Storia di una monaca di clausura

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Storia di una monaca di clausura
Storiadiunamonacatitolo.png
Titolo originaleStoria di una monaca di clausura
Lingua originaleItaliano
Paese di produzioneItalia
Anno1973
Durata103 min.
Rapporto1,85:1
Generedrammatico
RegiaDomenico Paolella
SoggettoDomenico Paolella
SceneggiaturaTonino Cervi
FotografiaArmando Nannuzzi e Enrico Appetito
MontaggioAmedeo Giomini, Tommaso Gramigna e Giancarlo Tiburzi
MusichePiero Piccioni
ScenografiaPiero Filippone
CostumiCristina Lorenzi
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

Storia di una monaca di clausura è un film drammatico del 1973 diretto dal regista Domenico Paolella, con protagonista una giovanissima Eleonora Giorgi.

Nello stesso anno stesso regista e stesso sceneggiatore girano Le monache di Sant'Arcangelo, con protagonista una giovanissima Ornella Muti. Entrambi i film si inseriscono nel cosiddetto filone conventuale del genere erotico italiano, molto in voga in quel periodo.[1]

Trama[modifica | modifica wikitesto]

5 aprile 1624: la neonata Carmela Maria Rosa, figlia dei marchesi Simoni, viene solennemente promessa in sposa a Enrico Maria Riccardo, neonato figlio dei duchi Della Scala, con l'intento di unire le loro proprietà in un unico feudo.

Molti anni più tardi Carmela ama Giuliano, un semplice e povero giovanotto. Con la guerra alle porte i marchesi Simoni si affrettano affinché Carmela convoli a nozze con Enrico. All'ennesimo rifiuto di Carmela nell'accettare un uomo che non ama, per rimediare al disonore recato all'intera famiglia i genitori la costringono a un convento di clausura.

Appena arrivata viene confinata per 30 giorni in una cella di isolamento a scopo purificativo, affinché venga consegnata alla morte della carne. All'uscita dall'isolamento conosce suor Elisabetta e la madre superiora che la prende sotto sua custodia.

Durante la notte, alcune monache escono di nascosto dalle loro celle. Suor Elisabetta è solita uscire dal convento per recarsi a una vicina chiesa in rovine in cui incontra un certo Diego con cui ha dei rapporti, non ignorando le reciproche effusioni che le monache si scambiano tra di loro.

Una notte, udite le forti urla di una monaca affetta da schizofrenia, Carmela si spaventa, esce dalla propria cella e bussa alla vicina porta di suor Elisabetta; quest'ultima la consola, tuttavia la novizia scorge nel letto della monaca un'altra sorella. Essendo severamente vietato uscire dalla propria cella durante la notte, Carmela viene punita con sette frustate. Nonostante ciò nelle notti successive Carmela si incontra in uno scantinato con le altre monache in cui bevono, si truccano, si mascherano e inscenano commedie sentimentali.

Infatuatasi di Carmela, suor Elisabetta tenta di attirarsi la sua fiducia e le sue lusinghe facendole incontrare Giuliano nell'antica chiesa. La monaca infine si dichiara proponendole un rapporto amoroso, ma la novizia la respinge fermamente. Ferita nei sentimenti e convinta ch'ella preferisca le attenzioni della madre superiora, la monaca mette in atto la propria vendetta: fa uccidere Giuliano per mano degli uomini di Diego.

Rimasta incinta e diventata nel frattempo suor Agnese del Gesù, le monache l'accudiscono fino alla nascita del bambino, finché la notizia non giunge a un cardinale, che scomunica le monache e scioglie la comunità. Prima che vengano portate via dai soldati, Carmela viene fatta fuggire col bambino.

Produzione[modifica | modifica wikitesto]

Il film si dichiara ispirato a fatti realmente accaduti, tratti da documenti d'archivio dell'Abbazia di San Giacomo. La didascalia finale del film recita:

« Suor Agnese del Bambino Gesù dedicò tutta la sua esistenza ad alleviare le sofferenze dei feriti nelle guerre, degli infermi, dei malati di peste e morì nello svolgimento della sua missione durante la pestilenza del 1671. Non è stata fatta santa e neppure beata. »

Critica[modifica | modifica wikitesto]

« Il film sviluppa una mimica anticlericale (ma non antireligiosa) secondo schemi alquanto risaputi, abbracciando situazioni e dialoghi. Vi è tuttavia una certa cura esteriore nella rappresentazione (Armando Nannuzzi ha diretto la fotografia a colori). Modesti gli interpreti. »

(Ageo Savioli su l'Unità del 17 novembre 1973[2])

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]