Umberto Orsini

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Umberto Orsini nel 2008

Umberto Orsini (Novara, 2 aprile 1934) è un attore italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nato a Novara da Ettore, direttore della mensa della caserma ufficiali di Novara, e Antonietta, cuoca della stessa, ha un fratello e una sorella.

Teatro[modifica | modifica wikitesto]

Un giovanissimo Umberto Orsini (in basso a destra) con alcuni attori della Compagnia dei giovani. In alto: Romolo Valli, Giorgio De Lullo e Carlo Giuffré. In basso Elsa Albani e Rossella Falk

Formatosi all'Accademia Nazionale d'Arte Drammatica Silvio D'Amico[1], ottenne i primi successi in teatro con la Compagnia dei Giovani e la regia di De Lullo (1957), recitando poi con la compagnia Morelli-Stoppa, con Sarah Ferrati (Chi ha paura di Virginia Woolf?, 1963) e con Gabriele Lavia per la compagnia del Teatro Eliseo, di cui dal 1980 al 1997 fu direttore artistico.

Sempre per il teatro, Affabulazione (1993) di Pier Paolo Pasolini con la regia di Ronconi; Un marito (1994) di Italo Svevo diretto da Patroni Griffi; l'Otello di Shakespeare e Il giuoco delle parti di Pirandello, entrambi nel 1995 e con la regia di Gabriele Lavia; Vecchi tempi (2004) di Harold Pinter, con la regia di Roberto Andò; Il padre (2005) di Strindberg, con la regia di Massimo Castri; Il nipote di Wittgenstein (2007) di Thomas Bernhard, con la regia di Patrick Guinand.

Cinema[modifica | modifica wikitesto]

Dopo il debutto nel cinema con Federico Fellini (La dolce vita, 1959), si affermò in seguito con altri registi fra i quali Visconti (La caduta degli dei, 1969; Ludwig, 1973).

Orsini nel film La Tosca (1973)

Sempre nel cinema: Al di là del bene e del male (1977), Bionda fragola (1980), Il viaggio della sposa (1997), L'ospite (1998), dell'esordiente Alessandro Colizzi, Il partigiano Johnny (2000), tratto dal romanzo di Beppe Fenoglio.

Televisione[modifica | modifica wikitesto]

La grande popolarità nazionale comunque Orsini la deve alla televisione, dove ha avuto modo di interpretare ruoli di peso in miniserie di successo. L'esordio televisivo avviene nel 1960 con il ruolo del giovane Partistagno in La pisana di Giacomo Vaccari, nel 1964 è Jean-Lambert Tallien ne I grandi camaleonti di Edmo Fenoglio ma il successo maggiore arriva nel 1969 con I fratelli Karamazov di Sandro Bolchi, sceneggiato che raccoglie consensi di critica e di pubblico, nel quale interpreta il personaggio di Ivan Karamazov.

Da ricordare anche la sua interpretazione nella parte di un avvocato accusato di complicità in omicidio nello sceneggiato Il processo a Maria Tarnowska (1977). Nel 1979 è Robert Usher nella miniserie TV Racconti fantastici, nel 1984 si segnala come protagonista di Notti e nebbie di Marco Tullio Giordana. Negli anni 1990-2000 è una presenza ricorrente negli sceneggiati Rai di argomento biblico-religioso (Salomone, Ester, Lourdes, San Paolo). È ancora da ricordare la sua conduzione, assieme a Delia Scala, nella prima edizione del programma di cucina domenicale Colazione allo studio 7 (1971), antesignano degli attuali format gastronomici, nel quale fu affiancato dal poi celebre enologo Luigi Veronelli.

Carosello[modifica | modifica wikitesto]

Dal 1971 al 1973 partecipò con Luigi Zerbinati agli sketch della rubrica televisiva pubblicitaria Carosello pubblicizzando il detersivo per piatti Last al limone della B.P.D./Snia.[2]

Filmografia[modifica | modifica wikitesto]

Cinema[modifica | modifica wikitesto]

Umberto Orsini nel film Tony Arzenta (Big Guns) (1973)

Televisione[modifica | modifica wikitesto]

Teatro[modifica | modifica wikitesto]

(elenco parziale)

Prosa radiofonica Rai[modifica | modifica wikitesto]

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Chi siamo, su compagniaorsini.it. URL consultato il 2 maggio 2023.
  2. ^ Marco Giusti, Il grande libro di Carosello, II edizione, Sperling e Kupfer, ISBN 88-200-2080-7, p. 96
  3. ^ La Ballata del Carcere di Reading con Umberto Orsini e Giovanna Marini regia di Elio De Capitani. URL consultato il 22 giugno 2015.
  4. ^ Il Radiocorriere n. 17/1958
  5. ^ I vincitori - Premi UBU, su premiubu.it. URL consultato il 2 marzo 2023.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Gli attori, Gremese editore, Roma, 2002
  • Catalogo Bolaffi 1956/1965 1966/1975, a cura di Gianni Rondolino

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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