Repubblica di Senarica

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Repubblica di Senarica
Repubblica di Senarica – BandieraRepubblica di Senarica - Stemma
Dati amministrativi
Lingue parlateItaliano, dialetto
CapitaleSenarica
Dipendente daRegno di Napoli
DipendenzePoggio Umbricchio, fino al 1507
Politica
Forma di governorepubblica basata sulla democrazia diretta
Capo di StatoDoge
Organi deliberativiSenato
Nascita11 giugno 1356 con Jacinto Cicintò I
CausaDiploma d'infeudazione reale
Fine15 luglio 1775[1] con Bernardino Cicintò I
Causasequestro del feudo da parte del re di Napoli e Sicilia Ferdinando IV
Territorio e popolazione
Bacino geograficoValle del Vomano
Massima estensione0,041 k nel XVI secolo
Popolazione100 abitanti circa nel XVI secolo
Economia
Valutanapoletana
RisorseLegna, prodotti agricoli
Commerci conRegno di Napoli
Religione e società
Religioni preminentiCattolicesimo
Classi socialiBaroni, clero, contadini, boscaioli
Evoluzione storica
Preceduto daArmoiries André Hongrie.svg Regno di Napoli (Angiò-Durazzo)
Succeduto daCoat of Arms of Ferdinand I of Naples.svg Regno di Napoli (Borbone delle Due Sicilie)

La repubblica di Senarica si dice esistette dal 1356 al 1797 in un minuscolo territorio montano intorno all'omonimo borgo, ora in provincia di Teramo.

La tradizione vuole che la regina di Napoli Giovanna I concesse, per ringraziarli del coraggio dimostrato nel respingere l'esercito dei Visconti, agli abitanti di questo piccolo paese e di Poggio Umbricchio di autogovernarsi con una normativa autonoma senza vincoli di vassallaggio se non nei confronti della corona. In virtù dell'antico diritto longobardo sulla successione della proprietà si considerarono tutti baroni di loro stessi, costituirono la repubblica eleggendo un doge e nominando per conto proprio tutti i funzionari.[2]

La repubblica è, comunque, indicata in molte carte geografiche e in documenti ufficiali. Il Bouillet nel suo «Dizionario universale di storia e geografia» afferma, nel 1878, che Senarica a le titre de république et nomme ses magistrats; les habitans se disent tous nobles e ne pajent point d'impots.[3][4]

La leggenda della repubblica di Senarica[modifica | modifica wikitesto]

Una recente veduta di Senarica

Senarica è visibile su uno sperone a picco sopra le gole del fiume Vomano e si raggiunge attraverso una strada tortuosa, un tempo mulattiera. Gli abitanti del villaggio si fregiano tuttora dell'appellativo di baroni concesso da Venezia alla Serenissima sorella in occasione di un presunto sodalizio per cui Senarica le inviava due militi, ogni anno, e venti ducati per assicurarsi la sua protezione. Per ricordare l'evento il borgo organizza, il 13 agosto, la festa della repubblica: nel 2013 partecipò ad altra manifestazione locale un rappresentante del comune di Venezia al fine di ripercorrere l'antico legame intercorso tra i due luoghi.[5] [6]

La facciata della chiesa dei SS. Proto e Giacinto

Non esistono più documenti comprovanti l'investitura regia, dato che l'archivio della Cancelleria angioina è stato distrutto durante la seconda guerra mondiale.[7] Anche della lettera scritta dal doge della repubblica di Venezia a quello di Senarica per esprimere gratitudine circa i contributi militari da questa apportati, fino al XIX secolo nelle mani del vescovo di Teramo Alessandro Berrettini, morto nel 1849, non c'è più traccia. Questi particolari fecero dubitare alcuni storici (tra cui lo stesso Raffaele D'Ilario che si basava, nel 1970, sulle osservazioni enunciate nell'opera di Nicola Palma "Storia ecclesiastica e civile della regione più settentrionale del Regno di Napoli...", pubblicata nel 1832) dell'effettiva esistenza della repubblica.[8]

L'insolito passato (del resto, in Italia, ci fu un'altra atipica e angusta repubblica, quella di Cospaia, incuneata tra lo Stato Pontificio e il Granducato di Toscana, durata dal 1441 al 1826) è comunque radicato nelle persone e nelle cose del borgo abruzzese: sulle facciate di antiche case permangono ancora le scritte esentasse, l'iscrizione "R. di Senarica" con lo stemma del leone rampante che tiene tra gli artigli un ferro di cavallo, come pure il sigillo su vecchi attestati o nel libro dei morti della chiesa dei Santi Proto e Giacinto, sede delle adunanze del popolo, dell'insediamento del doge e nella cui cripta trovavano sepoltura i dirigenti locali e gli arcipreti. Nell'interno restaurato si conservano le statue lignee, risalenti ai tempi della repubblica, dei due fratelli martiri, schiavi eunuchi di sant'Eugenia.[9]

L'economia senarichese era basata soprattutto (oltre ai proventi incamerati dal doge per sostare nel territorio, attraversarlo o proteggere malviventi ricercati altrove, come capitava in tutti i piccolissimi Stati) sul legno dei castagni grigi. Questo veniva usato come combustibile per riscaldamento nei gelidi inverni, per cucinare, per realizzare sedie impagliate e madie senza uso di chiodi, mentre il frutto è importante anche oggi nella gastronomia locale. Ci si dedicava, inoltre, alla lavorazione del cuoio, del rame e dei gioielli.[10]

Gli abitanti di Senarica, uomini liberi, riuniti in Assemblea Senatoriale o Consiglio dei Notabili, eleggevano il doge che, secondo lo statuto del 1357, doveva essere un galantuomo che non sapesse leggere e scrivere. Il senato (del quale non esiste più la sede) era composto da 24 membri effettivi di età non inferiore a 50 anni e veniva convocato ordinariamente ogni anno, il 1º gennaio. Il cancelliere era il capo dell'esecutivo e assisteva il doge nelle sue funzioni controfirmando i decreti, anche quando amministrava la giustizia. Sui poteri del doge vigilavano, pertanto, il governo e il senato. La repubblica disponeva del diritto, mai utilizzato, di battere moneta. La repubblica disponeva di un piccolo esercito: alcuni soldati costituivano la guardia "dogale", con funzioni di protezione anche dei senatori e dei segretari, altri avevano mansioni di guardaboschi e vigilavano sul borgo, enclave del regno di Napoli, e nei confini.[11][12]

Tra i 36 dogi fu interessante la figura di Ercole Cantù I (1549-1579), detto dux, che instaurò un governo autoritario degradando il senato ad organo consultivo. I senarichesi preferiscono, tuttora, che l'elenco dei loro dogi si fermi al 34°, Davide Ciantone (1761-1769). La ragione è da ricercarsi nel successore Bernardino Cicintò I (5 giugno 1769-15 luglio 1775), molto impopolare tra la gente. Il territorio, nel 1775, fu da lui assegnato (pur non essendo ereditario in linea femminile) alla figlia Francesca che lo trasmise al marito Sigismondo De Nordangelis (1775-1797), barone di Castiglione di Sicilia, il quale lo aggiunse ai suoi feudi, dopo l'esilio del suocero a Castelli.[13]

Con l'avvento al trono dei Borbone di Napoli il re Ferdinando IV, non credendo all'esistenza nel regno della singolare repubblica, i cui abitanti non pagavano i tributi, vi inviò un gruppo di funzionari per opportuni accertamenti. Spinto dal segretario di Stato Bernardo Tanucci, il sovrano ne dispose il sequestro il 15 luglio 1775, con la conseguente fuga di Bernardino Cicintò I.[14] I dogi di Senarica erano eletti specialmente in seno alla potente famiglia Cicintò (quindici): gli altri nei Ciantone, Della Valle, Ceccarelli, Cantù, Ferrini, D'Alessio e Latini.[15]

La realtà storica[modifica | modifica wikitesto]

Il parere degli storici (citati in bibliografia) fondati sulla tradizione o sulla leggenda contrastano con l'effettiva esistenza della repubblica. La realtà storica di Senarica non può essere, pertanto, affidata alla sola leggenda ed è opportuno ricordare le opinioni contrastanti.[16]

Al di là della tradizione locale di origine relativamente recente (secolo XVIII), fondata su introvabili documenti e tuttavia meritevole di essere approfondita circa i motivi di questa vicenda ispirata alla repubblica veneziana e della cronotassi dei suoi “dogi”, i documenti ancora esistenti smentiscono l'esistenza di ogni istituzione repubblicana che di per sè presupporrebbe l'indipendenza da altre autorità che non siano i soli cittadini variamente organizzati di questa piccola località dell'Abruzzo teramano, così come sembrerebbero poco fondati i motivi o i meriti per i quali la regina Giovanna I di Napoli avrebbe potuto concedere un privilegio tanto importante dovendo distaccare una seppure esigua parte del territorio dal proprio regno. Fu proprio Raffaele D'Ilario, come già detto, ad avvalorare negli anni settanta, la confutazione formulata già nel XIX secolo della reale esistenza della "repubblica" ricavando le notizie da fonti del primo Ottocento e di età precedente.[17]

Appare così evidente che lo stesso concetto di repubblica è in antitesi con i documenti di conferma feudale ad alcune famiglie del luogo, a significare la piena dipendenza di queste dalla corona napoletana almeno sin dagli inizi del secolo XVI, quando il territorio, strettamente legato con il feudo di Poggio Ramonte e con la signoria di Poggio Umbricchio, era stato concesso con la clausola pro commune et indiviso iure langobardorum; è da aggiungere che in altri documenti ancora conservati presso l'Archivio di Stato di Napoli, il feudo di Poggio Ramonte seu Sinarco era classificato come feudo rustico[18], il che voleva dire che il suo possesso, secondo il consolidato diritto feudale napoletano, non comportava la qualifica di nobile per i suoi feudatari, men che meno l'uso di eventuali titoli specifici se non quello generico di “baroni” o signori di se stessi.
Basterebbero così i noti diplomi vicereali di fine secolo XVI e del principio del secolo XVII,[19] riportati in alcuni testi, per dubitare se non escludere sul piano logico e documentale circa l'ipotesi “repubblicana” rivendicata da Senarica[20].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Magnifico, pag. 506
  2. ^ Castagna, pag. 15
  3. ^ Marcozzi, pag. 3.
  4. ^ Bouillet, pag. 308
  5. ^ http://ilcentro.gelocal.it/teramo/cronaca/2013/10/16/news%7Cvenezia-omaggia-la-festa-della-castagna-dell-antica-senarica-1.7937364
  6. ^ Marcozzi, pag. 2
  7. ^ D'Ilario, pag. 40.
  8. ^ D'Ilario, pag. 32.
  9. ^ Magnifico, pag. 88.
  10. ^ Magnifico, pag. 99.
  11. ^ Castagna, pag. 20.
  12. ^ Magnifico, pag. 128.
  13. ^ Magnifico, pag. 455.
  14. ^ Magnifico, pag. 507.
  15. ^ Castagna, pag. 35.
  16. ^ D'Ilario, pag. 11.
  17. ^ D'Ilario, pp. 11-13.
  18. ^ Archivio di Stato di Napoli, Inv. n. 52, Significatorie dei relevi. Indice feudi rustici Abruzzo Ultra, Poggio Ramonte seu Sinarco.
  19. ^ Anton Ludovico Antinori, Corografia storica degli Abruzzi e dei luoghi circonvicini; ms. del XVIII secolo presso la Biblioteca Provinciale S. Tommasi dell'Aquila, vol. 37°, cc.167 e segg. L'autore che nella lunga descrizione della voce non cita mai la parola repubblica, riporta una relazione del diploma del 29/03/1577 del viceré Íñigo López de Hurtado de Mendoza Marchese di Mondéjar, che concedeva agli uomini di Senarica in nome del re, la grazia speciale di continuare nel possesso di quel feudo come l'avevano posseduto i loro progenitori, sotto le leggi feudali del regno e sotto l'obbligo del servizio feudale. L'originale descritto dall'Antinori era peraltro conservato nell'archivio dell'università di Senarica andato distrutto. Tale diploma di concessione di reggersi secondo il diritto longobardo fu confermato nel 1610 con diploma del viceré conte di Benavente, in Documenti dell'Abruzzo Teramano, La valle dell'alto Vomano e i monti della Laga, Ed. Carsa 1991, vol. II, voce Senarica, p.544.
  20. ^ Lorenzo Giustiniani nel suo Dizionario, della villa Senarica ne dà un brevissimo resoconto con alcune numerazioni di fuochi, L. Giustiniani, Dizionario geografico del Regno di Napoli, vol. X, p.81. Luigi Ercole nel Dizionario della provincia di Teramo accenna all'uso dei locali di Senarica di nominare il proprio Governatore dandogli il titolo di Doge. v. Luigi Ercole: Dizionario topografico-alfabetico portatile, in cui sono descritte tutte le città, terre e ville regie e baronali, giurisdizioni e diocesi della provincia di Teramo..., Teramo 1804, pp.104-105; vedasi inoltre sull'argomento l'approfondito saggio di Gabriele Di Cesare, Senarica serenissima sorella di Venezia, 1994.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Marie-Nicolas Bouillet, Dictionnaire universel d'histoire et de géographie, Paris, Hachette, 1878.
  • Nicola Castagna, La Repubblica di Senarica, Firenze, Uffizio della Rassegna Nazionale, 1884.
  • Raffaele D'Ilario, La verità sulla Repubblica di Senarica. Una leggenda medioevale senza il crisma della storia, Teramo, Edigrafital, 1970.
  • Guglielmo Magnifico, L'urlo di San Martino. La Repubblica di Senarica, Montesilvano, Grafica Silva, 2006.
  • Piero Marcozzi, La più piccola Repubblica del mondo. La Repubblica di Senarica (fascicolo), Milano, Le vie d'Italia, 1904.
  • Gabriele Di Cesare, Senarica serenissima sorella di Venezia, 1994.
  • Luigi Ercole: Dizionario topografico-alfabetico portatile, in cui sono descritte tutte le città, terre e ville regie e baronali, giurisdizioni e diocesi della provincia di Teramo..., Teramo 1804

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]