Zangarona

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Zangarona
frazione
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneCoat of arms of Calabria.svg Calabria
ProvinciaProvincia di Catanzaro-Stemma.png Catanzaro
ComuneLamezia Terme-Stemma.png Lamezia Terme
Amministrazione
Lingue ufficialiItaliano
Territorio
Coordinate38°58′15.49″N 16°20′34.8″E / 38.97097°N 16.343°E38.97097; 16.343 (Zangarona)Coordinate: 38°58′15.49″N 16°20′34.8″E / 38.97097°N 16.343°E38.97097; 16.343 (Zangarona)
Altitudine330 m s.l.m.
Abitanti366[1]
SottodivisioniAdduri, Calvario, Carmine, Croci, Filippa; Judeca, 'Ndàrano, Palazzine, Pisciavìa, San Nicola, Spagnolo, Terravecchia
Frazioni confinantiFronti
Altre informazioni
LingueArbëreshë, in rare occasioni, dialetto nicastrese
Cod. postale88046
Prefisso0968
Fuso orarioUTC+1
Cod. catastaleM208
Cl. sismicazona 1 (sismicità alta)
Nome abitantizangaronesi
PatronoMadonna delle Grazie ("Shumbëria e Graxjevet" in arbëreshë)
Giorno festivoDal 23 giugno al 1 luglio (novena) 2/3 luglio (festa solenne e processione)
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Zangarona
Zangarona
Sito istituzionale

1leftarrow blue.svgVoce principale: Lamezia Terme.

Zangarona (Xingarona in arbëreshe, 'zzingaroni in dialetto lametino) è una frazione del comune di Lamezia Terme, il quale centro dista circa 6 chilometri, con una popolazione di 366 abitanti[1].

È una piccola comunità arbëreshë, una delle più antiche della provincia di Catanzaro insieme a Vena di Maida (Vjna), Caraffa (Garafë) e Andali (Dandalli). Raramente oggi in paese è parlata questa lingua (gluha arbëreshë - lingua arbëreshë), solo alcune persone anziane lo parlano tutt'ora. Si è perso da secoli il rito greco-ortodosso, dopo che è stata costruita la nuova chiesa matrice dedicata alla Madonna delle Grazie, col rito Latino, nel 1616. Si è anche perso l'uso di costumi tradizionali arbëreshë. Solo la "lingua madre" è mantenuta, ma da poche persone.


Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

La frazione di Zangarona è situata in collina a circa 330 m s.l.m. Si può ammirare un meraviglioso panorama dei dintorni, la città di Lamezia Terme e la sua piana, nelle giornate terse è possibile vedere le Isole Eolie, in particolar modo il vulcano di Stromboli, che fanno da sfondo all'incantevole golfo di Sant'Eufemia. Dalla parte alta del paese, quindi intorno alla contrada Spagnolo e al bivio che collega Fronti, Zangarona e Magolà, si può anche vedere la cima dell'Etna. La frazione è immersa nella natura tipica della macchia mediterranea e offre una splendida vista panoramica su gran parte dell’area dell’istmo, con i suoi centri abitati, le aree verdi e i litorali. Il centro storico è caratterizzato dalla presenza di abitazioni che hanno mantenuto la loro originalità, ma non sono state sottoposte a manutenzione, pertanto si trovano in discrete condizioni. Ciò posto, percorrendo le strette stradine, si scorgono piccoli ballatoi che aprono ad abitazioni di piccole dimensioni. Infatti, normalmente, le abitazioni sono costituite da una o due stanze e quasi sempre su due livelli. La tipologia costruttiva è in muratura di pietrame e malta. Nelle abitazioni più importanti si intravedono finiture di intonaco.

Origini del nome[modifica | modifica wikitesto]

Il nome Zangarona deriva dall’albanese Zan Charone o, più propriamente, Xingarona che vuol dire “gran corona”, a ribadire che questo villaggio era sorto come una corona attorno a Nicastro come monito per il barone che si era ribellato all’autorità aragonese. Secondo altre fonti, il nome deriva da "zingaro", poiché i nicastresi accolsero con diffidenza gli albanesi, tanto da chiamare il villaggio "Zingaroni", e il nome nel corso dei secoli cambiò fino ad arrivare a chiamarsi Zangarona, come si chiama attualmente.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Zangarona ha origini Arbëreshë ed è uno dei centri arbereschi più antichi della provincia di Catanzaro. La nascita di Zangarona si può far risalire alla seconda metà del quindicesimo secolo, in quegli anni, Re Alfonso I d'Aragona per sottomettere al suo potere alcuni baroni ribelli aveva chiesto aiuto militare al Re dell’Albania, Giorgio Castriota Scanderbeg che inviò prontamente un esercito di tre battaglioni comandati da Demetrio Reres e dai suoi figli Giorgio e Basilio. Fu facile con queste forze per Re Alfonso sedare la rivolta di questi baroni, tra cui anche Luigi Caracciolo Conte di Nicastro e signore di Maida. Come ricompensa per l’aiuto prestato, re Alfonso diede agli albanesi, a patto che vi si stabilissero con le loro famiglie i terreni confiscati ai ribelli, così attorno al 1460 d.C. sorsero i primi villaggi abitati da albanesi tra cui: (Andali, Zagarise, Arietta -frazione di Petronà-, Vena di Maida, Caraffa e Zangarona). Il luogo preciso dove sorgeva il primo nucleo del villaggio era molto più a sud dell’attuale Zangarona, molto più vicino al fiume che scorre nella parte bassa della collina.

La descrizione di "Fiore da San Biase" nel 1568 su Zangarona, l'identità albanese in quei secoli e la celebre produzione di marmi[modifica | modifica wikitesto]

Di Zangarona, Fiore di San Biase riferisce, intorno al 1500,: «Villaggio del quale Marafiòti, non fa altra menzione, se non che di chiamarlo Zangarona, e che parlano Albanesi nel medesimo Territorio di Nicastro, ed Io soggiongo, che ancora quando vogliono parlano bene la lingua Italiana. È di mediocre Popolazione da cento fuochi, è stimabile per il marmo verde mischio che si truova alle sue falde, qual serve per abbellire gl'Edifici della Città di Nicastro, al di cui stato và unita, sotto il dominio de' Principi di Castiglione». L'identità albanese di Zangarona, sullo scorcio del XVII secolo, è dunque ancora intatta e vitale, ma al tempo stesso ben integrata nella nuova dimensione geoantropologica calabrese e la produzione di marmi la integra, fra l'altro, nel circuito commerciale del centro capoluogo.

L'antica Chiesa di san Nicola, i tragici terremoti del 1638 e del 1783 ed evoluzione del paese

In poco più di dieci anni dalla fondazione del paese, sorse la Chiesa di San Nicola di Bari di Rito greco-ortodosso, anche per l’influsso di alcuni Padri Basiliani che per sfuggire alle persecuzioni arabe erano emigrati in massa verso l’Italia portando con sé la cultura, le conoscenze e la loro arte. La Chiesa di San Nicola fu adornata da bellissime e preziose icone ampliata e nei suoi sotterranei si creò un vasto cimitero sotterraneo dove venivano seppelliti tutte le genti del villaggio. Con l’aiuto della popolazione fu costruito anche un convento annesso alla chiesa e una foresteria dove venivano ospitati i mendicanti e i viandanti di passaggio. Già allora, esisteva li una sorgente di acqua limpida e fresca di cui oggi resta una fontana purtroppo non potabile per le infiltrazioni fognarie (Funtana di Santu Nicola - Kroi i Shën Nikolla in arbëreshë). Più in basso della chiesa era sorta la così detta PIAZZA, uno spiazzo circondato da piccole costruzioni dove ogni quindici giorni circa si svolgeva una fiera che richiamava gente dei vicini villaggi. Nel corso degli anni il paese andò sempre più ingrandendosi e agli inizi del XVI Secolo si rifugiarono a Zangarona parecchie famiglie di ebrei nicastresi che erano stati espulsi con un editto del 1510. Costoro costruirono le loro case a monte della chiesa di San Nicola nella zona che poi venne soprannominata Giudecca o "Judeca" e che ancora oggi porta questo nome. La vita degli Albanesi in Calabria non fu certo facile nei primi tempi, in quanto erano guardati con diffidenza dalle popolazioni autoctone. Negli anni a seguire fu iniziata la costruzione di una nuova chiesa molto più a monte della chiesa di S. Nicola, in una zona coperta da una vasta estensione di fichi d’india e dove la tradizione vuole che la costruzione fosse ubicata proprio li dove si dice che la statua della Madonna delle Grazie si fosse adagiata su una di queste piante. Per reperire i fondi per la costruzione di questa nuova chiesa fu fatta una raccolta “porta a porta” (“ostiatim”) fra tutte le famiglie di Zangarona. Tale costruzione durò a lungo per circa mezzo secolo e fu terminata solo nei primi anni del 1600 come testimonia la scritta sul “Portale”. In quegli stessi anni una tremenda scossa di terremoto danneggiò parecchie case e soprattutto la chiesa di San Nicola ma questo fu solo il triste annunzio del flagello che doveva colpire il paese. Era il 1638, sabato 27 Marzo (giorno precedente alla Domenica delle palme) quando attorno alle 20.00 tutto il casale fu sobbalzato da un terremoto così forte e prolungato che caddero tutti gli edifici del casale compresa la chiesa di San Nicola. In quell'occasione si contarono circa 520 morti, di cui 280 uomini e 240 donne. I morti furono per la maggior parte artigiani e ricchi, poiché la maggior parte dei contadini doveva ancora rientrare dalle campagne. Nonostante tanta distruzione gli antenati si rimboccarono le maniche e in pochi anni ricostruirono e ripararono tutti gli edifici crollati. In quegli anni anche sotto la pressione del Vescovo di Nicastro, che in tutti i modi cercava di far adottare il rito “Latino”, gli zangaronesi abbracciarono la nuova fede e la nuova chiesa matrice fu dedicata a Maria SS. delle Grazie, anche perché la chiesa di San Nicola era stata danneggiata seriamente dal terremoto e perciò fu ritenuto opportuno non restaurarla per il luogo dove sorgeva perché era soggetto a continue frane. Un altro terremoto disastroso si verificò 100 anni più tardi, il 26 febbraio 1783, e in quell'occasione fu completamente distrutta la chiesa di San Nicola che era già stata sconsacrata e anche le tumulazioni dei defunti erano state spostate sotto la nuova chiesa.

1809: Dichiarazione di università dal Regno Borbonico e elevazione a "comune".

Nel 1809 Zangarona fu dichiarata università dal Regno borbonico e quindi comune a tutti gli effetti. Vi fu anche aggregato il casale di Fronti che, era sorto nei primi del 1700 a Nord di Zangarona da agricoltori che venivano dal vicino comune di Serrastretta. Il comune fu soppresso nel 1829 come rileva lo storico “Gustavo Valente” presso l’archivio di Stato di Napoli, ma poiché gli abitanti di Zangarona non accettarono il provvedimento di soppressione, la monarchia borbonica, per il paternalismo che la contraddistingueva, concesse una autonomia amministrativa non di diritto ma di fatto. Quando nel 1847 gli abitanti di Zangarona si resero conto che l’autonomia non era più vantaggiosa, chiesero di essere aggregati all’università di Nicastro.

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa Arcipretale "Maria SS. delle Grazie" (Klisha Kryepriftërore Shumbëria e Graxjevet)

Si trova nella piazza principale. Nella prima epoca, gli albanesi eressero la loro chiesa sotto il titolo di “San Nicola di Bari” nel rito greco-ortodosso, che durò fino al XVI secolo. Nel 1601, quando gli abitanti passarono al rito latino, la frazione fu elevata a Parrocchia da Mons. Montorio. Nel 1616, fu eretta un’altra chiesa sotto il titolo di Santa Maria delle Grazie e ogni cittadino diede il suo contributo. La nuova chiesa era molto più grande: oltre all’altare maggiore, dedicato a Maria SS. Delle Grazie, vi erano altri quattro altari dedicati al Santissimo Sacramento, al Santo Rosario, alla Madonna Addolorata e alle Anime del Purgatorio. L’altare maggiore e la nicchia alle sue spalle furono costruiti in marmo nero trovato in una cava vicino al paese. Il campanile della chiesa era molto più alto di quello attuale e finiva a punta. Vi erano quattro campane, di cui la maggiore venne chiamata Santa Maria delle Grazie, la media Santa Barbara e la più piccola San Nicola. Con il terremoto del 1638, cadde la punta del campanile, con l’orologio e la campana più grande. Attualmente il campanile è uguale al tetto della chiesa, ha base quadrata ed è a forma di torre con una balaustra sui lati. Tra la fine degli anni ‘80 e l’inizio degli anni ’90 venne ristrutturata la pavimentazione interna della chiesa, e, durante i lavori, è stata rinvenuta una lapide in marmo bianco (attualmente posta sul primo pilastro a destra rispetto all’ingresso principale) di dimensioni 80x60 cm, con fogliame e volute. L’iscrizione riporta il nome di Francesco Ciliberti, data 1782. All'interno sono presenti tele antichissime e statue lignee risalenti all'800. La parrocchia comprende la chiesa di san Giuseppe in Fronti. Fino a qualche anno fa, la chiesa di Zangarona possedeva due tele, una raffigurante Gesù Bambino con i Santi Anna e Gioacchino e l'altra raffigurante la "Madonna del Rosario e misteri" tutte e due risalenti al XVIII secolo e dipinti da pittori meridionale, di notevole pregio. Ora sono conservate nel Museo Diocesano di Lamezia Terme e nella chiesa sono state acquistate delle copie. L'unica tela originale ottocentesca ancora conservata in parrocchia è quella raffigurante la "Madonna del Carmine con le Anime del purgatorio", restaurata nel 2018. L'interno è semplice e a due navate. Fino agli anni '90 aveva un altare marmoreo, che poi è stato rimosso. Le statue e le tele presenti sono:

  • Statua della Madonna delle Grazie (risalente al 1614), scolpita in marmo di Carrara, nella nicchia dell'altare. Secondo la leggenda, è questa la statua miracolosa trovata in mare.
  • Statua della Madonna delle Grazie (probabilmente risalente ai primi anni dell'800), scolpita in legno e gesso. È stata la statua processionale fino agli anni '70, ma da poco viene nuovamente riportata per le vie del paese.
  • Statua di San Giuseppe (risalente forse al '700 o all'800), scolpita in legno. Per volere di alcuni paesani, negli anni '60, è stata portata per la prima volta in processione, e questa tradizione si rinnova ancora oggi.
  • Statua della Madonna Addolorata (risalente all'800).
  • Statua dell'Immacolata Concezione risalente ai primi anni del novecento, proveniente dalle Puglie.
  • Crocifisso: prima ce n'era uno in cartapesta, successivamente ne venne acquistato un altro, quello ora custodito in chiesa, di legno.
  • Statua del Sacro Cuore di Gesù, risalente all'Ottocento, in legno.
  • Tela di "Gesù Bambino con i Santi Anna e Gioacchino" (XVIII sec.): raffigura Gesù ancora bambino sulle ginocchia di San Giuseppe e con i Santi Anna e Gioacchino che sono inginocchiati davanti a Lui. La Madonna si trova sopra i Santi. Quest'opera è una delle poche che raffigura Gesù con i propri nonni. È di un pittore anonimo calabrese del Settecento.
  • Tela della Madonna del Rosario e misteri. (XVIII sec.)
  • Tela della Madonna del Carmine e anime del Purgatorio.
  • Fonte battesimale in marmo, che secondo alcune fonti, è «il migliore della Diocesi».
  • Altare maggiore in marmo nero: nella nicchia è custodita la pregevole statua marmorea della Madonna. Il marmo fu trovato in una cava vicino al paese.

Altro[modifica | modifica wikitesto]

  • Piazza "Santa Maria delle Grazie" (Sheshi Shumbëria e Graxjevet): anticamente chiamata Piazza Romagna e ancor prima Piazza Zangarona, il 2 luglio 2016, su richiesta del Parroco Don Carlo Ragozzino, è stata inaugurata con questo nome in occasione del quattrocentesimo anniversario della costruzione della chiesa della Madonna delle Grazie. Nella piazza si trova una scritta in arberëshe del nome della piazza.
  • Piazza Terravecchia (Sheshi Terravëcchia): si trova in uno dei tanti rioni ed è la più antica, situata nei boschetti e nelle case antiche del paese;
  • Fontana di San Nicola (Kroi i Shen Nikolla): si trova a Terravecchia, in una discesa piena di erba e cespugli, nel mezzo della campagna. Si trova in una "grotta". Anticamente era usata per lavare panni e piatti. Sgorga ancora dell'acqua. La discesa è molto ripida e spesso non è possibile arrivarci;
  • Fontana della piazza: si trova nella piazza principale dedicata alla Madonna delle Grazie, ed è di recente costruzione in quanto la piazza sia stata restaurata completamente;
  • Fontana di Terravecchia: si trova nell'omonimo rione ma non è funzionante e ne rimangono soltanto i resti;
  • Statua di Padre Pio da Pietrelcina: in piazza S.M. delle Grazie, è posta in una nicchia a mosaico dorata, una statua di Padre Pio da Pietrelcina dipinta d'oro, acquistata con devozione da un uomo del paese.

Società[modifica | modifica wikitesto]

Tradizioni e folclore[modifica | modifica wikitesto]

  • Festa della Madonna delle Grazie (Shumbëria e Graxjevet): Leggenda: Si narra che la statua marmorea della Madonna sia stata trovata in mare da alcuni marinai. Tutti accorsero e fra questi erano presenti delle persone zangaronesi. Per il gran peso nessuno riusciva a portarla a riva. Solo gli zangaronesi riuscirono. La misero su un carro e la portarono senza fatica in paese, come se fosse vuota. Fu portata nell'antica chiesa di San Nicola, ma ogni notte la statua "si spostava" in piazza dove ora è presente la chiesa e questo successe per tre notti consecutive: si decise allora di costruire la chiesa dov'è attualmente. I festeggiamenti religiosi prevedono l'inizio del solenne novenario il 23 giugno, per poi terminare il 1 luglio. Sempre il 1 luglio, dopo la messa, si fa la "Cena" in cui ogni paesano porta del cibo da mangiare poi tutti insieme in piazza. Il 2 luglio è il giorno della grande festa: si celebra una messa al mattino, il Rosario a metà mattina con l'incoronazione solenne e una messa il pomeriggio. Dopo quest'ultima si dà inizio alla processione che si snoda per tutte le vie del paese. Al termine si fa la Benedizione e lo spettacolo pirotecnico e il rientro in chiesa. I festeggiamenti civili, invece, prevedono uno spettacolo musicale con diversi cantanti o gruppi musicali calabresi.
  • Festa di San Giuseppe (Shën Pepi): solitamente, viene celebrata la prima domenica dopo il 19 marzo. Se la domenica dopo il 19, come spesso avviene, è la domenica delle Palme, viene celebrata la domenica prima. Come preparazione a questa festa, in onore del Santo si fa un triduo. La domenica, poi, dopo il Santo rosario e la Santa Messa solenne, si fa la processione per le vie del paese, passando per i vari rioni e contrade. Al termine della processione, sul sagrato della chiesa dopo la Benedizione, inizia lo spettacolo pirotecnico e il Santo rientra in chiesa. Dopo inizia la cosiddetta "Cicerata" o "Sagra della Pasta e ceci", secondo un'antica tradizione contadina che prevede che il giorno di San Giuseppe si mangi questo tipo di pasta.
  • Processione del Corpus Domini: si svolge la domenica della solennità. Dopo la S. Messa celebrata nella chiesa di S. Giuseppe in Fronti si procede con la processione fino alla Chiesa S. Maria delle Grazie in Zangarona per un momento di adorazione e per ricevere la benedizione eucaristica.

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Istruzione[modifica | modifica wikitesto]

Scuole[modifica | modifica wikitesto]

  • Scuola Primaria "Zangarona"
  • Scuola dell'Infanzia "Zangarona

Associazioni[modifica | modifica wikitesto]

  • "Xingarona larg dhe aftër"

Cucina[modifica | modifica wikitesto]

PETULLA: zeppola, frittella fatta con farina, patate e lievito;

KUCUPË: cuzzupa fatta con farina, zucchero e uova;

KULEÇE: biscotti, ciambelle fatte con farina, zucchero, uova e lievito;

Oltre a questi piatti di origini arbëreshe, si preparano piatti tipici della tradizione calabrese.

Abiti[modifica | modifica wikitesto]

Fino a poco tempo fa, si indossava il tipico costume calabrese della pacchiana. Alcuni si vestivano anche con costumi di origine arbëreshë, ma questi abiti non vengono più indossati, ormai.

Proverbi e detti[modifica | modifica wikitesto]

'Nduvi c'è gusti, 'un c'è pirdenza. Dove c'è gusto, non c'è perdenza.

'Un ti fhari gabbu d'u me dùalu, quando u mia è viacchju e llu tua è nùavu. Non godere del mio dolore (sofferenza, disgrazia), quando il mio è vecchio e il tuo è nuovo.

Chi si preja d'u mali 'i l'atri, u sua è arret'a porta. Chi gode del male degli altri, il suo è dietro l'angolo.

Se chiude 'nna porta e se rapirti nu purtune. Si chiude una porta e si apre un portone (Si volta pagina).

Chi tard'arrive, mal'alloggia. Chi tardi arriva, male alloggia.

A chijovìri e a murìri 'un ci vò nenti. A piovere e a morire non ci vuole niente (Accade tutto all'improvviso).

Superbia e malutìampu pocu dura. Superbia e maltempo poco durano.

Fin'a maju 'un mùtari saju, a giugno mùtati tundu. Fino a maggio non cambiare vestito (non sbracciarti), a giugno cambiati tutto.

Geografia antropica[modifica | modifica wikitesto]

Suddivisioni storiche[modifica | modifica wikitesto]

  • Adduri, situata vicino le Palazzine;
  • Calvario: chiamata così poiché si trova una "cona" di Gesù Crocifisso;
  • Croci, situata sotto il rione Terravecchia;
  • Filippa;
  • Giudeca, o Judeca, è un rione importante nella storia di Zangarona dal punto di vista storico: delle famiglie ebraiche nicastresi si trasferirono nelle colline di Lamezia, tra cui il rione Timpone a Nicastro e Zangarona, dove formarono un piccolo villaggio che prese il nome di Giudeca. Anche il rione Timpone è chiamato la "Giudecca".
  • Palazzine;
  • San Nicola: chiamata così poiché si trovava moltissimo tempo fa un convento e l'antica chiesa del Santo, antico patrono del paese;
  • Spagnolo;
  • Terravecchia: si trova alla discesa dalla piazza.

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Zangarona è stato un comune autonomo fino al 1847, anno in cui venne soppresso insieme a Fronti e diventò frazione di Nicastro ora Lamezia Terme.

Sindaci di Zangarona dal 1809 al 1847
  • D. Antonio Dara (1809-1810)
  • Agostino Colistra (1811-1812)
  • Felice Spada (1813-1815)
  • Francesco Colistra (1816-1821)
  • Antonio Colistra (1822)
  • Ferdinando Cortese (1822-1824)
  • Giuseppe Fimiano (1825-1826)
  • Vincenzo Nicotera (1826-1828)
  • Francesco Fimiano (1829)
  • Giuseppe M. Fimiano (1830-1831)
  • Francesco Colistra (1831-1834)
  • Giuseppe Colistra (1834-1837)
  • Francesco Fimiano (1837-1840)
  • Giuseppe Colistra (1840-1842)
  • Giuseppe Fimiano (1843)
  • Giuseppe Colistra (1843-1846)
  • Francesco Colistra (1846-1847)

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

I nomi più diffusi a Zangarona sono: Antonio/Antonietta, Giuseppe/Giuseppina, Maria, Francesco e Giovanni. I cognomi più diffusi, invece, sono: Colistra, Fazio, Falvo, Spinelli, Gigliotti e Bonaddio.

Note[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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