Maurice Paul Emmanuel Sarrail

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Maurice Paul Emmanuel Sarrail
Maurice Sarrail.jpg
Il generale Sarrail
5 aprile 1856 – 23 marzo 1929
Nato aCarcassonne
Morto aParigi
Dati militari
Paese servitoFrancia Francia
Forza armataArmée de terre
ArmaFanteria
Anni di servizio1897-1936
GradoGenerale d'armata
GuerrePrima guerra mondiale
BattaglieBattaglia della Marna
Battaglia di Verdun
Comandante diVIII Corpo d'armata
VI Corpo d'armata
3ª Armata
Armée d'Orient
Armée del Levant
Decorazionivedi qui
Studi militariÉcole spéciale militaire de Saint-Cyr
Pubblicazionivedi qui
Dati tratti da World war I: A Student Encyclopaedia[1]
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Maurice Paul Emmanuel Sarrail (Carcassonne, 6 aprile 1856Parigi, 23 marzo 1929) è stato un generale francese della Prima guerra mondiale, comandante della 3ª Armata e poi dell'Armée d'Orient. Tra il 1924 e il 1925 ricoprì la carica di Alto Commissario della Repubblica francese in Levante, con giurisdizione su Siria e Libano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nacque a Carcassonne il 6 aprile 1856[1] ed entrò poi come allievo nell'Accademia Militare di Saint-Cyr[1] nel 1875, scegliendo l'arma di fanteria. Ne uscì nel 1877,[1] destinato a prestare servizio in Nord Africa, dove prese parte a numerose campagne di esplorazione in Algeria e nel sud della Tunisia.[1] Tra il 1883 e il 1885 frequentò la Scuola Superiore di Guerra (École supérieure de guerre), intraprendendo poi carriera militare ordinaria nei reggimenti di fanteria, senza partecipare alle campagne coloniali come Gallieni, Joffre, Gouraud o Lyautey. Ottenne il brevetto della Scuola di guerra relativamente giovane, all'età di 29 anni, e apertamente repubblicano,[2] cioè appartenente alla sinistra non socialista ed anticlericale, sposò una protestante.[1] Non nascose la sua adesione alla massoneria. Le sue opinioni lo posero in una situazione minoritaria in seno all'esercito, ma in compenso lo favorirono agli occhi dei responsabili politici, ed egli non cesserà mai di approfittarne, tanto che il suo nome diventerà sinonimo di generale politico.[3] Nel 1900 entra nel gabinetto del Ministro della guerra, il generale Louis André,[4] che all'indomani dell'affare Dreyfus,[1] intendeva "républicaniser" (repubblicanizzare) l'esercito promuovendo la carriera degli ufficiali vicini al potere. È l'affare delle "schede": gli ufficiali cattolici praticanti vennero schedati in base alle loro opinioni. Tra il febbraio 1901 e il febbraio 1904 ricoprì l'incarico di comandante della Scuola di fanteria di Saint-Maixent,[1] formando i futuri cadetti, e divenne ufficiale d'ordinanza del Ministro della guerra (19001907) sotto il governo di Pierre Waldeck-Rousseau, di Émile Combes, del secondo e terzo governo di Maurice Rouvier, di Ferdinand Sarrien ed infine del primo governo di Georges Clemenceau. Divenuto comandante della guardia militare della Camera dei deputati,[4] tale incarico gli permise di rinforzare i suoi legami con la classe politica e con la stampa. Il 7 marzo 1907 fu nominato direttore dell'Arma di Fanteria presso il Ministero della guerra, carica che mantenne fino al 27 marzo 1911. Promosso al grado di generale di divisione il 25 marzo 1908[5] non aveva mai comandato un reggimento, né partecipato alle operazioni o, come Foch, contribuito al pensiero militare.

La nomina a Capo di stato maggiore dell'Esercito del generale Joffre, nel 1911, che non passava certamente per un fiero reazionario, ma che si circondava "de ceux qu'il juge les meilleurs sans considération de prise de position partisane ou cultuelle" (“di quelli che giudica i migliori senza considerne la presa di posizione partigiana o culturale"), è un colpo duro per lui: "viene esiliato" in provincia per comandare delle divisioni di fanteria o dei corpi d'armata. Il 27 marzo 1911 assume il comando della 12ª Divisione di fanteria, passando poi a quello della 4ª Divisione il 1º ottobre 1913.

Lo scoppio della Prima Guerra Mondiale[modifica | modifica wikitesto]

Il 1º novembre dello stesso anno fu nominato comandante dell'VIII Corpo d'armata di stanza a Bourges,[4] e poi, il 24 aprile 1914, del VI Corpo d'armata di stanza a Châlons-en-Champagne[1] dove si trovava quando scoppiarono le ostilità con la Germania. Il VI Corpo d'armata era inquadrato nella 3ª Armata del generale Pierre Xavier Emmanuel Ruffey, che si scontrò con l'avanzante esercito tedesco. Le armate germaniche erano penetrate in Lussemburgo e Lorena, sotto la guida del Duca di Wurttemberg e del Principe Ereditario di Prussia, dilagando poi in Francia. Le forze del generale Ruffey erano posizionate su una estesa linea che andava da Montmédy a Sedan e Rocroi. Verso la fine del mese di agosto in questa regione si svolse una grande battaglia, che ebbe come risultato che alcune fortezze obsolete sulla Mosa centrale, come Mezieres furono costrette per arrendersi ai tedeschi. Ruffey venne costretto a ritirarsi nella regione delle Argonne,[3] mentre il nemico incendiava La Tour, Rossignol Longuyon ed altri centri urbani. Il VI Corpo d'Armata si distinse particolarmente nella battaglia di Virton,[1] del 22 agosto, e il 30 dello stesso mese, dopo la prima battaglia della Marna, il generale Ruffey[6] fu sollevato dall'incarico dal generale Joffre che il 2 settembre[6] gli affidò il comando della 3ª Armata.[1] Al comando della grande unità si distinse durante la battaglia della Marna, quando la sua armata, posizionata tra la fortezza di Verdun[1] e Sainte-Menehould, attaccò le forze tedesche in avanzata nel settore delle Argonne, fermandole temporaneamente. Prima che le truppe tedesche riprendessero l'offensiva ordinò una ritirata strategica e l sue truppe ripiegarono approssimativamente di 50 km, senza prendere contatto con il nemico, attestandosi sulla fortezza di Verdun. Qui si trincerarono e respinsero ogni assalto portato dall'armata del Kronprinz. Joffre gli ordinò di non ritirarsi per nessun motivo da Verdun perché se fosse stata conquistata, avrebbe messo in pericolo la vittoria della Marna. La fortezza divenne il perno sul quale girarono molte delle manovre difensive condotte da Joffre, e la sua tenace difesa contribuì notevolmente alla sconfitta tedesca sulla Marna dando un importante contributo alla vittoria che salvò Francia.[1]

La magnifica difesa di Verdun[modifica | modifica wikitesto]

La complessità del suo comando non diminuì affatto dopo la vittoria della Marna in quanto l'attacco tedesco contro Verdun riprese intensamente durante la Battaglia dell'Aisne. Il Kronprinz pensò davvero, una volta o due volte, di essere in vista del successo definitivo, specialmente quando fu catturata St. Mihiel. Ma i genieri della 3ª Armata costruirono una tale serie di formidabili ostacoli all'avanzata del nemico sulle colline che circondavano Verdun. Le forze tedesche furono efficacemente contrastate riportando perdite enormi quando fu fatto il secondo tentativo di sfondamento della linea difensiva francese nei primi mesi del 1916.[7]

In quel difficile periodo del 1914 non solo rimodellò le fortificazioni di Verdun, ma anche l'intera teoria delle fortificazione, sulla quale furono costruiti i forti, facendo questo alla luce di quello che era accaduto in Belgio. La difesa di Verdun fu continuata attraverso tutto l'inverno del 1914-15, e nel marzo del 1915 egli cercò, senza successo, di riprendere l'offensiva attraverso la Mosa, ma continuò a bloccare l'armata del Kronprinz fino all'estate del 1915. Purtroppo il suo stile di comando "duro, rude, addirittura sprezzante" verso i suoi subordinati fu apertamente criticato mentre i risultati militari non erano all'altezza dei "sacrifici inutili". In sei mesi la 3ª Armata perse 80.000 dei suoi 200.000 effettivi "senza alcun significativo guadagno di terreno". Da sempre molto critico nei confronti del generale Joffre,[1] fu infine rimosso dal suo incarico il 22 luglio 1915.[8]

L'affare Sarrail[modifica | modifica wikitesto]

Nelle prime dieci pagine del suo libro Mon commandement en Orient, 1916–1918, racconta come gli fu assegnato il comando del costituendo Corpo d'armata francese dell'Oriente. Il 23 luglio 1915 venne convocato dal Ministro della guerra Alexandre Millerand[8] ma prima di recarsi da lui passò a salutare il Ministro dell'interno Louis Jean Malvy che lo informò che si pensava a lui per un comando in Oriente.[8] Quando fu ricevuto da Millerand, il Presidente del Consiglio Viviani[9] assistette all'incontro. Egli dichiarò: " L'entrevue fut pénible. Commandant d'armée, je refusais le commandement du corps d'armée qui m'était offert et j'exprimais simplement mon intention de me retirer à Montauban en attendant ma mise à la retraite d'office. M. Millerand (...) me laissa seul avec Viviani. Ce dernier essaya de pallier les procédés de son collaborateur". Poi, finalmente "le Garde des Sceaux, M. Briand, mis au courant de l'entrevue, trouva une formule pour concilier les désirs du gouvernement avec ma dignité personnelle".

Il 5 agosto 1915 assume il comando del Corpo d'armata francese in Oriente e il Ministro della guerra Millerand gli ordinò esplicitamente: "ne pas fréquenter les parlementaires" (di non frequentare mai dei parlamentari). Poco desideroso di ottenere questo comando egli sognava di sostituire Joffre alla testa dell'esercito. Nelle settimane seguenti si prodigò lungamente per raggiungere questo risultato. Appoggiato dall'ala sinistra della maggioranza di governo (l'Union sacrée)[1] al potere moltiplicò le sue visite, andò da Malvy,[10] Guesde, Delcassé, tutti i ministri,[10] Victor Bash, il presidente della Lega dei diritti dell'uomo, proponendo loro dapprima di assumere il comando dell'Armata della Lorena,[10] e poi di sostituire Gallieni come governatore militare di Parigi. Vide Léon Blum (capo di gabinetto del Ministro dei Lavori pubblici), Clemenceau, e moltissimi altri parlamentari. Tutta la sua frenetica attività politica non gli recò alcun giovamento, ed egli fu costretto a partire per i Balcani.

La campagna in Oriente[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Armata alleata in Oriente.

Il 5 ottobre 1915, in ossequio agli accordi presi con il governo greco presieduto dal primo ministro Eleutherios Venizelos, due divisioni britanniche e tre francesi, forti di 150.000 uomini, iniziarono a sbarcare a Salonicco.[11] Suo malgrado il 6 ottobre 1915 lasciò Parigi ed il giorno 7 si imbarcò verso la Grecia. In quello stesso mese la Francia dichiarò guerra alla Bulgaria, che si era alleata agli Imperi centrali dichiarando la mobilitazione generale già il 21 settembre.[11] In Grecia il re Costantino[12] e la regina, parte del governo e quasi tutti gli ufficiali generali erano, ancorché neutrali, filotedeschi.[11] L'esercito greco fu considerato un problema per la sicurezza del corpo di spedizione alleato, e i governi dell'Intesa ne chiesero il ritiro dalla Macedonia e la sua smobilitazione.[11] Il 30 agosto unità greche fedeli a Venizelos si rivoltano contro il governo centrale di Atene.[13] e dopo alcuni scontri egli dovette ordinare lo sgombero delle truppe rimaste fedeli al re.[13]

Già alla fine del mese di ottobre, in condizioni difficili incominciò, assieme gli alleati britannici la costruzione del campo trincerato per la difesa di Salonicco[14] e il 16 gennaio 1916 assunse ufficialmente il comando dell'Armée d'Orient diventando comandante in capo degli eserciti alleati in Oriente (C.A.).

L'ambiente diplomatico in quell'area era molto teso, con la Grecia che non voleva schierarsi apertamente con gli Alleati, ed il cui re Costantino provava a mantenere il paese neutrale. Inoltre bisognava accogliere e riarmare alla francese l'esercito serbo, ricostituito a Salonicco dopo la grande ritirata del 1915. Il 4 marzo 1916 i tedeschi attaccarono in forze nel settore di Verdun, e Joffre lo incaricò di studiare un'offensiva nei Balcani atta a togliere pressione dal fronte occidentale.[15] Il generale non riuscì a raccogliere sufficienti forze e dovette rinunciare all'offensiva.[16]

Le forze alleate, che vedevano la presenza di truppe britanniche, francesi, italiane, russe, serbe e dei volontari greci sostenitori di Venizélos, lanciarono la prevista offensiva su Monastir[3] nel mese di novembre. Essa permise alle truppe alleate di rimettere piede sul territorio dell'alleato serbo. Dopo aver giocato un ruolo determinante nella deposizione del re Costantino fu sostituito dal più diplomatico generale Adolphe Guillaumat il 22 dicembre[17] dello stesso anno. Scrisse di lui lo storico Rémy Porte: "la nomination puis le maintien de Sarrail s'est révélée être un choix peu heureux, car rien dans le caractère et le style de commandement de l'intéressé, n'a pu constituer un facteur favorable". Non ottiene altri comandi, e fu messo in posizione di riserva il 6 aprile 1918.

Alto Commissario in Levante[modifica | modifica wikitesto]

La sua carriera politico militare non terminò qui, si presentò invano alle elezioni legislative del 1919 sotto l'etichetta "repubblicano socialista", nel dipartimento della Senna, poi entrò nel direttivo della lega per i Diritti dell'Uomo. Dopo la vittoria del cosiddetto Cartello delle sinistre nel 1924 fu richiamato in servizio attivo nel mese di agosto, sotto il governo Édouard Herriot. Il 29 novembre 1924 assunse l'incarico di Alto Commissario[18] della Repubblica francese in Levante[3] (Siria e Libano), sostituendo nel contempo il generale Maxime Weygand[18] come Comandante in capo dell'Armée del Levant.[18] Durante lo svolgimento di tale incarico si fece notare per la durissima repressione della rivolta dei Drusi.[3] schiacciandola con metodi giudicati brutali,[19] e fu sostituito come Alto Commissario da Henry de Jouvenel.[20] Il passaggio delle consegne avvenne a Beirut, in Libano e successivamente egli rientrò in Francia nel 1925.[20] Si spense a Parigi il 23 marzo 1929, a seguito di un'infezione polmonare, e fu seppellito presso l'Hôtel des Invalides.

Promozioni[modifica | modifica wikitesto]

  • Sottotenente (1877)
  • Tenente (1882)
  • Capitano (1887)
  • Colonnello (1905)
  • Generale di brigata (25 marzo 1908)
  • Generale di divisione (27 marzo 1911)
  • Generale di divisione mantenuto in servizio senza limiti d'età (2 agosto 1924)
  • Rango di comandante d'armata e appellativo di generale d'armata mantenuto in attività senza limiti d'età (29 novembre 1924)

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Cavaliere dell'Ordine della Legion d'onore - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine della Legion d'onore
— 6 dicembre 1894
Ufficiale dell'Ordine della Legion d'onore - nastrino per uniforme ordinaria Ufficiale dell'Ordine della Legion d'onore
— 10 luglio 1907
Commendatore dell'Ordine della Legion d'Onore - nastrino per uniforme ordinaria Commendatore dell'Ordine della Legion d'Onore
— 31 dicembre 1913
Grand'Ufficiale dell'Ordine della Legion d'onore - nastrino per uniforme ordinaria Grand'Ufficiale dell'Ordine della Legion d'onore
— 20 novembre 1914
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Legion d'Onore - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Legion d'Onore
— 11 gennaio 1915
Médaille militaire - nastrino per uniforme ordinaria Médaille militaire
— 5 settembre 1917
Croix de Guerre 1914-1918 con palma di bronzo - nastrino per uniforme ordinaria Croix de Guerre 1914-1918 con palma di bronzo
— 7 agosto 1915

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

Pubblicazioni[modifica | modifica wikitesto]

  • Mon commandement en Orient, 1916–1918, Ernest Flammarion Éditeur, Paris, 1920

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f g h i j k l m n o Tucker 2006
  2. ^ King 1951, p. 70
  3. ^ a b c d e Keegan 2002, p. 262
  4. ^ a b c King 1951, p. 68
  5. ^ Il suo contemporaneo Pétain per ricoprire tale grado dovrà aspettare lo scoppio della guerra, nel 1914.
  6. ^ a b Doughty 2005, p. 85
  7. ^ Infatti il generale Pétain emulò brillantemente l'esempio difensivo del generale Sarrail.
  8. ^ a b c King 1951, p. 71
  9. ^ King 1951, p. 72
  10. ^ a b c King 1951, p. 73
  11. ^ a b c d Pelagalli 2011, p. 39
  12. ^ Che aveva sciolto la camera dei Deputati eletta nel giugno 1915
  13. ^ a b Pelagalli 2011, p. 40
  14. ^ Doughty 2005, p. 236
  15. ^ Doughty 2005, p. 240
  16. ^ Doughty 2005, p. 243
  17. ^ Pelagalli 2011, p. 44
  18. ^ a b c Chaurasia 2005, p. 230
  19. ^ Arrivò addirittura a far bombardare Damasco dall'artiglieria.
  20. ^ a b Chaurasia 2005, p. 231

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • (FR) Jacques Ancel, Les Travaux et les jours de l'Armée d'Orient 1915-1918, Paris, Bossard, 1921.
  • (EN) Philip Charles Farwell Bankwitz, Maxime Weygand and Civil-Military Relations in Modern France, Oxford, Oxford University Press, 1967.
  • (EN) Radhey Shyam Chaurasia, History Of Middle East, New Delhi, Atlantic Publishers & Distributors, 2005, ISBN 81-269-0448-8.
  • (FR) Paul Coblentz, Le silence de Sarrail, Paris, Louis Querelle éditeur, 1930.
  • (EN) Robert A Doughty, Pyrrhic Victory: French Strategy and Operations in the Great War, Harvard, Harvard University Press, 2005, ISBN 978-0-674-02726-8.
  • (EN) Jean-José Frappa, Makédonia, souvenirs d'un officier de liaison en Orient, Paris, Ernest Flammarion Éditeur, 1921.
  • (EN) John Keegan, Andrew Wheathcroft, Who's Who in Military History: From 1453 to the Present Day, London, Routledge, 2002, ISBN 1-85109-880-1.
  • (EN) Jere Clemens. King, Generals and Politicians: Conflict Between France's High Command, Parliament ..., University of California Press, 1951.
  • (EN) Michael Provence, The Great Syrian Revolt: And the Rise of Arab Nationalism, Austin (TX), University of Texas Press, 2005, ISBN 0-292-70635-9.
  • (FR) Maurice Paul Emmanuel Sarrail, Mon commandement en Orient, Paris, Ernest Flammarion Éditeur, 1920.
  • (EN) Jan Karl Tanenbaum, General Maurice Sarrail 1856-1929: The French Army and Left-Wing Politics, Chapel Hill (NC), University of North California Press, 1974.
  • (EN) Spencer C. (a cura di) Tucker, Priscilla Mary Roberts, World war I: A Student Encyclopaedia, Santa Barbara (CA), ABC-CLIO, 2006, ISBN 1-85109-880-1.

Periodici[modifica | modifica wikitesto]

  • Sergio Pelagalli, Italiani in Macedonia nella Grande Guerra, in Storia Militare, No.216, Parma, Ermanno Albertelli Editore Speciali s.r.l., settembre 2011, pp. 39-47.

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