Tempio di Era (o di Nettuno, di Paestum)

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Il tempio di Era a Paestum (detto "tempio di Nettuno")

Il Tempio di Era (o Hera dal greco Ἥρα), detto anche Tempio di Poseidon o Tempio di Nettuno, fu eretto a Paestum intorno alla metà del V secolo a.C., nell'epoca che vide probabilmente la maggiore fioritura della città di Poseidonia.
Oggi si presenta con un'architettura molto ben conservata, grazie allo stato di secolare abbandono del sito successivo all'impaludamento e all'arrivo della malaria nei primi secoli dell'era cristiana.

Concezione[modifica | modifica sorgente]

La concezione del tempio appare ispirata a quello di Zeus ad Olimpia, dal cui modello si discosta però per alcune particolarità, frutto di originali reinterpretazioni, che ne fanno un esempio peculiare, forse il più compiuto e maturo dell'ordine architettonico di appartenenza.

Il tempio (24,14 x 59,98 m) è di ordine dorico, periptero esastilo (con sei colonne in facciata) e con una peristasi di 6x14 colonne. Si eleva su un crepidoma di tre gradini.

Spazi interni[modifica | modifica sorgente]

L'interno è costituito da un naos del tipo in doppio antis, dotato di pronao e opistodomo simmetrici, entrambi incorniciati da gruppi di due colonne (distili) allineate con le due centrali del fronte. Immediatamente dopo l'ingresso della cella vi sono, ai lati, due piccole scale a chiocciola, semioccultate, che conducevano al tetto.

La cella è divisa in tre navate da due file di due ordini sovrapposti di sette colonne doriche. Questa ripartizione degli spazi interni, normalmente rifuggita dall'architettura templare, risente dell'ispirazione all'originario modello olimpico.

Particolarità costruttive[modifica | modifica sorgente]

Colonnato e dimensioni[modifica | modifica sorgente]

Il numero pari di colonne sui fianchi, quattordici in luogo delle canoniche tredici, rappresenta un'anomalia rispetto alla canonica pianta dei templi greci, sebbene si tratti di un'interpretazione ricorrente in ambiente magnogreco (si pensi al tempio di Segesta, con lo stesso numero di colonne).

Le dimensioni che ne risultano sono leggermente più piccole ma più allungate rispetto al modello archetipo di Olimpia.

La mole delle colonne[modifica | modifica sorgente]

Altra particolarità è la mole delle colonne, inusualmente massiccia, che si accompagna ad una notevole rastremazione: il diametro del fusto è infatti di 2,09 m alla base e di 1,55 m alla sommità.

A ciò si abbina l'assenza dell'accentuata entasi, altrimenti tipica dell'ordine dorico.
A mitigare ulteriormente eventuali sensazioni ottiche di pesantezza viene messo in atto un felice ed unico accorgimento: il notevole infittimento delle scanalature verticali, qui presenti in numero di ventiquattro contro le canoniche venti.
Le colonne angolari hanno sezione ellittica, con l'asse maggiore parallelo al frontone, presentandosi quindi più massicce nella visione frontale. Quelle laterali non convergono verticalmente.

La correzione ottica delle concavità[modifica | modifica sorgente]

Pressoché unica è poi la convessità conferita a stilobate e trabeazione, destinata ad effettuare una quasi impercettibile correzione ottica, secondo un noto procedimento architettonico, tipico di molte realizzazioni, tra cui il Partenone, ma che in ambiente italiota e siceliota trova riscontro solo nel più tardo esempio di Segesta.

Soluzione del conflitto angolare[modifica | modifica sorgente]

Uno dei problemi che affliggeva gli artefici dell'architettura templare greca di epoca classica fu il conflitto angolare dell'ordine dorico, determinato dalla posizione delle metope e dei triglifi rispetto all'asse delle colonne, che risulta forzatamente anomala all'angolo. In questo caso venne risolto con lo spostamento più all'esterno, rispetto all'ideale posizione sull'asse centrale della colonna, dell'ultimo triglifo all'angolo del fregio e con un corrispondente accorciamento dell'intercolumnio (distanza tra le colonne), in modo che, nonostante lo spostamento, anche l'ultima metopa fosse della stessa lunghezza delle altre: le colonne angolari distano infatti da quelle adiacenti 4,30 m invece dei 4,475 m degli altri intercolumni.

Attribuizione culturale[modifica | modifica sorgente]

La denominazione corrente quale Tempio di Poseidon, risente del retaggio delle prime entusiastiche e fantasiose attribuzioni erudite nate all'epoca della loro riscoperta, avvenuta nel XVIII secolo.

L'aspetto dei doni votivi rinvenuti nei depositi legati al tempio lascia supporre invece che esso fosse probabilmente dedicato sia ad Era che a Zeus. Quest'ultima attribuzione renderebbe conto sia delle affinità concettuali con il tempio di Zeus ad Olimpia, sia dell'anomalia di una destinazione cultuale a Era, inspiegabilmente duplicata in breve spazio. Recenti studi hanno invece attribuito il culto ad Apollo, dio a cui è collegato anche il culto dei cippi rinvenuti nella fascia orientale del santuario meridionale.[senza fonte]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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