Via romana agli dei

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Il simbolo del politeismo romano. Le tre R, una di vista fronte, sono le iniziali di "Roma Renovata Resurgit"

La Via romana agli dei (altrimenti detta Politeismo romano e Tradizione romana o romano-italica o italica-romana-italiana, o gentilitas) è la riproposizione moderna della religione pagana dell'Antica Roma, attraverso l'uso delle formule rituali tratte dai documenti storici dell'epoca.

È praticata in Italia in forma sia individuale, sia comunitaria in una pluralità di associazioni e gruppi spesso non in contatto tra loro. Ai praticanti va aggiunto un numero imprecisato di simpatizzanti. Piccoli gruppi esistono anche in altri Paesi europei e una presenza più consistente si registra in Nord America.

Appartiene al gruppo di religioni del neopaganesimo.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Teorie della continuità[modifica | modifica wikitesto]

Come nel caso di altre religioni neopagane, tra cui la wicca, anche nell'ambito della via romana agli dei si afferma la sopravvivenza della religione pagana romana, tramandata attraverso i secoli in forma esoterica. In ogni caso, considerando gli dei eterni e disponendo di fonti antiche sulla ritualità per il culto privato, non sarebbe necessaria alcuna continuità storica.

Nonostante l'interruzione della Pax Deorum, successiva all'abolizione del culto pubblico, e le leggi di Teodosio (fine del IV secolo), che proibivano anche il culto privato, la tradizione cultuale romana non sarebbe venuta meno, ma si sarebbe conservata all'interno di alcune importanti famiglie, che l'avrebbero segretamente tramandata nel tempo, costituendo un centro sacrale occulto, che in periodi favorevoli della storia avrebbe anche avuto visibilità e influenza sulla realtà italiana. In alcuni ambienti neoromani si parla del mito delle tre R: Romanità, Rinascimento, Risorgimento.

Si cita[senza fonte] come esempio il sorgere a Roma, intorno alla metà del Quattrocento, dell'Accademia Romana di Pomponio Leto, di cui è nota la celebrazione rituale del 21 aprile (Natale di Roma) e, per l'evidenza archeologica di alcune iscrizioni scoperte nell'Ottocento, la restaurazione del pontificato massimo pagano, detenuto da Leto stesso. Tale Accademia fu sciolta da papa Paolo II nel 1468 e i suoi membri incarcerati o perseguitati.

Età contemporanea[modifica | modifica wikitesto]

Tra l'Ottocento e il Novecento il tentativo di proporre l'adozione di alcune forme rituali pagano-romane al nuovo Stato nazionale italiano fu tentato dall'archeologo Giacomo Boni (ara graminea sul Palatino, ludus Troiae, ecc.) e da ambienti esoterici della capitale.

Il primo manifesto pagano, in senso romano-italico, dell'Italia contemporanea si può ritenere l'articolo Imperialismo Pagano, pubblicato dall'esoterista Arturo Reghini sulla rivista La Salamandra nel 1914[senza fonte], riproposto sulla rivista Atanòr nel 1924. Discepolo del maestro pitagorico Amedeo Armentano, esponente di una catena iniziatica pagana che si voleva giunta ai tempi moderni dall'antichità, Reghini diede vita dopo la prima guerra mondiale alle riviste esoteriche Atanòr (1924) e Ignis (1925), nelle quali fu riproposto al fascismo l'obiettivo di realizzare il già teorizzato "imperialismo pagano". Nel 1923 un fascio rituale fu consegnato a Benito Mussolini e si tenne la sacra rappresentazione pubblica della tragedia Rumon di Roggero Musmeci Ferrari Bravo.

Nel 1927 lo stesso Reghini, con il giovane filosofo ed esoterista Julius Evola, diede vita a Roma a una catena magica, il Gruppo di Ur, e alla corrispondente rivista Ur (1927-1928). Su Ur, nel 1928, Reghini, con lo pseudonimo Pietro Negri, pubblicò il saggio Della tradizione occidentale, che può essere considerato il manifesto novecentesco del paganesimo politico italiano, insieme al più noto libro dallo stesso titolo pubblicato da Evola nel 1929 al fine di contrastare i Patti lateranensi tra Stato e Chiesa. Spezzatosi alla fine del 1928 il sodalizio Evola-Reghini, il primo continuò nel 1929 la rivista Ur col nome Krur.

Su Krur apparve un misterioso documento, proveniente da ambienti ermetici di Roma e firmato con lo ieronimo Ekatlos, contenente l'esplicita affermazione che la vittoria italiana nella prima guerra mondiale e l'avvento successivo del fascismo sarebbero stati propiziati, se non determinati, da alcuni riti pagani etrusco-romani. Il richiamo pubblico alla spiritualità precristiana di Roma, negli anni successivi, fino alla fine del fascismo, fu opera pressoché unicamente di Julius Evola. Da ambienti giovanili ruotanti attorno al filosofo romano riemerse, alle soglie degli anni settanta, un interesse "operativo" per la romanità pagana e per la stessa esperienza del Gruppo di Ur.

A Roma, Napoli e Messina nacque e si sviluppò il Gruppo dei Dioscuri, del quale Evola stesso era a conoscenza, che pubblicò una serie di quattro fascicoli dal titolo: L'Impeto della vera cultura, Le due Razze, Phersu maschera del Nume e Rivoluzione Tradizionale e Sovversione, per poi far perdere le sue tracce. Erroneamente considerato disciolto da alcuni scrittori di Tradizione ed esoterismo, in particolare Renato del Ponte, il Gruppo dei Dioscuri ha continuato le proprie attività dal 1969, anche dopo la scomparsa del fondatore e guida spirituale, avvenuta nel 2000, in diverse regioni italiane e soprattutto in Campania, dove il reggente dei Dioscuri tenne la sua ultima e inconsueta apparizione pubblica in una conferenza intitolata "Oltre ogni distruzione - la Tradizione vive".

Un vivo interesse per la religione prisca di Roma emerse anche nella rivista evoliana Arthos (fondata a Genova nel 1972), diretta da Renato del Ponte, autore di Dei e miti italici (1985) e La religione dei Romani (1993), mentre le esperienze dei Dioscuri messinesi nel 1984 furono riprese nel Gruppo Arx di Salvatore Ruta, già componente del Gruppo dei Dioscuri di Messina, e nella pubblicazione del trimestrale La Cittadella. Dal 1984 al 1986, tra Calabria e Sicilia, si rimanifestò anche l'Associazione Pitagorica, definita dai suoi portavoce come «lo stesso sodalizio fondato da Arturo Reghini nel dicembre del 1923», che pubblicava la rivista Yghìeia. L'Associazione cessò ufficialmente di esistere nel 1988 con la morte del suo presidente, Sebastiano Recupero.

Uno dei membri, Roberto Sestito, diede poi vita ad autonome attività editoriali, dalla rivista Ignis (1990-1992), all'omonima casa editrice, al bollettino Il flauto di Pan (2000): il tema religioso e rituale pagano-romano però, malgrado le dichiarazioni di principio, è pressoché assente. Tra il 1979 e il 1989, la casa editrice genovese Il Basilisco, in una Collana di Studi Pagani, pubblicò una trentina di opere, tra cui: Simmaco, Relazione sull'altare della Vittoria; Porfirio, Lettera ad Anebo; Giamblico, I Misteri; Proclo, Elementi di teologia; De Angelis, Il nome arcano di Roma; Giuliano Imperatore, Inno alla Madre degli Dei; Giandomenico Casalino, Il nome segreto di Roma. Tra i collaboratori: Renato del Ponte, Diego Meldi, Giandomenico Casalino, Glauco Berrettoni.

Il tema della Tradizione Romana è stato presente anche nella rivista dell'associazione Senatus di Piero Fenili e Marco Baistrocchi (quest'ultimo morto nel 1997): Politica Romana (1994-2004). Pubblicazione di elevato livello culturale, è stata considerata da molti una rivista romano-pagana, pitagorica e "reghiniana".

Tra le realtà più significative, per lo meno in termini pubblici, della tradizione gentile romano-italica vi sono il Movimento Tradizionale Romano (MTR)[1], i gruppi della Societas Romana Pro aris et focis. La maggiore e storicamente più influente realtà religiosa romano-italica, vale a dire l'MTR, fu concepito a metà degli anni ottanta da Salvatore Ruta (Arx di Messina), Renato Del Ponte (rivista Arthos di Genova, poi Pontremoli) e Roberto Incardona (Centro Studi Tradizionali di Trabia, in provincia di Palermo). Il MTR si richiama ritualmente ai soli culti della romanità, non senza un interesse metafisico verso il neoplatonismo. Organizzativamente è strutturato in gruppi (gentes), aventi a capo un pater che convergono in una Curia Romana Patrum ed eleggono annualmente al loro interno un Magister (o Princeps) e un Promagister, guide spirituali dell'intero movimento. Attualmente il M.T.R. è rappresentato da Daniele Liotta.

Sul fronte internazionale va registrato che sin dal 2005 il Movimento Tradizionale Romano entrò a pieno diritto a far parte del WCER (World Congress of Ethnic Religions) come membro italiano e partecipò, tramite la Gens Julia Primigenia, agli importanti appuntamenti/congressi annuali tenutisi in Grecia, in Lettonia e in Polonia. La rivista La Cittadella è stata la voce ufficiale del MTR sino al 2008, pur essendo sempre stata aperta a contributi di varia provenienza.

Altra realtà romano-pagana significativa dal punto di vista pubblico è l'Associazione Romània Quirites[2], guidata da Loris Viola e con sede a Forlì. Nata agli inizi degli anni novanta e partecipe della fondazione rituale del MTR nel 1992, si è resa autonoma dal 1998 per divergenze di carattere non tanto culturale quanto ideologico-organizzativo.

Una piccola, recente realtà, localizzata in Emilia, Trentino, Piemonte, Lombardia e Marche è la Societas Hesperiana pro Culto Deorum, associata dal 2010 all'European Congress of Ethnic Religions. Le ricerche e la pratica dell'associazione si orientano nel campo del rapporto tra Roma e le differenti realtà regionali dell'Italia precedenti alla completa cristianizzazione della penisola, nonché alla ricerca sulle rimanenze pagane nelle differenti culture locali italiane e dell'arco alpino.

Culto[modifica | modifica wikitesto]

La Via romana agli dei è una religione politeista. Tuttavia, come avviene anche in altre tradizioni neopagane, alcuni gruppi pongono l'accento sull'unità di fondo del divino, di cui la molteplicità sarebbe espressione.

È praticata esclusivamente in ambito privato (singoli, famiglie, comunità), perché, essendo l'antica religione di Roma una religione dello Stato, il culto pubblico appare impraticabile senza una restaurazione della Res Publica, ovvero dello Stato romano antico. Il fondamento del culto pubblico è la Pax Deorum (hominumque), cioè il patto tra gli dei e la comunità umana giuridicamente stabilito. Trasferito in ambito privato, designa il patto non scritto tra il/i praticante/i e le proprie divinità, stabilito e mantenuto attraverso il culto che, seguendo l'antico calendario romano, ha liturgie prestabilite, pur con alcuni adattamenti all'età moderna. Tra i più importanti, il sacrificio cruento non è praticato e gli dei sono onorati con offerte di incenso, di candele, di profumi, di vegetali, di vino e vivande.

Ogni individuo adulto è sacerdote di sé stesso e venera anzitutto il proprio Genio (o la propria Luno, nel caso delle donne), i Lari familiari, divinità protettrici della propria casa, i Penati e le divinità che considera protettrici di sé o della propria famiglia e comunità; in secondo luogo le divinità, alle quali sono consacrate le festività dell'anno calendariale. Le occasioni rituali importanti, come i momenti di passaggio della vita (nascita, pubertà, matrimonio, morte), le ordinarie festività annuali, i tre cardini del mese (Calende, none, Idi), i solstizi, gli equinozi e le fasi lunari sono spesso celebrati comunitariamente. In particolare, i riti legati alle fasi lunari, le calende, le none e le idi si basano sulla logica dell'evoluzione spirituale dell'individuo.[3]

Di importanza fondamentale è la lettura dei testi antichi pervenuti.[4] La tradizione gentile considera alcuni poemi epici come testi sacri, in particolare l'Iliade e l'Odissea di Omero (ambito greco), e l'Eneide di Virgilio (ambito romano). Altrettanta valenza sacra conservano gli Inni omerici e quelli orfici. Nelle fonti antiche (sia epigrafiche sia letterarie) si rinvengono molte preghiere (Cicerone, Lucrezio, ecc.).

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Movimento Tradizionale Romano, Statuto. URL consultato il 31 marzo 2009.
  2. ^ Associazione Romània Quirites, Identità. URL consultato il 31 marzo 2009.
  3. ^ Per ben comprendere le logiche intime della tradizione romana si segnala la lettura di Il culto privato di Roma Antica, vol. 1 e 2, di Attilio de Marchi, Aspetti esoterici nella Tradizione Romana di Elio Ermete e Memoranda et Agenda del MTR, quest'ultimo non privo di diverse imprecisioni.
  4. ^ Raucci

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Renato Del Ponte, Il movimento tradizionalista romano nel 900, Scandiano, Sear, 1987.
  • Movimento Tradizionalista Romano, Memoranda et agenda, Edizioni del Tridente, La Spezia 1996.
  • Sacra Limina (a cura del Movimento Tradizionalista Romano), Sul problema di una tradizione romana nel tempo attuale, Scandiano, SeaR, 1988.
  • Introduzione a Prima Tellus (a cura di Siro Tacito), Roma, I Libri del Graal, 1998.
  • Introduzione a Rumon. Sacrae Romae Origines (a cura di H. Caelicus), Roma, I Libri del Graal.
  • Phersu. Maschera del Nume (a cura del centro "Dioscuri" di Napoli), I Fascicoli dei Dioscuri.
  • Storia del Movimento Tradizionale Romano
  • Renato Del Ponte, Le correnti della tradizione pagana romana in Italia
  • Elio Ermete, Aspetti esoterici nella tradizione romana gentile, Edizioni Primordia, Milano 2008.
  • Fabrizio Giorgio, Roma Renovata Resurgat. Il Tradizionalismo Romano tra Ottocento e Novecento, 2 voll., Edizioni Settimo Sigillo, Roma, 2011.

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