Querini

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Querini è una famiglia patrizia di Venezia appartenente al gruppo di famiglie originarie, presenti all'epoca della fondazione della Serenissima.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Basandosi esclusivamente sull'omonimia, vari storici e genealogisti del passato legano le origini di questa casata alla gens Sulpicia, della quale un ramo fu contraddistinto dal cognomen Quirino. Gli stessi, di conseguenza, la ritengono discendere dall'imperatore Sulpicio Galba e annoverano tra i suoi membri i dogi Maurizio e Giovanni Galbaio[1][2].

Di fatto le origini della famiglia sono incerte. Provenienti, forse, da Eracliana (ovvero Cittanova), dapprima si stabilirono a Torcello e successivamente a Venezia, prendendo parte attiva alla vita politica ed economica della comunità dall'XI secolo[3][4].

Alla fine del Duecento i Querini risultavano una delle casate più ricche e potenti di Venezia. Ma appena qualche anno più tardi alcuni membri della Ca' Mazor (la linea principale) figurarono fra i cospiratori della congiura del Tiepolo: esclusi in perpetuo dall'accesso al dogado e obbligati a cambiare stemma (quello originale era "inquartato di rosso e d'argento"), riuscirono però a rifarsi volgendo i propri interessi lontano dalla capitale, verso l'Oriente e la Terraferma[2][3].

Querini Stampalia[modifica | modifica wikitesto]

Stemma dei Querini Stampalia
Coa fam ITA querini.jpg
Blasonatura
D'oro, alla fascia d'azzurro, caricata di tre gigli del campo[5].

Questo ramo discendeva direttamente dalla Ca' Mazor, ovvero dalla linea principale della casata[1].

All'inizio del Trecento, dopo la congiura del Tiepolo, un Giovanni si stabilì a Rodi e acquistò l'isola greca di Stampalia. Assieme a Santorini e Amorgo, andò a costituire una piccola contea che la famiglia detenne sino al 1537, quando i territori furono conquistati dagli Ottomani guidati da Aruj Barbarossa. La linea era altrimenti nota come "dai Gigli" (Zij in veneziano) in riferimento allo stemma caricato di tre gigli d'oro, ricordo dell'attività di Fantino di Giovanni, ambasciatore in Francia. A partire dalla metà del Trecento risultarono domiciliati in un palazzo a Santa Maria Formosa che detennero sino alla loro estinzione[1][2][3].

Fra i membri illustri, si ricordano il cardinale Angelo Maria, fondatore della biblioteca Queriniana di Brescia, e Andrea, mecenate protettore di Carlo Goldoni. Va citata inoltre Elisabetta Querini, sposa del doge Silvestro Valier[2][3].

Alvise di Giovanni (1758-1834), funzionario presso il governo del regno napoleonico d'Italia, fu il primo ad adottare in via ufficiale il secondo cognome "Stampalia" per distinguersi da un collega omonimo[3].

Si estinsero nel 1869 con la morte di Giovanni di Alvise: costui, per lascito testamentario, volle che alla sua morte tutti i beni accumulati nei secoli dalla famiglia restassero alla fondazione Querini Stampalia, divenendo così un patrimonio accessibile a tutti[3].

Querini dalle Papozze[modifica | modifica wikitesto]

Derivarono dai figli di Romeo Querini (Marco, Matteo, Jacopo, Filippo e Tomaso) che nel 1255 avevano acquistato il feudo di Papozze, località del Polesine, dal ferrarese Tebaldino detto Papozzo. La transazione fu favorita da un sesto fratello, Giovanni, che allora ricopriva la carica di vescovo di Ferrara. Negli anni successivi, le proprietà si estesero anche ai centri dei dintorni, come Tresigallo.

Se inizialmente i Querini erano vassalli del vescovo di Adria, a partire dal XIV secolo Papozze entrò nell'orbita del ducato di Ferrara. Nonostante i rapporti tra la Serenissima e gli Estensi fossero altalenanti, la famiglia riuscì a mantenere le proprietà almeno sino ai primi del Quattrocento[6]

Dimore dei Querini[modifica | modifica wikitesto]

Venezia[modifica | modifica wikitesto]

Ville di Terraferma[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c Francesco Schröeder, Repertorio genealogico delle famiglie confermate nobili e dei titolati nobili esistenti nelle Provincie Venete, Vol. 2, Venezia, Tipografia di Alvisopoli, 1830, pp. 181-187.
  2. ^ a b c d Giuseppe Tassini, Curiosità Veneziane, note integrative e revisione a cura di Marina Crivellari Bizio, Franco Filippi, Andrea Perego, Vol. 2, Venezia, Filippi Editore [1863], 2009, ISBN 978-88-6495-063-1.
  3. ^ a b c d e f La famiglia Querini Stampalia, Fondazione Scientifica Querini Stampalia. URL consultato il 14 dicembre 2011.
  4. ^ Querini su Enciclopedia Italiana di scienze, lettere ed arti, Treccani. URL consultato il 14 gennaio 2011.
  5. ^ Alessandro Augusto Monti Della Corte, Armerista bresciano, camuno, benacense e di Valsabbia, Brescia, Tipolitografia Geroldi, 1974.
  6. ^ Vittorio Lazzarini, Possessi e feudi veneziani nel Ferrarese in Miscellanea in onore di Roberto Cessi, vol. 1, 1958, pp. 213-232.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Giuseppe Tassini. Curiosità veneziane. Venezia, Filippi Editore, ed. 2009.
  • Marcello Brusegan. La grande guida dei monumenti di Venezia. Roma, Newton & Compton, 2005. ISBN 88-541-0475-2.
  • Marcello Brusegan. I palazzi di Venezia. Roma, Newton & Compton, 2005. ISBN 88-541-0820-2.

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