Viola (colore)

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Viola
Coordinate del colore
HEX #6612A2
RGB1 (r; g; b) (40; 7,1; 63,5)
CMYK2 (c; m; y; k) (80; 100; 0; 0)
HSV (h; s; v) (275°; 89,1%; 25,1%)
Riferimento
Simona Fantetti e Claudia Petracchi, Il dizionario dei colori. Nomi e valori di quadricromia, Bologna, Zanichelli, ottobre 2001, ISBN 88-08-07995-3.

CMYK to RGB Color Conversion, codecrete.net. URL consultato il 6 febbraio 2016. Color conversion (RGB / CMYK / HSV / YUV / ...), web.forret.com. URL consultato il 6 febbraio 2016.

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Il colore viola prende il nome dal fiore omonimo di cui descrive il colore.

In pittura si dice che il viola è un colore secondario, in quanto deriva dalla mescolanza dei colori primari blu e rosso.

Utilizzi simbolici[modifica | modifica wikitesto]

Questo colore si riscontra spesso legato al potere e prestigio del Re e dei principi, sia negli abiti che nelle pietre preziose, come l'ametista, e nel velluto di seta che foderava in parte le corone d'oro dei regnanti.

Nel Cristianesimo il viola è il colore dei paramenti liturgici usati nei periodi di purificazione penitenziale (Avvento e Quaresima).

I vescovi e gli arcivescovi anglicani lo portavano anche come colore dell'abito corale, compreso il Primate di Canterbury dai tempi di Enrico VIII, veste e mozzetta, zucchetto con berretta, come pure i vescovi della confessione Luterana, da antica tradizione, quando anche i vescovi cattolici romani in epoca medioevale lo usavano, insieme con il colore bluetto o cinerino, per poi cedere in epoca più recente al colore "paonazzo", un colore che si avvicina al moderno fucsia.

Superstizioni[modifica | modifica wikitesto]

Durante i quaranta giorni quaresimali, nel Medioevo venivano vietati tutti i tipi di rappresentazioni teatrali e di spettacoli pubblici che si tenevano per le vie o le piazze delle città. Questo comportava notevoli disagi economici per gli attori e per tutti coloro che vivevano di solo teatro. Non potendo lavorare, infatti, le compagnie teatrali non avevano guadagni e di conseguenza anche procurarsi il pane quotidiano era ardua impresa: per questo motivo in teatro e in televisione abiti e oggetti di colore viola sono tuttora considerati di cattivo augurio e, nei limiti del possibile, accuratamente evitati. È uso che anche gli spettatori, più o meno partecipi della superstizione, evitino di indossarlo.

In epoca preromana nei popoli centro-italici il colore viola era legato alle carestie e quindi precedeva l'attuazione del ver sacrum, da qui l'utilizzo del colore viola da parte dei romano-cristiani nei periodi precedenti un cambiamento o un rinnovo.[1]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ A. Verugi, Popoli Italici, Hoepli 1956

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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