Calende

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Le calende (in latino arcaico: kǎlendāī, -āsōm; in latino classico: cǎlendae, -ārum) era il primo giorno di ciascun mese nel calendario romano, quello della nuova luna quando il calendario era un ciclo lunare (calendari di Romolo e di Numa Pompilio).

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Quel giorno, i pontefici annunciavano presso la Curia Calabra la data delle feste mobili del mese seguente e quando i debitori avrebbero dovuto pagare i loro debiti elencati nel calendaria, i libri dei conti.

La data (in questo sistema di calendario) è stata misurata in avanti per i successivi giorni come le calende, none o idi. Così, mentre i moderni calendari conteggiano del numero di giorni dopo il primo di ogni mese, III. Kal. Ian. sarebbe il 30 dicembre, tre giorni (contando complessivamente, cioè comprendevano nel conteggio anche i giorni di partenza e di arrivo) prima del 1º gennaio. Per trovare il giorno delle calende del mese corrente, si conta quanti giorni rimangono nel mese e aggiungere due a quel numero. Ad esempio, il 22 aprile, è il 10 delle calende di maggio, perché mancano 8 giorni nel mese di aprile, di cui 2 in aggiunta, la somma è 10.[1]

Il calcolo dei giorni del mese dalle Calende può essere fatto utilizzando i seguenti versetti:

Principium mensis cujusque vocato kalendas:
Sex Maius nonas, October, Julius, et Mars;
Quattuor at reliqui: dabit idus quidlibet octo.

Il primo giorno è chiamato il calende; sei giorni dopo è la nùndine di maggio, ottobre, luglio e marzo; quattro giorni dopo per i mesi rimanenti; e le ide sono otto giorni dopo.[2]

Per onorare il Dio Marte e soprattutto per far corrispondere il calendario lunare con il ciclo solare, dieci giorni di festa, vale a dire le calende di Marte, venivano organizzati alla fine dell'anno. Questa durata viene successivamente ridotta a 8 giorni (ciclo nundinale).

Etimologia[modifica | modifica wikitesto]

Il termine arcaico deriva dall'etrusco, questo potrebbe spiegare il mantenimento della lettera k nella scrittura delle date, lettera che presso i Romani tuttavia fu rapidamente eliminata a favore di c (alcuni rari termini latini con k sono infatti spesso di origine straniera).

Un'altra spiegazione dà una origine interamente latina: deriverebbe dal latino calenda (« ciò che dovrebbe essere chiamato ») dal verbo calare (« chiamare »).

Festività[modifica | modifica wikitesto]

Ogni mese, le calende erano dedicate a Giunone, come le Idi erano a Giove. Le calende di gennaio erano chiamate Saturnalia, che i Romani celebravano alla fine di dicembre. Il Matronale (latino: Mātrōnālǐa, - ǐum) erano le feste celebrate per le calende di marzo dalle signore romane, mentre le Fabarie (latino: fabariae Kalendae) erano le calende di giugno, dove si offrivano agli dei le fave novelle.

Derivazioni linguistiche[modifica | modifica wikitesto]

Il calendario moderno deriva dall'aggettivo calendarium (« calendario »), che indicava un registro dei conti (che si verificava il primo del mese; il calendarium era propriamente il «registro delle scadenze») e, pertanto, il calendario era, originariamente, il registro sul quale si annotavano gli eventi legati a una data precisa del mese. La parola italiana proviene direttamente dall'aggettivo latino, con un senso più generale.

Rinviare alle calende greche (Ad kalendas graecas) significa «procrastinare indefinitamente avanti il completamento di un'azione». In effetti, i Greci antichi non avevano mai avuto delle calende (utilizzavano calendari come quello attico), per cui l'espressione fa riferimento a una data sconosciuta. Le calende greche, nelle lingue romanze (lingua italiana: alle calende greche; lingua francese: aux calendes grecques; lingua portoghese: às calendas gregas; lingua romena: la Calendele Grecesti; ecc.), evoca in maniera ironica una data che sembra fissa, ma che alla fine non si verificherà mai.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) Ephraim Chambers, Calends, vol. 1, Cyclopaedia, or an Universal Dictionary of Arts and Sciences, 1728, p. 143.
  2. ^ Jacques Ozanam, Jean Etienne Montucla, Recreations in Mathematics and Natural Philosophy, Longman, Hurst, Rees, Orme, and Brown, 1814, pp. 191–2. URL consultato il 31 agosto 2010.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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