Yakovlev Yak-3

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Yakovlev Yak-3
Yu Yak-3.jpg
Lo Yak-3 nella livrea Jugoslava esposto nel Museo dell'aeronautica di Belgrado, Serbia
Descrizione
Tipoaereo da caccia
cacciabombardiere
Equipaggio1
ProgettistaURSS OKB 115
CostruttoreURSS industrie statali URSS
Data primo voloYak-1M 1942, Yak-3 1943
Data entrata in servizioluglio 1943[1]
Utilizzatore principaleURSS VVS
Altri utilizzatoriJugoslavia RV i PVO
Polonia Siły Powietrzne
Esemplari4 848 circa
Sviluppato dalYakovlev Yak-1
Altre variantiYakovlev Yak-11
Dimensioni e pesi
Lunghezza8,49 m
Apertura alare9,20 m
Altezza2,42 m
Superficie alare14,83
Carico alare179 kg/m²
Peso a vuoto2 250 kg
Peso max al decollo2 660 kg
Propulsione
Motoreun Klimov VK-105PF-2 a 12 cilindri a V
Potenza1 300 CV (956 kW)
Prestazioni
Velocità max655 km/h a 3 100 m
Velocità di salita18,5 m/s, 1 300 metri al minuto [1]
Autonomia900 km
Tangenza10 700 m
Armamento
Mitragliatrici2 Berezin UB calibro 12,7 mm
Cannoniuno ShVAK calibro 20 mm nel mozzo dell'elica
Bombefino a 200 kg
Missilieventuali 6 razzi RS-82
Piloni2

Dati tratti da Enciclopedia l'Aviazione[2], salvo dove diversamente indicato.

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Lo Yakovlev Yak-3 (in caratteri cirillici Яковлев Як-3) era un caccia multiruolo ad ala bassa progettato dall'OKB 115 diretto da Aleksandr Sergeevič Jakovlev e sviluppato in Unione Sovietica negli anni quaranta ed impiegato principalmente dalla Sovetskie Voenno-vozdušnye sily (VVS), l'Aeronautica militare dell'Unione Sovietica, nelle fasi finali della seconda guerra mondiale.

Derivato dal precedente Yak-1, risultava robusto e dalla facile manutenzione, gradito sia agli specialisti che ai piloti che lo apprezzavano per le sue ottime prestazioni nei combattimenti aerei.[3] È stato uno tra i più piccoli e leggeri aerei da combattimento impiegati durante il conflitto tra tutti i belligeranti e il suo alto rapporto potenza-peso gli consentiva prestazioni eccellenti.[4] Secondo l'autore Paolo Matricardi, alle quote tra i 2 500 ed i 3 500 metri, lo Yak-3 era nettamente superiore al britannico Supermarine Spitfire e ai tedeschi Messerschmitt Bf 109G e Focke-Wulf Fw 190A.[5] Secondo l'asso francese della seconda guerra mondiale con il maggior numero di abbattimenti (ventitré vittorie aeree), Marcel Albert, del celebre Normandie-Niémen Group, che pilotò entrambi, lo Yak-3 era perfino superiore al North American P-51D Mustang.[6]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Sviluppo[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1941 Yakovlev iniziò a studiare un miglioramento radicale del progetto del suo primo caccia, appena entrato in linea.
I suoi sforzi vennero concretizzati in questo piccolo aereo, dotato della struttura più essenziale possibile attorno al motore più potente disponibile, che era ancora il VK-105PF dello Yak-1M.

Lo Yak-3 di serie era molto simile al predecessore: manteneva la struttura monoplana a sbalzo e l'elica tripala per un motore a cilindri in linea. Si distingueva però dal precedente modello in quanto il grosso radiatore dell'olio sotto il muso era stato sostituito da una coppia di radiatori più piccoli, incassati nelle radici delle ali, a loro volta ridotte rispetto allo Yak-1, riducendo la resistenza aerodinamica. La parte posteriore della fusoliera (di costruzione mista, metallica e lignea, protetta da uno spesso strato di cera a lunga resistenza), inoltre, venne ribassata permettendo, grazie anche all'adozione di un "tettuccio a goccia", una migliore visibilità.[7]

Il risultato fu un caccia che aveva un miglior comportamento nei duelli aerei, rispetto agli Yak-1 e Yak-9, anche se atterrava a una velocità superiore.[8] La velocità era, inoltre, superiore, a bassa quota, di almeno 50 km/h nei confronti degli altri Yakovlev, nonché dei migliori aeroplani tedeschi. Il peso dello Yak-3 era talmente ridotto da essere paragonabile solo a quello dello Zero giapponese, anche se il carico di munizioni era stato limitato a 120 colpi da 20 e 500 da 12,7 mm.
Tra le caratteristiche più interessanti del progetto vi era la caratteristica che il pilota aveva alle sue spalle un blindovetro per non essere impedito nella visione posteriore (mancava però uno specchietto retrovisore per agevolarla). La produzione accelerò rapidamente, al punto che a metà del 1946, 4 848 Yak-3 erano stati costruiti.[9]

Gli epigoni[modifica | modifica wikitesto]

Gli sviluppi di questo progetto, una tra i più agili caccia della seconda guerra mondiale, comprendevano il potente Yak-3 rimotorizzato con il VK-107 da 1 650 cavalli, capace di 720 km/h e di una velocità di salita di 1 600 metri al minuto (contro i 1 300 del precedente),[8] che però si rivelò meno adatto dello Yak-9 ad ospitare il propulsore più potente.

Altri sviluppi interessanti furono gli apparecchi sperimentali con un motore a razzo a propellente liquido in coda (per una velocità massima di 780 km/h), oppure con due statoreattori sotto le ali, aereo designato Yak-7RD.

Derivava dallo Yak-3 anche l'importante addestratore biposto Yak-11, con motore radiale da 700 cavalli, ala metallica e limitate capacità di combattimento.

Anche quello che può essere considerato il primo dei caccia sovietici a reazione, lo Yak-15, derivò dallo Yak-3 ma con un motore da 900 chili di spinta nel muso (e lo scarico in posizione ventrale, grazie ad una struttura di protezione in acciaio). Non fu un grande successo, specie per l'autonomia molto modesta ma anche per la velocità limitata a 780 km/h. Servì comunque per fare esperienza con i successivi numerosi Yakovlev con motore a getto del dopoguerra, a cominciare dallo Yak-17, leggermente migliorato rispetto al predecessore (maggiore autonomia, ma la velocità ridotta di qualche decina di km/h).

Impiego operativo[modifica | modifica wikitesto]

Francobollo sovietico che raffigura l'abbattimento di un Messerschmitt Bf 109 tedesco da parte di uno Yakovlev Yak-3.

Lo Yak-3 era molto apprezzato dai piloti e dal personale di terra. Era robusto, di facile manutenzione e - soprattutto - un caccia da superiorità aerea molto efficace, sebbene tra i problemi irrisolti del tempo di guerra ci fosse la tendenza delle superfici di plywood (compensato) a staccarsi quando il velivolo veniva richiamato da una picchiata ad alta velocità.[3]

Fu usato soprattutto come caccia tattico, volando sopra i campi di battaglia e impegnando combattimento con i caccia tedeschi sotto i 4.000 metri.[9] Se in mano a un buon pilota, lo Yak-3 poteva confrontarsi vittoriosamente con i migliori aerei nemici. L'armamento di 1x20mm + 2x12,7mm era praticamente identico sia come composizione che come posizionamento (cannone-motore con bocca nel mozzo dell'elica e mtg nel cofano motore sincronizzate con l'elica) a quello delle ultime versioni del suo principale avversario contemporaneo (Messerschmitt Bf 109G). La potenza di fuoco del più pesante Focke Wulf FW190-A8 rimaneva inavvicinabile (dallo Yak e da tutti gli altri caccia monomotori) con i suoi 4x20mm + 2x13mm

Questo aereo iniziò ad arrivare nei reparti sovietici di prima linea nell'estate 1944. I test operativi vennero condotti dal 91.IAP della Seconda Armata Aerea, comandanta dal tenente colonnello Kovalyov, nel giugno-luglio 1944. A questo reggimento venne affidato il compito di assicurarsi la superiorità aerea. E durante le 431 missioni svolte, l'unità abbatté 20 caccia della Luftwaffe e tre Ju 87, mentre le perdite sovietiche furono di due Yak-3 distrutti.[10] Il 16 giugno 1944 si scatenò una grande battaglia aerea quando 18 Yak-3 si scontrarono con 24 caccia tedeschi. I piloti Sovietici abbatterono 15 aerei della Luftwaffe a fronte della perdita di uno Yak abbattuto e di uno danneggiato. Il giorno seguente l'attività della Luftwaffe in quell'area fu virtualmente sospesa.[10] Dopo gli scontri con questo aereo, durante la battaglia di Kursk, nell'estate del 1943, la Luftwaffe riconobbe che lo Yak-3 era un potente avversario. A riprova di ciò, il 14 luglio 1944, una formazione di 18 Yak-3 si scontrò con 30 caccia della Luftwaffe, abbattendone 15 a fronte della perdita di un solo Yak. E tre giorni dopo, otto Yak attaccarono una formazione di 60 aerei tedeschi, inclusa la scorta. Nel violento combattimento che ne seguì, la Luftwaffe perse tre Junkers Ju 87 e quattro Bf 109G, mentre i sovietici non subirono neanche una perdita.[11] Quello stesso anno, una direttiva generale inviata ai reparti tedeschi sul fronte orientale, raccomandava di "non ingaggiare combattimento, a quote inferiori ai 5.000 metri, con i caccia Yakovlev senza radiatore dell'olio sotto il muso,[1] e con l'albero dell'antenna inclinato." In effetti, la maggior parte degli Yak-3 non aveva affatto questo genere di albero e il filo dell'antenna era semplicemente teso tra l'abitacolo e il timone.[12]

Alla fine della guerra molti reparti di prima linea erano ormai equipaggiati con tale agile caccia, malgrado il ridotto carico utile e raggio d'azione. Tra questi il Gruppo Normandie-Niemen, costituito da volontari francesi, che, potendo scegliere tra caccia americani, inglesi e russi, dallo Yak-9 passò proprio allo Yak-3, ottenendo su questo caccia le sue ultime 99 vittorie della guerra, su 273.[1]

Versioni[modifica | modifica wikitesto]

Yak-3
La versione principale
Yak-3 (VK-107A)
versione equipaggiata con un motore Klimov VK-107A da 1 650 hp (1 230 kW) ed armata con due cannoncini Berezin B-20 calibro 20 mm da 120 rpg. Dopo diversi prototipi realizzati in tecnica mista, venne avviata la produzione in serie di 48 esemplari completamente metallici nel periodo 1945–1946. Nonostante le ottime prestazioni (720 km/h a 5 750 m) il motore VK-107 era soggetto a surriscaldamento e venne deciso di darne la priorità di fornitura allo Yak-9.
Yak-3 (VK-108)
Yak-3 (VK-107A) modificato con il motore VK-108 da 1 850 hp (1 380 kW), armato con un singolo cannone aeronautico Nudelman-Suranov NS-23 calibro 23 mm con autonomia di 60 colpi. Durante i voli di prova il velivolo raggiunse la velocità di 745 km/h a 6 290 m di quota ma soffriva di una inopportuna tendenza al surriscaldamento. Un altro Yak-3 equipaggiato con due Berezin B-20 venne dotato dello stesso motore ma con risultati analoghi.
Yak-3K
versione cacciacarri equipaggiata con un cannone Nudelman-Suranov NS-45 calibro 45 mm, realizzata in piccola serie in quanto il pari ruolo Yak-9K risultava più adatto all'arma.
Yak-3P
versione prodotta dall'aprile 1945 fino alla metà del 1946, armata con tre Berezin B-20 con 120 colpi per il cannone centrale e 130 per le armi laterali. Il peso complessivo di armi e proiettili della configurazione a tre cannoni, era in realtà 11 kg inferiore a quello dell'armamento e munizioni di uno Yak-3 standard. La massa sparata in un secondo di fuoco era di 3,52 kg, un valore superiore a quello della maggior parte dei caccia contemporanei. A partire dall'agosto 1945, tutti gli Yak-3 sono stati prodotti nella configurazione Yak-3P, per un totale di 596 esemplari costruiti.
Yak-3PD
versione caccia intercettore d'alta quota motorizzato con un Klimov VK-105PD ed armato con un singolo Nudelman-Suranov NS-23 con 60 colpi. Benché nelle prove di volo avesse raggiunto la quota di 13 300 m, non entrò in produzione a causa della scarsa affidabilità del motore.
Yak-3RD (Yak-3D)
versione sperimentale equipaggiata con un endoreattore a combustibile liquido Glushko RD-1 addizionale da 2,9 kN di spinta installato nella coda modificata, armata con un singolo Nudelman-Suranov NS-23 con 60 colpi. L'11 maggio 1945 il velivolo raggiunse i 782 km/h a 7 800 m. Durante un volo il successivo 16 agosto, il velivolo si schiantò per ragioni sconosciute, uccidendo il pilota collaudatore V.L. Rastorguev. Come tutti i velivoli a propulsione mista del periodo, il progetto fu abbandonato in favore dei motori turbogetto.
Yak-3T
versione anticarro equipaggiata con un Nudelman N-37 con 25 colpi e due Berezin B-20 da 100 rpg. La cabina di guida venne spostata indietro di 0,4 m per compensare il naso più pesante. Le modifiche al motore richieste per incorporare le armi portarono a gravi problemi di surriscaldamento che non vennero mai risolti e l'aereo non superò mai la fase di prototipo.
Yak-3T-57
un singolo Yak-3T equipaggiato con un cannone OKB-16-57 calibro 57 mm.
Yak-3TK
equipaggiato con un motore VK-107A dotato di un turbocompressore alimentato dai gas di scarico.
Yak-3U
Yak-3U
Yak-3 motorizzato con un radiale Shvetsov ASh-82FN da 1 850 hp (1 380 kW) nel tentativo di incrementare le prestazioni, evitando i problemi di surriscaldamento del VK-107 e VK-108. L'apertura alare venne aumentata di 20 cm, le ali spostate in avanti di 22 cm, la cabina di pilotaggio sollevata di 8 cm e venne armato con due Berezin B-20 calibro 20 mm da 120 colpi. Il prototipo raggiunse i 682 km/h a 6 000 m, ma benché fosse considerato un successo, non venne avviato alla produzione in serie perché completato dopo il termine del conflitto.
Yak-3UTI
conversione biposto da addestramento basata sullo Yak-3U equipaggiata con un motore radiale Shvetsov ASh-21. L'aereo è diventato il prototipo dello Yak-11.

Utilizzatori[modifica | modifica wikitesto]

Francia libera Francia libera
Jugoslavia Jugoslavia
Polonia Polonia
URSS URSS

Esemplari attualmente esistenti[modifica | modifica wikitesto]

Lo Yak-3 Esposto a Le Bourget.

L'unico esemplare di Yak-3 ancora esistente si trova esposto nelle strutture museali del Musée de l'air et de l'espace presso l'Aeroporto di Parigi-Le Bourget.[13] Il velivolo è presentato nella livrea della squadriglia Normandie-Niémen, composta da piloti volontari francesi che decisero di combattere contro le Potenze dell'Asse ed inquadrata nella VVS sovietica.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d Gunston 1984, p. 255.
  2. ^ Achille Boroli, Adolfo Boroli, L'Aviazione (Vol.12), Novara, Istituto Geografico De Agostini, 1983, p.239.
  3. ^ a b Glancey 2006, p.180.
  4. ^ Yak Piston Fighters.
  5. ^ Matricardi 2006, p. 77.
  6. ^ Glancey 2006, pp.180-181.
  7. ^ Gunston 1984, pp. 254-255.
  8. ^ a b Gunston 1984, p. 254.
  9. ^ a b Glancey 2006, p. 179.
  10. ^ a b Gordon 2008, p. 188.
  11. ^ Morgan 1999, p.52.
  12. ^ Gunston 1980, p. 203.
  13. ^ Rivista Aeronautica 04/10.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • (EN) Gordon, Yefim. Soviet Airpower in World War II. Hinckley UK: Midland / Ian Allen Publishing, 2008. ISBN 978-1-85780304-4. * (EN) Glancey, Jonathan. Spitfire: The biography. London, Atlantic books, 2006. ISBN 978-1-84354-528-6.
  • Gunston, Bill. Gli aerei della 2ª Guerra mondiale. Milano, Alberto Peruzzo Editore, 1984. NO ISBN.
  • (EN) Gunston, Bill. Aircraft of World War two. London, Octopus Books Limited, 1980. ISBN 0-7064-1287-7.
  • Matricardi, Paolo. Aerei Militari: caccia e ricognitori. Milano, Mondadori Electa S.p.A., 2006. NO ISBN.
  • Morgan, Hugh. Gli assi Sovietici della Seconda guerra mondiale. Edizioni del Prado/Osprey Aviation, 1999. ISBN 84-8372-203-8.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]