Malabayla

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Stemma della
famiglia Malabayla
Frankenrechen.svg
Blasonatura
Troncato cuneato di quattro pezzi di rosso e di argento.

« Aequari his potuit semper Malabaila propago
Cum nempe excellant nobilitate pari »

(Anonimo, XIV secolo, tratto da Storia della Città di Asti, Serafino Grassi, Asti 1894, vol. II, pg234)

La famiglia Malabayla o Malabaila, appartiene alle "casane astigiane", quel gruppo cioè di famiglie che ottennero la loro ascesa sociale non per discendenza patrizia, ma in seguito al prestito della valuta ed al commercio.

Mercanti di stoffe e lane, come tutti i casanieri astigiani, svilupparono l'attività feneratizia e la diffusero in tutta Europa raggiungendo l'apice del loro sviluppo tra il XV ed il XVI secolo.

La famiglia attraverso alcune diramazioni divenne proprietaria dei feudi di Canale, Cercenasco, Montà, Varigliè, Antignano, Benevagienna, Castellino de' Voltis, Cellarengo, Corneliano, Demonte, Monteu Roero, Monticello, Sommariva Bosco, Torre Valgorera ed ebbe anche alcune proprietà a Burio, Castellinaldo, Ferrere, Monale, S. Stefano Roero, Serra Lunga.

Ad Asti avevano il più importante palazzo rinascimentale della città, dove ospitarono sicuramente Luigi XII di Francia e probabilmente Francesco I di Francia.[1]

Origini e storia[modifica | modifica wikitesto]

Lapide sepolcrare di Baldracco Malabayla, Cattedrale di Asti

La leggenda vuole che la stirpe dei Malabayla, discenda direttamente dagli Anscarici; in un primo tempo i membri della famiglia erano denominati Abelloni con il capostipite Alineo, discendente da Robaldo II.[2]

Il figlio di Alineo, Abellono diede il nome alla discendenza; il Manno scrive che parteciparono alla fondazione dell'Abbazia di Vezzolano nel 1095 con alcuni membri della famiglia Radicati.[3]

La famiglia parteggiò sempre per il partito guelfo e Robaldo, nel XII secolo guidò le truppe astigiane al servizio di papa Giovanni XXII contro Matteo I Visconti.

Il primo ad essere chiamato Malabayla, fu Abellono II, figlio di Rolando che, durante la guerra civile tra guelfi e ghibellini, venne fatto prigioniero nel 1308.

Un nipote di Abellono, e figlio di Francesco, signore di Pocapaglia, Baldracco, venne consacrato da papa Clemente VI vescovo di Asti in seguito alla morte del suo predecessore Arnaldo De Rosette.

Egli tentò di riaffermare l'antico potere episcopale sulla città. Raccolse tutti i diplomi e le concessioni dei feudi vescovili in un unico libro denominato "Libro verde della Chiesa di Asti" cercando di tornarne in possesso.

Un altro Malabayla salì sulla sedia dell'episcopato astigiano nel 1365: Giovanni, che lottò strenuamente contro i Visconti per i diritti della Chiesa di Asti sulla città e da loro venne imprigionato per due anni a Bra.

All'inizio del XVI secolo, Alessandro Malabayla della Montà, consigliere di Asti tra il 1477 ed 1l 1498 venne nominato maitre d'hotel da Luigi XII; nel 1499 il re di Francia lo aveva nominato governatore di Alessandria dopo la vittoria francese sulle truppe del ducato di Milano. Mantenne la carica fino al 1503 (anno della sua morte).

Egli ospitò il re nel maestoso palazzo rinascimentale di Asti. Sulla facciata il palazzo recava il simbolo del porcospino, insegna di Luigi e degli Orleans.[4]

Il nipote Gerolamo, divenne tesoriere e controllore finanziario generale delle guerre. Il fratello di Gerolamo Vasino divenne prima vescovo di Piacenza e poi di Asti nel 1518.

Oltre al ramo di Montà anche i Malabayla di Canale e Castellinaldo ricoprirono cariche al servizio dei reali di Francia: Bernardino nel 1500 fu nominato tesoriere del Ducato di Milano; nel 1524, seguì Francesco I nella battaglia di Pavia dove venne fatto prigioniero dagli spagnoli. Per poter pagare il riscatto, fu costretto a vendere il feudo di Magliano.

La sconfitta francese e l'ascesa della dominazione spagnola, segnarono il declino della famiglia che venne sottoposta a diverse rappresaglie.

Il 3 marzo 1565, con il passaggio della città di Asti al governo dei Savoia, Giacomo recuperò parte delle terre che erano state confiscate e venne investito del feudo di Canale.

Il figlio Ottavio, cavaliere di Santo Stefano, cadde nella battaglia di Lepanto.

Nipote di Ottavio fu Filippo Malabayla, abate generale dei cistercensi e noto per alcune opere letterarie mistificatorie sulle origini della città di Asti.

Nel XVIII secolo, Gerolamo Luigi Malabayla, divenne ambasciatore del re di Sardegna a Vienna; nel 1778 divenne ministro di Stato di Carlo Emanuele III di Savoia.

L'attività feneratizia[modifica | modifica wikitesto]

La famiglia, nel panorama mercatale astigiano, assunse sin dal secolo XII, un posto di rilievo.

Sul finire del XIII secolo, la famiglia gestiva casane in Savoia a Bourg-Saint-Maurice, Châtillon-sur-Chalaronne, Marlieux, Saint Raimbert, Lompnes, Pont-d'Ain, Ambronay.

Nel 1297, Corrado Malabayla, prestò 700 lire ad Amedeo V di Savoia. Nel XIV secolo, l'attività si sviluppò principalmente a Bourg-en-Bresse. La compagnia mercantile (Societas de Malabayla) era guidata da Bertrando, Abellone, Albertino, Andreone, Ribaudo, Pietro, Alerando, Bartolomeo e Bonifacio.

Dopo il 1358 non vi sono più tracce di casane dei Malabayla in Savoia.[5]

Le abitazioni dei Malabayla[modifica | modifica wikitesto]

Il Palazzo nel 1600, dal Theatrum Statuum Sabaudiae

Nel Rione Cattedrale in via Mazzini ad Asti, il palazzo Malabayla, rappresenta il più importante palazzo rinascimentale della città.[6] Un tempo occupava l'intero isolato tra le vie Mazzini, Isnardi, e corso Alfieri, come si vede nella carta del Theatrum Sabaudiae del XVII secolo.

La facciata è di chiara ispirazione bramantesca, cui fa contrasto il disegno dei finestroni crociati al secondo piano, sormontati da conchiglie inscritte in un fastigio goticheggiante, tipiche della moda francese del periodo.

Il portale d'ingresso, in arenaria è un unicum nel panorama del Rinascimento piemontese. Gli stipiti e le mensole sono finemente decorati, i primi a candelabro, le seconde con volute vegetali a basso rilievo. Sopra il portone il grande stemma ora scomparso, ma rimasto nelle descrizioni dell'Incisa, del re di Francia sostenuto da due angeli e l'impresa del porcospino.

Ai lati sono ancora visibili, gli stemmi in pietra dei Malabayla.

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Palazzo Malabayla.

Quadro genealogico dei Malabayla[modifica | modifica wikitesto]

Ecco nei tratti principali la discendenza della famiglia Malabayla[7]

Robaldo II
Alineo
984
Abellono
Rolando
1162
Corrado
Rolando II
1272
Corradino
1275
Abellonio II
Malabayla (1292)
Robaldo
Antonio
Signore di Piobesi
e Vantobren
Guido
Signore di Demonte
Franceschino
Signore di Castellinaldo
Pocapaglia
Sommariva Perno
Daniele
Consignore di Canale
Francesco
Emanuele
Signore di Bellotto
Giovanni
Antonio
Baldracco
Guglielmo
1361
Signore di Sommariva Bosco
Solbrito
Piobesi
Daniele II
1486
Signore di Castellino
Giacomo
1486
Signore di Castellinaldo
Daniele III
1512
Signore di Castellino
Canale e Corneliano
Giacomo
1565
Signore di Canale
Daniele IV
1617
Guido Antonio
1617
Conte di Canale
Filippo
Alessandro
Annibile Onorato
Carlo Gerolamo
Signore di Monale
Bastia
Giacomo Ignazio
Signore di Cercenasco
Gerolamo Luigi
(1704-1773)

Stemma[modifica | modifica wikitesto]

Capitello in arenaria con stemma dei Malabayla

Secondo la regola che le armi più semplici sono anche le più antiche, lo stemma dei Malabayla è possibile che abbia un'origine particolarmente remota, riconducibile all'iconografia militare in modo da essere riconosciuto senza ombra di dubbio sui campi di battaglia.[8]

In particolare, l'arma della famiglia si rifà a quella del Ducato di Franconia. L'Angius nel 1841, ipotizza che la famiglia possa avere origine dai nobili Wuertzburg di Franconia, anche se ormai è assodato che i Malabayla hanno origini astigiane e solamente nel XIII secolo aprono banchi ed attività commerciali in Franconia.

Scudo: Troncato cuneato di quattro pezzi di rosso e di argento.

Cimiero: Il leone di rosso, nascente.

Motto: FORTITUDINE. ET. PRUDENTIA.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ V.Malfatto,Asti antiche e nobili casate. Il Portichetto 1982
  2. ^ V.Malfatto,Asti antiche e nobili casate. Il Portichetto 1982, pg 157
  3. ^ A.Manno, Il patriziato Subalpino, volume A-B, pg 2
  4. ^ A. Merlotti, La lunga costruzione della fedeltà. Le nobiltà astigiane fra Cinque e Settecento , tratto da R. Bordone (a cura di) Dalla carità al credito, Asti 2005, pg 32
  5. ^ A.M. Patrone, Le Casane astigiane in Savoia, Dep. Subalpina di storia patria, Torino 1959
  6. ^ Bera G., Asti edifici e palazzi nel medioevo. Gribaudo Editore Se Di Co 2004
  7. ^ Malfatto V., Asti antiche e nobili casate. Il Portichetto 1982, pg157-158
  8. ^ Natta-Soleri C., Fe' D'Ostani B., Adozione e diffusione dell'arma gentilizia presso il patriziato astigiano, da Araldica astigiana, Allemandi (a cura di Bordone R.), C.R.A. 2001, pg.67

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Bera G., Asti edifici e palazzi nel medioevo. Gribaudo Editore Se Di Co 2004 ISBN 88-8058-886-9
  • Bianco A.Asti Medievale, Ed CRA 1960
    • Asti ai tempi della rivoluzione. Ed CRA 1960
  • Bordone R., Araldica astigiana, Allemandi C.R.A. 2001
    • Dalla carità al credito. C.R.A. 2005
  • Castellani L., Gli uomini d'affari astigiani. Politica e denaro fra il Piemonte e l'Europa (1270 - 1312). Dipartimento di Storia dell'Università di Torino 1998 ISBN 88-395-6160-9
  • Ferro, Arleri, Campassi, Antichi Cronisti Astesi, ed. dell'Orso 1990 ISBN 88-7649-061-2
  • Gabiani Nicola, Asti nei principali suoi ricordi storici vol 1, 2,3. Tip. Vinassa 1927-1934
    • Le torri le case-forti ed i palazzi nobili medievali in Asti,A.Forni ed. 1978
  • Incisa S.G., Asti nelle sue chiese ed iscrizioni C. R.A. 1974
  • Malfatto V., Asti antiche e nobili casate. Il Portichetto 1982
  • A.M. Patrone, Le Casane astigiane in Savoia, Dep. Subalpina di storia patria, Torino 1959
  • Peyrot A., Asti e l'Astigiano ,tip. Torinese Ed. 1983
  • Sella Q., Codex Astensis qui De Malabayla comuniter nuncupatur, del Codice detto De Malabayla, memoria di Quintino Sella, Accademia dei Lincei, Roma 1887.
  • S.G. Incisa, Asti nelle sue chiese ed iscrizioni C.R.A. 1974.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]