Basilica di Paestum (tempio greco)

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Basilica di Paestum
Paestum BW 2013-05-17 15-08-53.jpg
Il c.d. Tempio di Era.
Localizzazione
StatoItalia Italia
ComuneCapaccio Paestum
Mappa di localizzazione

Coordinate: 40°25′12″N 15°00′20″E / 40.42°N 15.005556°E40.42; 15.005556

La Basilica (detto anche tempio di Hera) si trova nel sito archeologico di Poseidonia, città della Magna Grecia ribattezzata dai Romani Paestum. È ubicato nel santuario meridionale della città, dove si erge, parallelamente e pressoché allineato sul lato orientale, a breve distanza dal posteriore tempio di Nettuno.

Sebbene siano andate completamente distrutte le parti superiori della trabeazione, nonché le strutture murarie del naos (la cella) ed ampissime porzioni della pavimentazione, lo stato di conservazione è da considerarsi eccellente. La Basilica di Paestum è infatti l'unico tempio greco di epoca arcaica in cui la peristasi, qui composta da 50 colonne, è conservata integralmente.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il tempio fu edificato a partire dalla metà del VI secolo a.C., ma la sua costruzione dovette terminare solamente nell'ultimo decennio[1]. Come lasciano ipotizzare i materiali votivi con dedica alla dea ritrovati nei suoi dintorni, il tempio era probabilmente dedicato ad Era, sposa di Zeus e principale divinità venerata a Poseidonia, l'importanza della quale è attestata dall'Heraion alla foce del Sele, il grande santuario extraurbano interamente dedicato alla dea, la cui costruzione fu avviata simultaneamente alla fondazione della città.

La denominazione "Basilica", con la quale il tempio è più noto, gli venne attribuita nella seconda metà del XVIII secolo, quando la cultura architettonica neoclassica cominciò ad interessarsi a Paestum. La totale sparizione dei timpani e di gran parte della trabeazione, assieme all'anomalo numero dispari dei colonne sulla fronte, rese incerta l'identificazione funzionale, come tempio, dell'edificio; questo, interpretato come "porticato"[2] oppure come "ginnasio o collegio"[3], venne chiamato basilica, nel significato, proprio del termine romano, di struttura porticata adibita a sede di tribunale ed alle assemblee dei cittadini[4].

G.B. Piranesi, Tav. II (acqueforti di Paestum, 1777-1778). Vista della Basilica da sud-est.

Struttura planimetrica[modifica | modifica wikitesto]

Planimetria del tempio

È un tempio periptero ennastilo (cioè con nove colonne sulle fronte) con diciotto colonne sui lati lunghi. ll rettangolo dello stilobate misura 24,50 x 54,24 m[5]. L'edificio è orientato verso est come il vicino tempio di Nettuno, assieme al quale determina il grandioso aspetto monumentale del santuario meridionale di Poseidonia. Un grande altare, riportato alla luce durante gli scavi condotti da Vittorio Spinazzola agli inizi del secolo scorso[6], fronteggia ad est il tempio, a 29,50 m di distanza, in posizione perfettamente parallela alla fronte templare e simmetrica rispetto all'asse dell'antistante edificio[7].

Il semplice rapporto proporzionale 1:2 si esprime dunque non nelle dimensioni lineari del rettangolo del tempio ma nel numero delle colonne (9 x 18). Queste sono intervallate da interassi di misura differente tra le fronti (interasse di ca. 2,86 m) e i fianchi (interasse di ca. 3,10 m)[8]. Dall'assenza di contrazione degli interassi angolari per la soluzione del conflitto angolare si deduce che le metope angolari erano allungate rispetto a quelle "normali".

La Basilica ha la particolarità di avere un numero dispari (9) di colonne sulla fronte, come conseguenza della disposizione, lungo l'asse dell'edificio, di un unico colonnato centrale all'interno della cella. La presenza di un colonnato interno in posizione assiale, certamente in funzione di supporto del colmo centrale della copertura a doppio spiovente[9], rappresenta un sicuro indicatore architettonico dell'arcaicità del tempio. Tale soluzione planimetrica fu poi rifiutata dall'architettura greca del periodo classico (e da ogni stile classicista, nei vari secoli successivi), perché impediva l'accesso e la vista assiale verso il naos, negando un rapporto diretto con la sacralità del tempio[10].

Spazi interni[modifica | modifica wikitesto]

Interno della Basilica. Vista dall'angolo nord-ovest dell'adyton verso la cella.

La cella (naos), profonda 9 interassi, era preceduta da un pronao, di 2 interassi di profondità, con tre colonne disposte tra due ante, dalle quali si originano i muri che la chiudevano lungo i lati. Coerentemente con la disposizione di una colonna esterna centrale in posizione assiale, la cella è bipartita da un colonnato interno centrale, formato da 7 colonne, di cui sono conservate le prime tre.

Dietro la cella è ricavato l'adyton, un ambiente chiuso e anch'esso profondo 2 interassi, introdotto in sostituzione dell'opistodomo (il corrispondente simmetrico del pronao sul retro) al termine di ripensamenti progettuali in corso d'opera,[11] rilevati grazie ad indagini sulle fondazioni; queste hanno permesso di accertare tre fasi di progettazione, a conclusione delle quali, oltre alla sostituzione dell'opistodomo con un adyton, il colonnato centrale della cella venne ridotto da otto a sette elementi[12]; è ipotizzabile che la motivazione di questi ripensamenti progettuali risieda in sopraggiunte modifiche alle pratiche di culto, che implicarono l'introduzione di rituali con processioni richiedenti una nuova configurazione degli spazi interni[13]. Il vano dell'adyton, caratteristico dei templi greco-occidentali (Magna Grecia e Sicilia) nel periodo arcaico, era accessibile, attraverso porte che lo collegavano al naos, solo agli addetti al culto. Esso era probabilmente la sede del tesoro del tempio e del simulacro della divinità.[14]

Le colonne. Stile e decorazioni[modifica | modifica wikitesto]

Le colonne, alte ca. 6,48 m[15], hanno un fusto percorso dalle canoniche 20 scanalature e fortemente rastremato, con un diametro inferiore di ca. 1,45 m ed uno superiore di ca. 0,98 m[16]. L'aspetto delle colonne è determinato innanzitutto dal caratteristico rigonfiamento nella zona mediana[17] dovuto ad un'entasi assai evidente, con una "freccia" di ca. 4,8 cm[18]. L'echino del capitello, come si addice a colonnati di età arcaica, è molto schiacciato ed espanso, e l'abaco molto largo[19].

Lo stile dorico in cui sono realizzate le colonne della Basilica presenta potenti tendenze decorative, che lo ricollegano a quello diffuso, in epoca arcaica, in altre colonie di fondazione achea; si tratta di uno stile che, sottoposto ad una razionalizzazione formale, ispirerà anche la realizzazione del successivo tempio di Athena, e di cui il tempio di Nettuno, costruito in uno stile dorico oramai "canonico", segnerà a Poseidonia il definito abbandono.

Decorazioni floreali in rilievo sull'echino della colonna mediana della fronte ovest.

Tre sono i fenomeni decorativi che interessano la Basilica. (1) I collarini di ciascuna colonna sono decorati con foglie baccellate di numero variabile.(2) Su alcune colonne della fronte occidentale le decorazioni interessano addirittura la parte inferiore dell'echino, immediatamente al di sopra degli anuli, sulla quale è scolpita in rilievo una fascia decorativa floreale differente in ciascuna colonna; tra queste spicca, per lo stato di conservazione e la sua bellezza, la decorazione realizzata sul capitello della colonna in posizione centrale, composta da un'alternanza di rosette e fiori di loto[20]. (3) Questo stile decorativo raggiunge il suo culmine con l'ornamento floreale a rilievo (sequenze di fiori di loto e palmette), di cui non esistono altri esempi, che percorre l'intero corpo dell'echino delle sei colonne con capitello in arenaria disposte all'interno (le tre del pronaos e le prime due del colonnato centrale assiale) e all'angolo sud-est della peristasi; vivaci policromie, di cui rimangono tracce (rosso e blu), rivestivano queste decorazioni floreali[21].

Trabeazione e tetto[modifica | modifica wikitesto]

Della trabeazione rimangono gli architravi e pochi altri elementi, che però, assieme ad importanti resti della copertura fittile del tetto, ne hanno consentito una ricostruzione quasi completa.

L'ordine delle strutture superiori del tempio, al di sopra degli architravi, si discosta profondamente da quello dorico "canonico" ed è da ricollegare alla tradizione architettonica seguita nelle colonie achee durante il periodo arcaico. Invece del sistema di taenia e regulae sovrastante gli architravi, gli architetti della Basilica disposero una modanatura realizzata in arenaria, della quale rimangono ancora elementi. Questa struttura fungeva da base per il fregio, che nell'ordine dorico "canonico" è invece direttamente collegato al sottostante colonnato. Grazie alle tracce di posizionamento presenti ed al loro andamento è stato infatti possibile arguire l'esistenza di un fregio dorico, costituito dall'usuale alternanza di triglifi, coordinati con gli assi delle colonne ed i centri degli architravi, e metope[22]; è possibile che queste ultime, come quelle provenienti dall'Heraion di Foce Sele, fossero scolpite[23].

Sima della Basilica. Finte grondaie a testa di leone

L'alzato era privo di un geison orizzontale. Il suo coronamento non era in pietra ma composto da un rivestimento in terracotta policroma, con finte grondaie a testa di leone, delle quali riemersero numerosi frammenti (alcuni esposti al Museo Archeologico Nazionale di Paestum) durante gli scavi del 1912. I bordi della copertura terminavano con antefisse che, come è stato possibile comprendere grazie ai ritrovamenti, alternavano la forma di palmetta a quella di fiore di loto[24].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dieter Mertens, Città e monumenti dei greci d'occidente: dalla colonizzazione alla crisi di fine V secolo a.C., L'ERMA di BRETSCHNEIDER, 2006, p. 141, ISBN 9788882653675. URL consultato il 28 luglio 2018.
  2. ^ Ancora nel 1829 l'architetto francese Henri Labrouste, nella sua mémoire sui templi di Paestum, identificava la Basilica come un portique. Vedi: Sigrid de Jong, Rediscovering Architecture: Paestum in Eighteenth-Century Architectural Experience and Theory, 2014, n. 190, p. 311.
  3. ^ È il caso di G.B. Piranesi, che però riconosce da ultimo l'impossibilità di una identificazione della funzione e della forma originarie dell'edificio. Vedi la didascalia alla Tavola II (1777-1778), tradotta in italiano in: Gabriel Zuchtriegel, Piranesi a Paestum. Il suono dell'architettura, Napoli, 2017, pp. 48-49.
  4. ^ Ernesto De Carolis, Paestum: itinerario archeologico ragionato, T & M, 2002, ISBN 9788887150094. URL consultato il 22 luglio 2018.
  5. ^ Dieter Mertens, Der alte Heratempel in Paestum: Und die archaische Baukunst in Unteritalien, Mainz, 1993, p. 82.
  6. ^ Marina Cipriani, Il ruolo di Hera nel santuario meridionale di Poseidonia, in Héra. Images, espaces, cultes: Actes du Colloque International du Centre de Recherches Archéologiques de l’Université de Lille III et de l’Association P.R.A.C. Lille, 29-30 novembre 1993, Napoli, Publications du Centre Jean Bérard, 1997, pp. 211–225, ISBN 9782918887201. URL consultato il 28 luglio 2018.
  7. ^ Dieter Mertens, Città e monumenti dei greci d'occidente: dalla colonizzazione alla crisi di fine V secolo a.C., Roma, 2006, p. 142.
  8. ^ Dieter Mertens, Der alte Heratempel in Paestum: Und die archaische Baukunst in Unteritalien, Mainz, 1993, p. 83.
  9. ^ James J. Coulton, Greek Architects at Work, London, 1977, pp. 77-79.
  10. ^ Paolo Morachiello, Origini e sviluppi del tempio greco: XII-V secolo a.C., Cafoscarina, 2010, ISBN 9788875432720. URL consultato il 22 luglio 2018.
  11. ^ Enzo Lippolis, Monica Livadiotti, Giorgio Rocco, Architettura greca: storia e monumenti del mondo della polis dalle origini al V secolo, 2007, pag.797, ISBN 88-424-9220-5
  12. ^ Dieter Mertens, Città e monumenti dei greci d'Occidente, 2006, ISBN 88-8265-367-6, pag. 141
  13. ^ Dieter Mertens, Città e monumenti dei greci d'occidente: dalla colonizzazione alla crisi di fine V secolo a.C., Roma, 2006, p. 142.
  14. ^ Dieter Mertens, Città e monumenti dei greci d'occidente: dalla colonizzazione alla crisi di fine V secolo a.C., Roma, 2006, p. 141.
  15. ^ Dieter Mertens, Città e monumenti dei greci d'occidente: dalla colonizzazione alla crisi di fine V secolo a.C., p. 145.
  16. ^ Friedrich Krauss, Paestum. Die Griechischen Tempel, 5. Auflage 1984, Berlino, 1941, p. 24.
  17. ^ Rimane fermo che il diametro massimo, come in tutte le colonne greche, è quello alla base della colonna. Il "rigonfiamento" è cioè dovuto all'andamento, dal basso verso l'alto, della diminuzione del diametro, che determina la rastremazione del fusto.
  18. ^ Si tratta dell'entasi più antica e più pronunciata dell'intera storia dell'architettura greca. Vedi: Appearance and Essence. Refinements of Classical Architecture: Curvature, a cura di L. Haselberger e H. Bankel, Philadelphia 1999, p. 28; D. Mertens, Città e monumenti dei Greci d'occidente, op. cit., p. 145.
  19. ^ Enzo Lippolis, Monica Livadiotti, Giorgio Rocco, Architettura greca: storia e monumenti del mondo della polis dalle origini al V secolo, 2007, pag.797, ISBN 88-424-9220-5
  20. ^ William B. Dinsmoor, The Architecture of Ancient Greece: An Account of Its Historic Development, London, 1950 3rd revised edition, p. 94.
  21. ^ Dieter Mertens, Città e monumenti dei greci d'occidente: dalla colonizzazione alla crisi di fine V secolo a.C., p. 147.
  22. ^ William B. Dinsmoor, The Architecture of Ancient Greece: An Account of Its Historic Development, p. 95.
  23. ^ Dieter Mertens, Città e monumenti dei greci d'occidente: dalla colonizzazione alla crisi di fine V secolo a.C., p. 147.
  24. ^ Dieter Mertens, Città e monumenti dei greci d'occidente: dalla colonizzazione alla crisi di fine V secolo a.C., p. 148.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Salvatore Aurigemma, Vittorio Spinazzola e Amedeo Maiuri, I primi scavi di Paestum (1907-1939), Ente per le Antichità e i Monumenti della Provincia di Salerno, 1986.
  • Anna Maria Biraschi ... [et al.] (a cura di), Culti greci in Occidente, Vol. 3 Poseidonia-Paestum, Taranto, Istituto per la storia e l'archeologia della Magna Grecia, 2012.
  • Marina Cipriani e Giovanni Avagliano (a cura di), Il restauro dei templi di Poseidonia: un intervento di conservazione, Ravenna, Valerio Maioli, 2007.
  • James J. Coulton, Greek Architects At Work. Problems of Structure and Dsesign, London, Granada Publishing Limites, 1977.
  • William B. Dinsmoor, The Architecture of Ancient Greece: An Account of Its Historic Development, 3rd revised edition, London, Batsford Ltd, 1950.
  • Marina Cipriani e Giovanni Avagliano (a cura di), Il restauro dei templi di Poseidonia: un intervento di conservazione, Ravenna, Valerio Maioli, 2007.
  • Emanuele Greco, Ilaria D'Ambrosio e Dinu Theodorescu, Guida archeologica e storica agli scavi al museo ed alle antichità di Poseidonia Paestum, Taranto, La Colomba, 1995.
  • Emanuele Greco e Dinu Theodorescu (a cura di), Poseidonia-Paestum, Roma, École française de Rome, 1980.
  • Emanuele Greco, Magna Grecia, Nuova ed. riveduta e aggiornata, Roma, Laterza, 2008.
  • Lothar Haselberger (a cura di), Appearance and Essence. Refinements of Classical Architecture: Curvature, Philadelphia, The University of Pennsylvania Museum, 1999.
  • Friedrich Krauss, Paestum. Die griechischen Tempel, unveränderter Nachdruck der 3. Auflage, Berlin, Gebr. Mann Verlag, 1984.
  • Enzo Lippolis, Monica Livadiotti e Giorgio Rocco, Architettura greca: storia e monumenti del mondo della polis dalle origini al V secolo, Milano, Mondadori, 2007.
  • Dieter Mertens, Der alte Heratempel in Paestum: Und die archaische Baukunst in Unteritalien, Mainz am Rhein, Philipp von Zabern, 1993.
  • Dieter Mertens, Città e monumenti dei greci d'occidente: dalla colonizzazione alla crisi di fine V secolo a.C, Roma, L'Erma di Bretschneider, 2006.
  • Paolo Morachiello e Cristiano Tessari, Origini e sviluppi del tempio greco, Venezia, Libreria Editrice Cafoscarina, 2010.
  • Gaston Salvatore (a cura di), Paestum : i templi e il Museo, Milano, Franco Maria Ricci, 1989.
  • Fausto Zevi (a cura di), Paestum, Napoli, Banco di Napoli, 1990.
  • Gabriel Zuchtriegel, Piranesi a Paestum. Il suono dell'architettura, Napoli, Arte'm, 2017.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]