel Partenone e l'Athena Lemnia.

Nel 426 d.C. la statua fu asportata e trasferita dall'imperatore Teodosio II a Costantinopoli, dove sembra rimase fino al 1203, quando fu distrutta dopo l'assedio dei crociati (pare dalla popolazione superstite).[1] La notizia è riferita da Niceta Coniata benché non sia certo si tratti della Promachos.[2]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Hellander 2008, pp. 110-111.
  2. ^ Becatti 1960, in EAA, s.v. Fidia.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Giovanni Becatti, Fidia in Enciclopedia dell'arte antica classica e orientale, vol. 3, Roma, Istituto della enciclopedia italiana, 1960.
  • Antonio Giuliano, Arte greca : Dall'età classica all'età ellenistica, Milano, Il saggiatore, 1987, p. 680.
  • Paul Hellander, Grecia continentale, Lonely Planet, Torino, EDT, 2008, ISBN 978-88-6040-279-0.

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