Se riscontri problemi nella visualizzazione dei caratteri, clicca qui

Tempio di Era (o di Nettuno, di Paestum)

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Tempio di Era
Tempio di Poseidone
Paestum BW 2013-05-17 15-01-57.jpg
Il tempio di Era a Paestum (detto "tempio di Poseidone")
Localizzazione
StatoItalia Italia
ComuneCapaccio Paestum
Mappa di localizzazione

Coordinate: 40°25′11.64″N 15°00′19.08″E / 40.4199°N 15.0053°E40.4199; 15.0053

Il Tempio di Era (o Hera, in greco Ἥρα), detto anche Tempio di Poseidone o Tempio di Nettuno, fu eretto nella polis di Poseidonia (nota con il nome romano di Pæstum) intorno alla metà del V secolo a.C., epoca di maggiore fioritura del centro[1].

Oggi si presenta con un'architettura molto ben conservata, grazie allo stato di secolare abbandono del sito, successivo all'impaludamento e all'arrivo della malaria nei primi secoli dell'era cristiana.

Concezione[modifica | modifica wikitesto]

La concezione del reinterpretazioni, che ne fanno un esempio peculiare, forse il più compiuto e maturo dell'ordine architettonico di appartenenza.

Il tempio (24,14 x 59,98 m) è di ordine dorico, periptero esastilo (con sei colonne sulle due facciate) e con una peristasi di 6x14 colonne. Si eleva su un crepidoma di tre gradini[2].

Spazi interni[modifica | modifica wikitesto]

L'interno è costituito da un naos del tipo in doppio antis, dotato di pronao e opistodomo simmetrici, entrambi incorniciati da gruppi di due colonne (distili) allineate con le due centrali del fronte. Immediatamente dopo l'ingresso della cella vi sono, ai lati, due piccole scale a chiocciola, semioccultate, che conducevano al tetto.

La cella è divisa in tre navate da due file di due ordini sovrapposti di sette colonne doriche. Questa ripartizione degli spazi interni, normalmente rifuggita dall'architettura templare, risente dell'ispirazione all'originario modello olimpico.

Particolarità costruttive[modifica | modifica wikitesto]

Colonnato e dimensioni[modifica | modifica wikitesto]

Il numero pari di colonne sui fianchi, quattordici in luogo delle canoniche tredici, rappresenta un'anomalia rispetto alla canonica pianta dei templi greci, sebbene si tratti di un'interpretazione ricorrente in ambiente magnogreco (si pensi al tempio di Segesta, con lo stesso numero di colonne).

Le dimensioni che ne risultano sono leggermente più piccole ma più allungate rispetto al modello archetipo di Olimpia.

La mole delle colonne[modifica | modifica wikitesto]

Altra particolarità è la mole delle colonne, inusualmente massiccia, che si accompagna ad una notevole rastremazione: il diametro del fusto è infatti di 2,09 m alla base e di 1,55 m alla sommità.

A ciò si abbina l'assenza dell'accentuata entasi, altrimenti tipica dell'ordine dorico.
A mitigare ulteriormente eventuali sensazioni ottiche di pesantezza viene messo in atto un felice ed unico accorgimento: il notevole infittimento delle scanalature verticali, qui presenti in numero di ventiquattro contro le canoniche venti.
Le colonne angolari hanno sezione ellittica, con l'asse maggiore parallelo al frontone, presentandosi quindi più massicce nella visione frontale. Quelle laterali non convergono verticalmente.

La correzione ottica delle concavità[modifica | modifica wikitesto]

Pressoché unica è poi la convessità conferita a stilobate e trabeazione, destinata ad effettuare una quasi impercettibile correzione ottica, secondo un noto procedimento architettonico, tipico di molte realizzazioni, tra cui il Partenone, ma che in ambiente italiota e siceliota trova riscontro solo nel più tardo esempio di Segesta[3].

Soluzione del conflitto angolare[modifica | modifica wikitesto]

Uno dei problemi che affliggeva gli artefici dell'architettura templare greca di epoca classica fu il conflitto angolare dell'ordine dorico, determinato dalla posizione delle metope e dei triglifi rispetto all'asse delle colonne, che risulta forzatamente anomala all'angolo. In questo caso venne risolto con lo spostamento più all'esterno, rispetto all'ideale posizione sull'asse centrale della colonna, dell'ultimo triglifo all'angolo del fregio e con un corrispondente accorciamento dell'intercolumnio (distanza tra le colonne), in modo che, nonostante lo spostamento, anche l'ultima metopa fosse della stessa lunghezza delle altre: le colonne angolari distano infatti da quelle adiacenti 4,30 m invece dei 4,475 m degli altri intercolumni.

Attribuzione cultuale[modifica | modifica wikitesto]

La denominazione corrente di Tempio di Poseidon risente del retaggio delle prime entusiastiche e fantasiose attribuzioni erudite nate all'epoca della riscoperta di Paestum, avvenuta nel XVIII secolo.

Considerato uno degli esempi architettonici in stile templare dorico più notevole in Italia e nella stessa Grecia, fu attribuito intorno al 1700 al Dio Poseidon-Nettuno dal quale prendeva nome anche la località medesima di Paestum. 

Nonostante la più recente attribuzione ad Apollo Medicus, il tempio è in realtà dedicato ad Hera, sposa di Zeus e principale divinità di Poseidonia. Tutt'oggi costituisce uno dei monumenti meglio conservati di tutta la Magna Grecia[4].

Gli eruditi del Settecento lo avevano indicato come 'Basilica' per la quasi totale sparizione dei muri della cella, del frontone e della trabeazione, e ai fedeli era permesso l'accesso solo nelle zone perimetrali sul lato: la zona centrale del 'naos' dove risiedeva rialzata rispetto al piano di terra la divinità della Dea Hera, era vietata a tutti[5].

Gli stucchi e gli affreschi colorati che decoravano le sale del tempio sono visibili ancora oggi nelle tracce in cima alle colonne.

L'aspetto dei doni votivi rinvenuti nei depositi legati al tempio lascia supporre invece che esso fosse probabilmente dedicato sia ad Era che a Zeus. Quest'ultima attribuzione renderebbe conto sia delle affinità concettuali con il tempio di Zeus ad Olimpia, sia dell'anomalia di una destinazione cultuale a Era, inspiegabilmente duplicata in breve spazio.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (IT) I templi – Parco Paestum, su www.museopaestum.beniculturali.it. URL consultato il 05 novembre 2017.
  2. ^ Paestum, tra storia e leggenda: i Templi di Era - Antonio Amato, su www.antonioamato.it. URL consultato il 05 novembre 2017.
  3. ^ Un tempio antisismico a Paestum, così i Greci costruivano nel V secolo avanti Cristo, in Repubblica.it, 21 marzo 2016. URL consultato il 05 novembre 2017.
  4. ^ (IT) Tiberio Gracco, Il Tempio di Hera - Paestum, su www.paestumsites.it. URL consultato il 05 novembre 2017.
  5. ^ (IT) Il tempio di Nettuno a Paestum, in ItalyZapping, 28 agosto 2015. URL consultato il 05 novembre 2017.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]