Sacro GRA

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Sacro GRA
Sacro GRA screenshot.png
Una scena del film
Titolo originaleSacro GRA
Lingua originaleitaliano
Paese di produzioneItalia, Francia
Anno2013
Durata90 min
Generedocumentario
RegiaGianfranco Rosi
SoggettoLizi Gelber da un'idea originale di Nicolò Bassetti
ProduttoreMarco Visalberghi, Carole Solive (co-produttore), Dario Zonta (produttore creativo), Lizi Gelber (produttore associato)
Casa di produzioneDocLab, La Femme Endormie, Rai Cinema
Distribuzione (Italia)Officine UBU
FotografiaGianfranco Rosi
MontaggioJacopo Quadri
Interpreti e personaggi
  • Roberto Giuliani
  • Francesco De Santis
  • Paolo Regis
  • Amelia Regis
  • Principe Filippo Pellegrini
  • Cesare Bergamini
  • Gaetano Finocchi
  • Patrizia Torselli
  • Daniel Ona
nel ruolo di se stessi

Sacro GRA è un documentario del 2013 diretto da Gianfranco Rosi.

L'opera è stata presentata in concorso alla 70ª Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia dove ha vinto il Leone d'oro al miglior film,[1][2] primo documentario nella storia della rassegna veneziana ad aggiudicarsi il massimo riconoscimento.[3][4]

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Il film documenta, senza commento esterno o interviste di sorta, scene di vita reale che si svolgono tutte in prossimità del Grande Raccordo Anulare (il GRA del titolo), l'anello autostradale che circonda Roma.[5]

Roberto fa il barelliere sulle ambulanze del 118 e pertanto passa spesso la notte a soccorrere, fra gli altri, le vittime di incidenti stradali sul GRA. Vive da solo e talvolta nel tempo libero si intrattiene in video-chiamata con un'amica. Ha un tenero rapporto con l'anziana madre malata.

Francesco è un botanico intento a difendere un'oasi di palme dall'attacco del punteruolo rosso, un micidiale coleottero parassita che distrugge le piante dall'interno. La meticolosità con cui monitora il territorio pianta per pianta, con l'ausilio di un registratore digitale che rileva la presenza dei parassiti nel tronco delle palme, parrebbe suggerire che la lotta all'insetto rappresenti per lui un'autentica missione.

Il principe Filippo Pellegrini vive, assieme alla giovane moglie Xsenia e alla figlia Anastasia, in un sontuoso palazzo in zona Boccea che la famiglia affitta a convegni, sfilate, come bed and breakfast e set per cinema e fotoromanzi. L'enorme abitazione, arredata in modo piuttosto vistoso ed eccentrico, ospita anche un piccolo teatro. Nella pausa di lavorazione di un fotoromanzo, l'anziano attore Gaetano confida a una giovane amica attrice una sorta di lezione di vita.

Cesare è uno degli ultimi pescatori di anguille ancora rimasti sul Tevere; abita, assieme alla compagna ucraina, su una grossa zattera in riva al fiume, a poca distanza dal punto in cui il suo corso interseca gli alti viadotti del GRA.

Paolo è un nobile piemontese, apparentemente decaduto, dalla lunga barba e dal parlare molto forbito, che – per ragioni ignote allo spettatore – abita ora con la figlia laureanda Amelia in un monolocale, dentro una fredda e anonima palazzina, probabilmente uno dei tanti edifici occupati da sfrattati e sfollati precedentemente adibito a uffici, nei pressi dell'aeroporto di Ciampino, sorvolata di continuo da aerei di linea a bassa quota; da lui stesso apprendiamo che dalla finestra di casa si gode la vista della cupola di San Pietro. Nello stesso palazzo (che il regista riprende sempre dall'esterno, con identica inquadratura fissa su ciascun appartamento) vive fra gli altri una famiglia di immigrati, il cui giovane figlio si diletta con attrezzatura per deejay.

L'alternarsi delle storie citate è inframmezzato da numerosi e più brevi episodi interlocutori, tra i quali: anziane prostitute che stazionano ai margini della strada dentro un camper scalcinato, una coppia di giovani cubiste che allieta la vista dei clienti di un chiosco-bar ballando sul bancone, un raduno di devoti che assistono a una "apparizione della Vergine", e la riesumazione di vecchie salme del cimitero Flaminio di Prima Porta, destinate a una fossa comune anch'essa non lontana dal Raccordo Anulare.

Produzione[modifica | modifica wikitesto]

Il film è parte di un'idea/progetto del paesaggista e urbanista Nicolò Bassetti[6], autore assieme al giornalista Sapo Matteucci del libro Sacro romano GRA, pubblicato pochi mesi dopo l'uscita del documentario di Rosi. Il progetto, che mira fra l'altro alla riqualificazione delle periferie della Capitale[6], a sua volta prende parzialmente spunto dal saggio Una macchina celibe di Renato Nicolini che gli autori hanno inserito in coda al libro stesso[6]. Sia il regista che i due autori hanno citato fra le loro ispirazioni anche il romanzo Le città invisibili di Italo Calvino[5][7]. Rosi ha impiegato due anni per le riprese e circa otto mesi per il montaggio.[7]

Accoglienza[modifica | modifica wikitesto]

Prima e dopo aver vinto il Leone d'oro il film è stato accolto con cautela da una parte della critica (che si è interrogata sul senso di un documentario così radicalmente diverso dal proprio genere) e con entusiasmo da un'altra, che ne ha sottolineato proprio le potenzialità dirompenti.

«Si fa infatti fatica ad accettare la realtà documentaristica delle storie di Sacro GRA tanto il loro svolgersi pare in linea con i dettami e gli stilemi dei generi del cinema [...] è la capacità fuori dal normale di Gianfranco Rosi di posizionare la videocamera (quindi scegliere il suo punto di vista sugli eventi) a provocare la trasfigurazione del reale in mitologia del cinema.[8]»

«(...) ciò che fa di Sacro GRA un film realmente interessante è proprio lo sguardo del suo autore. Non è presente in quest’opera la chincaglieria dei luoghi comuni di certo reportage sociale, anzi è possibile sostenere come Rosi privilegi la poesia della realtà, andando a rintracciare il fantastico nell'ordinario, l’incredibile nella presunta banalità.[9]»

«Leone d'oro a Venezia 2013. Dopo 15 anni a un film italiano, per la prima volta a un documentario, anche se in questo caso il termine “documentario” appare limitativo. Jacopo Quadri ha lavorato con Rosi al montaggio. Ci sembra un'opera composta da frammenti di film troppo diversi tra loro, la cui sintesi è riuscita solo in parte.[10]»

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Premi ufficiali della 70. Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica, labiennale.org, 7 settembre 2013. URL consultato il 6 settembre 2014.
  2. ^ Il Leone d'oro a Rosi con «Sacro Gra», cinema-tv.corriere.it, 8 settembre 2013. URL consultato il 6 settembre 2014.
  3. ^ (EN) Italian documentary Sacro GRA wins Golden Lion, bbc.co.uk, 8 settembre 2013. URL consultato il 6 settembre 2014.
  4. ^ (FR) Franck Nouchi, Pour la première fois à la Mostra de Venise, le Lion d'or récompense un documentaire, lemonde.fr, 8 settembre 2013. URL consultato il 6 settembre 2014.
  5. ^ a b (EN) Deborah Young, Sacro GRA, Tales from Rome’s Ring Road (Sacro GRA): Venice Review, hollywoodreporter.com, 5 settembre 2013. URL consultato il 6 settembre 2014.
  6. ^ a b c Il Progetto, sacrogra.it. URL consultato il 6 settembre 2014.
  7. ^ a b (EN) Jay Weissberg, Venice Film Review: ‘Sacro GRA’, variety.com, 5 settembre 2013. URL consultato il 6 settembre 2014.
  8. ^ Gabriele Niola, Sacro GRA, mymovies.it. URL consultato il 6 settembre 2014.
  9. ^ Maurizio G. De Bonis, Sacro GRA. Un film di Gianfranco Rosi, cultframe.com. URL consultato il 6 settembre 2014.
  10. ^ Morando Morandini, Il Morandini 2013. Dizionario dei film, Zanichelli. URL consultato il 3 agosto 2018.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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